L’atlante dell’Esercito libero siriano brigata per brigata

di Lorenzo Trombetta

Riprendiamo da Limes on line il dettagliato articolo di Lorenzo Trombetta (animatore del sito http://www.sirialibano.com) sull’Esercito Libero Siriano. Si tratta del primo studio sistematico di questo fenomeno, di cui molti – soprattutto in Italia – straparlano senza averne la minima cognizione e – soprattutto fra certi “antimperialisti” – senza aver mai nemmeno parlato con un oppositore del regime del clan Assad.

DAMASCO-BEIRUT. Inchiesta sui ribelli anti-Assad. La catena di comando dei militari che guidano la rivolta in Siria. La richiesta di armi e il mito del jihadismo. Una mappatura delle brigate regione per regione.


(La carta illustra le morti civili e militari per provincia al 30 aprile 2012 – tratta da www.sirialibano.com, per andare all’originale clicca qui)

 

Dopo mesi di abboccamenti, interviste incrociate, anche via Skype, e attese a ridosso del confine siro-libanese, Limes ha potuto ricostruire buona parte della catena di comando e una porzione sostanziale della struttura in patria dell’Esercito libero siriano (Esl), la piattaforma che coordina le attività dei gruppi armati della resistenza anti-regime.
Fondato nell’estate del 2011, l’Esl è stato per mesi comandato dal colonnello disertore Riyad al-Asaad, sunnita originario della Siria centro-settentrionale, rifugiatosi in uno dei campi profughi allestiti nella provincia meridionale turca dell’Hatay. Nei mesi scorsi, la diserzione del generale Mustafa al Shaykh, il militare più alto in grado che si è opposto alla strategia repressiva imposta da Damasco, ha creato seri problemi ai vertici. Inizialmente Shaykh aveva infatti annunciato la creazione di un Consiglio superiore della rivoluzione, piattaforma che si proponeva come alternativa all’Esl.
Dopo settimane di negoziati, al-As’ad e Shaykh hanno trovato un accordo che fa comodo a entrambi: formalmente il generale Shaykh è a capo del neonato Consiglio militare che comanda l’Esl. Le operazioni militari di quest’ultimo sono però dirette da al-Asaad, che di fatto mantiene il potere. Unica condizione: il generale, suo superiore, deve apparire nei comunicati video e in quelli scritti come il referente dell’intera struttura militare. Fino a quando questo accordo reggerà è difficile dirlo. Per il momento è stato comunque eliminato uno dei tanti elementi di confusione che contribuiva a non dare autorevolezza e legittimità ai vertici dell’Esl, la cui base continua a essere fuori dalla Siria, in Turchia.

In patria invece ci sono i Consigli militari locali, responsabili di ciascuna regione di coordinare le azioni delle varie “brigate”. I Consigli sono collegati con la sala operativa di Assaad tramite connessioni telefoniche e satellitari. Come gli attivisti non violenti hanno creato i Comitati di coordinamento locali, così l’Esl si organizza sul terreno tramite questi consigli militari.

La regione centrale di Homs è sotto il controllo del Consiglio comandato dal colonnello Qassem Saad ad Din, mentre il parigrado Afif Suleiman è responsabile della regione centrale di Hama. Khaled Habus comanda il Consiglio della regione di Damasco mentre il tenente colonnello Muhannad al Talaa dirige la regione orientale di Dayr az Zor. Si tratta di ufficiali disertori sunniti dell’esercito regolare. Le armi in loro possesso sono leggere – fucili automatici, lancia granate, mitragliatrici, mortai – e sono state acquistate dai contrabbandieri in Libano, Turchia e Iraq, oltre a pochissimi carri armati di fabbricazione sovietica portati con loro dai militari disertori. “Le armi le abbiamo per lo più dai disertori. Oppure le compriamo nel mercato nero in Siria, spesso dagli stessi militari che non disertano ma hanno bisogno di soldi. Oppure dai contrabbandieri”, racconta un ufficiale dell’Esl proveniente dalla regione di Homs.

