IL GENOCIDIO DEI RIFUGIATI PALESTINESI IN SIRIA

Il blog Occupied Palestine (http://occupiedpalestine.wordpress.com) ha pubblicato il seguente comunicato, che risale al 6 febbraio scorso, ripreso dal sito della Divisione per gli Affari dei Rifugiati del movimento islamico Hamas (www.drah.ps ). Il blog ha aggiornato al 23 febbraio il numero dei rifugiati palestinesi assassinati in Siria, che ora sono 1.017. Naturalmente, continua il vile silenzio di tutte le maggiori organizzazioni “pro Palestina” in Italia.


drah
Gaza, (DRAH.ps) – Il gruppo di lavoro per i Palestinesi in Siria ha dichiarato che il campo di Husaynieh è stato sottoposto a pesanti bombardamenti in diverse zone. La moschea di Maaz bin Jabal è stata bombardata dalle forze siriane, che hanno provocato la morte di un certo numero di rifugiati ed il ferimento di altri. Altri edifici nel campo sono stati bombardati dall’artiglieria siriana, con la conseguente evacuazione di molte persone dal campo.
Il gruppo di lavoro ha aggiunto che le artiglierie siriane ed aerei da guerra stanno bombardando continuamente il campo profughi di Yarmouk. Due bombe sono cadute nelle vicinanze di Dear Cassin e nei dintorni di Palestine Street. Duri combattimenti hanno avuto luogo nel campo, causando feriti fra i rifugiati palestinesi.
I centri di osservazione hanno dichiarato che le vittime fra I rifugiati palestinesi a causa dei bombardamenti siriani sono ormai 957. Sia l’UNRWA che altre istituzioni per i diritti umani hanno chiesto al regime siriano ed all’opposizione di rispettare la neutralità dei rifugiati palestinesi e di evitare di coinvolgerli nei combattimenti in corso in Siria.

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IL TEMPO E LE DOMANDE

Razan-Ghazzawi

Di Razan Ghazzawi

Dedicato alle persone solidali con le rivoluzioni popolari nel mondo

11 febbraio 2013

Ho difficoltà a ricordare le date, il modo tradizionale di rapportarsi al tempo che scorre. Non è che abbia perso la cognizione del tempo, ma la mia comprensione per il tempo oggi è diversa da come era… beh, prima della mia prima detenzione, credo.
Ero una persona metodica: giornata piena di cose da fare, obiettivi da raggiungere nel mese, ecc. Ora, invece, il tempo è diventato un punto di svolta. Per esempio: capisco il momento e la storia quando qualcuno dice: “Quando l’esercito ha fatto irruzione a Darayya”, o quando qualcuno mi chiede “Ti ricordi il massacro di Piazza dell’Orologio ad Homs?”. Si, ricordo tutto questo, ma non ricordo le date, i mesi ed i giorni che passano.
Il tempo scorre rapidamente in Siria, per questo è difficile controllarlo. Quindi, ti ricordi i punti di svolta, invece dello scorrere del tempo. Solo qualche tempo fa, mentre stavo chiacchierando con degli amici, mi sono ricordata che ero terrorizzata dalla prigione e mi sono sorpresa di non ricordare con facilità la mia prima paura, perché tutto quello che penso al riguardo, tutta la mia energia può avere tempo solo per le paure attuali. Le paure di oggi vivono con la mia giornata, ho paura per i miei amici a Damasco, ed io non posso sopportare la paura.
Per esempio, la nostra prima paura della prigione non è in alcun modo la paura che ne abbiamo oggi. Oggi, celebriamo il rilascio dei detenuti perché significa che sono riusciti ad uscire vivi: la frase che diciamo abitualmente in queste occasioni, “Grazie a Dio, sei sano e salvo”, è ora molto significativa, non è retorica come “Buon compleanno”. Non è una cosa che dici casualmente. La nostra paura della detenzione ora è diversa da quella che era due anni fa. (altro…)

La sinistra rivoluzionaria siriana sul dialogo con il regime dittatoriale

syrian revolution

Il blog http://syriafreedomforever.wordpress.com è dedicato alla lotta del popolo siriano in rivolta per rovesciare il regime autoritario di Assad e per costruire una Siria democratica, laica, socialista, antimperialista e per la Resistenza!

