DICHIARAZIONE DEI SOCIALISTI RIVOLUZIONARI EGIZIANI: NON IN NOSTRO NOME!

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La Fratellanza Musulmana è stata rovesciata per portare avanti la rivoluzione, non per sostenere il regime.

Qualunque crimine la Fratellanza abbia commesso contro il popolo e contro i Copti per difendere il suo potere in nome della religione, noi non diamo al capo dell’esercito di Al-Sisi alcuna autorizzazione. Non andremo in piazza venerdì per offrirgli un assegno in bianco per commettere stragi.
Se Al-Sisi ha i mezzi giuridici per fare quello che vuole, perché chiama la gente per le strade? Quello che vuole è un referendum popolare per assumere il ruolo di Cesare e la legge non lo scoraggerà dal farlo.
Sì, la Fratellanza ha causato sofferenze alle masse durante il periodo del loro governo, e oggi vediamo il ritorno di atti terroristici nel Sinai, ad Al-Arish, ed attacchi contro le persone che vivono in Maniyal e al-Nahda. Ma l’esercito non ha bisogno di un “permesso” per affrontare gli atti terroristici, ha i mezzi legali per fare questo e altro. Ma vuole di più, vuole una mobilitazione popolare dietro di esso al fine di rafforzare la coesione dello Stato e la classe dirigente dietro la sua leadership.
Si vuole cancellare una delle caratteristiche più importanti della rivoluzione fino ad ora, che è la coscienza delle masse del ruolo repressivo dell’apparato statale e della sua intensa ostilità nei loro confronti. Si vuole far apparire come verità la menzogna che “l’esercito, la polizia e il popolo sono una sola mano.” L’esercito vuole che la gente lo segua nelle strade, appena un anno dopo che le masse gridavano “abbasso, abbasso il governo militare” .
Vogliono finalmente ripristinare “stabilità” – cioè il ritorno dell’ordine, il ritorno del regime. Vogliono finire la rivoluzione, e useranno la Fratellanza per farlo. La Fratellanza, in un solo anno di governo, si è alienata tutti: il vecchio Stato, il suo esercito e la polizia, la classe dirigente, la classe operaia e i poveri, i Copti, i partiti rivoluzionari e politici. La caduta della Fratellanza era inevitabile, e la gente festeggiava la caduta di Morsi ancor prima di andare in piazza il 30 giugno. (altro…)

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ALTRI TRE PALESTINESI UCCISI IN SIRIA. NUOVI BOMBARDAMENTI DEL REGIME SU YARMOUK.

YARMOUK 24.7

BETLEMME (Ma’an) – Tre palestinesi sono stati uccisi martedì durante combattimenti legati al conflitto in corso in Siria, riferisce un gruppo palestinese.
Secondo la Task Force per i Palestinesi in Siria, Firas Abu al-Hasan, Muhammad Abdul-Ghani al-Nasser e Basil al-Umari sono stati uccisi nel campo profughi di Yarmouk a Damasco, dove le forze del regime siriano si sono scontrati con i ribelli.
Martedì il campo di Yarmouk è stato sotto pesanti bombardamenti dell’esercito siriano, che ha impiegato anche aerei da guerra sopra il campo.
Il campo profughi di Handarat di Aleppo è stato bombardato durante la notte di martedì, e si segnalano feriti. A Homs, Rami Kamil è stato arrestato dall’esercito siriano mentre tornava a casa al campo di al-Aedin.
Funzionari palestinesi insistono sul fatto che i profughi in Siria non sono coinvolti nella guerra micidiale in corso nel Paese, citando le preoccupazioni per la sicurezza della popolazione dei rifugiati, in pericolo se vengono percepiti come schierati.
Ma la rivolta siriana ha diviso i Palestinesi, con molti rifugiati comuni che mostrano simpatia per la rivolta dei loro compagni sunniti, ed altri che ricordano il lungo sostegno del governo siriano per i Palestinesi.
Nel mese di marzo, il Gruppo di Azione per i Palestinesi in Siria ha comunicato che oltre 1.377 palestinesi erano stati uccisi nel conflitto in corso in Siria, ma ora si pensa che quel numero sia notevolmente aumentato.