L’addestramento è quasi inesistente. “Le armi leggere non richiedono molta pratica. La maggior parte dei membri dell’Esl sono soldati disertori. Mentre i civili che si uniscono a noi sono per lo più giovani che hanno già servito nell’esercito come militari di leva”, afferma l’ufficiale che preferisce rimanere anonimo per motivi di sicurezza.La questione degli armamenti a loro disposizione è un tema che suscita sempre discussioni e polemiche all’interno dell’Esl e a tutti i livelli dell’organizzazione militare. Molti sottufficiali e coscritti disertori, quelli che combattono ogni giorno sul terreno, chiedono più armi e di migliori per contrastare i governativi.

Gli ufficiali, come Abu al Qays, rispondono: “È vero, c’è uno scollamento tra le aspettative e la realtà. I ragazzi sul terreno combattono, vedono i loro compagni morire, vengono feriti e i rifornimenti promessi non arrivano. Noi stiamo cercando di risolvere questo problema. È una questione politica che non è in mano nostra. I politici negoziano, ma sul terreno i soldati non capiscono le ragioni e i tempi della politica”. Un giovane disertore proveniente da Duma, sobborgo di Damasco, ma ferito a Homs, ascoltato a Tripoli (nord del Libano) ha detto: “Non ci inviano nemmeno le pallottole! Noi combattiamo da otto mesi e i politici se ne stanno in un albergo a cinque stelle… poi ogni volta che portiamo a termine con successo un’azione, loro se ne assumono la responsabilità di fronte al mondo. Ma siamo noi che proteggiamo la rivoluzione!”.

Dal canto suo, a marzo Burhan Ghalioun, leader del Consiglio nazionale siriano (Cns), la principale piattaforma di oppositori all’estero che tenta di coordinare gli sforzi con l’Esl, aveva promesso che sarebbero stati presto distribuiti “stipendi” ai membri dell’Esercito libero grazie a sostegni finanziari di alcuni paesi arabi (Arabia Saudita, Qatar, Kuwait). “Ma i soldati non chiedono altro che armi!” è stata la risposta di Abu al Qays. “È passato un anno dalla rivoluzione e la violenza aumenta di giorno in giorno e non abbiamo i mezzi per affrontarla”.

L’atteggiamento dei “ribelli” siriani nei confronti delle popolazioni civili è un tema di estrema attualità. I media occidentali, anche italiani, che per varie ragioni sostengono la repressione attuata dal regime siriano, tendono a riportare le notizie in cui i membri dell’Esl appaiono come dei fondamentalisti sunniti sanguinari e senza pietà pronti a fare dei cristiani e degli alawiti carne da dare in pasto ai cani.

Nel corso della sua inchiesta, Limes non ha trovato riscontri seri a queste voci. Perché diventino “fatti accertati”, basta che testimoni di località cristiane o alawite, per lo più della regione di Homs, raccontino presunte atrocità commesse dai “ribelli”. Finora non sono però emerse prove di questi crimini commessi da membri dell’Esl. Gli interlocutori interpellati da Limes sono sì sunniti, molti dei quali osservanti, e alcuni di loro hanno assunto posizioni radicali durante questi lunghi mesi di repressione e conseguente resistenza armata a un regime da molti identificato con l’intera comunità alawita. Gli intervistati hanno tutti respinto con forza le accuse all’Esl di essere l’ombrello sotto il quale operano squadre di aguzzini che commettono atrocità a sfondo confessionale.

“Non esistono brigate della morte o reparti dedicati a questo tipo di violenze. I civili sono parte delle nostre file. Cerchiamo di legittimare la nostra azione nei confronti del maggior numero di siriani. Perché mai dovremmo alienarci parte della popolazione?” si chiede il capitano Habib B., pseudonimo di un disertore della regione di Homs.

“Non posso escludere che vengano commessi errori da parte di soldati dell’Esl ma noi perseguiamo chiunque si macchi di crimini contro i civili”, assicura Habib B. riecheggiando le stesse parole ripetute più volte dal presidente Bashar al Assad in riferimento alle sue responsabilità nella repressione in corso. “Siamo qui per proteggere prima di tutto i civili”, afferma il maggiore Yahiya S., anche detto il “dottore” dai suoi sottoposti della regione tra Homs e Hama. “Lavoriamo di concerto con i Comitati per la protezione dei civili”, un ombrello di gruppi che dietro le quinte lavorano da mesi nelle zone più colpite dalla repressione.

