L’AUTORITA’ PALESTINESE CONDANNA IL REGIME SIRIANO PER IL BOMBARDAMENTO DI YARMOUK. IL COLLABORAZIONISTA JIBRIL FUGGE DA DAMASCO

yarmuk shell

L’agenzia palestinese Ma’an informa che l’Autorità Palestinese, attraverso le parole di Yasser Abed Rabbo, condanna il regime siriano per il bombardamento del campo profughi di Yarmouk, dove le vittime palestinesi sono almeno 25.
Riteniamo Bashar Assad ed il suo regime responsabili per questo crimine nel campo di Yarmouk, che dimostra con chiarezza che quel regime non conosce limiti nella sua volontà criminale di uccidere e distruggere” ha detto Rabbo all’agenzia Reuters, aggiungendo che “la comunità internazionale deve porre fine a questo sistema di assassinio e terrorismo in Siria prima che incendi l’intera regione“.
L’agenzia Ma’an informa anche che l’avanzata dei ribelli siriani e dei combattenti palestinesi della Brigata Al Assifa ha indotto il palestinese collaborazionista Ahmed Jibril e suo figlio a lasciare precipitosamente Damasco. Le milizie del Fronte Popolare – Comando Generale di Jibril sono attive nella repressione insieme all’esercito ed alle squadracce di shabiha del regime.

FONTE: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=548424

 

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L’AVIAZIONE DI ASSAD BOMBARDA YARMOUK

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Il campo palestinese di Yarmouk è stato bombardato dall’aviazione di Assad. I Palestinesi segnalano “decine di martiri”, mentre l’ospedale Bassel – nonostante sia stato colpito ieri dai bombardamenti – cerca di fronteggiare l’emergenza. Ieri erano stati segnalati movimenti di mezzi corazzati del regime nelle vicinanze del campo ed una forte esplosione, probabilmente un’autobomba, in Uruba Street, con gravi danni agli edifici ma nessun ferito. Sulla pagina Facebook http://www.facebook.com/pages/Palestinians-in-syrian-situation/309385155817477?fref=ts è possibile vedere, oltre alle fotografie, un video sugli effetti del bombardamento che Youtube ha sottoposto a restrizioni a causa della crudezza delle immagini.

La Siria e il movimento pacifista

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di Piero Maestri

Lettera ai siriani e alle siriane che si battono per la libertà e contro la dittatura. I limiti profondi della solidarietà internazionale, il rischio dell’intervento internazionale, la necessità di un’iniziativa efficace

Carissime/i,
in questi ultimi 20 mesi ci siamo incontrati diverse volte con alcune/i di voi nelle manifestazioni contro il regime e per la pace giusta in Siria. Altre/i di voi non le/li conosco personalmente, ma vi sento comunque amiche e amici, perché condivido le vostre scelte, la vostra speranza, la vostra voglia di libertà e giustizia.
Provo a scrivervi questa lettera perché mi addolora il sentimento che molti di voi provano, e che bene ha espresso Shadi Hamadi scrivendo (rivolto a “noi” – pacifisti, europei, donne e uomini che hanno la fortuna di non vivere sotto le bombe..) “che cosa devono fare i Siriani per meritare la vostra solidarietà?”, esprimendo così il vostro “profondo senso di sofferenza e solitudine, proprio quello che provano i nostri fratelli in patria”.
Mi chiedo allora non come possiamo fare a farvi sentire meno sole/i, e nemmeno a come “lenire” le vostre sofferenze (solo una Siria in pace e senza dittatura può farlo, mi pare), ma vorrei provare a spiegare cosa provano molte/i di noi – o almeno cosa provo io – e cosa potremmo fare insieme. (altro…)

Lama, ti prego, scusami, non sapevo che saresti morta presto…

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Dall’associazione Zaatar

Il campo di Yarmouk, come molte zone del sud di Damasco, sembra arrivato alla battaglia finale, non c’è elettricità, non c’è carburante, non c’è pane… da due giorni i bombardamenti e gli scontri sono intensi e continui, temiano fortemente per la vita dei nostri amici del Jafra Foundation, uno dei responsabili è stato colpito da vicino. Scrive: “oggi i bombardamenti ci sono stati di fronte al mio palazzo mentre ero li, così ho perso molte cose care al di là delle finestre del mio appartamento, ho perso un amico della mia strada e un altro è stato ferito ma la cosa più terribile è stato perdere la ragazzina che mi tormentava sempre con le sue grida e la sua voce alta quando giocava con gli altri bambini. Ad essere onesti non mi piaceva perché non potevo mai riposare in pace quando ne avevo voglia… giocava sempre e gridava e scocciava gli altri bambini e io le sgridavo sempre e diverse volte sono andato dalla sua famiglia per lamentarmi di lei, suo fratello e gli altri ragazzini.. oggi è morta con suo fratello e l’ho trasportata qui con le mie mani senza riconoscerla perché la sua testa era … completamente distrutta… Lama, ti prego, scusami, non sapevo che saresti morta presto… Se lo avessi saputo ti avrei lasciato giocare e urlare quanto volevi… Lama, mi dispiace tanto…

W.”

