LA SIRIA TRA INDIFFERENZA ED OMERTA’

Germano Monti

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“Il silenzio è irrazionale, perché chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie (o, se preferite, nascondere la testa sotto la sabbia) non serve a nulla. Le lacerazioni ci sono e sono destinate a divenire ancora più profonde, perché la realtà è più forte di qualunque altra considerazione. Il silenzio è anche ingiustificabile: i Palestinesi assassinati dal regime fascista e mafioso di Assad gridano vendetta tanto quanto quelli assassinati dallo Stato sionista”.

Un aspetto ancora più spregevole della disinformazione “no war” è quello rappresentato dalla vicenda dei rifugiati palestinesi in Siria: sono mezzo milione, circa 150.000 dei quali residenti nel campo damasceno di Yarmouk, il più grande. Dall’inizio della rivoluzione, la maggior parte delle organizzazioni palestinesi hanno tentato di tenere i rifugiati al di fuori della contesa, ad eccezione del Fronte popolare – Comando Generale, organizzazione inesistente nei Territori del 1948 e del 1967 e la cui ultima azione contro Israele risale al lontano 1987. Il Fp – Cg costituisce, di fatto, una milizia palestinese al servizio del regime siriano, al quale garantiva il controllo nei campi dei rifugiati.
Alcuni rifugiati palestinesi – in prevalenza, giovani non legati alle organizzazioni, anzi, fortemente delusi da queste – hanno preso parte alle manifestazioni contro il regime, e gli ospedali palestinesi hanno offerto assistenza ai feriti. La risposta del regime e delle sue milizie – compresi i collaborazionisti del Fp-Cg – è stata immediata e brutale, spingendo altri Palestinesi a solidarizzare con i rivoltosi. (altro…)

Appello per la liberazione delle donne siriane detenute nelle carceri del regime

Sand Art – Opera dell’artista Paola Saracini 

10 PALESTINESI UCCISI IN SIRIA DALLE TRUPPE DI ASSAD

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10 rifugiati palestinesi sono stati uccisi sabato nel corso di attacchi lanciati dalle forze del regime siriano su aree popolate in alcuni campi dei rifugiati nella zona di Damasco. Il giornale Al-Quds ha riportato che sette palestinesi sono stati uccisi nel campo di Al-Husseiniya quando un proiettile ha colpito un edificio situate in Surour street.
Il giornale ha precisato che i frammenti causati dall’esplosione hanno colpito un’auto parcheggiata sotto l’edificio, incendiandola ed uccidendo tre Palestinesi a bordo.
L’esplosione ha ucciso anche quattro donne e bambini che stavano passando.
Altri due Palestinesi sono stati uccisi dal fuoco incrociato in Yakoub street, nel campo di Al-Husseiniya.
Nel campo di Sayeda Zeinab, un uomo anziano di nome Khalil Saleh è stato ucciso ed altri Quattro feriti in diversi attacchi delle forze del regime siriano.

Fonte: http://occupiedpalestine.wordpress.com

LA SIRIA TRA INDIFFERENZA ED OMERTA’

Germano Monti

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Nel secondo anniversario dell’inizio della rivolta popolare siriana, ho scritto questo intervento spinto da una duplice esigenza: riflettere – denunciandola – sulla latitanza generale dell’informazione sulle rivoluzioni arabe e sulla crisi siriana in particolare, ed esprimere il mio punto di vista sulla “perversione della controinformazione” messa in atto dai sostenitori italiani del regime del clan Assad.
Il disinteresse dei media mainstream sul genocidio in atto riguarda il pessimo stato di salute del mondo dell’informazione italiano, viziato da almeno un ventennio da un profondo provincialismo, e non solo. La campagna di disinformazione messa in atto dalla inedita convergenza fra organizzazioni ed individui di estrema destra e di “sinistra” è invece un elemento nuovo, che testimonia della crisi della sinistra in un Paese che – non moltissimi anni fa – aveva espresso momenti altissimi di analisi, consapevolezza e mobilitazione. Come cittadino, il primo aspetto mi preoccupa molto. Come militante di sinistra e internazionalista, la seconda questione mi amareggia nel profondo.
Sono consapevole che non saranno queste righe a determinare ripensamenti in chi – per vizio ideologico o per semplice pigrizia mentale – preferisce rifugiarsi nella sicurezza di certezze e di abitudini consolidate, anche a dispetto di quel principio di realtà che dovrebbe essere alla base di ogni razionalità e di ogni materialismo. Chi ha abdicato ad ogni analisi marxista, in nome di una visione “geopolitica” da osteria, non può permettersi alcuna autocritica. Spero, invece, che questo modesto contributo possa essere di qualche utilità per nuove generazioni di attivisti per la trasformazione della società, per un mondo più libero e più giusto.