In particolare, all’interno dell’Esl, nei mesi scorsi era stata formata nella regione nord-occidentale di Idlib la Brigata dei siriani liberi con l’obiettivo principale di soccorrere ed evacuare i civili feriti, quelle sfollate e i familiari dei disertori. “All’inizio eravamo in dieci, oggi siamo 150, ma di questi 50 sono armati. Gli altri lavorano nella logistica”, precisa Abdel Salam Hamid, pseudonimo di un ufficiale della regione di Idlib. Il concetto della “protezione” è cruciale nella lotta quotidiana dei membri dell’Esl. È una parola (himaya) che ricorre molto spesso nelle interviste. Dal loro punto di vista, sono dei “resistenti”, dei soldati chiamati a “proteggere la rivoluzione”.

Anche quando i più aderenti alle dottrine islamiche evocano il jihad, si riferiscono allo sforzo esteriore di ogni musulmano di difendere i territori attaccati dai nemici. In tal senso, la loro lotta è di “liberazione” contro una forza occupante, “l’esercito di al Asad” (jaysh al Asad) o “le forze di al Asad” (al quwwat al asadiyya). Nel titolo e nel primo verso dell’attuale inno nazionale siriano si salutano proprio i come “protettori delle terre” (humat al diyar).

Spesso si parla dell’Esl come un insieme di milizie senza alcuna forma di coordinamento. Il cessate-il-fuoco richiesto dal piano di Kofi Annan, inviato speciale Onu-Lega Araba, ed entrato formalmente in vigore il 12 aprile, è stato a lungo rispettato dalle varie brigate dell’Esercito libero, dall’estremo sud all’estremo nord. È impossibile fornire un numero esatto degli effettivi dell’Esl in patria. Riyad al Assaad ha parlato in passato di “più di 10 mila unità”. Sul terreno, in ogni regione, ogni villaggio ha la propria squadra di militari affiliati all’Esl. Recensirle tutte è assai difficile. Da un calcolo effettuato sommando gli uomini indicati dai vari comandanti dei consigli militari locali si arriva a un massimo di 6.500 uomini in tutta la Siria. Una cifra ancora irrisoria se paragonata ai circa 300 mila soldati formalmente in quota nell’esercito governativo.

Qui di seguito riportiamo un elenco delle brigate dell’Esl operative nelle varie regioni, comandate dai vari consigli militari locali, a loro volta diretti dal colonnello Riyad al Assaad dal sud della Turchia.

Molti italiani potranno stupirsi dei numerosi riferimenti alla storia classica dell’Islam presenti nei nomi scelti per le varie brigate. Secondo alcuni, questa è una prova dell’integralismo dell’intera struttura dell’Esercito libero. Ogni comunità ha i suoi miti e le comunità in rivolta hanno l’esigenza di attingere ai loro miti storici per dare un senso di rottura con lo status quo che cercano di alterare.

In tale contesto, il ricorso a nomi dei primi califfi dell’Islam, a compagni del profeta Maometto, a celebri condottieri della storia islamica non è poi così dissimile dal ricorso ai miti risorgimentali da parte dei resistenti italiani tra il 1943 e il 1945.


Elenco delle brigate dell’Esl


Nella regione di Homs sono attivi circa 3.300 combattenti così divisi:

1) Brigata “Khaled ben Walid”, dal nome del compagno del Profeta e comandante militare che conquistò la penisola araba e fu protagonista di memorabili battaglie contro i Sasanidi di Persia e i Bizantini del Vicino Oriente. La brigata è comandata dal maggiore Abdel Rahman Shaykh Ali. Conta più di 2 mila uomini. Nell’autunno 2011 vi sono confluite squadre e compagnie più piccole. A settembre 2011 si è distinta per esser riuscita a respingere gli attacchi governativi a Rastan (tra Homs e Hama) e a costringere i lealisti a ritirarsi. A sua volta è divisa in varie compagnie.