PALESTINESI GASATI DA ASSAD: ALTRE FONTI, MENTRE CONTINUA L’ABITUALE OMERTA’ DEI “FILOPALESTINESI” ITALIANI

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Non è soltanto il sito Zaman Alwsl  (http://www.zamanalwsl.net/en/index.php) a dare notizia dell’attacco con gas tossici contro il campo palestinese di Yarmouk, alla periferia di Damasco, avvenuto domenica 21 luglio ad opera delle forze del regime di Assad, che assediano e bombardano il campo da mesi. La comunicazione che – per la prima volta dall’inizio della rivolta siriana e dell’assedio dei campi palestinesi in Siria – le truppe di Assad abbiano utilizzato armi chiniche contro i rifugiati palestinesi è stata diffusa anche da Occupied Palestine (http://occupiedpalestine.wordpress.com/2013/07/22/22-killed-in-yarmouk-refugee-camp-in-damascus-allegedly-caused-by-chemical-weapons/), Arab Today (http://www.arabtoday.net/main1/rebels-accuse-syrian-army-of-chemical-weapon-attack-on-yarmouk-camp.html), Al Tahrir (http://altahrir.wordpress.com/2013/07/22/army-accused-of-chemical-weapon-attack-on-yarmouk-camp/), The Algemeiner (http://www.algemeiner.com/2013/07/22/syrian-opposition-accuses-assad-regime-of-gassing-yarmouk-refuge-camp-in-damascus-22-dead/), Silobreaker (http://news.silobreaker.com/syrian-opposition-condemns-use-of-chemical-weapons-5_2266978379506909289), SyriaUpdate (http://syriaupdate.wordpress.com/2013/07/21/shocking-2/), Yalla Sourya (http://yallasouriya.wordpress.com/2013/07/21/yarmouk-camp-residents-issue-sos-after-regime-forces/), dall’agenzia kuwaitiana KUNA (http://www.kuna.net.kw/ArticleDetails.aspx?id=2324634&Language=en) e da altri siti e blog. Anche il quotidiano progressista israeliano Haaretz ha dato notizia dell’accaduto (http://www.haaretz.com/news/middle-east/1.537244) e così The Times of Israel (http://www.timesofisrael.com/syria-accused-of-gassing-palestinian-refugee-camp/).

Di seguito, il comunicato della Coalizione Nazionale Siriana del 21 luglio.

L’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad nel campo palestinese di Yarmouk

La Coalizione Siriana condanna l’utilizzo di armi chimiche da parte delle forze di Assad nel campo di Yarmouk. La Coalizione Siriana, inoltre, chiede alla comunità internazionale di intercedere per proteggere i civili contro l’utilizzo sistematico da parte di Assad di armi chimiche. 
La Coalizione Siriana richiama gli USA – che hanno promesso una seria e forte risposta all’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad – al loro obbligo di proteggere i civili. Rileviamo anche la necessità di adottare tutte le misure possibili per proteggere i civili in Siria ed aprire urgentemente corridoi umanitari che salverebbero migliaia di vite siriane. 
Secondo il filmato registrato dagli attivisti nella capitale Damasco, le forze di Assad stanno utilizzando bombe chimiche e gas tossici per bombardare il campo palestinese di Yarmouk. L’utilizzo strategico e sistematico di armi chimiche per raggiungere vittorie militari prova solo lo stato di disperazione raggiunto dal regime di Assad..

Chiediamo pietà per i nostri martiri, cure per i nostri feriti, libertà per i nostri detenuti.

Lunga vita alla Siria ed al suo popolo, libero e fiero. 

ASSAD GASA I PALESTINESI DI YARMOUK? NESSUN PROBLEMA PER I “FILOPALESTINESI” ITALIANI.

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YARMOUK: I RIFUGIATI LANCIANO UN SOS DOPO L’USO DI ARMI CHIMICHE DA PARTE DELLE FORZE DI ASSAD

Premessa metodologica: non abbiamo la possibilità di effettuare ulteriori verifiche su questa notizia. Ci sembra comunque giusto diffonderla, se non altro perché – forse –  indurrà qualcuno con più risorse di noi ad approfondire. Al momento, possiamo solo constatare che i rifugiati palestinesi in Siria continuano a scontare la colpa grave di non essere massacrati da Israele, ma dal regime “antimperialista, laico e socialista” del compagno Assad, per cui non meritano alcuna solidarietà dai vari attivisti italiani, e nemmeno dalle comunità palestinesi in Italia. Che schifo…  

Gli attivisti del campo di rifugiati palestinesi di Yarmouk hanno lanciato un SOS all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), a tutte le fazioni e le organizzazioni interessate ai rifugiati palestinesi, chiedendo un intervento immediato per proteggere i civili palestinesi nel campo dalle armi chimiche impiegate dalle forze del regime di Assad. E’la prima volta che armi di questo tipo vengono usate in un campo di rifugiati densamente popolato.
Gli attivisti hanno detto a ‘Zaman Alwasl’ che dalle prime ore di questa mattina (domenica 21 luglio 2013) il campo di Yarmouk è stato esposto non solo agli abituali pesanti bombardamenti del regime, concentrate sulla Tredicesima strada, ed ai violenti combattimenti fra il Free Syrian Army e le forze del regime agli ingressi del campo, ma è stato anche colpito dalle forze del regime con gas tossici. Più di dodici persone sono state portate negli ospedali da campo in stato di incoscienza ed estrema sofferenza, asfissia ed altri sintomi connessi, ed i medici hanno confermato che i sintomi indicavano l’uso di gas tossici.
Le forze del regime, sostenute dai mercenari del sedicente Fronte Popolare – Comando Generale di Ahmed Jibril (costretto a trasferirsi in Libano, dove vive sotto la protezione di Hezbollah, dopo le minacce di morte ricevute dai Palestinesi-Siriani per il suo sostegno al regime di Assad), hanno sigillato gli ingressi del campo da più di sette mesi, tagliando le forniture di cibo, medicine ed altri generi essenziali. Le forze di Assad hanno anche tagliato le forniture di energia al campo da tre mesi.
I pesanti bombardamenti del campo da parte delle forze del regime continuano ancora, ed i recenti sono i più feroci che si siano visti, poiché i Palestinesi-Siriani residenti nel campo continuano a sostenere la richiesta di libertà dei loro compagni siriani ed a sostenere l’FSA. Secondo gli attivisti nel campo, cadono tre bombe al minuto.
Uno degli ufficiali superiori del FSA dal campo ha smentito le notizie in base alle quali le forze del regime erano riuscite ad irrompere nell’area di Rigga Square, aggiungendo che queste notizie sono prive di fondamento e che il FSA sta respingendo tutti i tentativi del regime di assaltare il campo ed è impegnato in violenti combattimenti con le truppe di Assad ed i loro complici, che hanno effettuato alcuni tentativi di infiltrarsi nel campo.

L’ufficiale ha affermato che gli attacchi brutali ed implacabili del regime, insieme all’assedio paralizzante, hanno aumentato l’odio dei residenti del campo per il regime di Assad, aggiungendo che le forze di Assad hanno usato ogni tipo di arma, tra cui l’artiglieria pesante, mortai e ora le armi chimiche.

Vedi anche: http://www.zamanalwsl.net/en/readNews.php?id=776

AGGIORNAMENTI DALLA SIRIA: ANCORA VITTIME PALESTINESI. GAS TOSSICI SU YARMOUK? FORSE MORTO SOTTO TORTURA AL KHEIR, DIRIGENTE COMUNISTA. ARRESTI DI OPPOSITORI NON VIOLENTI.

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Il campo di Yarmouk sotto i bombardamenti

Mentre  giungono preoccupanti notizie su bombardamenti con gas tossici sul campo di Yarmouk, i rifugiatio comunicano i nomi dei Palestinesi uccisi fra venerdì e sabato nello stesso campo: Mohammad Ziad Gnaim, Mohammad Al Atkei, Khaled Bakeer, Emad Abo Mohammad, Mahmood Fraij e Hani Al Lafi.
Un altro Palestinese, Ahmad Rifay, è rimasto ucciso nella città di Daraa durante combattimenti fra le truppe del regime ed il Free Syrian Army, mentre le forze del regime hanno imposto un blocco al campo di Khan al-Sheik, a sud ovest di Damasco, provocando una severa crisi umanitaria a causa della penuria di cibo e carburante.

Da www.sirialibano.com riprendiamo il seguente articolo sulla presunta morte sotto tortura di  Abdel Aziz al Kheir, storico dirigente comunista siriano, e sull’arresto di altri esponenti dell’opposizione non violenta. 

Siria, Perché arrestare oppositori interni non violenti?

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Notizie urgenti arrivano dalla Siria: la mattina del 19 luglio si è diffusa la notizia che il famoso artista Yusef Abdalki (il primo a sinistra nella foto) è stato arrestato a un posto di blocco lealista vicino a Tortosa assieme a Tawfiq Umran e ad Adnan Debs (foto a sinistra).
Abdalki, cristiano di Qamishli, era stato già in carcere durante l’epoca di Hafez al Asad, per due anni, dal 1978 al 1980.
Tawfiq Umran è alawita, la stessa confessione cui appartiene il clan degli Asad al potere. Mentre Adnan Debs è un druso, un’altra minoranza religiosa, arrestato più volte dall’inizio della rivoluzione siriana, scoppiata nel marzo del 2011.
La sera del 19 luglio stesso è arrivata una seconda grave notizia. Alcune fonti dicono che Abdel Aziz al Kheir (foto in basso) sarebbe morto a seguito delle torture in carcere. al Kheir è un medico, nato nel 1951 a Qerdaha, il paese d’origine degli Asad. Ha vissuto per dieci anni in clandestinità, perché condannato dallemukhabarat del regime per la sua affiliazione al partito comunista. Nel 1992 è stato scoperto e arrestato. È rimasto in prigione per 13 anni, fino al 2005. Il 21 settembre 2012 è stato arrestato nuovamente, di ritorno da una visita ufficiale in Cina, dopo un incontro con il ministro degli Esteri di Pechino e da allora non si avevano sue notizie. Fino a ieri.

