PRESTO A ROMA LA MOSTRA DI “CAESAR”

Manca poco più di un mese all’inaugurazione della mostra delle fotografie scattate da “Caesar” alle vittime della repressione e della tortura del regime di Bashar Assad. Si tratta di un evento importante per molte ragioni, la prima delle quali è, forse, proprio il fatto che questa mostra è stata oggetto di varie forme di censura, a partire dal pretestuoso rifiuto della signora Laura Boldrini di ospitarla nelle sale della Camera dei Deputati, dopo che era già stata esposta in sedi quali il Palazzo di Vetro dell’ONU o il Parlamento Europeo di Strasburgo.
La mostra di “Caesar” arriva in Italia grazie all’impegno di alcuni attivisti e giornalisti e alla promozione di associazioni come Amnesty International (che ha sempre puntualmente denunciato le violazioni dei diritti umani da parte del regime siriano), la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, UniMed (il coordinamento delle Università del Mediterraneo), la FOCSIV, Articolo 21 ed altre che si stanno aggiungendo. L’inaugurazione avverrà a Roma il prossimo 5 ottobre.
Rompere la cappa di censura attorno alla mostra di “Caesar” non ha solo il significato di un’operazione di democrazia e trasparenza, ma vuole anche essere un potente contributo alla crescita della consapevolezza delle motivazioni all’origine dell’immane tragedia cui assistiamo ormai da anni, in un clima segnato da superficialità, pregiudizi, mistificazioni e inaccettabili ipocrisie, quali quelle di un movimento sedicente pacifista che non proferisce parola nemmeno di fronte ai feroci bombardamenti russi e del regime su Aleppo e sulle altre città siriane, così come ha taciuto sui massacri commessi dal regime nei confronti dei rifugiati palestinesi.

Per contribuire a sostenere le spese della mostra, è stata lanciata una campagna di crowdfunding: https://www.generosity.com/volunteer-fundraising/obiettivo-caesar-s-photos-in-italy

E’ stato aperto anche un evento Facebook per diffondere l’iniziativa: https://www.facebook.com/events/626143444214697/?active_tab=posts

PRESIDENT EVIL

assad & giorgio

La lenta riabilitazione di Bashar Assad da parte della comunità internazionale e il ruolo del governo italiano. E i 5 Stelle stanno a guardare…

