LA PIAZZA BYFASCIST PER ASSAD

Giulietto Chiesa e Fulvio Grimaldi con Ugo Gaudenzi, l’associazione Zenit, Stato e Potenza, Socialismo Nazionale ed altri ancora. Anche Marinella Correggia nella piazza byfascist per il dittatore siriano?

Di Germano Monti

La manifestazione byfascist in sostegno del dittatore siriano Assad dello scorso 16 giugno a Piazza del Popolo ha avuto luogo e, come previsto, ha messo in mostra il museo degli orrori della convergenza rosso-bruna in nome dell’antimperialismo. Avremo tempo e modo di andare ancora più a fondo nell’analisi e nella denuncia politica di questa immonda contaminazione. Per ora, ci limitiamo a fornire qualche informazione sulla manifestazione, e che ognuno giudichi secondo la propria coscienza.
La manifestazione è stata promossa quasi esclusivamente in rete, dal sito Syrian Free Press, da un’apposita pagina Facebook e, naturalmente, dai siti e dai blog dei gruppi neofascisti. Alla fine della giornata, gli organizzatori hanno parlato di circa duecento partecipanti. Protagonista indiscusso, il “comunista siriano” Ouday Ramadan, detto Soso, portato avanti sia dal camerata Filippo Fortunato Pilato, di Forza Nuova, che da Maurizio Musolino, dirigente del PdCI, con il quale era il giorno precedente la manifestazione in quel di Pisa, dove hanno animato insieme un dibattito sulla Siria organizzato dalla locale Federazione della Sinistra.
In piazza, erano ben presenti i giovanotti dell’Associazione Zenit e di Controtempo (ben conosciuti, purtroppo, dagli studenti dei licei romani Righi e Tasso), quelli di Socialismo Nazionale e, naturalmente, Stato e Potenza. Non poteva mancare l’euroasiatista Stefano Bonilauri.
Fra i primi interventi, quello di Fulvio Grimaldi.

Più tardi, è intervenuto Giulietto Chiesa, anche lui per nulla imbarazzato dalla contiguità con i fascisti.

Fra gli interventi, particolarmente significativo quello del giovane Lorenzo Scala: indossa una camicia-uniforme, come gli altri di Stato e Potenza, che non fanno certo mistero di essere quello che sono.

Piccolo mistero, invece, quello che riguarda la giornalista del Manifesto Marinella Correggia: sulla pagina Facebook dell’evento, nelle ore successive la manifestazione, c’è stato un accenno di polemica perché alla Correggia e ad un gruppo di suoi amici – presenti alla manifestazione byfascist – sarebbe stato impedito di aprire uno striscione con scritto “Contro tutte le guerre”, nonostante un accordo preventivamente preso con gli organizzatori. Mai fidarsi dei fascisti, una “compagna” come la Correggia dovrebbe saperlo. Purtroppo, la pagina Facebook è stata repentinamente eliminata, così come da qualche giorno è stato eliminato dal sito Syrian Free Press del forzanovista Pilato il link agli scritti della stessa Correggia, azione necessaria per consentirle di chiedere solidarietà a sinistra per le critiche di cui è oggetto per il suo modo di fare “informazione”. Stranamente, però, la Correggia non ha chiesto solidarietà per l’imposizione che lei ed i suoi amici avrebbero subito a Piazza del Popolo. A meno che, naturalmente, lei dalla manifestazione byfascist si sia tenuta lontana e lo comunichi (anche se è già passata una settimana…), nel qual caso saremo felicissimi di pubblicare la notizia.

Per completezza di informazione, pubblichiamo il comunicato dell’Associazione Zenit:

I volti di una piazza

17 giugno 2012

Articolo a cura di Alessandro Catalano/NationalPopArt dell’Associazione Culturale Zenit

Le polemiche dei giorni precedenti alla manifestazione del 16 giugno in piazza del popolo per ribadire la solidarietà al popolo siriano e al legittimo presidente Assad si sono svelate essere un fuoco di paglia, le provocazioni dei vari pacifondai da tastiera sono rimaste su un monitor, appunto virtuali.
In piazza erano presenti tutti quelli che dovevano esserci, c’erano i cittadini siriani residenti in Italia, c’erano i ragazzi sinceramente antimperialisti dell’una e dell’altra parte politica, c’erano imam e patriarchi cristiani, c’erano le bandiere di tutti gli stati non allineati alle logiche economiche dell’impero stelle e strisce.
Soso, il factotum della manifestazione ha più volte ribadito, che il tempo dei “ne con Assad ne con la guerra” o dei distinguo è finito, magari per noi non era mai iniziato, ma positivo rilevare che anche altrove questa considerazione si stia affermando.
Con un ulteriore scatto politico in avanti affermiamo che il nostro sostegno non è solo in chiave “anti”, ma è una sincera presa di posizione affianco ai partiti Baath e a quel socialismo arabo che dai tempi di Nasser rappresenta la vera alternativa in medioriente.
Non indugiamo oltre e ci si vede tutti e di più alla prossima.
Evviva Assad!