Ieri è stato colpito il Bassel Hospital di Yarmouk, sembra distrutto:
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.385083978247594.91593.309385155817477&type=1

Oltre ai bombardamenti un auto è esplosa in 30th street, fortunatamente senza causare vittime, in 15th street ci sono cecchini. Scontri ovunque…

Oltre alla piccola Lama e suo fratello, è stata uccisa una donna Sahar Hasan e un giovane Majed Hamis…

Altre informazioni in inglese su:
http://www.facebook.com/pages/Palestinians-in-syrian-situation/309385155817477

La pagina è aggiornata da palestinesi del campo che conosciamo bene e di cui non possiamo rivelare l’identità per motivi di sicurezza.

A YARMOUK E’ MARTIRIO SENZA FINE. I PALESTINESI UCCISI IN SIRIA SONO 733.

Qualcuno si chiede perché ci ostiniamo a pubblicare i nomi e le immagini dei Palestinesi assassinati in Siria, quando è del tutto evidente che ai movimenti ed all’associazionismo italiano – salvo rarissime eccezioni – non gliene importa nulla. La risposta è semplice, persino ingenua: non esistono Palestinesi di serie A (quelli vittime dell’occupazione sionista) e Palestinesi di serie B (quelli vittime del regime “laico ed antimperialista” di Bashar Assad). Esistono i Palestinesi, vittime della ferocia dell’occupazione israeliana e di quella dei regimi arabi, compreso quello siriano. Pubblichiamo questi nomi e queste immagini perché,  anche se non possiamo rendere loro giustizia, questi uomini, donne e bambini non siano soltanto dei numeri senza nome e senza volto. 

Yasser e Lama, fratello e sorella uccisi ieri dai bombardamenti nel campo palestinese di Yarmouk, alla periferia di Damasco. 733 i Palestinesi uccisi in Siria fino a poco fa.

yasser e lama

 

Sahar Hasan, madre del martire Enas Shuraitah, ucciso nel giugno 2011 sulle Alture del Golan dall’esercito israeliano, a sua volta uccisa oggi dai bombardamenti sul campo di Yarmouk

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Kasem Abu Salem, 22 anni, ucciso ieri dai bombardamenti nel campo di Yarmouk

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Mohammed Yusuf, 26 anni, ucciso ieri dai bombardamenti sul campo di Yarmouk

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ANCORA DALL’EGITTO, SUGLI SCONTRI DEL 5 DICEMBRE

Abbiamo tradotto questo articolo di Zenobia, la blogger egiziana che segue in diretta gli eventi del suo Paese e che fornisce informazioni molto dettagliate ed inquietanti. Da queste informazioni, appare evidente come le violenze siano state scatenate dai Fratelli Musulmani, aizzati dai loro dirigenti contro i manifestanti dell’opposizione, ed appaiono evidenti anche i grossolani tentativi di strumentalizzazione persino dei martiri dell’opposizione. Soprattutto, è inquietante la volontà dei dirigenti della Fratellanza di istigare i propri seguaci alla “guerra santa” contro gli oppositori.

A proposito dei Martiri degli scontri del 5 dicembre

Di Zenobia – http://egyptianchronicles.blogspot.it/

I nostri martiri ed i vostri martiri in cielo, mentre i vostri morti sono all’inferno“: si, siamo arrivati a questo grado di dialogo in Egitto.
Non so da dove cominciare, ma Egiziani hanno ucciso e ferito altri Egiziani mercoledì scorso, e la leadership dei Fratelli Musulmani sta facendo del suo meglio per usare i martiri che sono stati uccisi, compresi i martiri della Fratellanza, per alimentare la rabbia dei loro seguaci nel peggiore dei modi, anche mentendo.
Nel giro di tre giorni, la direzione della Fratellanza Musulmana ha parlato prima di 5 martiri, poi di 6 e infine di 8 (…), ma venerdì abbiamo visto solo 3 bare nella moschea di Al Azhar, nonostante ufficialmente dicessero che i morti erano 6!
La triste ironia è che Mohamed Badie, la guida suprema, ha parlato presso la sede dei Fratelli Musulmani a Moktam e dietro di lui c’era un grande poster con i cosiddetti martiri della Fratellanza. Il grande poster includeva la foto di un ferito che non è un membro della Fratellanza e che attualmente lotta contro la morte! La foto è quella di Ahmed Fassial, un dimostrante anti-Morsi, attualmente in coma perché colpito alla testa da proiettili provenienti, presumibilmente, dalla parte dei Fratelli Musulmani!