Non è un mistero che da molti mesi siano in atto movimenti politici e diplomatici tesi a definire un diverso atteggiamento nei confronti del regime di Assad, e proprio l’Italia e il governo di Matteo Renzi appaiono, ultimamente, in prima fila nella gestione di queste dinamiche. Già nella prima metà del 2013 era stato segnalato un incontro a Damasco fra Gerard Schindler, capo del BND (il servizio segreto tedesco) e il suo omologo siriano Ali Mamlouk, capo dell’intelligence militare. Come ebbi modo di scrivere all’epoca, “L’obiettivo della visita dello 007 tedesco (dunque, di un Paese membro della NATO) era l’acquisizione di informazioni sulla presenza in Siria, nelle file dei ribelli, di combattenti europei. Per lo stesso obiettivo, a Damasco sono giunti rappresentanti dei servizi segreti dallo Yemen, dagli Emirati Arabi e dall’Italia, altro membro NATO, se non andiamo errati.
Ma il sig. Schindler (e, forse, non solo lui) aveva anche un altro incarico: raggiungere un accordo attraverso il quale Israele avrebbe permesso ad Hezbollah di entrare in Siria per difendere il regime, in quanto questo “non colpisce gli interessi di Israele”. In quegli stessi giorni, la stampa tedesca pubblicava un rapporto del BND in cui si affermava che – contrariamente a quanto sostenuto nei rapporti precedenti – il regime di Assad era più in sella che mai e in grado di sferrare offensive decisive contro i ribelli. In effetti, grazie all’appoggio determinante degli Hezbollah libanesi sul terreno ed ai massicci rifornimenti militari russi, l’esercito e le milizie di Assad stavano riguadagnando terreno e non apparivano più sull’orlo del collasso.
Dal 2013, sembra proprio che siano stati fatti altri passi sulla via di Damasco, specialmente dopo l’irruzione sulla scena del Califfato. Nel dicembre scorso, la stampa tedesca (la Bild, in questo caso) rendeva noto che non solo il BND stava cooperando con i colleghi siriani, ma che intendeva stabilire una stazione fissa a Damasco, ipotizzando persino la riapertura dell’ambasciata di Berlino nella capitale siriana. Da notare che la Bild, nel suo articolo in inglese, poneva esplicitamente e polemicamente la domanda: “Collaborare con questi torturatori? Deve essere così?”.
Poche settimane fa, abbiamo appreso che Alberto Manenti, il capo dell’Aise (servizi segreti italiani per l’estero), il 7 luglio ha incontrato a Damasco, dove era arrivato via Beirut,  il generale siriano Mohammed Dib Zaitoun, capo dell’intelligence siriana, con l’obiettivo di “ricucire i rapporti diplomatici”. La visita sarebbe avvenuta a seguito di altri incontri, avvenuti a Roma e a Damasco, fra gli uomini di Assad e una delegazione internazionale, composta da dirigenti dei servizi segreti di Germania, Belgio, Spagna e Italia. Naturalmente, non sono mancate le voci di una possibile riapertura dell’ambasciata siriana a Roma, chiusa dalla primavera del 2012, riapertura sollecitata esplicitamente dal Movimento 5 Stelle con un’interrogazione parlamentare (primo firmatario Manlio Di Stefano) presentata 1l 1 luglio 2015 e con una successiva risoluzione del 16 settembre dello stesso anno, avanzata  dai parlamentari 5 Stelle Di Stefano, Del Grosso, Di Battista, Grande, Scagliusi, Sibilia e Spadoni. Leggi l’articolo intero »

IN PRINCIPIO FU UNA PAPERA…

Giant Yellow Duck installation in China

Quando, nell’ormai lontano dicembre del 2011, scrissi e pubblicai sul sito della Freedom Flotilla Italia “La papera di Damasco”, il mio primo intervento sulla rivoluzione siriana, questa era già in atto da più di nove mesi e soltanto da qualche settimana aveva assunto anche le forme di una rivolta armata. In altre parole, per lunghissimi mesi le città e i villaggi siriani erano stati teatro di manifestazioni pacifiche, sistematicamente represse con una ferocia inaudita da parte delle forze di sicurezza e delle milizie del governo di Bashar Assad, lo stesso governo cui quelle manifestazioni, inizialmente, chiedevano di riformare il Paese.
Rileggendo quell’articolo a più di cinque anni di distanza, devo dire che, dalle nostre parti, molte cose sono cambiate in peggio, come – peraltro – temevo. Quel che resta dei movimenti pacifisti più importanti ha scelto la strada del silenzio omertoso, mantenuto anche di fronte alle violenze più crudeli, come i bombardamenti stragisti da parte del regime e dei suoi alleati sulle aree residenziali o la persecuzione dei rifugiati palestinesi, drammaticamente simboleggiata dall’assedio del campo di Yarmouk a Damasco, ormai praticamente spopolato e distrutto. I settori che si definiscono “antimperialisti” si sono schierati, più o meno compattamente, con il regime, incuranti anche dell’evidenza del sostegno incondizionato – e graziosamente ricambiato – di cui questo gode da parte dei movimenti nazifascisti europei, accreditati e ricevuti in pompa magna sin dal 2011 dal governo di Damasco.

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Gli effetti di queste scelte scellerate – sia che si tratti della complicità con il regime, sia che si tratti dell’omertà – sono sotto gli occhi di tutti, come, in qualche modo, paventavo nel mio intervento di oltre cinque anni fa. Leggi l’articolo intero »

PACIFISTI IMMAGINARI

Osservazioni stimolate dall’articolo di Francesca Borri “Perchè i pacifisti in Occidente non manifestano contro Assad”.