  • 1a) Compagnia “Fadi Qassem”, dall’omonimo tenente colonnello disertore ucciso ad agosto 2011 dai governativi. È un braccio della Khaled ben Walid. Opera a Bab Dreib ed è comandata dal capitano Yusef Hammud. Circa un centinaio di uomini.
  • 1b) Compagnia “Muhammad Tlass”, dal nome di uno dei primi disertori di Rastan che annunciò la sua defezione in un video a inizio giugno. Opera a Rastan ed è comandata dal maggiore Ahmad Bahbuh. Circa 50-100 uomini.
  • 1c) Compagnia “Hamza”, dal nome dello zio paterno del Profeta, Hamza ben Abdel Muttalib, noto nella tradizione per le sue doti nella lotta e nella caccia. Operativa a Rastan, è comandata dal capitano Ali Muhammad Ayub, 50-100 uomini. A gennaio 2012 era riuscita a liberare i quartieri occidentali di Rastan dalla presa dei governativi.
  • 1d) Compagnia “Ali ben Abi Taleb”, dal nome del cugino e primo genero del Profeta, quarto califfo dell’Islam e primo imam dello sciismo. Operativa a Hula, è comandata dal tenente colonnello Fayez Ahmad al Abdallah. 25 uomini.
  • 1e) Compagnia “Operazioni speciali”. Opera a Zaafaraniya e Mukhtariya ed è comandata dal Capitano Rawwad Ahmad al Aksah. 50 uomini.


2) Brigata “al Faruq”, la più citata sui media italiani che sostengono la repressione del regime siriano in quanto sarebbe “infiltrata da numerosi elementi qaidisti e colpevole dei crimini più atroci contro cristiani e alawiti”. Il nome deriva dall’appellativo di Omar ben Khattab, compagno del Profeta e secondo califfo dell’Islam. È comandata dal tenente colonnello Abdel Razzaq Tlass, della famiglia dei Tlass cui appartiene l’ex ministro della Difesa Mustafa Tlass per lunghi anni braccio destro del defunto raìs Hafez al Asad. I Tlass sono originari di Rastan. La brigata al Faruq, circa un migliaio di combattenti, era operativa a Bab Amro a Homs e nella regione sud-occidentale di Homs, fino a Qseir. Inizialmente faceva parte della Khaled ben Walid poi è diventata autonoma e si è ritagliata un ruolo a Bab Amro, infliggendo perdite importanti ai governativi tra ottobre e novembre 2011.

 

Nella regione di Hama-Idlib sono attivi poco più di un migliaio di militari dell’Esl, divisi in diverse “brigate” minori o compagnie.

1) Brigata “Abulfida”, dal nome del combattente, storico e geografo di Hama, curdo, che tra il Tredicesimo e il Quattordicesimo secolo guidò battaglie sotto i Mamelucchi contro i Crociati. È operativa nei dintorni di Hama e nella regione a sud di Idlib. Conta circa 500 uomini.

2) Brigata “Usama ben Zayd”, dal nome di uno dei nipoti del Profeta, noto per il suo coraggio nelle battaglie per le conquiste islamiche. È comandata dal capitano Zuhayr Shaykh e conta circa 500 uomini. La “Usama ben Zayd” coordina il lavoro di varie compagnie:

  • 2a) Compagnia “Muhammad Hussein Hallaq”, disertore “martire” a Hama. Operativa nell’area di Kfarnabuda, tra Hama e Idlib. Comandata dal tenente colonnello Ayman Hallaq. 25-50 uomini. A febbraio aveva catturato undici iraniani, poi rilasciati.
  • 2b) Compagnia “Ayman ben Hussein al Abdallah”, 25-50 uomini. Comandata dallo stesso Ayman Hallaq.
  • 2c) Compagnia “Lotta Sarmani”. Operativa a Khan Shaykhun, nella regione di Idlib. Comandata dal tenente colonnello Abdel Majid Ayub. 25 uomini.
  • 2d) Compagnia “Abu Ammar”. Operativa a Idlib, è comandata dal tenente colonnello Amin Abu Uthman. 15 uomini. Operava in modo autonomo fino alla morte del suo comandante Ahmad Mudir al Hussein lo scorso novembre. È poi confluita nella Usama ben Zayd.
  • 2e) Compagnia “Hasan al Hasan”. Comandata dal tenente colonnello Muhammad Ahmad Hamadi. 15 uomini.
  • 2f) Compagnia “Muhammad al Shaykh”. Comandata dal tenente colonnello Muhammad Baz. 15 uomini.
  • 2g) Compagnia “Khodr Sharif”. Operativa a Kfarnabuda. 15-20 uomini. Formatasi a dicembre scorso, ha poi annunciato la sua fusione nella Usama ben Zayd.
  • 2h) Compagnia “Musab al Sabea”. 30 uomini. A febbraio ha annunciato la sua fusione nella Usama ben Zayd.
  • 2i) compagnia “Izz ad Din”. Operativa a Idlib e comandata dall’ufficiale Jaafar Abdel Fattah Akrabo. 20 uomini. Formata a febbraio e poi unitasi alla Usama ben Zayd.
  • 2l) Compagnia “Suleiman”. A sud di Idlib, è comandata dal generale Radwan Madlush, ucciso il 14 novembre 2011. 50 uomini. Dopo la morte del generale Madlush si deve essere sciolta e i suoi membri sono confluiti nella Brigata Abulfida. I media del regime di Damasco affermano che Madlush è stato rapito da terroristi all’inizio di ottobre.
  • 2m) Compagnia “Qashush”, dal nome del “poeta della rivoluzione”, Ibrahim Qashush, il vigile del fuoco e scrittore popolare autore di una canzone cantata dai manifestanti in piazza. Ucciso, sgozzato, a Hama nel luglio 2011. Comandata dal capitano Ayman al Kurdi.