La crisi siriana è la tragedia più ignorata e più mistificata dall’informazione italiana nella storia recente.
E’ la più ignorata: due anni di manifestazioni, scioperi, repressione bestiale, combattimenti, massacri, esodi biblici e rischi di regionalizzazione del conflitto non meritano che saltuari articoli, perlopiù comodamente elaborati dai lanci di agenzia, senza nessuna verifica in loco. I giornalisti italiani che, in questi due anni, hanno avuto il coraggio di sfidare il blocco e la ferrea censura imposti dal regime del clan Assad, si contano sulla punta delle dita, e si tratta quasi esclusivamente di free lance. L’eccezione più significativa a questa regola sconcertante è stata rappresentata dall’inviato di RAI 2 Amedeo Ricucci, autore, insieme al collega Cristiano Tinazzi, di un reportage sulla battaglia di Aleppo, girato in prima linea e – sia detto senza retorica – con grande coraggio personale e professionalità. Tuttavia, anche quel servizio, che in qualunque Paese normale sarebbe stato messo in onda in ore di massimo ascolto e con la maggiore evidenza possibile, dalla nostra TV pubblica è stato mandato poco prima di mezzanotte.
Quali sono i motivi di questo disinteresse? Probabilmente, ha ragione lo stesso Ricucci, quando nota che il problema non riguarda solo la crisi siriana, ma investe l’arretratezza dell’informazione italiana in generale, ormai da anni autocentrata sulle vicende casalinghe e politicizzata nel senso peggiore del termine, vale a dire nel senso del totale asservimento del giornalista a questo o a quell’altro padrinato di lobby o di partito.
L’informazione sulla crisi siriana sconta la subordinazione dei giornalisti italiani, accentuata dalla precarizzazione della loro condizione lavorativa: la maggior parte degli operatori dell’informazione, infatti, oramai lavora “a cottimo” ed un articolo viene retribuito con una manciata di euro. Nel caso della Siria, poiché a nessun partito la questione sta particolarmente a cuore, l’informazione se ne disinteressa a sua volta, preferendo documentare i tormentoni del teatrino della politica nazionale. Come già detto, le eccezioni non mancano, ma il loro spazio è molto limitato, trovando espressione quasi esclusivamente sulla rete.

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L’informazione sulla Siria è anche la più mistificata. La mia generazione politica è cresciuta con la cultura della “controinformazione”. Consapevoli dell’importanza del consenso in una democrazia capitalista avanzata ed altrettanto consapevoli della capacità di occultamento e manipolazione della verità che il potere è in grado di dispiegare, intere leve di militanti hanno imparato ad essere essi stessi cacciatori di verità e persecutori delle bugie di regime. La storia de “La strage di Stato”, dei militanti e dei giornalisti democratici che riuscirono a smantellare l’edificio della “strage anarchica” e del mostro sbattuto in prima pagina (il ballerino anarchico Pietro Valpreda), ha rappresentato uno dei momenti più alti della vita politica e culturale del Paese, aprendo la strada alla stagione dei giornali, delle riviste e delle radio di movimento. (altro…)

GUERNICA D’OLTREMARE: MERCOLEDI’ 6 MARZO A MILANO

 

 

 

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