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Ma davvero, come ha scritto tempo fa su Internazionale Francesca Borri, i pacifisti italiani stanno con Assad? Certo, l’indifferenza mostrata dai “movimenti” e da quelle che un tempo avremmo definito “avanguardie” nei confronti del cataclisma siriano ha dell’incomprensibile. L’entità della tragedia non trova riscontri in altri eventi sanguinosi accaduti nell’area mediterranea dopo il secondo conflitto mondiale: oltre mezzo milione di morti, intere città rase al suolo, centinaia di migliaia di esseri umani divorati dalla fame e dalle malattie, persino gli ospedali diventati obiettivi militari e colpiti deliberatamente e sistematicamente… eppure – e su questo Francesca Borri ha ragione da vendere – in Italia non si è assistito ad alcuno slancio di indignazione o di solidarietà paragonabile a quelli che hanno caratterizzato altri momenti storici recenti, dalle diverse guerre contro l’Iraq alle guerre nell’ex Jugoslavia, per non parlare delle mobilitazioni che hanno segnato la vicinanza con la causa palestinese dall’inizio del millennio.

Al giorno d’oggi, sembra che la sola situazione che scaldi i cuori e attivi le menti della solidarietà e dell’internazionalismo nel nostro Paese sia quella dei Curdi, come rileva – anche qui, a ragione – Francesca Borri. Eppure, aldilà dell’ideologia professata e fissata nella “costituzione del Rojava”, appare evidente come quella situazione sia estremamente contraddittoria e come sia necessaria una buona dose di ipocrisia e di cecità per non guardarla con occhio quantomeno critico. In primo luogo, andrebbe rilevato che proprio i Curdi del PYD e dei suoi bracci armati sono portatori effettivi degli elementi che hanno determinato prima sospetto e poi rifiuto verso i rivoluzionari siriani. Leggi l’articolo intero »

CHI HA PAURA DI CAESAR?

MILAN, ITALY - JULY 15:  Chamber of Deputies President Laura Boldrini attends congress on feminicide at the Camera del Lavoro on July 15, 2013 in Milan, Italy. Data from EU.R.E.S (European Economic and Social Researches) reports that between 2000 and 2011, of the 2,061 total women in Italy who had died, 1,459 died as a result of domestic violence.  (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

La domanda corretta sarebbe: “Chi ha paura delle immagini delle vittime delle torture degli aguzzini di Bashar Al Assad trafugate dalla Siria e divulgate all’estero da un ex fotografo della polizia militare del regime?”. Troppo lunga per un titolo.
Ai lettori del Corriere della Sera e del Fatto Quotidiano la vicenda è già nota da tempo: la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha impedito l’esposizione nelle sale di Monte Citorio della mostra comprendente una selezione delle fotografie scattate da “Caesar”, impiegato della polizia militare siriana, incaricato di fotografare i corpi delle vittime decedute – dopo essere state atrocemente torturate – nelle carceri del regime di Assad. Una trentina di immagini, scelte fra le migliaia scattate da Caesar fra il 2011 e il 2013, già esposte al Palazzo di Vetro dell’ONU, al Parlamento Europeo, al parlamento inglese e in molte università.
Il pretesto con cui la Boldrini ha opposto un rifiuto all’esposizione della mostra, curata dall’associazione “Non c’è pace senza giustizia”, appare francamente improbabile: le immagini sarebbero troppo crude e potrebbero turbare gli alunni delle scolaresche che visitano quotidianamente i locali della Camera e del Senato. Che si tratti di un pretesto, lo dimostra il fatto che, come si è detto, le stesse immagini sono state mostrate nelle sedi istituzionali di New York, Londra e Strasburgo, oltre che in alcune università. Per non parlare del fatto che, se la crudezza di certe immagini andasse veramente risparmiata alle scolaresche, bisognerebbe interrompere le visite organizzate per gli studenti ad Auschwitz e negli altri lager e, magari, proibire che i testi di storia ne pubblichino le fotografie… a meno che il problema non sia il fatto che le immagini dei lager di Hitler sono perlopiù in bianco e nero, mentre quelle dei lager di Assad sono a colori.

