GUARDA, PEZZO DI MERDA!

MAZEN

QUINDI, SEI PREOCCUPATO PER NOI?

Guarda negli occhi i martiri di Halfaya e poi abbi il coraggio di dirmi che sei preoccupato a causa degli “islamisti” in Siria. Abbi il coraggio di dirmi, pezzo di merda, che sei preoccupato per le “violazioni dei diritti umani da parte dell’Esercito Siriano Libero”, che sei preoccupato per la “guerra civile”, per il Qatar e l’Arabia Saudita, ed è per questo che non sosterrai la rivoluzione popolare.
Quindi sei preoccupato. Capisco. Questo spiega molte cose. Naturalmente.
Ultimora: nel momento in cui hai abbandonato il popolo della Siria, il popolo siriano ha abbandonato te e le tue preoccupazioni per le cose che ti sono care. tu e la tua civiltà non esistete nel nostro tempo e nel nostro spazio. E’ finita, io e te non facciamo più parte della stessa umanità.

Razan Ghazzawi – www.razanghazzawi.org  

Questo è l’ultimo post pubblicato sul suo blog da Razan Ghazzawi, la giovane attivista per i diritti umani, nonché avvocato e blogger, più volte arrestata dalle forze di sicurezza del clan Assad, rilasciata in seguito alla sua notorietà internazionale e tuttora in attesa di processo. Razan è molto più fortunata di Mazen Darwish e di altri suoi colleghi del Centro siriano per i media e la libertà di espressione (Scm), arrestati insieme a lei il 16 febbraio 2012 dai servizi di sicurezza dell’Areonautica, una delle quattro agenzie di repressione del regime di Damasco. Di Mazen Darwish, Abdul Rahman Hamada, Hussein Ghorir, Mansur Omari e Hani Zetani non si hanno notizie: fanno parte dell’ormai incalcolabile numero di desaparecidos siriani.Di loro in Italia non parla nessuno, forse perché non rientrano nel comodo cliché degli “islamisti”, che va bene tanto a destra quanto a “sinistra” per evitare di esporsi sulla crisi siriana. Darwish e gli altri sono intellettuali ed attivisti laici, di sinistra e per nulla coinvolti nella lotta armata condotta dal Free Syrian Army: nonostante ciò (o forse proprio per questo) della loro vicenda si disinteressano tutti, salvo rarissime eccezioni.
Mazen Darwish è il compagno di Yara Bader, altra nota attivista siriana, vincitrice del Premio Ilaria Alpi per il 2012. Lo scorso 9 settembre, il sito www.ilariaalpi.it, riprendendo la notizia dal sito di Reporter without Borders, informava che “Mazen Darwish, fondatore e direttore – insieme alla moglie Yara Bader, Premio Unicredit Ilaria Alpi 2012 – del Centro Siriano per i media e la libertà di espressione (Scm), arrestato dalle forze siriane il 16 febbraio scorso, sarebbe in pericolo di vita.
Secondo Rwb, Mazen è stato torturato in carcere. “Abbiamo buone ragioni per credere – si legge sul sito di Reporter without borders – che la vita di Mazen sia in pericolo a causa delle sofferenze dovute ad un prolungato stato di malattia che rischia di peggiorare rapidamente se non dovesse ricevere le cure di cui ha bisogno. Le autorità siriane rifiutano di rivelare dove Mazen è incarcerato. Non è permesso al direttore dell’Scm di vedere i propri familiari o l’avvocato, in totale violazione delle leggi internazionali. Al momento, non c’è nessuna accusa nei suoi confronti”. Nello stesso articolo, il sito comunica che “Yara Bader, vincitrice del Premio Unicredit Ilaria Alpi 2012 per la libertà di stampa, e moglie di Mazen, aveva raccontato, durante le interviste, di essere stata incarcerata durante la retata del 16 febbraio e di aver poi perso le tracce del marito. Yara in questo momento è ancora in Siria, in un regime di parziale libertà. Anche Hanadi Zahlout, blogger siriana e vincitrice, insieme a Yara, del Premio Unicredit, fu arrestata dalle forze siriane e poi rilasciata. Ora vive a Parigi”.

Oltre al sito dedicato alla giornalista italiana (uccisa nel 1994 in Somalia, insieme al collega Miran Hrovatin, in circostanze mai chiarite), del caso di Mazen Darwish si è occupato Riccardo Noury sul Fatto Quotidiano del 13 agosto scorso, con un articolo in cui si legge che “Dopo aver rifiutato per quasi sei mesi di fornire qualsiasi informazione sulla sua sorte, il 6 agosto i servizi di sicurezza dell’Aeronautica hanno comunicato al giudice della corte marziale che l’imputato non potrà presentarsi in aula, in quanto ne è stato disposto il trasferimento a un tribunale militare segreto.
Le procedure dei tribunali militari segreti sono sommarie: nessun avvocato difensore, nessun testimone, nessun appello. Mazen Darwish è un desaparecido. Le organizzazioni internazionali per i diritti umani e per la libertà di stampa continuano a seguire il suo caso e quello degli altri colleghi in detenzione segreta, chiedendo la loro scarcerazione immediata”.
In un altro articolo, Noury precisa che “Secondo il bilancio annuale di Reporter senza frontiere, nell’anno più sanguinoso dal 1995 per gli operatori dell’informazione, nel 2012 in Siria sono morti 17 giornalisti professionisti e 44 citizen journalist, testimoni indesiderati delle atrocità commesse nel corso del conflitto. A questi numeri devono essere aggiunti quelli dei giornalisti professionisti e dei citizen journalist in carcere, rispettivamente almeno 21 e 18”.
Nonostante Amnesty International abbia dichiarato ufficialmente Mazen Darwish un prigioniero di coscienza, detenuto unicamente a causa del suo pacifico esercizio del diritto alla libertà di espressione e di associazione e per il suo lavoro presso il Scm, qui in Italia nessuno sembra interessarsi alla sua vicenda. Un appello lanciato nel maggio 2012, sottoscritto da attivisti italiani e dai senatori Stefano Pedica e Vincenzo Vita, inviato all’ambasciata siriana in Italia, non ha mai avuto risposta.

***
A quasi un anno dal sequestro di Mazen Darwish e degli altri attivisti per i diritti umani, anche io non posso fare a meno di gridare come Razan. Guarda, tu che sei tanto preoccupato dal “fondamentalismo islamico” e chiudi gli occhi sulla ferocia di un regime assassino, fascista e mafioso. Guarda, tu che blateri di “geopolitica” e “antimperialismo” e ti ritrovi in buona compagnia con fascisti e nazisti, uniti a te dal comune disprezzo verso i popoli, le donne e gli uomini che lottano e muoiono per una vita degna di questo nome. Guarda, tu che da due anni vai cianciando di una “guerra contro la Siria” che non esiste, mentre taci vigliaccamente sulla guerra che esiste: quella che il regime siriano sta conducendo contro il suo stesso popolo. Guarda, tu che sostieni i Palestinesi “senza se e senza ma”, salvo quando a massacrarli sono i soldati ed i miliziani di Assad. Insomma: guarda, pezzo di merda!

ABDUL

Hussein

Hani-al-Zitani

Mansour-al-Omari

Germano Monti – Roma, 9.1.2013

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