GAZA? NO: YARMOUK.

Per chi la conosce ora è irriconoscibile, la strada più affollata che esisteva a Yarmouk e forse in tutta Damasco, era piena di negozi e gente, brulicante di vita. Questo è quel che ne rimane dopo i bombardamenti e gli scontri dei giorni scorsi…:

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APPELLO URGENTE: MISSIONE INTERNAZIONALE A GAZA


Fra poche settimane, la missione internazionale “Benvenuti in Palestina 4” partirà per la Striscia di Gaza. Si tratta di una missione già programmata da tempo, nel quadro delle iniziative internazionali per far cessare l’assedio e restituire ai Palestinesi di Gaza il loro diritto alla libertà di circolazione. Alla luce degli ultimi, terribili avvenimenti, la missione – composta da 100 attivisti francesi, belgi, italiani, statunitensi, svizzeri ed egiziani – si carica di altri obiettivi, primo fra tutti quello di portare ai nostri fratelli palestinesi un aiuto concreto, perché la solidarietà internazionalista non è solo “chiacchiere e distintivo”. Abbiamo ricevuto dagli ospedali di Gaza una lunga lista di medicinali e strumenti che scarseggiavano o mancavano del tutto ancora prima dell’ultima, devastante aggressione israeliana ed intendiamo portarne con noi la maggiore quantità possibile. I compagni francesi si sono impegnati per l’acquisto di un defibrillatore e di altri materiali per l’ospedale Al Shifa, noi concentreremo i nostri sforzi verso l’ospedale Al Awda e la rete sociale e sociosanitaria dell’Union of Health Work Committees di Gaza, con la quale siamo in contatto sin dai tempi di “Piombo Fuso”. Lanciamo, quindi, un appello urgente a tutti gli amici e le amiche della Palestina, della libertà e della giustizia affinché sottoscrivano per aiutarci a realizzare questa missione di solidarietà.

Potete sottoscrivere on line con carta di credito, direttamente dal sito http://www.freedomflotilla.it, cliccando sull’icona “Donate” e seguendo le istruzioni, oppure sul conto corrente bancario 5000 1000 65881 di Banca Prossima S.p.A., intestato a “Associazione Dima”, codice IBAN IT83 Q033 5901 6001 0000 0065 881. Le donazioni on line vengono notificate automaticamente ed immediatamente. Per chi effettua bonifici bancari, invece, per essere inserito nell’elenco dei donatori bisogna inviare una mail con la comunicazione e l’importo del versamento a roma@freedomflotilla.it. IMPORTANTE: se effettuate il bonifico bancario dal vostro computer, vi invitiamo a non utilizzare il copia-incolla per inserire nel bonifico il codice IBAN, perché capita che il codice non venga letto correttamente e vi ritorni un avviso di IBAN inesistente. In quel caso, siete pregati di inserire il codice manualmente.

UN ALTRO GIORNO NERO A YARMOUK

12.11.2012 – Nelle ultime ore, violenti combattimenti si sviluppano nei dintorni del campo palestinese di Yarmouk. Le violente esplosioni scuotono l’intero campo, vittima di nuovi bombardamenti all’interno. Fino ad ora, 6 persone sono state tragicamente martirizzate, fra i quali una bambina di 6 anni (foto in alto). Questi, invece, sono i nomi dei due Palestinesi del campo di Daraa assassinati lo scorso 10 novembre dalle forze del dittatore Assad: Nayif Sheikh Qassem, 19 anni, studente di medicina  e Zahir Sheikh Qaseem, 19 anni, studente di ingegneria. Qui sotto, una loro foto.

 

 

SIRIA: LA VERITA’


Una rivolta pacifica contro una dittatura quarantennale, una repressione feroce, fatta di stragi, arresti, torture, sparizioni. La rivolta si trasforma in lotta armata e il conflitto assume le caratteristiche di una guerra civile, in un Paese-chiave del Vicino Oriente dove ogni potenza – globale o regionale – gioca cinicamente le sue carte sulla pelle di un popolo che chiede solo libertà e dignità.
Venti mesi di sangue in Siria, venti mesi di atrocità e di colpevole distrazione della solidarietà internazionale. Venti mesi di bugie, propaganda e disinformazione, un muro di omertà che in pochi hanno tentato di superare, mettendo in gioco la propria vita.