***

Proviamo ad andare oltre l’evidente pretestuosità del diniego opposto da Laura Boldrini all’esposizione delle fotografie di Caesar, anche se è difficile non osservare come offenda l’intelligenza dei cittadini italiani. L’esistenza in Italia di una forte e trasversale lobby che potremmo definire “filo Assad” è cosa nota, come è noto che tale lobby comprenda non solo attivisti sia di estrema destra che di “sinistra”, ma anche – e soprattutto – potenti settori del Vaticano, segnatamente quelli più reazionari, nonché la schiera di ammiratori italiani del presidente russo Vladimir Putin, schiera anch’essa forte e trasversale, comprendendo la Lega di Salvini, tutte le formazioni della destra post missina (da Fratelli d’Italia della Meloni alla Destra di Storace) e quelle della destra più radicale, CasaPound e Forza Nuova incluse. A “sinistra”, invece, le ragioni del dittatore siriano sono validamente sostenute da alcuni personaggi che godono di una certa notorietà (come il giornalista Giulietto Chiesa), da tutta la galassia di partitini più o meno “comunisti” e da alcuni settori che si definiscono “pacifisti”. Dulcis in fundo, nell’armata italiana che difende la trincea di Assad si è arruolato anche il Movimento 5 Stelle, che ha chiesto la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Damasco e la riapertura dell’ambasciata della Siria a Roma, chiusa nella primavera del 2012 dal governo italiano, dopo l’ennesima strage di civili operata dalle truppe del dittatore.
E’ possibile che la pressione di queste forze abbia influito in maniera decisiva sulla scelta di Laura Boldrini di oscurare le immagini di Caesar? Solo in parte. Probabilmente, la motivazione di una scelta tanto umiliante per la dignità dell’istituzione che rappresenta risiede nella volontà di non creare difficoltà alla politica estera del governo Renzi, basata sulla spasmodica ricerca di consensi e di sostegno “a prescindere”, che si tratti dei monarchi sauditi o del Pinochet del Cairo, il generale golpista il cui regime è responsabile di crimini quantitativamente lontani da quelli commessi da Assad, ma qualitativamente non meno feroci, come ha tristemente dimostrato a tutti la vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano sequestrato, torturato e assassinato al Cairo da una delle tante squadracce delle forze di sicurezza di Al Sisi.
Il servilismo di Renzi in politica estera è perlomeno pari alla sua spocchiosa arroganza in politica interna, aldilà delle cartucce a salve sparacchiate contro l’Europa dei burocrati, a beneficio del tentativo di rosicchiare qualche voto nell’area crescente dell’antipolitica (che, più correttamente, dovremmo definire con il termine storico di qualunquismo). La signora Boldrini non ha fatto altro che accodarsi al corteo dei cortigiani del nuovo “uomo forte” della politica italiana, ben deciso a tenersi buoni i vari Al Sisi, Rouhani, Al Saoud – con annessi Rolex in omaggio – ed anche Putin, probabilmente senza nemmeno rendersi conto che questi giochini somigliano più ai baciamano di Berlusconi a Gheddafi che alle sottigliezze diplomatiche di Andreotti. E la signora Boldrini, nella carica che ricopre, si è mostrata molto più simile a Irene Pivetti che a Nilde Iotti.

 

SABATO 13 FEBBRAIO A ROMA: VERITA’ E GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI E TUTTE LE VITTIME DELLA DITTATURA EGIZIANA – PIAZZA SS. APOSTOLI ALLE ORE 17.00

 

Giulio-Regeni

 

In morte di Giulio Regeni.

Rapito dalla polizia segreta.

Torturato.

Ucciso.

Gettato in una fossa alla periferia del Cairo

Le orecchie mozzate.

Le unghie di mani e piedi strappate.

Il corpo tumefatto.

Bruciature ed escoriazioni.

Fratture multiple in diverse parti del corpo.

Vertebre cervicali spezzate.

Questi alcuni degli atroci dettagli emersi dall’autopsia.