Queste immagini, invece, fanno parte della fotogallery pubblicata da Stato e Potenza:

Per dare smalto ad una manifestazione byfascist, cosa c’è di meglio dell’intervento di una vecchia gloria come Ugo Gaudenzi, fondatore – con Serafino Di Luia ed altri personaggi della strategia della tensione negli anni 70 – dell’Organizzazione Lotta di Popolo, i “nazimaoisti” i cui slogan erano “Hitler e Mao uniti nella lotta” e “Viva la dittatura fascista del proletariato”? Difatti, fra gli interventi c’è anche quello di Gaudenzi.

Nei giorni successivi, sul suo blog, il garrulo Fulvio Grimaldi scriverà che la manifestazione è andata alla grande, “Al di là di qualche frammento di folklore nazionalbolscevico, di qualche infiltrato fascista, subito imboscato perchè schiacciato dall‘ antimperialismo autentico”. E’ bizzarro parlare degli organizzatori della manifestazione e della gran parte dei partecipanti come “infiltrati”, ma forse Grimaldi si è già confezionato la risposta da dare a chi, prima o poi, potrebbe chiedergli cosa ci faceva in piazza con i fascisti. Del resto, per lui non è la prima volta: vedi la manifestazione pro-Gheddafi davanti al Ministero degli Esteri del 30 agosto 2011, nonché la partecipazione, lo scorso 18 maggio, ad un incontro organizzato da quelli di “Indipendenza”, che possono a buon diritto essere considerati i progenitori del movimento rosso-bruno in Italia, avendo iniziato la loro attività nella prima metà degli anni 80. Se mi è consentito un ricordo personale: il primo ad indagare su “Indipendenza” fu Stefano Chiarini, incuriosito da quel gruppo che si diceva solidale con i popoli in lotta, pubblicava una di quelle che allora si chiamavano “fanzines” ed era molto interessato alla questione irlandese. Capito subito di chi e di cosa si trattava, Stefano se ne tenne sempre alla larga. A differenza di Grimaldi.

Che dire? In primo luogo, che i commenti soddisfatti apparsi sul forum di estrema destra Vivamafarka sono più che giustificati: era dal 1968 che qualcuno sognava di vedere “compagni e camerati insieme”, e finalmente c’è riuscito. Ma non basta: mentre chi si è impegnato per smascherare la deriva rosso-bruna viene sistematicamente diffamato, insultato e minacciato dai fascisti e dai loro compagni di piazza come Fulvio Grimaldi, cosa fa la cosiddetta Rete NoWar? Raccoglie firme in solidarietà con Marinella Correggia, la “povera Marinella” (come la chiama, affettuosamente, il camerata Fortunato), vittima di chi osa rimproverarle la sua “informazione” sfacciatamente faziosa e di parte, l’esatto contrario di quello di cui avremmo bisogno rispetto ad una situazione drammatica e difficile come quella siriana. E – forse – la strada per uscire dalla palude melmosa in cui lo schieramento byfascist ci sta facendo annaspare è proprio questa: avere il coraggio di fare un salto di qualità nel dibattito, lasciandosi alle spalle i ricatti ideologici di chi – per più di un anno – ha sequestrato il confronto sui drammatici avvenimenti siriani e, più, in generale, su tutte le “primavere arabe”. Il fatto che per lunghi mesi la sinistra, i movimenti di solidarietà, i pacifisti e l’associazionismo siano stati bersaglio di una campagna terroristica, tutta tesa ad imporre l’equazione Siria = Libia, ha determinato un enorme ritardo sia nell’analisi, che nell’iniziativa. Un ritardo che non sarà facile recuperare, perché ormai ci troviamo di fronte uno scenario profondamente diverso da quello dei primi mesi dell’Intifada siriana, uno scenario dove l’iniziale mobilitazione sociale e di massa contro il regime è sempre più costretta a cedere il passo alle armi, e quindi alle interferenze straniere, come era peraltro facilmente immaginabile, stante la bestiale repressione operata dal regime del clan Assad.
Ora che la realtà è sotto gli occhi di tutti ed il circuito byfascist visibile e definito, è possibile aprire un confronto non inquinato da elementi provocatori? Io credo di si, e continuerò a lavorare per questo.

Advertisements
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: