E tu sei morto

3 Dicembre 2012

Razan Ghazzawi*

Ti ricordi quando tutto è cominciato? Penso a quando ti ho aggiunto su Facebook. Ti avevo incontrato il giorno prima al bar di Sham Mahal, dove tu, Salina e Kinana avevate organizzato la proiezione di film. Il primo film proiettato è stato “Hip Hop SlingShot”. Mi ricordo che parlavamo di perdere peso, ma tu eri orgoglioso della tua pancia. “Senza la mia pancia non sarei riuscirei a bere il mio caffè quando sono disteso sul letto,” spiegavi.
Ricordo i tuoi capelli, e quel tuo magnifico sorriso.
Una volta mi hai detto che leggevi i miei post sul mio blog. Mi sono commossa. Tu ed io ci siamo avvicinati quando sono iniziate le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto. Ti ricordi quei giorni? Eravamo ancora vivi, anzi no, siamo nati per la prima volta in quei momenti. Mi guardi sorridendo nel ricordo di quei giorni. Il nostro tempo era arrivato, lo sapevamo tutti.

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Eri uno degli organizzatori del sit-in di fronte all’ambasciata egiziana. Sei stato sul punto di essere arrestato, se Lina non ti avesse tirato via dalle loro mani. Ho bisogno di dirti una cosa: ogni volta che vedo Lina sento che sei con noi, seduto sulla terza sedia vuota accanto a noi. Ascoltami, Bassel: ti manco come tu manchi terribilmente a me? Fa male, Bassel, devi fare qualcosa per questo dolore. Nessun altro può farlo.

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Lina e Bassel, marcia per i diritti dei palestinesi in Libano, 1 luglio 2010.

Mi hai mandato un messaggio quando sono stati annunciati i giorni della rabbia. Tu ed io eravamo seduti nel caffè Rawda, in attesa di un miracolo. Nel caffè, eravamo gli unici civili, il resto erano spie sotto mentite spoglie. Abbiamo deciso di andarcene prima che venissero da noi. Ma loro sono stati più svelti: si sono presentati in cinque ed uno ha detto in tono autoritario: “Dateci i vostri documenti”. Ho chiesto “Perché?”, avevo paura. Quando gli hai consegnato il tuo documento, il tuo viso è diventato giallo. Hanno controllato il tuo nome e ci hanno lasciato andare. “Non è lui”, hanno mormorato, lasciandoci perdere.
Più tardi, ci siamo detti che presentarsi lì quel giorno è stata la cosa più stupida che avessimo mai fatto nella nostra vita. E ‘stupido, ma eravamo come bambini affamati in cerca di un po’ di ispirazione, giusto?
Poi, è iniziata la rivoluzione in Siria, e tu eri buffo Bassel, davvero: io postavo sul blog gli aggiornamenti sulle manifestazioni e tu mi inviavi messaggi come: “Razan, tu sei pazza! Crea un profilo anonimo, ti prenderanno!”.
Ma chi avrebbe creduto ad una persona sconosciuta, Bassel? Ecco perché abbiamo usato i nostri veri nomi per diffondere le notizie. In quel periodo, tu eri in giro con la tua moto, ed io sono dovuta scappare rapidamente in Libano quando Amer è stato arrestato. Bei tempi.

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Poi siamo tornati. Tu sei tornato per sempre, sei morto, Bassel. Sei morto nella terra per la quale hai lavorato fino all’ultimo respiro. Fino all’ultimo respiro. I tuoi occhi si sono chiusi o c’era li qualcuno che te li ha chiusi? Perché ho bisogno di saperlo?
A volte mi sento scioccata, pensando che sei morto. Perché non sei scomparso del tutto dalla mia vita. Continuo a parlare di te, a ridere di te, a guardare le tue foto.
Bassel, non accetto che tu sia morto. Tu sei uno dei miei migliori amici, non è facile, e il tempo non è la guarigione, merda, e pensare a te mi fa ancora piangere. Hai capito? Abbiamo perso così tanto della nostra umanità, siamo diventati insensibili alle notizie, ma è ancora possibile farmi piangere. Come puoi essere morto, Bassel, quando sei quello che mi fa sentire di nuovo umana?
Devi saperlo: ti invidio, davvero. Eri innamorato, mi piaceva come mi parlavi di lei quando eri a Homs, parlavi sempre di lei. E io ridevo. Quel ragazzaccio è innamorato. E’stato quattro giorni prima che ti uccidessero. Quattro giorni.

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Bassel Shehada a Homs, questa foto è stata scattata un’ora prima che venisse ucciso da una granata di mortaio, 28 maggio 2012.

*Razan Ghazzawi è una giovane attivista siriana per i diritti umani. Avvocato e blogger, è stata incarcerata diverse volte, ma la sua notorietà internazionale le ha probabilmente salvato la vita. Meno fortunati di lei, i suoi colleghi come Mazen Darwish ed altri attivisti per i diritti umani di Damasco, dei quali non si hanno notizie dal febbraio scorso.

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