Sono oltre 1.700 i desaparecidos che il regime egiziano ha seminato per strada negli ultimi 2 anni, Giulio è solo la punta del l’iceberg.

Chiediamo che venga onorata la sua morte e che venga fatta giustizia.

Chiediamo al nostro governo di fare chiarezza e prodigarsi affinché gli assassini di Giulio vengano individuati.

Giulio era un ricercatore, un attivista, un giornalista, avremmo potuto fare la sua stessa fine.

Che la sua opera non venga persa, che il suo sacrificio non sia inutile, fermiamo il regime.

Questo sabato 13 febbraio scendiamo in piazza per Giulio, per la libertà di parola, per la giustizia.

Appuntamento a Piazza SS. Apostoli alle ore 17.00

 

Comitato per la Libertà e la Democrazia in Egitto

Adesioni aggiornate alle 9.00 del 13.2.2016

Aderiscono le seguenti sigle:

Coalizione internazionale degli egiziani all’estero
Comitato Khaled Bakrawi
FLAICA – Roma
Associazione Rose di Damasco
Amici del Baobab – “Baobab experience”
Un ponte per…
Comitato permanente per la Rivoluzione Siriana
Studenti Unior pro Rivoluzione Siriana
Comitato in appoggio ai popoli arabi “Karama-Napoli”
Associazione Solidarité Nord Sud – ONLUS
Comitato per la difesa di Yaya Cissé e la giustizia
ADIF – Associazione Diritti e Frontiere
Redazione di Frontiere News
OsservatorioIraq
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Associazione Articolo 21, liberi di…
Occupazioni Precari Studenti – Castelli Romani
Collettivo Clash City Workers
Gabriella Guido

Info e adesioni: giuliounodinoi@libero.it

LA MACCHINA DELLA MORTE DEL REGIME DI ASSAD. IL RACCONTO DI “CAESAR”.

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Buchenwald ieri                                                                     Damasco oggi

Un libro che tutti dovrebbero leggere, soprattutto i tanti ignavi che, di fronte a quello che sta avvenendo in Siria, pensano che Assad sia “il male minore”. Leggendo La macchina della morte, della giornalista francese Garance Le Caisne, sembra di tornare indietro nel tempo, quando si inorridiva di fronte alla consapevolezza di un’altra macchina della morte: quella dei lager nazisti.

L’autrice e gli editori del libro hanno scelto di non pubblicare le immagini che “Caesar”, ex fotografo della polizia militare siriana, ha fatto uscire clandestinamente dal Paese, motivando così la loro scelta. “Buona parte delle foto sono visibili in rete. Non avremmo saputo quali scegliere, né con quale criterio. E poi si tratta di immagini davvero molto, molto forti. Alcuni potrebbero esserne turbati al punto da non volere o potere proseguire la lettura”. E’ una scelta condivisibile, perché le immagini dell’orrore della tragedia siriana sono da anni a disposizione di tutti, attraverso le migliaia di filmati e di fotografie che gli attivisti rivoluzionari hanno postato sui social network e che documentano la repressione delle manifestazioni, gli effetti dei bombardamenti del regime, le torture… ma questa valanga di immagini ha finito per mitridatizzare l’opinione pubblica, rendendola insensibile, abituandola a convivere con lo scempio. La parola scritta, al contrario, nella sua apparente freddezza, finisce con il rendere comprensibile e razionale quello che le immagini possono lasciare intuire e che, a fronte della loro insostenibilità, contribuiscono a rimuovere.