Ahmed Fassial photo

La foto di Fassial dietro Badie

Dalla parte dei manifestanti si contano almeno 4 martiri, tra cui un cristiano, membro del partito Wafd, ed anche un povero ragazzo alla cui famiglia i Fratelli Musulmani hanno detto che avrebbero pagato il funerale, a condizione che dicessero che era un membro della Fratellanza Musulmana! ! Ci sono due uomini morti viventi, in stato di morte clinica: El Hossainy Abu Deif e Ahmed Fassial, quello di cui ho parlato in precedenza. Ma noi non li usiamo per far aumentare ancora la tensione. Noi siamo arrabbiati per loro e per i martiri musulmani, morti per colpa di questo modo di fare politica! Io sono arrabbiata perché so che i diritti di questi martiri sono persi per sempre.
Nessuno ha smentito che ci siano stati colpi di arma da fuoco da entrambi i lati, ma chi è che ha cominciato e perché? (altro…)

DICEMBRE 2012: KERENSKY AL CAIRO

L’insopportabile provincialismo dei nostri media mainstream ha messo in secondo piano quello che sta avvenendo in Egitto, dove il braccio di ferro fra i sostenitori del Presidente Morsi e le forze dell’opposizione non accenna a placarsi. Il tentativo di Morsi e dei Fratelli Musulmani – con la complicità dell’esercito – di normalizzare la rivoluzione e di impadronirsi di tutte le leve del potere ha provocato la reazione di tutte le forze dell’opposizione laica, liberale e marxista, ma anche di molti musulmani democratici. Contro questa opposizione, i Fratelli Musulmani hanno scatenato le loro squadracce, come si può vedere da queste immagini, riprese dal blog Egyptian Chronicles, gestito dalla giovane Zenobia.
Qui possiamo vedere uno squadrone dei Fratelli Musulmani, inquadrato quasi militarmente, in marcia a passo di carica verso i manifestanti dell’opposizione:

In questo video, precedente gli scontri, un gruppo di sostenitori di Morsi se la prende con le donne in marcia verso il palazzo presidenziale, fra le quali si riconosce Shahenda Maklad, molto nota in Egitto:

Questa, invece, è una foto di Ola Shahba, compagna dell’Alleanza Popolare Socialista, sequestrata e picchiata selvaggiamente dagli squadristi di Morsi. Anche il suo compagno, Ramy Sabry, è stato sequestrato e torturato per ore dagli squadristi:

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Questo è  Mohamed Said Ramadan , ingegnere di 37 anni:

foto1b

Questa immagine mostra alcuni uomini sequestrati dai Fratelli Musulmani, trattenuti e maltrattati per ore, senza che la polizia intervenisse.

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In quest’altro video, infine, si vede la vera e propria battaglia di strada fra i giovani rivoluzionari e le squadracce dei Fratelli Musulmani, che hanno fatto uso anche di armi da fuoco.

Queste immagini lasciano poco spazio all’immaginazione. In Egitto è il momento di Kerensky, un Kerensky islamico: gli auguriamo la stessa fine del suo predecessore.

Il testo dell’articolo di Zenobia ed altre testimonianze filmate su http://egyptianchronicles.blogspot.it/

UNA CHIAMATA DI CORREO

Colpo di scena nella telenovela “Rossobruni e Stalinisti”

