Come è organizzata l’opposizione interna in Siria

Una panoramica sulle forze siriane che si oppongono alla dittatura di Assad

di Agostino Loffredi – Il Journal

Osservatorio Italo Siriano 28 agosto 2012

Quando a metà agosto l’ex primo ministro siriano Riad Hijab, fuggito in Giordania dopo aver disertato, ha tenuto una conferenza stampa da Amman, uno dei messaggi che ha voluto trasmettere è sta una richiesta a tutte le forze rivoluzionarie interne alla Siria di unirsi e fare fronte comune.
Quando gli organi di informazione danno notizia della rivolta in Siria, fanno sommariamente riferimento al Libero esercito siriano, formato dai combattenti sul campo, e al suo presunto braccio politico, ovvero il Consiglio Nazionale Siriano, organismo fondato a Istanbul, in Turchia, la cui guida è da poco passata all’attivista curdo Abdul Baset Saidache.
In realtà se l’ex premier siriano ha invocato una maggiore unità del fronte rivoluzionario è perché quest’ultimo è molto più eterogeneo e frastagliato di come viene rappresentato, pur avendo come spina dorsale una lotta settaria tra i musulmani di fede sunnita, che in Siria sono la maggioranza, e gli alawiti, minoranza che detiene il potere essendo rappresentata dalla famiglia del presidente Assad. La causa alawita inoltre è sposata dall’Iran sciita che contro i sunniti è determinato a mantenere un contatto via terra con l’organizzazione Hezbollah del Libano, paese confinante con la Siria.
Detto questo, se la rivolta in Siria dura da oltre sedici mesi, senza che una delle due fazioni abbia mai dimostrato di poter avere il sopravvento, in parte dipende dalle divisioni interne all’opposizione.
Capire dunque chi sono e come sono organizzati gli oppositori interni di Assad, non solo aiuterebbe a comprendere l’evolversi di questa crisi, ma è anche fondamentale per la diplomazia occidentale che deve decidere verso quali forze rivoluzionarie siriane convogliare gli aiuti evitando che gli stati del Golfo acquistino un’influenza maggiore su chi immagina una nuova Siria più religiosamente radicale.
Qualche settimana fa il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un contributo di Nora Benkorich, ricercatrice e docente presso la cattedra di storia moderna del mondo arabo presso la Henry Laurens del Collège de France. Il suo dottorato presso l’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS), si concentra sulla storia della Siria baathista e, in base alle sue conoscenze, ha potuto aggregare l’attuale opposizione interna in Siria in cinque formazioni principali

1. Comitato generale della rivoluzione siriana (CGRS)

I CGRS è una rete di coordinamenti locali nata nell’agosto 2011 dalla fusione dell’Unione di coordinamento della rivoluzione siriana e i coordinamenti indipendenti. Il suo obiettivo è quello di organizzare: “la mobilitazione sul terreno, mettere in atto strategie di opposizione e unire le rivendicazioni”. E ‘di gran lunga la maggioranza in Siria, in quanto comprende centocinquanta coordinamenti locali.
La sua struttura organizzativa è piramidale. Al vertice ha un Consiglio rivoluzionario la cui unità decisionale è composta da 41 membri scelti tra i funzionari dei governatorati siriani, con sette uffici: un ufficio politico guidato da undici membri, tra cui Nidhal Darwish , Al-Suhayr Atassi e Khaled Al- Khani, un ufficio stampa, che informa i mezzi di comunicazione internazionali della situazione sul terreno, un ufficio degli archivi e delle statistiche, che pubblica rapporti giornalieri, un ufficio legale responsabile per l’elenco delle violazioni dei diritti umani, un ufficio logistico, che organizza l’assistenza umanitaria e lo smistamento dei feriti verso gli studi medici, e, infine, un’agenzia di traduzione. A valle sono stati creati quattordici Consigli nei governatorati. Sono composti da sette uffici identici a quelli del Consiglio Rivoluzionario, ad eccezione dell’Ufficio Politico che è sostituito da responsabili per la pianificazione e il coordinamento di eventi.
Il CGRS rivendica un patrimonio spirituale, culturale ed etico di derivazione islamica, pur rifiutando l’alleanza con i Fratelli Musulmani siriani (Ciò non toglie che alcuni membri di entrambi i gruppi talvolta cooperino)
Fino ad ora, il CGRS si è dimostrato decisamente ostile al Consiglio nazionale siriano (CNS) – che comprende la Fratellanza Musulmana – accusato di inefficacia.
Sul terreno, il CGRS coordina le sue attività con il Libero esercito siriano (FSA – Free Syrian Army).”Questo è un esercito ben organizzato, che rappresenta tutti i siriani” , ha detto Suhayb Al-Ali (uno pseudonimo), 30 anni, commerciante, responsabile dell’ufficio media a Rastan.