Leggendo La macchina della morte è impossibile non cogliere le analogie con l’organizzazione dello sterminio degli Ebrei, degli Slavi, dei comunisti, degli oppositori – veri o presunti – costruita dai gerarchi del III Reich. La stessa ossessione per la burocrazia, la stessa paranoica ripetitività, la stessa banalizzazione del Male. Del resto, gli apparati repressivi del regime degli Assad sono stati costruiti con la consulenza e la supervisione di Alois Brunner, assistente di Adolf Eichmann, il quale lo definì il suo uomo migliore. Come comandante del campo di internamento di Drancy dal giugno 1943 all’agosto 1944, Alois Brunner fu responsabile dello sterminio nelle camere a gas di oltre 140.000 ebrei. Dopo la sconfitta del nazifascismo, sfuggito alla cattura, Brunner, dopo un lungo girovagare, trovò rifugio in Siria, dove il regime di Assad padre gli fornì protezione e un impiego come insegnante di tecniche di tortura presso i servizi segreti del regime. Scorrendo le pagine de La macchina della morte non si può non constatare come gli “insegnamenti” di Brunner siano stati diligentemente appresi e messi in pratica.

Altri insegnamenti, invece, sembrano essere stati dimenticati, come rivelano le parole di Margit Meissner, sopravvissuta all’Olocausto: “I rifugiati che fuggono dalla Siria hanno lo stesso sguardo disperato che ho visto in chi fuggiva dal regime nazista. Ma la distruzione degli ebrei in Europa era segreta, e le poche informazioni vennero respinte perché la gassificazione di civili era ritenuta improbabile. La crisi umanitaria in Siria non è certo un segreto. E’ stata documentata per quattro anni ed è, a detta di tutti, la più grande crisi di rifugiati dalla Seconda Guerra Mondiale. (…) Quando i fatti della Seconda Guerra Mondiale sono stati conosciuti, ho creduto che una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere di nuovo. Che pensiero ingenuo”.

la macchina della morte

 

SCHIZOFRENIA A 5 STELLE

Schizofrenia

A Strasburgo, gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle condannano il regime di Assad e promuovono la mostra delle fotografie di “Caesar”, che denunciano la ferocia del regime. A Roma, i parlamentari grillini vogliono la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime siriano e stipendiano il direttore del sito che tenta di smentire le foto di “Caesar”.

La politica italiana degli ultimi anni non ha mai brillato per la coerenza politica e morale degli esponenti che esprime. I cambi di casacca, i trasformismi e la doppiezza sono un tratto distintivo del Paese dove i più fieri sostenitori della famiglia tradizionale di famiglie ne hanno almeno tre e dove, fra un severo richiamo alla legalità e l’altro, mafie e camorre gestiscono gli appalti e i servizi pubblici nelle città più importanti. Eppure, la vicenda di cui scriviamo rappresenta qualcosa di “oltre” anche per la nostra allegra classe politica, perché non si tratta né di trasformismo, né di incoerenza, ma di schizofrenia vera e propria.
Nell’agosto del 2013, un fotografo della polizia militare del regime siriano diserta e porta fuori dal paese alcune decine di migliaia di fotografie, scattate da lui stesso e che riprendono i corpi di migliaia di oppositori torturati e assassinati nelle carceri e nei centri di detenzione delle milizie di Bashar Assad.
Il disertore è conosciuto con il nome in codice di “Caesar” e le sue foto, meticolosamente catalogate, rappresentano un capo d’accusa pesantissimo contro il regime siriano. Una selezione di queste immagini è stata presentata, fra l’altro, al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York e nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo. Una giornalista francese, Garance De Caisne, è riuscita ad incontrare Caesar e dai loro colloqui è nato un libro, recentemente pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo “La macchina della morte”. Sulla base delle informazioni e delle fotografie fornite da Caesar, la magistratura francese ha aperto un fascicolo per crimini contro l’umanità nei confronti del regime siriano. Giova dire che la Corte Penale Internazionale non si sta occupando della vicenda perché, non essendo la Siria firmataria del relativo trattato internazionale, la corte stessa ha bisogno, per istruire l’inchiesta, dell’avallo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, avallo che – richiesto dalla Francia – non è stato possibile ottenere, nonostante tredici voti a favore su quindici, a causa del veto messo da Russia e Cina.
Nel luglio scorso, la mostra delle foto di Caesar è approdata al parlamento Europeo, su iniziativa dei parlamentari Alyn Smith(Verdi/ALE), Anna Maria Corazza Bildt (PPE), Marietje Schaake (ALDE), Vincent Peillon, Ana Gomes(S&D), Antonio Panzeri (S&D) e dei due esponenti del Movimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo e Ignazio Corrao, membri del gruppo parlamentare europeo EFDD. L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con l’associazione “Non c’è pace senza giustizia”, la Syrian Association for Missing and Conscience Detainees, l’Euro-Syrian Democratic Forum e la National Coalition of Syrian Revolution and Opposition Forces. Sul canale Youtube del M5S europeo, dove hanno postato un video della mostra, Castaldo e Corrao scrivono “Non è stato facile portare al Parlamento europeo la mostra “The Caesar Exhibition: a Record of Syrian Authorities” ma era doveroso farlo per sbattere in faccia la realtà a questa Europa fin troppo complice.
Una mostra per prendere piena coscienza di quello che succede nelle carceri siriane di Bashar al Assad.
Tutto l’orrore del mondo si trova in queste macabre, terrificanti fotografie di un ex poliziotto militare dell’esercito siriano – conosciuto con lo pseudonimo di “Caesar” – che aveva proprio avuto il compito di fotografare e documentare i corpi senza vita dei detenuti
”. Leggi l’articolo intero »