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Di Germano Monti

Un lungo articolo di Ciro Brescia, intitolato “Indissolubilmente antifascisti e antimperialisti” (http://albainformazione.wordpress.com/2012/12/04/antifascismo-e-antimperialismo-sono-indissolubili), ripropone la questione delle relazioni pericolose fra fascisti in versione rossobruna e stalinisti di varia estrazione, emersa in occasione delle manifestazioni a sostegno del regime siriano di Bashar Assad. Su questa squallida vicenda si è scritto molto, ma non si è riflettuto abbastanza, e questo articolo offre più di un elemento interessante.
Premesso che non so chi sia Ciro Brescia, appare chiaro come si tratti di persona (molto) informata dei fatti. Il motivo scatenante l’articolo – presentato come “Lettera aperta alle Reti delle Organizzazioni Sociali e Politiche che si mobilitano nell’ambito dell’anticapitalismo e dell’antimperialismo” – sarebbe stato l’annullamento di una riunione nazionale che avrebbe dovuto svolgersi a Roma lo scorso 2 dicembre, convocata (non pubblicamente, ma attraverso mailing list) dai firmatari dell’appello “Giù le mani dalla Siria”, con l’obiettivo di un “confronto tra le strutture firmatarie dell’appello”. Pochi giorni prima dell’appuntamento, alla mailing list arriva una nota della Rete dei Comunisti che annuncia la cancellazione della riunione, poiché la stessa “rischia di trasformarsi in una riunione allargata a soggetti singoli e collettivi che non fanno parte dell’appello”. Più avanti, la nota afferma che “sarebbe stupido e colpevole ignorare l’operazione di infiltrazione delle formazioni di fascisti, comunitaristi e affini che in maniera strumentale si oppongono alla guerra contro la Siria”, omettendo, però, di precisare chi sarebbero gli “infiltrati”.
I dubbi vengono presto dissipati dal citato articolo di Ciro Brescia e da un altro, a firma di Maristella Aiello. In sostanza, gli “infiltrati” sarebbero gli esponenti di un movimento che si definisce “Attuazionista”, che nei mesi scorsi ha preso parte a numerose manifestazioni a sostegno del regime siriano insieme a formazioni e personaggi notoriamente di estrema destra, ma anche di “sinistra”.
Una prima domanda sorge spontanea: da quando in qua si annulla una riunione nazionale per il timore di “infiltrazioni”, soprattutto se si sa già chi saranno gli “infiltrati”? Il comportamento più ragionevole sarebbe stato quello di tenere la riunione, semplicemente allontanando gli “infiltrati”. Perché, allora, annullare una riunione convocata da tempo, con il coinvolgimento di partiti, reti, comitati ed associazioni?
L’articolo di Ciro Brescia risponde anche a questa domanda, con un lungo elenco di eventi che hanno visto la partecipazione congiunta di esponenti ed organizzazioni dell’estrema destra e di rappresentanti ed organizzazioni di “sinistra”, in nome dell’antimperialismo e della difesa del regime “laico e socialista” di Bashar Assad. Invitando ad un’attenta lettura dell’articolo (corredato da copiosi rimandi agli eventi di cui sopra), l’impressione che si prova è quella di trovarsi in presenza di una vera e propria chiamata di correo, così sintetizzabile: “Ma come? Fino a ieri marciavamo tutti insieme, saluti romani e pugni chiusi fianco a fianco, e adesso vi scoprite antifascisti?”. Stando così le cose, si comprende perfettamente come, annullando la prevista riunione, si sia voluto evitare una situazione, per così dire, imbarazzante. Peccato che la documentata chiamata di correo di Ciro Brescia abbia squarciato il velo pietoso che si voleva stendere su una vicenda che squallida era e squallida rimane.

LA BATTAGLIA DI ALEPPO

Per chi lo ha perso: il link al reportage da Aleppo di Amedeo Ricucci, Cristiano Tinazzi ed Elio Colavolpe. Un raro esempio – in Italia – di giornalismo serio e coraggioso. In qualsiasi altro Paese, un servizio come questo verrebbe sparato in prima serata: qui da noi, la RAI lo ha mandato in onda alle 23.30. Chi si trova a Roma giovedì 6 dicembre, potrà incontrare gli autori, che parteciperanno al dibattito “Siria: un popolo in lotta per la libertà”, promosso dalla Casa della Comune, che si terrà dalle ore 18.30  a San Lorenzo, in Via di Porta Labicana n. 56/a. http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/siria-2-0/1282/default.aspx

E tu sei morto

3 Dicembre 2012

Razan Ghazzawi*

Ti ricordi quando tutto è cominciato? Penso a quando ti ho aggiunto su Facebook. Ti avevo incontrato il giorno prima al bar di Sham Mahal, dove tu, Salina e Kinana avevate organizzato la proiezione di film. Il primo film proiettato è stato “Hip Hop SlingShot”. Mi ricordo che parlavamo di perdere peso, ma tu eri orgoglioso della tua pancia. “Senza la mia pancia non sarei riuscirei a bere il mio caffè quando sono disteso sul letto,” spiegavi.
Ricordo i tuoi capelli, e quel tuo magnifico sorriso.
Una volta mi hai detto che leggevi i miei post sul mio blog. Mi sono commossa. Tu ed io ci siamo avvicinati quando sono iniziate le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto. Ti ricordi quei giorni? Eravamo ancora vivi, anzi no, siamo nati per la prima volta in quei momenti. Mi guardi sorridendo nel ricordo di quei giorni. Il nostro tempo era arrivato, lo sapevamo tutti.

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Eri uno degli organizzatori del sit-in di fronte all’ambasciata egiziana. Sei stato sul punto di essere arrestato, se Lina non ti avesse tirato via dalle loro mani. Ho bisogno di dirti una cosa: ogni volta che vedo Lina sento che sei con noi, seduto sulla terza sedia vuota accanto a noi. Ascoltami, Bassel: ti manco come tu manchi terribilmente a me? Fa male, Bassel, devi fare qualcosa per questo dolore. Nessun altro può farlo. (altro…)