DIARIO SIRIANO. REPORTAGE DI SALAH MEHTANI

Reportage andato in onda su Rainews 24 di un giornalista entrato non embedded in Siria

SIRIA. BASTA CON IL SOSTEGNO ALLA REPRESSIONE

Con questo appello ci dissociamo e condanniamo la posizione e il tipo di copertura mediatica che molti movimenti e testate giornalistiche italiane – da alcune d’ispirazione pacifista e anti-imperialista a quelle vicine ad alcuni ambienti cattolici o filo-israeliani – dimostrano nei confronti della rivoluzione in Siria.
Molti di questi attori continuano a offrire un resoconto distorto degli eventi in corso, sostenendo che la rivolta è guidata dall’esterno, dunque non autentica, mettendone in dubbio il fondamento pacifico e sostenendo di fatto la brutale repressione da parte del regime di Bashar al Asad.
Usano categorie che appartengono a una logica capovolta: diventa “laico” un regime clanico e che da decenni esercita il potere sfruttando le divisioni comunitarie; diventa “terrorismo” la resistenza a una repressione feroce del dissenso.
In modo altrettanto grave, questi sostenitori del regime di Damasco ignorano o fanno finta di ignorare i numerosi e drammatici episodi di dissenso interno contro il regime degli al Asad da quarant’anni ad oggi, considerando nella loro analisi solo gli eventi post-15 marzo 2011.

I firmatari di questo appello sostengono che:

1)    La rivoluzione siriana è spontanea e di natura popolare, nata sulla scia delle altre rivolte arabe. (altro…)

CHIARIMENTI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera da Matteo Bernabei, seguita dalla risposta di Germano Monti

Egregio Germano Monti,

ho letto con attenzione il pezzo “Quei fascisti amici del dittatore siriano” in cui vengo citato come facente parte di una delegazione neofascista partita per la Siria alcune settimane fa e volevo fornirle alcuni chiarimenti nella speranza di una sua rettifica: innanzitutto non sono un neofascista, non sono mai stato iscritto a partiti o movimenti giovanili politici, può verificare se vuole come avrebbe già dovuto fare; in secondo luogo il nome del giornale per il quale lavoro è errato e non è neppure un quotidiano di estrema destra, se lo leggesse con costanza si accorgerebbe che ospita opinioni di tutti i generi, compresi quelle di antifascisti, comunisti e stalinisti.  (altro…)

QUEI FASCISTI AMICI DEL DITTATORE SIRIANO

Di Germano Monti  

Cosa unisce le ormai quasi quotidiane aggressioni e scorribande ad opera di gruppi neofascisti a Roma e la terribile violenza che da mesi sta insanguinando la Siria?
E’ sotto gli occhi di tutti come Roma sia da alcuni mesi teatro delle imprese squadristiche di gruppi neofascisti e neonazisti. Nel corso del 2011, si erano contati diversi episodi, fra i quali una spedizione punitiva nel quartiere Talenti contro alcuni giovani di sinistra, la violenta aggressione – sempre nella stessa zona – contro alcuni attivisti del PD, conclusasi con il ferimento del capogruppo del partito del IV Municipio, un’altra spedizione punitiva contro il liceo Socrate a Garbatella. Il 2012 si apre a febbraio con l’aggressione ad alcuni attivisti del Teatro del Lido di Ostia, per proseguire il 9 marzo con il pestaggio di tre studenti del liceo Righi, uno dei quali si ritrova con il setto nasale fratturato. Il 23 dello stesso mese, l’episodio più grave: una squadraccia proveniente dal vicino circolo “futurista” di Casapound tenta di assaltare la i Magazzini Popolari Casalbertone, sede che ospita diversi comitati e associazioni. I due attivisti presenti in quel momento riescono a difendersi e ad impedire la devastazione della sede e la squadraccia si allontana, senza essere disturbata dai carabinieri che, a bordo di un’auto-civetta, avevano assistito all’aggressione e si limitano ad identificare i due attivisti di sinistra ed a raccoglierne le deposizioni. Nel pomeriggio, il corteo organizzato per protestare contro l’aggressione viene caricato da un numeroso gruppo di squadristi, e ne segue un violento scontro per le vie del quartiere. (altro…)

Il viaggio all’inferno di un sostenitore del regime di Bashar Assad

Di Germano Monti

“Mi sono detto che, dopo quello che mi avevano lasciato vedere, per me fosse finita”

Questa è una storia che vale la pena di essere raccontata, più che per i suoi contenuti, per la personalità dell’involontario protagonista ed anche perché ci parla dello scarso spessore morale di certi nostri “antagonisti”.