SIRIA: BASTA BOMBE!

AGGIORNAMENTO: ADESIONI AL 11 GENNAIO 2016 IN FONDO AL TESTO

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Lettera aperta ai movimenti italiani per la pace, il disarmo e la solidarietà.

Il conflitto in corso in Siria dall’inizio del 2011 ha provocato più di 250.000 vittime, oltre 10 milioni di persone (la metà della popolazione!) sono state costrette ad abbandonare le loro case, centinaia di migliaia di donne e uomini sono stati arrestati, torturati e fatti sparire, mentre altri 650.000 esseri umani vivono in aree sotto assedio, senza accesso garantito ad acqua, cibo e medicinali.
Nonostante il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con la Risoluzione n. 2139, abbia chiesto all’unanimità sin dal febbraio 2014 la cessazione dei bombardamenti sulla popolazione civile, questi sono continuati, e a quelli operati dal regime – anche con l’utilizzo dei famigerati barili bomba – si sono aggiunti quelli delle “coalizioni internazionali” che dovrebbero combattere i terroristi del sedicente Stato Islamico, ma che, a tutt’oggi, hanno colpito prevalentemente i civili, non risparmiando nemmeno scuole ed ospedali. Nel 2015 oltre il 73% delle vittimi civili pesano sulla coscienza delle forze governative, seguite da ISIS con l’8%, il 6% per le opposizioni armate ed in soli tre mesi l’aviazione russa ha raggiunto il 5% del bilancio annuale delle vittime. L’ ingresso diretto nel conflitto da parte della Russia – che già sosteneva e armava il regime del clan Assad, insieme all’Iran e ai miliziani di Hezbollah – non ha fatto che peggiorare una situazione già disperata: a tre mesi dai primi bombardamenti degli aerei di Putin, risulta che meno del 20% degli stessi abbia colpito obiettivi legati all’ISIS, mentre la stragrande maggioranza delle bombe sono state sganciate su altri obiettivi, senza alcun riguardo per la popolazione civile.
Sono stati colpiti ospedali e scuole, forni e abitazioni civili, aggiungendo altro sangue a quello già copiosamente versato negli ultimi cinque anni. Secondo l’organizzazione non governativa Syrian Network for Human Rights, che ha recentemente pubblicato un dettagliato rapporto, fra l’ 85 e il 90% dei bombardamenti russi hanno colpito aree controllate da gruppi dell’opposizione al regime del clan Assad e su zone densamente popolate, colpendo – fra l’altro – 16 scuole, 10 ospedali o strutture sanitarie, 10 mercati, 5 forni per il pane, 2 cimiteri archeologici e 1 ponte. Leggi l’articolo intero »

AUSCHWITZ A DAMASCO

Auschwitz, Damasco

Il dossier “Caesar”

