La blogger tunisina aggredita dalla polizia

Leena Ben Mhenni, autrice di “Tunisian girl” subisce una dura aggressione da parte di tre poliziotti che cercano anche di violentarla. Lo racconta all’Espresso. Il 15 maggio sarà in Italia ospite del programma di Fazio e Saviano, “Quello che non ho”

Leena Ben Mhenni, 22 anni, blogger tunisina, autrice di “Tunisian girl”, il libro-racconto dell’esperienza della rivoluzione, è stata aggredita da tre poliziotti che hanno anche cercato di violentarla. Una terribile esperienza per Lina Ben Mhenni, la blogger della rivoluzione tunisina, che il prossimo 15 maggio sarà in Italia ospite del nuovo programma tv, stavolta su La7, realizzato dalla coppia Fabio Fazio e Roberto Saviano. Una violenza consumata contro di lei da esponenti delle forze dell’ordine un paio di settimane fa col chiaro intento di ridurla al silenzio. «Ma non ci riusciranno», ha spiegata la blogger al settimanale L’Espresso da cui riproduciamo l’articolo. Una esperienza affrontata a viso aperto, consapevole dei pericoli a cui ogni giorno si espone, come dimostra, appunto, l’aggressione subita nei giorni scorsi per mano di una pattuglia della polizia, totalmente ignorata dai mezzi di comunicazione tunisina, malgrado «abbia presentato una dettagliata denuncia di quanto mi è capitato alla Lega dei diritti umani del mio paese», rivela Lina Ben Mhenni in un incontro riservato in locale lontano da occhi ed orecchie indiscrete presso Avenue Bourghiba, nel cuore del centro storico di Tunisi, presidiata giorno e notte da blindati dell’esercito, con edifici pubblici protetti da fili spinati e da pattuglie di poliziotti in assetto di guerra. Lina parla come un fiume in piena. Volto scoperto, occhi neri e vivaci, lunghi capelli neri con una frangetta sulla fronte, le mani sempre in movimento come a voler accentuare la sua voglia di denuncia. «E’ vero, Ben Alì non c’è più, ma in realtà rispetto a prima non è cambiato niente», ripete più volte nel corso del nostro incontro. «Forse rispetto a prima possiamo esprimere le nostre idee, ci siamo liberati delle passate paure, prima non si poteva nemmeno parlare, ma sostanzialmente la situazione non è cambiata». «Manca il lavoro, come mancava prima, c’è corruzione a tutti i livelli, come c’era prima», continua Lina, «ma il dissenso è sempre represso con l’uso della violenza da parte della polizia e dell’esercito con aggressioni, uso di lacrimogeni, violenze, bastoni. Nel governo c’è corruzione a tutti i livelli e nonostante le nostre denunce sono tornati gli stessi picchiatori dei tempi di Ben Alì. Abbiamo le prove. Foto, video, registrazioni, ma nessuno fa niente per bloccare definitivamente questa oppressione. Io sono stata aggredita e picchiata presso la piazza dell’orologio il 9 aprile scorso da tre poliziotti. Mi hanno ferita, hanno tentato di violentarmi sessualmente per indurmi al silenzio, ma i colpevoli vivono indisturbati, pur essendo stati denunciati. Vogliono ridurmi al silenzio con la violenza e con ripetute minacce di morte, ma io non mi fermo». Da quando è scoppiata la Primavera tunisina Lina non ha mai smesso un solo giorno di essere la ‘voce’ dei giovani che reclamano il cambiamento attraverso il suo seguitissimo blog, senza rinunciare al suo impegno bisettimanale all’università di Tunisi. La sua vita, spiega, «è cambiata tanto negli ultimi mesi: ho perso praticamente tutto, anche il mio fidanzato mi ha lasciato, ma importa. Vado all’università, sto insieme agli studenti, viaggio molto per diffondere notizie utili e verità». Nonostante le minacce e le aggressioni, gira senza scorta: «Mi accompagnano i miei familiari, in particolare mio padre e mia madre», spiega: «Per il resto mi muovo liberamente portando avanti tutti i miei impegni, senza farmi intimidire. Non basta aver costretto Ben Alì ad andarsene dal nostro Paese. Al suo posto ora ci sono altri governanti che si comportano allo stesso modo. E la stampa si comporta come sempre, elogiando i governanti di turno, come aveva fatto ieri col passato regime». Spiega Lina: «So che il mio nome è stato inserito nella lista di persone indesiderate da eliminare e che anche il nostro blog viene preso di mira dalla polizia, per tentare di spegnare la poche voci libere che ancora ci sono in Tunisia». Per questo Lina Ben Mhenni si appella alla stampa libera internazionale, ai paesi dell’Occidente, «perché continuino a tenere alta, il più possibile, l’attenzione su quanto sta succedendo nel nostro paese». Orazio La Rocca – www.espresso.repubblica.it

Il blog di Leena: http://atunisiangirl.blogspot.it/

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