2.Comitati locali di coordinamento (CLC)

Fondati ad aprile 2011, i CLC, risolutamente laici, hanno gli stessi obiettivi della Commissione generale della rivoluzione siriana (CGRS), ma sono meno rappresentativi di questi ultimi. Comprendono una sessantina di coordinamenti locali. Sono più influenti su alcuni quartieri della capitale Damasco e a differenza del CGRS, i Comitati locali di coordinamento hanno dieci rappresentanti nel Consiglio nazionale siriano (CNS)

3.Comitato di coordinamento nazionale per il cambiamento democratico (CCNCD)

Il CCNCD è una coalizione politica rappresentata internamente da Hassan Abd Al-Azim e all’estero dall’attivista per i diritti umani, Haytham Manna. Del CCNCD fa parte anche il partito nazionalista curdo considerato il ramo siriano del PKK, che è diventato molto influente. A differenza dei due gruppi precedenti, non coordina tutte le attività sul campo, ma dispone di una rete di sostenitori soprattutto con sede a Damasco, Douma, Aleppo e nella regione di Hauran.
Sul fronte politico, il CCNCD è l’opposto di due precedenti gruppi, in quanto da un lato, i suoi leader sono disposti a negoziare con il regime per trovare una soluzione pacifica alla crisi e, d’altra parte, è contrario al Libero esercito siriano (FSA) e a qualsiasi azione violenta contro il regime, sostenendo che l’opposizione armata al regime non sta dando i suoi frutti. In questo senso, è anche contro ogni forma di intervento straniero.

4. I Fratelli musulmani siriani

Dall’inizio del 2012, la Fratellanza musulmana siriana, la cui leadership ha sede a Istanbul, cerca di mobilitare la propria rete di sostenitori. Ricordiamo che i dirigenti e gli attivisti dell’organizzazione hanno vissuto in esilio per più di trent’anni, a causa della feroce repressione che ha colpito il movimento dal 1980.
I loro interventi ruotano intorno a tre settori: militare (protezione dei civili e contro le offensive militari e para-militari pro-regime sotto la guida del Libero esercito siriano ), umanitario (assistenza medica e finanziaria alle vittime della repressione e le loro famiglie) e mediatico (trasmissione di video e dimostrazioni delle atrocità commesse dal regime attraverso i social network). Essi ricevono assistenza materiale dalla direzione dei Fratelli Musulmani che li supporta nell’acquisto di armi, munizioni e cibo. Alcuni oppositori accusano i Fratelli musulmani di attingere alla commissione umanitaria del Consiglio nazionale siriano (CNS) per finanziare i loro sostenitori, ma sembrano avere i propri fondi, essenzialmente forniti da monarchie del Golfo come il Qatar .
E ‘difficile conoscere la forza numerica dei battaglioni dei Fratelli Musulmani, ma secondo Anas, si trovano soprattutto nei governatorati del nord della Siria (Aleppo, Hama e Idlib). Come il CGRS e CLC, i Fratelli Musulmani sono contrari a un intervento straniero.

5. Jihadisti del fronte di Al-Nusra (FN)

L’ultimo gruppo è l’Al-Nusra – fondato nel mese di febbraio – che si presenta come la cellula siriana di Al-Qaeda. Il FN ha rivendicato la responsabilità per gli attentati suicidi di Damasco e Aleppo nei primi mesi del 2012. Questo gruppo è di gran lunga quello che preoccupa maggiormente la comunità internazionale, le minoranze religiose e l’opposizione laica in Siria, a causa del suo radicalismo. La FN si oppone a qualsiasi forma di cooperazione con i non-musulmani e sostiene la creazione di uno stato islamico governato dalle regole della Sharia. E ‘contro ogni forma di ingerenza straniera, percepita come un tentativo di dominare il paese.

 

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