“Voi potete prendere fotografie da chiunque e dire che si tratta di tortura. Non c’è alcuna verifica di queste prove, quindi sono tutte accuse senza prove”

Bashar Assad alla rivista Foreign Affairs, 20 gennaio 2015

Non è dato sapere quante persone, in Italia, siano informate a proposito della vicenda di “Caesar” e delle sue fotografie. In sintesi, “Caesar” è lo pseudonimo di un disertore dell’esercito siriano, un fotografo militare che, per circa due  anni, dall’inizio della rivolta contro il regime della dinastia Assad fino al 2013, era incaricato di documentare – fotografandoli – i corpi degli oppositori morti nei centri di detenzione di Damasco. Nell’estate di quell’anno, “Caesar” riesce ad uscire dalla Siria, portando con sé le copie delle immagini di decine di migliaia di cadaveri di vittime dei carnefici del regime siriano.

Ad oggi, a non tutte le immagini è stato possibile attribuire con sicurezza un’identità accertata, ma ce n’è quanto basta per parlare di una Auschwitz del XXI secolo. Recentemente, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha eseguito un’analisi delle immagini e delle informazioni fornite da Caesar, pubblicando poi un dettagliato rapporto (in inglese, francese, spagnolo, arabo, tedesco, giapponese, cinese e russo) che costituisce un atto d’accusa semplicemente sconvolgente, intitolato Se i morti potessero parlare – Uccisioni e torture di massa nelle strutture di detenzione in Siria. Le foto di “Caesar” sono state consegnate a HRW dal Movimento Nazionale Siriano e l’organizzazione umanitaria si è concentrata su 28.707 immagini che, sulla base di tutte le informazioni disponibili, mostrano almeno 6.786 persone morte in carcere o dopo essere stati trasferiti dal carcere in un ospedale militare, come il n. 601 di Mezze, Damasco. “Le foto rimanenti – scrive HRW – sono di attacchi a luoghi o di corpi identificati dal nome come appartenenti a soldati governativi, altri combattenti armati o a civili uccisi in attacchi, esplosioni o attentati”.

Le foto di “Caesar” hanno fatto il giro del mondo: sono state esposte in una mostra al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York e al Parlamento Europeo di Strasburgo, a Londra e a Parigi. In Francia, la giornalista Garance Le Caisne ha raccolto il racconto di “Caesar” in un libro – “Opèration Cèsar” (Stock editore) – uscito lo scorso ottobre e la magistratura francese ha avviato un’inchiesta nei confronti del regime di Assad per crimini contro l’umanità, sulla base dell’art. 40 del Codice di Procedura Penale, che obbliga ogni autorità pubblica a trasmettere alla giustizia le informazioni in suo possesso se è venuta a conoscenza di un crimine o di un delitto. Gran parte della segnalazione inviata dal Ministero degli Esteri di Parigi alla magistratura si basa sulla testimonianza di “Caesar”.

In Italia, la vicenda di “Caesar” appare largamente sottovalutata, se non oggetto di una censura strisciante che lascia spazio alla propaganda dei sostenitori locali del dittatore siriano, molto numerosi a destra – dove contano sul sostegno di formazioni come la Lega Nord, Fratelli d’Italia e tutti i gruppi dell’estremismo nero, da Forza Nuova a CasaPound – ma presenti anche a “sinistra”, nei partiti di ascendenza stalinista, come i Comunisti Italiani o il PC di Marco Rizzo, o nei vari movimenti sedicenti “antimperialisti”. Quello che fa la vera differenza rispetto ad altri Paesi europei, probabilmente, è il sostegno garantito alla dittatura siriana da ampi settori del Vaticano, un sostegno esplicito nel caso degli esponenti della Chiesa Melchita, la cui sede romana (la Basilica di Santa Maria in Cosmedin, in Piazza della Bocca della Verità) è l’ambasciata de facto del regime siriano, dopo l’espulsione dell’ambasciatore e la chiusura dell’ambasciata di Damasco in Italia, avvenuta nel 2012. Leggi l’articolo intero »