Nella regione di Idlib sono operativi circa 300 uomini così suddivisi:

1) Compagnia “Harmush”. Operativa a Jabal Zawiya. Capitano Yusuf ad Din Yahiya. 150 uomini. È descritta come “la più attiva brigata della regione”, fino a quando non si sono ritirati a dicembre in seguito all’offensiva governativa. “A gennaio hanno compiuto agguati e azioni mordi e fuggi”.

2) Compagnia “Hamza”. Comandata dal maggiore Abdel Sitar Yunis, è operativa a Idlib e dintorni.

3) Compagnia “Abu Bakr Siddiq”, dal nome del primo califfo dell’Islam nonché uno dei compagni del Profeta. Operativa a Idlib.

4) Compagnia “Darar ben Alazur”. Confluita nella Abu Bakr Siddiq dopo esser nata a gennaio 2012, è operativa a Sirmin. 15 uomini.

5) Compagnia “Muwaya”, dal nome di Muawiya ben Abi Sufiyan, uno dei conquistatori della Siria e primo califfo della dinastia omayyade, con capitale a Damasco. Operativa a Saraqeb. 50 uomini.

 

Nella regione di Damasco i membri dell’Esl sono attivi in due aree attorno a Zabadani, a ovest della capitale a ridosso del confine col Libano e a Duma, sobborgo a nord della città. Difficile ottenere informazioni sulla struttura interna dell’Esercito libero in quest’area. È operativa la Brigata “I liberi di Damasco” che conta poco meno di un migliaio di uomini.

 

Nella regione di Daraa operano non più di 300 uomini divisi in piccole compagnie.

1) Compagnia “al Omari”, dal nome dell’antica moschea di Daraa, primo rifugio dei dimostranti nel marzo 2011. Capitano Qays al Qataina. 100 uomini.

2) Compagnia “Nasser Salah ad Din”, Saladino il Vincitore. Operativa a Sanamayn. 25-50 uomini. Si coordinano con il capitano Qataina ma sono indipendenti.

3) Compagnia “Ahmad Khalaf”, dal nome di un ufficiale disertore. Operativa a Jiza. 25 uomini.

4) Compagnia “Martiri per la libertà”. Operativa a Musayfra. 25 uomini.

5) Compagnia “Maggiore Masri” dal nome di un altro ufficiale disertore. Operativa a Tasyil. 10 uomini.

 

Nella regione di Aleppo operano non più di 100 membri dell’Esl, così ripartiti:

1) Compagnia “Ababil”, da un termine che appare nella Sura dell’Elefante del Corano. La parola si riferisce agli stormi di uccelli, detti Ababil che fermarono l’avanzata dell’esercito degli Abissini contro La Mecca nel 570, parecchi decenni prima l’avvento dell’Islam. È comandata dal capitano Ammar al Wawi.

2) Compagnia “Libertà”. È comandata dal capitano Ibrahim Munir Majmur. 25-30 uomini.

 

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(4/05/2012)
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