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Tutti e quattro gli arrestati sono membri del Comitato di coordinamento nazionale (Ccn), piattaforma politica nata nel 2011 all’ombra delle rivolte popolari e composta da personalità laiciste, progressiste, marxiste e curde in polemica con le opposizioni in esilio dominate da correnti islamiste e liberali. al Kheir è uno dei primi fondatori del Ccn ed è stato ospite nell’estate del 2012 della Comunità di Sant’Egidio assieme ad altri esponenti dell’opposizione in patria.
Fanno dunque tutti parte dell’opposizione interna, quella con cui – stando alle parole del presidente Bashar al Asad e dei suoi ministri – il regime si affanna a cercare il dialogo per trovare una soluzione politica alla crisi nel Paese, al riparo da ingerenze esterne.
Tutti e quattro gli arrestati appartengono a minoranze confessionali, proprio quelle che il regime degli Asad – e i suoi sostenitori, dentro e fuori dalla Siria – afferma di garantire e proteggere.
Tutti e quattro gli arrestati sono intellettuali dissidenti, pacifici e laici che rappresentano la “terza via” alla polarizzazione tra il regime degli Asad e i gruppi estremisti armati. Perché da noi, in Italia, nessuno ha speso una parola per loro?

TREDICI TESI SULLA SIRIA… E NON SOLO.

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Germano Monti

Alla luce degli ultimi sviluppi della crisi siriana e della carenza di dibattito in merito, ho ritenuto utile fissare alcuni elementi che – dal mio punto di vista – possano aiutare a fare chiarezza sugli avvenimenti in corso, non soltanto in Siria. Da più di due anni, il Vicino Oriente è scosso da poderosi movimenti di trasformazione, la cui natura e la cui forza sono state troppo spesso da noi misconosciute o sottovalutate. Gli accadimenti in Siria costituiscono il punto di precipitazione di un dibattito non più rinviabile, segnato sino ad ora da anacronistici arroccamenti ideologici e da silenziosi opportunismi, questi ultimi solo parzialmente giustificabili dal clima terroristico provocato da chi – contro ogni evidenza – ha presentato la rivolta del popolo siriano come un gigantesco complotto geopolitico per il rovesciamento di un regime non solo “antimperialista”, ma anche “laico” e addirittura “socialista”.
L’obiettivo di questo documento è, da un lato, quello di prospettare una lettura degli avvenimenti siriani e mediorientali diversa sia dalle vulgate presuntamente geopolitiche, sia dalle banalizzazioni eurocentriche sulla divisione lungo direttrici confessionali o sulla dicotomia laici versus fondamentalisti. Dall’altro lato, si intende proporre un terreno di convergenza per l’iniziativa politica, solidale ed internazionalista, vale a dire il sostegno alle forze progressiste e non settarie che operano nel Vicino Oriente, in Siria, nella Palestina occupata, in Egitto, ovunque vi sia un popolo che lotta contro l’oppressione in tutte le sue forme. Buona lettura.
 

1) Nella primavera del 2011, in Siria si è sviluppato un movimento di massa per la democrazia, la libertà e la dignità negate per decenni dal regime autoritario e corrotto del clan Assad. Tale movimento si è espresso per mesi attraverso manifestazioni pacifiche, scioperi, iniziative della società civile e denunce degli attivisti per i diritti umani.

2) Il movimento sviluppatosi in Siria è espressione del generale risveglio delle masse arabe, manifestatosi in varie forme e con diversa intensità nella maggior parte dei Paesi del Maghreb e del Mashreq, trovando le sue espressioni più alte nelle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto.

3) Il regime siriano ha risposto alle istanze del movimento scatenando una repressione inaudita per ferocia ed assenza di scrupoli. Una repressione infinitamente più violenta di quelle messe in atto dai regimi tunisino ed egiziano, gestita sia dai servizi di sicurezza che dalle milizie confessionali del regime. Già dopo i primi mesi del movimento, i morti si contavano a migliaia e gli arresti arbitrari, le torture disumane e le sparizioni a decine di migliaia. (altro…)