Pierre Piccinin è un professore belga che ha effettuato diversi viaggi nel Vicino Oriente, specialmente in Egitto ed in Libia. Qualche mese fa, è stato ampiamente citato dai vari network italiani che sostengono il regime siriano, perché – dopo un viaggio in Siria – aveva autorevolmente smentito le “menzogne della propaganda occidentale” su quello che stava avvenendo nella regione. Subito dopo il suo soggiorno in Siria, Piccinin raccontò al quotidiano turco Hurriyet di “avere constatato in prima persona il modo in cui le autorità si stanno comportando con i manifestanti, in cui non ha riscontrato nessuna brutalità o repressione sanguinosa, come invece sostiene l’opposizione, vedendo piuttosto tentativi di disperdere le manifestazioni con l’uso di gas lacrimogeni e mai con le armi, salvo in casi particolari e rari. Ha piuttosto constatato come le forze governative si attengano in modo rigoroso all’ordine di non usare le armi per evitare ferimenti, per quanto possibile”. E ancora, nella stessa intervista, lo studioso belga si preoccupò di mettere in guardia dal ruolo sospetto giocato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, che manipola le fonti di informazione e fuorvia l’opinione pubblica, soprattutto in Europa, riportando notizie false ed esagerate e distorcendole o modificandone il contenuto, per trasmettere un’immagine falsa e fuorviante, costantemente tesa ad accusare le autorità governative e fornire un’immagine “immacolata” dell’opposizione.
Rilanciate dal Ministero dell’Informazione siriano, le dichiarazioni di Piccinin sono state prontamente ed ampiamente diffuse in Italia dai siti neofascisti al soldo di Assad e dalla rete dell’integralismo cattolico, ma anche da siti e giornalisti “di sinistra”.
Sventura (o giustizia?) ha voluto che il Prof. Piccinin si recasse nuovamente in Siria, nei giorni scorsi, per approfondire le sue conoscenze. (altro…)

MASSACRO IN SIRIA: IL COMUNICATO ED I VIDEO DEI COMITATI LOCALI DI COORDINAMENTO

Il regime commette un massacro ad Houla

Dimostrando di aver preso l’autocontrollo, il criminale e fascista regime siriano ha dispiegato le sue forze e milizie armate (Shabiha) per commettere oggi un nuovo massacro, uccidendo civili siriani innocenti nella città di Houla nei dintorni di Homs. Mentre scriviamo, 88 persone sono state martirizzate, la maggior parte delle quali donne e bambini.
Questo atto barbarico è stato preceduto da un bombardamento dei mortai del regime sulla città. La campagna ha avuto termine quando le milizie armate hanno massacrato intere famiglie a sangue freddo. (altro…)

LA MONACA DI ASSAD

Di Germano Monti

Seconda parte

Il network italiano di suor Agnès

 

Anche in Italia, suor Agnès può contare su una buona rete di diffusione delle sue “testimonianze”: oltre ad alcuni siti di sinistra che ne riportano gli articoli, le parole della shabiya mediatica (come la chiamano i dissidenti siriani) trovano ampio risalto su siti di estrema destra e/o legati all’integralismo cattolico più fanatico ed estremista.
Le corrispondenze della suorina vengono pubblicate regolarmente dal sito “Ora Pro Siria”,dove contribuiscono ad alimentare la psicosi dell’aggressione islamista contro il governo laico e tollerante del clan Assad, in un quadro a tinte fosche fatto di jihadisti, terroristi di professione e delinquenti comuni foraggiati dai petrodollari di Arabia Saudita e Qatar. Suor Agnese è anche la star del sito del “Centro Studi Jeanne D’Arc”, che annovera fra i suoi collaboratori la Comunità Antagonista Padana, gruppo degli studenti indipendentisti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Lotta Studentesca, gruppo studentesco di Forza Nuova, oltre ad altri raggruppamenti leghisti e neofascisti. Il centro studi promuove la casa editrice “Jeanne D’Arc”, il cui testo più pubblicizzato è “Islam e Massoneria – L’alleanza contro i popoli d’Europa”, che viene così presentato sul sito del centro studi: “Questo libro non è una raccolta di “riflessioni” ma di constatazioni di fatto che mostrano la volontà, da parte dei poteri massonici, di destabilizzare la società europea attraverso l’espansione islamica. Non vi sono altre questioni nel mondo: perché un nuovo ordine massonico possa sorgere, la civiltà cristiana europea deve cadere. (altro…)

AMNESTY INTERNATIONAL: IL VICINO ORIENTE NEL 2011

“Per le popolazioni della regione, la lunga marcia verso la libertà, la giustizia e i diritti umani per tutti era senza alcun dubbio iniziata.”

La panoramica di Amnesty International sul 2011 nei Paesi del Vicino Oriente, fra rivoluzione e repressione. 

MEDIO ORIENTE E AFRICA DEL NORD – PANORAMICA

Non abbiamo paura di essere uccisi, feriti, arrestati o torturati. Non esiste più paura. La gente vuole vivere con dignità. Pertanto non ci fermeremo.”

