NOTIZIE COME QUESTA SUL “MANIFESTO” NON NE LEGGERETE

L’articolo che segue è tratto da www.sirialibano.com, indubbiamente il miglior sito italiano di informazione quotidiana su quello che avviene in Siria. Quanto riportato nell’articolo conferma che ora l’attenzione degli apparati repressivi del regime di Assad si va concentrando contro l’opposizione nei grandi centri come Damasco ed Aleppo, dove non è ancora andato perso il carattere pacifico delle proteste. I bersagli delle forze poliziesche e delle milizie malavitose shabiya ( l’equivalente siriano dei baltageya egiziani) sono gli attivisti per i diritti umani e la libertà di informazione, come Razan Ghazzawi e Mazen Darwish, e gli studenti, come riporta l’articolo di SiriaLibano.

Inutile cercare notizie di queste repressioni e violenze del regime del clan Assad sul “Manifesto”, che pure dovrebbe essere il giornale più attento a fenomeni di questa natura. Inutile, perché quando un giornale si abbassa a pubblicare le veline fornite dal regime ad una “giornalista” dichiaratamente embedded, vuol dire che ha fatto una scelta di campo. La “giornalista” embedded è, ovviamente, Marinella Correggia, e le marchette al clan Assad – se ve le siete perse sul “Manifesto” – potete leggerle sul suo blog www.sibialiria.org . In Siria con una delegazione con l’obiettivo di effettuare una “missione di solidarietà e accertamento dei fatti”, sin dal suo primo reportage la garrula Correggia chiarisce il senso della missione: “E’ parso subito evidente che nella volontà dei partecipanti (…) la solidarietà antimperialista è preponderante rispetto all’accertamento dei fatti”. Infatti, i reportage sono una collezione di interviste ad interlocutori ben selezionati, le località devastate dall’esercito e dalle milizie di Assad non vengono viste nemmeno con un binocolo e di violazioni dei diritti umani si parla solo per dire che sono opera dei “terroristi”. Cosa volete che sia l’accertamento dei fatti per una che ha avuto il coraggio di scrivere che le ferite sul corpo di un oppositore, mostrate in un video, probabilmente erano dipinte?

Naturalmente, il “Manifesto” si è ben guardato dal pubblicare l’appello per la liberazione di Razan Ghazzawi, Mazen Darwish e gli altri prigionieri di opinione. Che triste fine, per un giornale che nacque dalla critica da sinistra allo stalinismo del vecchio PCI, ritrovarsi alla corte di un macellaio e del suo regime mafioso-capitalista.

Aleppo, raid punitivo contro studenti pacifici

Da mesi chiedevano in modo pacifico la caduta del regime in una città, Aleppo, la più popolata della Siria, che finora è stata scossa relativamente poco dalla rivolta e dalla conseguente repressione. Centinaia di studenti del campus universitario cittadino hanno però ricevuto giovedì la lezione punitiva dalle forze governative, entrate in massa nei dormitori, arrestando i giovani, bruciando le residenze e uccidendo, secondo gli stessi studenti, almeno due loro compagni. L’università di Aleppo è, dopo quella di Damasco, la seconda più affollata del Paese ed è frequentata da studenti da tutte le regioni siriane. Molti di loro provengono dalle zone di Idlib, Hama, Homs e persino da Daraa, tutti epicentri della rivoluzione. Questo spiega in parte l’eccezionalità di un movimento di protesta che si è organizzato in maniera pacifica sin dalle prime settimane della rivolta scoppiata nel marzo 2011, all’interno di un contesto, quello di Aleppo città, di apparente immobilismo di fronte agli eventi in corso. Dopo le violenze di giovedì scorso, la direzione dell’università ha deciso di sospendere i corsi fino al 13 maggio, quando è prevista la prossima sessione di esami. Il campus universitario è inoltre situato ai margini del centro urbano ed è collegato al resto della città da un’unica arteria principale, consentendo quindi alle forze di sicurezza di isolare con relativa facilità l’ateneo e i suoi dormitori. Con il passare delle ore, tra venerdì e sabato, sono emerse numerose le testimonianze degli studenti vittima del raid punitivo delle forze lealiste. Questo il loro racconto. Circa 800 studenti manifestavano nel campus mercoledì sera, chiedendo la liberazione dei prigionieri politici. Quando stavano tornando verso i dormitori sono arrivati 13 autobus di forze di sicurezza e otto veicoli pick-up di squadre di shabbiha, le milizie lealiste irregolari. Prima di tutto hanno lanciato lacrimogeni all’interno del campus. Quindi si sono fatti strada. Sono penetrati nella piazza centrale del campus e hanno cominciato a sparare con pallottole vere contro gli edifici, fino alle 10 di sera. Quindi sono entrati nei dormitori maschili. Hanno perquisito stanza per stanza. Hanno raccolto gli studenti nei corridoio e hanno dato fuoco a molte stanze. In rete ci sono alcuni video che testimoniano i danni commessi dalle forze di sicurezza. Successivamente, hanno fatto scendere gli studenti e li hanno portati di fronte ai dormitori delle ragazze. Li hanno costretti a spogliarsi nudi e a stendersi per terra. Quindi li hanno calpestati e ricoperti di insulti. In tutto, affermano i testimoni, erano un migliaio di agenti tra forze di sicurezza e shabbiha. Questi sono entrati per primi nei dormitori con coltelli e bastoni. Sono circa 200 gli studenti arrestati, 28 quelli feriti. Gli attivisti affermano che le due vittime sono morte perché scaraventate dalla finestra del quinto piano di una palazzina dei dormitori, mentre altri raccontano che gli studenti pur di non esser arrestati si sono gettati dalle finestre. Qui di seguito un video che mostra i danni all’interno delle residenze universitarie e una foto che mostra studenti costretti il giorno dopo a dormire sui tetti degli edifici del campus e nelle aiuole perché le loro stanze sono ora inagibili.

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