VENERDI’ 23 NOVEMBRE, ALLE 17.00, A ROMA

IN VIA BALDASSARRE ORERO, 61 (CASAL BERTONE)

INCONTRO PUBBLICO CON

AMEDEO RICUCCI (Inviato speciale RAI in Siria)
CRISTIANO TINAZZI (Il Messaggero)
AYA HOMSI (blogger italo-siriana)

Coordina Germano Monti (http://www.vicinoriente.wordpress.com)

Saranno proiettati video inediti da Aleppo ed altre zone di guerra in Siria

http://www.vicinoriente.wordpress.com
vicinoriente@libero.it

IN SIRIA I MASSACRI DI PALESTINESI CONTINUANO. NASCE LA BRIGATA “AL ASSIFA” DEL FREE SYRIAN ARMY.

 

Nouredine Al Talal, 10 anni, martire a Yarmouk

La ricostruzione degli ultimi eventi nel campo palestinese di Yarmouk è ancora più difficile del solito. A parte l’ormai consueta omertà dei siti italiani “solidali” con la Palestina ed i palestinesi, questa volta è arduo anche trovare notizie affidabili sui media internazionali.
I fatti, per la verità, appaiono chiari: almeno venti Palestinesi sono stati uccisi da un pesante bombardamento che ha colpito un’area del campo di Yarmouk. Appaiono chiari anche gli autori del massacro: i militari del regime di Assad. Quel che appare meno chiaro è il contesto in cui è maturata questa ennesima strage di Palestinesi in Siria, peraltro preceduta e seguita da altri episodi analoghi.
Per farsi un’idea sugli ultimi avvenimenti, occorre fare un passo indietro. Sin dall’inizio della rivolta in Siria, le organizzazioni palestinesi hanno cercato di evitare il coinvolgimento dei rifugiati in quel Paese, che sono oltre mezzo milione, 150.000 dei quali nel solo campo damasceno di Yarmouk. Se Hamas – dopo mesi dall’inizio della rivolta e della sanguinosa repressione – ha tagliato il cordone ombelicale che da molti anni la legava al regime di Damasco, evacuando il suo quartier generale e schierandosi con la rivolta popolare, l’ANP di Fatah ha mantenuto un profilo bassissimo e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (che mantiene il suo quartier generale a Damasco) ha riaffermato il suo sostegno al regime “contro le interferenze esterne”, sia pure con toni piuttosto dimessi e senza esporsi molto, nella consapevolezza della popolarità fra i Palestinesi (e fra i suoi stessi militanti) della rivoluzione siriana. (altro…)

Siria. La nuova diaspora dei rifugiati palestinesi

Da www.osservatorioiraq.it

Un rapporto della PAHRW rivela le condizioni dei rifugiati palestinesi in Siria, in fuga a causa del conflitto e diretti verso paesi che non li vogliono. Profughi due volte, costretti a una nuova diaspora.

di Cecilia Dalla Negra

1.837 famiglie, per un totale di 8 mila persone, di cui oltre 3 mila bambini: sono questi i numeri che descrivono la nuova diaspora dei rifugiati palestinesi costretti a fuggire dalla Siria a causa dell’intensificarsi della crisi, e diretti in Libano.
Rifugiati da sempre, oggi doppiamente profughi, lasciano i campi dove sono nati e cresciuti per raggiungere la Giordania, la Turchia, il Libano, in cerca di un posto più sicuro in cui stare.
Ed è in Libano che si è svolta la ricerca sul campo della Palestinian Association for Human Rights ‘Witness’ (PAHRW) che avverte: la situazione è esplosiva e il numero di chi è in fuga “destinato ad aumentare”.
Svolta con il patrocinio dell’Unicef, la ricerca ha raccolto le testimonianze dei rifugiati palestinesi arrivati in Libano fino al 3 settembre scorso. Un lavoro che è stato reso possibile grazie alla collaborazione di diverse Ong e dei Comitati popolari dei campi libanesi, che da mesi, insieme all’Unrwa, forniscono assistenza diretta a queste famiglie.
Un lavoro prezioso ma insufficiente: se è difficile immaginare luoghi come Shatila, Nahr-el Bared o Burj el-Barajneh affollati da più persone di quante già non ne ospitino, è quasi impossibile credere che le strutture dell’Unrwa – l’unica a fornire assistenza sanitaria e scolastica ai rifugiati palestinesi in Libano – siano in grado di accogliere anche questa nuova, pressante domanda.