Ahmed Harara, che lavorava come dentista, è stato ferito a un occhio da una scheggia di proiettile il 28 gennaio e di nuovo all’altro occhio il 19 novembre, lesioni a seguito delle quali è rimasto cieco

Per i popoli e gli stati della regione del Medio Oriente e Africa del Nord, il 2011 è stato realmente l’anno della svolta. Un anno segnato da rivolte popolari e tumulti senza precedenti, in cui le istanze fortemente represse, le richieste e le proteste di una nuova generazione hanno spazzato via in successione una serie di vecchi governanti che, fino a poco prima della loro caduta, sembravano a tutti gli effetti inattaccabili. A fine anno, altri rimanevano aggrappati al potere ma unicamente utilizzando i mezzi più spietati; il loro futuro era in bilico. La regione nel complesso era ancora turbata dai fremiti e dalle ripercussioni del terremoto politico e sociale deflagrato nei primi mesi dell’anno. Benché rimanessero molte incertezze, gli eventi del 2011 sono parsi essere in tutto e per tutto altrettanto significativi per la popolazione della regione, come lo erano stati la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’impero sovietico per la popolazione della regione dell’Europa e dell’Asia Centrale.

Nell’intera regione del Medio Oriente e Africa del Nord, il 2011 è stato caratterizzato dalle richieste di massa di un cambiamento: una maggiore libertà di parola e la libertà di azione dalla soffocante paura della repressione di stato; governi trasparenti e responsabili delle loro azioni e la fine della corruzione dilagante ai più alti livelli; più posti di lavoro e più eque condizioni di impiego e mezzi per raggiungere i migliori standard qualitativi di vita; l’affermazione della giustizia e dei diritti umani, compreso il diritto di vivere la propria vita e di sostentare la propria famiglia in dignità e sicurezza. A supporto di queste richieste, centinaia di migliaia di persone, tra le quali le donne, sono state visibilmente in prima linea, hanno riempito le strade di Tunisi, del Cairo, di Bengasi, di Sana’a e di molte altre città e varie località dell’intera regione, per chiedere il cambiamento. Hanno continuato a farlo malgrado la carneficina che si consumava attorno a loro, sotto i colpi delle forze di sicurezza governative. L’hanno fatto con determinazione, risoluzione e indomito coraggio, e nel farlo si sono liberate con le loro stesse mani da quella paura che per lungo tempo i governi avevano istillato, allo scopo di mantenerle zitte e immobili al loro posto. Almeno per una volta, l’idea del potere del popolo ha influenzato l’intera regione, scuotendola nel profondo. (altro…)

LA MONACA DI ASSAD

Di Germano Monti

La palude sulfurea dove nuotano feroci dittatori, nazifascisti vecchi e nuovi, fanatici religiosi ed anche di peggio…

Prima parte

Agnès Mariam de la Croix è la badessa del monastero di San Giacomo Mutilato, situato a Qara, a non più di 70 chilometri da Homs, una delle città siriane dove la repressione del regime del clan Assad si è abbattuta con maggiore violenza. La religiosa, di origine libano-palestinese, è anche animatrice di una “centro di informazione” sulla situazione in Siria e viene presentata, anche da esponenti di certa sinistra, come “da tempo attiva nella documentazione circa le vittime della violenza e del terrorismo”. Singolarmente, però, la santa donna appare molto documentata sui soldati ed i miliziani del regime caduti, mentre le sue conoscenze in merito ai civili assassinati dall’esercito e dalle squadracce del regime appaiono decisamente scarse, per non dire nulle.
La badessa è ampiamente citata da quei siti e da quelle organizzazioni che, in nome di un malinteso concetto di antimperialismo, sostengono che, essendo il regime di Assad avversario degli U.S.A. e di Israele, ne consegue che contro detto regime non può esistere una rivolta popolare, ma solo un complotto ordito, oltre che da U.S.A. ed Israele, dai regimi arabi reazionari, come l’Arabia Saudita ed il Qatar. Anche il Manifesto, attraverso gli articoli di Marinella Correggia, si fa spesso megafono delle “informazioni” diffuse dalla religiosa. Le parole di Agnès Mariam de la Croix vengono ampiamente riportate, soprattutto come testimonianza diretta della natura fondamentalmente confessionale ed islamista dell’opposizione siriana, che mira all’islamizzazione del Paese, ad instaurarvi la Sharia ed a perseguitare ed eliminare le minoranze presenti, quelle cristiane ed anche quelle musulmane eretiche, come quella degli Alawiti, setta sciita a cui appartiene la famiglia Assad e gran parte dell’establishment siriano. A ben vedere, si tratta della stessi tesi sostenuta dal regime per giustificare agli occhi del mondo la sua spietata repressione, non solo della rivolta armata, ma di ogni forma di dissenso. In questa sede, non ci interessa tanto contestare nel merito le tesi della badessa, quanto riflettere sulla sua figura e, soprattutto, sui suoi contatti internazionali, perché questo contribuisce ad illuminare con una luce diversa il suo lavoro e quello di coloro che la citano come testimonianza della natura della rivoluzione siriana.
E’ sufficiente digitare il nome della religiosa su un qualsiasi motore di ricerca, meglio se francese, per porsi qualche domanda. Molto interessante appare la stretta collaborazione della suorina con un sito che si occupa di Siria: è un sito francese e il suo indirizzo è www.infosyrie.fr . Il sito è edito da un’agenzia di comunicazione, la Riwal, molto vicina non solo al regime di Assad, ma anche all’estrema destra francese. Patron di Riwal è, infatti, Frederic Chatillon, genero della contessa Katherine d’Herbais, ricca nobildonna, consigliera regionale del Front National della famiglia Le Pen da lungo tempo ed una dei principali azionisti di Minute, famoso settimanale dell’estrema destra francese, campione del mondo degli imputati per diffamazione. Tanto per dire, a tenere a battesimo la figlia di Chatillon è stato Jean Marie Le Pen in persona. (altro…)

