LA RIVOLUZIONE SIRIANA E’ LA RIVOLUZIONE DI TUTTI

E’ meglio essere complici di un assassino o lottare contro di lui, anche correndo il rischio che si instauri un governo islamico?

Intervista con Aya Homsi, attivista italo-siriana – Prima parte

Di Germano Monti 

Aya Homsi è il volto della rivoluzione siriana più conosciuto in Italia. Attraverso blog e social network diffonde le notizie ignorate dai media tradizionali: ha fondato il gruppo “Vogliamo la Siria libera” ed in Siria è ricercata per la sua attività in favore della democrazia e contro il regime. In Italia, Aya è continuamente bersaglio di insulti e minacce da parte dei sostenitori del regime e dei loro alleati fascisti.

Chi è Aya Homsi?

Sono nata 25 anni fa a Bologna, figlia di immigrati originari di Aleppo. Mio papà è arrivato in Italia più di 40 anni fa per studiare qui, poi lo ha raggiunto mamma. Anche lei è di Aleppo, la seconda città della Siria. Fino al 2010, tornavamo in Siria almeno una volta l’anno. Sto per laurearmi in Scienze dell’Informazione e proprio all’Università è iniziato il mio attivismo politico, sull’onda dell’entusiasmo per le “primavere arabe”. La mia speranza era quella di vedere anche la Siria ribellarsi, conquistare la democrazia… e così è stato, per fortuna! Ma non sono brava a parlare di me…

Parlaci della Siria degli Assad prima dell’inizio della rivoluzione.

La Siria degli Assad, hai detto bene… è proprio solo la Siria di quella famiglia, e non della popolazione siriana. Ovunque si vedono piazze in suo onore, statue di tutta la famiglia Assad… e non a grandezza naturale, ma sempre statue giganti e ben visibili. Ovunque ti giri, sembra di essere nel Museo Assad, già quando arrivi all’aeroporto… appena l’aereo atterra, la prima cosa che vedi è Assad.
Il padre di Bashar Al Assad era salito al potere nel 1971 con un colpo di Stato, perciò il regime della famiglia Assad è nato come illegittimo. Successivamente, alla morte di Hafez al Assad nel 2000, Bashar ereditò la presidenza, violando persino (anche se per soli due mesi) la legge che stabiliva un’età minima di 35 anni per assumere la carica.
Da decenni la famiglia Assad assegna i posti più importanti dell´esercito e dei servizi segreti ai membri della famiglia. I livelli inferiori del potere siriano sono distribuiti tra gli alawiti (setta religiosa cui appartiene la famiglia Assad) e i quadri più fidati del partito Baath. La truppa di elite della Guardia Repubblicana, invece, è esclusivamente alawita. La Guardia, ancora non completamente coinvolta nel conflitto, visto che attende ordini alle porte di Damasco, è comandata dal fratello di Bashar, Maher al Assad.
Il clan Assad si muove all´unisono con quello dei Machluf. L´unione tra i due gruppi passa attraverso Anisa Machluf, madre di Bashar, e Maher Assad. Il fratello di Anisa, Muhammad Machluf, da decenni eminenza grigia del regime, è la persona che finora ha fortemente influenzato tutte le decisioni strategiche del regime. Anche i due figli di Muhammad, Rami e Hafez Machluf, cugini dei fratelli Assad, gestiscono leve fondamentali del potere. Hafez guida i servizi segreti e il fratello Rami, l’uomo più ricco del paese, controlla o influenza il 60 percento dell´economia siriana.

Quali sono i soggetti sociali che hanno iniziato e portato avanti la rivoluzione?

La rivoluzione siriana è la rivoluzione di tutti. Dagli operai ai commercianti, dalle famiglie overe a quelle benestanti, dai neonati agli anziani, da chi non si è mai occupato di politica a chi ha lavorato vicino al dittatore. E’ la rivolta di tutti, ed ora nel nostro Paese esiste una sola distinzione: chi sostiene il dittatore e la violenza e chi ama la democrazia e la libertà.

Nella rivoluzione siriana si possono distinguere due fasi: la prima è stata quella degli scioperi e delle manifestazioni pacifiche, la seconda quella della lotta armata e della guerra civile in corso. Come è avvenuto questo passaggio?

La situazione è precipitata per tanti motivi, compresa l’indifferenza delle democrazie occidentali. Il regime, per far credere al suo “riformismo”, propagandava la scarcerazione dei dissidenti, mentre liberava dalle carceri migliaia di criminali comuni, di assassini, con il permesso di fare quello che volevano nelle città: stupri, rapine, violenze… con lo scopo di spaventare la popolazione e convincerla che solo Assad può garantire la sicurezza. Per non parlare delle navi russe cariche di armi per l’esercito di Assad e dei mercenari iraniani… tutto questo oltre alla frustrazione per le migliaia di vittime, che si aggiungevano giorno dopo giorno. Ad un certo punto, soldati dell’esercito regolare hanno cominciato a disertare e formare piccoli gruppi per cercare di difendere le città più colpite dalla repressione e dalla violenza del regime. Ovviamente, disertavano portandosi le armi di cui erano in possesso.. .

Tu sei una giovane donna, con una formazione culturale laica e di sinistra. Non temi una deriva fondamentalista e confessionale della rivoluzione siriana?

Ho molto più paura che la Siria rimanga una dittatura in mano ad un tiranno che fino ad oggi ha fatto 30.000 vittime accertate, per non parlare delle 80.000 vittime fatte dal padre. E’ meglio essere complici di un assassino o lottare contro di lui, anche correndo il rischio che si instauri un governo islamico? Il popolo siriano continuerà a scendere nelle piazze ed a lottare, fino a quando non ci sarà un Paese democratico, libero ed eguale nei confronti di tutti… e questo sia oggi che domani.

FINE DELLA PRIMA PARTE

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