LA SITUAZIONE IN SIRIA

I rifugiati palestinesi sono presenti in Siria dal 1948. Arrivati in seguito alla ‘Nakba’, si tratta secondo le stime dell’Unrwa di circa 500 mila persone, dislocate in 9 campi profughi ufficiali e 3 campi non ufficiali. (altro…)

UNA PICCOLA STORIA IGNOBILE: IL SILENZIO SUI RIFUGIATI PALESTINESI IN SIRIA

La Palestina non potrà mai essere libera mentre il popolo arabo vive sotto regimi repressivi e reazionari. La strada per una Palestina libera passa per una libera Siria, nella quale i Siriani vivano nella dignità.
(Dichiarazione del dicembre 2011 sottoscritta da decine di attivisti e bloggers palestinesi, fra cui Ali Abunimah, Asmaa Al Ghoul, Budour Hasan, Huwaida Arraf, Mira Nabulsi, Nadine Darwish)

Di Germano Monti

Nella tragedia che si sta consumando da quasi due anni in Siria, esiste un elemento che viene ostinatamente taciuto dall’informazione mainstream ed anche da quella “alternativa”: la situazione dei rifugiati palestinesi, che in Siria sono circa mezzo milione, fra quelli ufficialmente registrati dall’UNRWA e quelli de facto. Anche l’interesse del mondo della solidarietà internazionalista, che dovrebbe rivolgersi alla realtà sul campo dei rifugiati palestinesi in Siria, mantiene su questa realtà il più rigoroso silenzio. Salvo rarissime eccezioni, i comitati e le associazioni di solidarietà con il popolo palestinese, così come i principali siti di informazione sulla Palestina, omettono sistematicamente persino di informare su quello che avviene.
Già nell’agosto 2011, quando la rivolta siriana non aveva ancora intrapreso la via della lotta armata, il campo palestinese della città portuale di Latakia era stato oggetto di un brutale attacco da parte dei militari siriani, che lo colpirono con l’artiglieria da terra e dal mare, costringendo alla fuga migliaia di rifugiati. L’analista palestinese Budour Assan scrisse che “sin da febbraio nel campo di Yarmouk si sono tenute proteste in solidarietà con le città siriane assediate (…) il campo ha partecipato allo sciopero generale di Damasco il 29 maggio 2012. Le proteste non sono state attaccate dalle forze di sicurezza siriane, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il rapimento e l’uccisione di 13 palestinesi combattenti dell’Esercito di Liberazione Palestinese del campo profughi di Nayrab ad Aleppo. Anche se l’identità degli assassini è sconosciuta, le uccisioni hanno scatenato una protesta di grandi dimensioni a Yarmouk il 12 luglio, e una protesta ancora più grande il giorno successivo. Slogan come “Dio benedica l’Esercito Siriano Libero”, “Dalla Siria alla Palestina, un solo popolo” e “Viva la Siria, abbasso Assad” sono echeggiati nelle strade del campo. L’esercito siriano ha aperto il fuoco contro i manifestanti e per la prima volta sono scoppiati scontri tra l’esercito del regime e il Free Syrian Army all’interno del campo, segnando un significativo punto di svolta. Il Comitato di Coordinamento Locale del campo di Yarmouk ha fatto appello per proteste di massa e per uno sciopero generale per protestare contro le uccisioni. Jihad Makdissi, il portavoce del ministero degli Esteri siriano, ha descritto i Palestinesi in Siria come “ospiti” e cinicamente detto loro di lasciare la Siria per una delle democrazie arabe“.
Di tutto questo, sui media importanti e sui siti “pro Palestina” italiani non si è proferito parola, così come sui successivi massacri – sempre da parte delle truppe e dei miliziani di Assad – di Palestinesi nel campo di Yarmouk ed in altri campi palestinesi in Siria, come quelli di Daraa e di Hoseineh. Ad oggi, i Palestinesi assassinati dall’esercito e dai miliziani shabiha di Assad sono più di 500, il triplo dei Palestinesi assassinati dall’esercito e dai coloni israeliani nello stesso arco di tempo. (altro…)