SIRIA: DURISSIMA PRESA DI POSIZIONE DEI COMITATI DI COORDINAMENTO LOCALI

I Comitati di Coordinamento Locali, espressione di base della rivoluzione siriana, portano allo scoperto il loro dissenso verso le scelte politiche fallimentari del Consiglio Nazionale Siriano.


Dichiarazione dei Comitati di Coordinamento Locali sul deterioramento delle condizioni del Consiglio Nazionale Siriano

I Comitati di Coordinamento Locali in Siria deplorano la situazione del Consiglio Nazionale Siriano. La situazione rispecchia l’allontanamento del Consiglio e dell’Opposizione dallo spirito e dalle richieste della Rivoluzione Siriana. Inoltre, rispecchia la loro distanza dalle indicazioni (dal cammino) verso uno Stato civile, la democrazia, la trasparenza ed il passaggio dei poteri desiderati nella Nuova Siria.
Negli ultimi mesi, abbiamo osservato le evidenti carenze politiche nel Consiglio Nazionale Siriano e la carenza di consenso fra il Consiglio ed il movimento rivoluzionario. Inoltre, il consiglio continua ad emarginare una maggioranza dei rappresentanti del movimento rivoluzionario come i membri dell’Assemblea Generale del Consiglio
Questo è rappresentato dal fatto che sono individui influenti nel Consiglio Esecutivo e nel Segretariato generale a decidere le questioni principali, come la recente decisione di estendere la presidenza di Burhan Ghalioun per il terzo mandato consecutivo nonostante il suo fallimento politico ed organizzativo.
I Comitati di Coordinamento Locali hanno evitato di impegnarsi nei lavori del Consiglio negli ultimo due mesi, il più recente dei quali è stata la riunione del Segretariato Generale a Roma. Troviamo nella situazione di continuo deterioramento del Consiglio uno stimolo per ulteriori iniziative, la prima delle quali potrebbe essere un congelamento della nostra attività, fino al passo finale del nostro ritiro dal Consiglio. Questi passi verranno intrapresi nel caso in cui gli errori del Consiglio non vengano esaminati e le richieste non siano affrontate.
Consideriamo queste richieste necessarie per la riforma del Consiglio e le abbiamo incluse in una dettagliata lettera al Consiglio che abbiamo presentato più di un mese fa. Oltre alla mancanza di serietà nell’affrontare questioni terribili, loro hanno anche messo ai margini le richieste dei Rivoluzionari in Siria.
Infine, i Comitati di Coordinamento Locali in Siria confermano che la continuità della Rivoluzione, i comitati e le manifestazioni pacifiche sul terreno sono importanti all’interno della Siria e sono legate agli elevati standard etici della grande Rivoluzione. Vogliamo evidenziare i sacrifici dei nostri eroi nell’Esercito Libero Siriano, che hanno disertato per difendere le città bombardate dai militari del regime, ed ammiriamo il loro impegno per proteggere le manifestazioni pacifiche, nonostante le difficoltà che fronteggiano.
Ribadiamo che la Rivoluzione andrà avanti, nonostante le dure difficoltà vissute dal nostro popolo e dagli attivisti, e nonostante le cospirazioni internazionali e globali contro le aspirazioni del nostro popolo, e nonostante l’incompetenza dell’opposizione siriana verso il sangue ed i sacrifici della nostra gente, non solo nel senso della rappresentanza politica,  ma anche nel senso di portarle il soccorso di cui ha maggiore necessità.