IN SIRIA I MASSACRI DI PALESTINESI CONTINUANO. NASCE LA BRIGATA “AL ASSIFA” DEL FREE SYRIAN ARMY.

 

Nouredine Al Talal, 10 anni, martire a Yarmouk

La ricostruzione degli ultimi eventi nel campo palestinese di Yarmouk è ancora più difficile del solito. A parte l’ormai consueta omertà dei siti italiani “solidali” con la Palestina ed i palestinesi, questa volta è arduo anche trovare notizie affidabili sui media internazionali.
I fatti, per la verità, appaiono chiari: almeno venti Palestinesi sono stati uccisi da un pesante bombardamento che ha colpito un’area del campo di Yarmouk. Appaiono chiari anche gli autori del massacro: i militari del regime di Assad. Quel che appare meno chiaro è il contesto in cui è maturata questa ennesima strage di Palestinesi in Siria, peraltro preceduta e seguita da altri episodi analoghi.
Per farsi un’idea sugli ultimi avvenimenti, occorre fare un passo indietro. Sin dall’inizio della rivolta in Siria, le organizzazioni palestinesi hanno cercato di evitare il coinvolgimento dei rifugiati in quel Paese, che sono oltre mezzo milione, 150.000 dei quali nel solo campo damasceno di Yarmouk. Se Hamas – dopo mesi dall’inizio della rivolta e della sanguinosa repressione – ha tagliato il cordone ombelicale che da molti anni la legava al regime di Damasco, evacuando il suo quartier generale e schierandosi con la rivolta popolare, l’ANP di Fatah ha mantenuto un profilo bassissimo e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (che mantiene il suo quartier generale a Damasco) ha riaffermato il suo sostegno al regime “contro le interferenze esterne”, sia pure con toni piuttosto dimessi e senza esporsi molto, nella consapevolezza della popolarità fra i Palestinesi (e fra i suoi stessi militanti) della rivoluzione siriana. Tutte le fazioni palestinesi, comunque, sono state unite nel lanciare appelli affinché i rifugiati dei campi non fossero coinvolti nel conflitto siriano. In questo quadro, fa eccezione il Fronte Popolare – Comando Generale di Ahmed Jibril, nato da una vecchia scissione “militarista” del FPLP e strettamente dipendente dal regime siriano.
Il Fronte Popolare – CG (che dal 1974 non fa parte dell’OLP) è inesistente nei territori palestinesi occupati nel ’48 e nel ’67, mentre ha una certa presenza nei campi palestinesi in Libano ed in Siria. L’ultima azione condotta dal FP-CG contro gli Israeliani risale ad un quarto di secolo fa, dopodiché il suo ruolo si è limitato alla collaborazione con le milizie di Hezbollah in Libano, cui, peraltro, ha apportato un contributo molto modesto. In effetti, si tratta più che altro di una milizia parallela del regime siriano, alla quale erano affidati anche il controllo e l’ordine pubblico nei campi palestinesi in Siria. Dall’inizio della crisi siriana, nonostante gli inviti alla calma ed alla “neutralità” delle organizzazioni palestinesi, nei campi dei rifugiati in Siria sono andati crescendo il sostegno ai rivoltosi e la partecipazione di attivisti palestinesi alle manifestazioni contro Assad, il quale ha risposto alla sua maniera, inviando l’esercito e le milizie shabiha contro i campi.
Il FP-CG si è fatto parte attiva nella repressione, il discredito nei suoi confronti da parte dei rifugiati è andato crescendo e sembra che molti militanti abbiano disertato dall’organizzazione. Gli eventi degli ultimi giorni, dunque, sono lo sviluppo della situazione che è andata determinandosi fra i Palestinesi nei campi siriani, una parte dei quali continua a sostenere il regime di Assad, contro un’altra parte schierata con i rivoluzionari.
L’ultimo massacro è conseguente alla comunicazione ufficiale della formazione della prima brigata palestinese affiliata al Free Syrian Army, chiamata – non a caso – Al Assifa (la Tempesta), come il vecchio braccio armato di Al Fatah di Yasser Arafat. Dopo alcuni scontri fra i combattenti di Al Assifa ed i miliziani del FP-CG, sono arrivati i bombardamenti dell’artiglieria e degli elicotteri siriani su Yarmouk e su altri campi di rifugiati in Siria.
Alla luce di questi fatti, dovrebbe essere evidente a tutti quanto non abbia la minima ragion d’essere il vecchio refrain della Siria di Assad come alleata e grande protettrice dei Palestinesi e della loro lotta di liberazione, perché è un ben strano alleato e protettore quello che ti perseguita e ti massacra, proprio come il nemico sionista che afferma di voler combattere insieme a te. Nei fatti, la solitudine del popolo palestinese – a livello di governi e istituzioni internazionali – è oggi più profonda che mai. Come quella del popolo siriano.

I nomi di alcuni dei martiri di Yarmouk:

1. Nader Khalil Jomaa
2. Khaled Hassan Amayri
3. Tariq Sherif Issa
4. Nahed Yunes
5. Tariq Abu Talib
6. Rehab Jaber
7. Amar Yahya Kassim
8. Mohammed Zuhair Nassif
9. Noureddine Talal
10. Mohammed Yasser Adnan Dawood
11. Saad Zayed
12. Khaled Zaki Hijo
13. Fadia Hussein
14. Suzanne Saleh
15. Khaled Abu Abdo                                                                                  

 

Un pulmino che percorreva la strada 30 del campo di Yarmouk è stato colpito da una granata: almeno 7 le vittime, tutte palestinesi.

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