All’inizio di quest’anno, abbiamo assistito a due importanti avvenimenti riguardanti l’attività dell’opposizione siriana. In primo luogo, il meeting a Ginevra del Comitato di Coordinamento Nazionale per il Cambiamento Democratico (CCNCD), nel quale quest’ultimo è tornato alle sue conclusioni di raggiungere un accordo, ad alcune condizioni, per un dialogo con la giunta del regime al governo. Il secondo evento è stato l’iniziativa di Sheikh Maaz Khatib, capo della Coalizione Nazionale, che ha a sua volta suggerito un dialogo condizionato con il regime.
Nessuna persona sana di mente può rifiutare con leggerezza tutto ciò che possa fermare o alleviare le sofferenze ed i grandi sacrifici del nostro popolo, ma questo non significa che dobbiamo accettare e sostenere ogni iniziativa pensando che quello sia l’obiettivo. Il giudizio su tali iniziative è soggetto, dal nostro punto di vista, al criterio che soddisfino le seguenti condizioni: fornire alle masse la capacità di ristabilire la propria lotta e di combattere per rovesciare il regime dittatoriale, senza offrirgli possibilità di guadagnare tempo o di sopravvivere, ed in particolare che permettano lo spazio per un cambiamento radicale dal basso a favore delle classi popolari e che servano ai loro interessi diretti e generali.
Le iniziative del CCNCD e di Sheikh Maaz convergono entrambe nel chiedere un “cambiamento dall’alto”, con la differenza che l’iniziativa di Sheikh al-Khatib, qualunque sia il suo destino finale, riflette chiaramente la volontà della borghesia tradizionale, specialmente quella di Damasco, di trovare una soluzione che salvaguardi i suoi interessi di classe, che sono stati serviti per decenni dal regime in carica, ma che ora sono completamente minacciati dalla rivoluzione popolare. Questa classe borghese vuole ed incoraggia un cambiamento parziale e dall’alto del regime dittatoriale, limitato all’aspetto politico e senza alcun cambiamento sociale. Questo è ed è stato originalmente ed essenzialmente quello che chiedono gli alleati del regime ed anche i Paesi che dicono di essere amici del popolo siriano. Entrambe le parti non desiderano e non vogliono la vittoria della rivoluzione popolare.
In questo contesto, esprimiamo il nostro rifiuto di tali iniziative, che non vanno incontro alle istanze politiche e sociali di base della rivoluzione popolare e non contribuiscono al rafforzamento del movimento popolare sulla strada per la vittoria.
Tutto il potere e la ricchezza al popolo.

Corrente della Sinistra Rivoluzionaria in Siria

Damasco 10/2/2013

UNRWA: dichiarazione sull’uccisione di 12 rifugiati palestinesi in Siria

unrwa

10 febbraio 2013
Gerusalemme Est

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione per i Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) richiama l’attenzione sul crescente numero di morti e feriti fra i rifugiati palestinesi in Siria e ribadisce la sua grave preoccupazione per questa tendenza.
Rapporti credibili indicano che il 7 febbraio 2013 dodici rifugiati palestinesi sono stati uccisi e molti altri feriti a Yarmouk, periferia di Damasco, mentre il conflitto armato continua ad infuriare. Cinque degli uccisi erano membri della stessa famiglia. Molte delle vittime sarebbero state causate dall’uso di armi pesanti. Queste morti segnano la fine di una settimana particolarmente tragica per i profughi palestinesi in Siria, con un totale stimato di 30 uccisi. La stragrande maggioranza hanno perso la vita a Damasco e nella regione circostante.
L’UNRWA deplora l’inesorabile conflitto armato in Siria e l’estrema sofferenza che sta infliggendo ai civili, compresi i rifugiati palestinesi. In recenti dichiarazioni, l’Agenzia ha evidenziato la crisi che ha costretto un gran numero di rifugiati a lasciare i campi profughi  nella regione di Damasco per cercare scampo altrove, e la situazione di coloro che rimangono nei campi. Questi rifugiati palestinesi non sono in grado di muoversi in sicurezza, sono soggetti a severe restrizioni di movimento e devono minacce crescenti di bombardamenti e scontri armati.
Povertà e deprivazioni sono in aumento nella comunità palestinese, aggravando le vulnerabilità che esistevano già prima del conflitto in Siria, e la difficoltà di accesso al cibo ed ai servizi essenziali continua a causare gravi problemi. Questi sviluppi hanno lasciato la comunità dei rifugiati palestinesi, assieme ai loro vicini siriani, profondamente traumatizzata e timorosa per il futuro.
Per aiutare ad affrontare questa grave situazione umanitaria, l’UNRWA ribadisce la sua richiesta che tutte le parti rispettino i loro obblighi derivanti dal diritto internazionale, astenendosi dal portare il conflitto armato in zone residenziali civili e adottando misure per garantire la protezione dei rifugiati palestinesi e degli altri civili in tutta la Siria. L’UNRWA conferma anche il suo forte appello a tutte le parti ad impegnarsi seriamente per risolvere le loro divergenze attraverso il dialogo politico.

http://www.unrwa.org/index.php