PIANGO, AMATO PAESE…

avnery arafat
Uri Avnery , Mercoledì 28 agosto 2013

Non volevo scrivere questo articolo sull’ Egitto , ma ho dovuto scriverlo.
Io amo l’Egitto, amo il popolo egiziano. Ho trascorso lì alcuni dei giorni più felici della mia vita. Il mio cuore sanguina quando penso all’Egitto. E in questi giorni penso sempre all’Egitto .
Non posso tacere quando vedo quello che sta accadendo lì, a un’ora di volo da casa .
Esaminiamo dall’inizio ciò che sta accadendo oggi.
L’Egitto è semplicemente caduto nelle mani di una dittatura militare brutale, senza pietà. Questo non è avvenuto per la democrazia. Questa non è una transizione temporanea. Niente del genere.
Come le locuste di un tempo, gli ufficiali dell’esercito sono arrivati sulla terra. Essi non sono pronti a lasciarla volontariamente. Anche prima, l’esercito egiziano aveva notevoli proprietà e privilegi. Aveva il controllo assoluto di grandi aziende, e viveva profumatamente in una povera terra. Ora ha le mani su tutto . Perché dovrebbe rinunciarvi? Coloro che credono che lo farà di sua iniziativa, è opportuno si facciano esaminare la testa .
Basta guardare le foto. Cosa ci ricordano ? Dove abbiamo già visto questa sfilza di generali coperti di decorazioni, ben nutriti, che non hanno mai fatto una guerra, con i loro pretenziosi berretti a visiera? Nella Grecia dei colonnelli? Nel Cile di Pinochet? Nell’Argentina dei torturatori? In una delle dozzine di altri Paesi sudamericani? Nel Congo di Mobutu ? Tutti questi elementi hanno lo stesso aspetto generale. La stessa espressione gelida. La stessa sicurezza. La convinzione assoluta di essere gli unici custodi della nazione. La convinzione totale che tutti i loro avversari sono traditori e devono essere arrestati, imprigionati, torturati, uccisi. Povero Egitto .
Come siamo arrivati qui? Come ha potuto una gloriosa rivoluzione trasformarsi in questo spettacolo disgustoso? Come è stato possibile che milioni di persone felici, che si erano liberate da una dittatura brutale, che avevano respirato le prime zaffate inebrianti di libertà, che avevano fatto di Piazza della Libertà (è questo che significa Tahrir) un faro di speranza per tutta l’umanità, siano arrivate a questa situazione così buia?
In un primo momento, sembrava che andasse tutto per il meglio. Era facile aderire alla primavera araba. Tutti si tenevano per mano, laici e religiosi stavano insieme contro le forze del vecchio dittatore. L’esercito sembrava sostenerli e proteggerli. Ma gli errori fatali erano evidenti, come dicemmo sul momento. Errori che non erano particolarmente egiziani, ma erano comuni a tutti i recenti movimenti per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale in tutto il mondo, compreso Israele .
Sono gli errori di una generazione cresciuta con i “social network”, l’immediatezza di Internet, la comunicazione di massa istantanea e facile. Queste cose hanno rafforzato la sensazione di potenza senza sforzo, di capacità di cambiare le cose senza consumare un processo di organizzazione di massa, di formazione di un progetto politico, senza la formulazione di una ideologia, senza direzione, senza partiti. Un comportamento euforico e anarchico che, ahimè, non può resistere al potere reale.
Quando la democrazia si è presentata come un momento di gloria e si sono svolte elezioni oneste, tutta questa massa amorfa di giovani si è trovata di fronte una forza che aveva tutto ciò che a loro mancava: l’organizzazione, la disciplina, l’ideologia, la leadership, l’esperienza, la coesione .
I Fratelli Musulmani
I Fratelli e i loro alleati islamici hanno vinto facilmente le elezioni libere, eque e democratiche contro i gruppi del campo eterogeneo e anarchico delle personalità laiche e liberali, come era già avvenuto in altri paesi arabi come l’Algeria e la Palestina.
Le masse arabo-islamiche non sono composte da fanatici religiosi (come lo sono gli ebrei provenienti dai paesi arabi in Israele). Votando per la prima volta in elezioni libere, però, tendono a votare per i partiti religiosi, anche se non sono assolutamente fondamentalisti .
La cosa più intelligente da fare per i Fratelli sarebbe stata unirsi ad altri partiti, compresi i partiti laici e liberali, per gettare le basi di un regime forte, aperta e democratica. Sarebbe stato il loro interesse a lungo termine. In un primo momento, sembrava che Mohamed Morsi, il presidente liberamente eletto, lo avrebbe fatto. Ma ben presto ha cambiato il suo approccio, utilizzando i suoi poteri democratici per modificare la Costituzione, per escludere tutti gli altri e favorire il potere esclusivo del suo movimento.
Questo è stato poco saggio, ma comprensibile. Dopo molti decenni trascorsi a subire la persecuzione dello Stato, il carcere, la tortura sistematica e persino le esecuzioni, il movimento aveva sete di potere. Una volta che l’ha avuto, non poteva trattenersi. Ha tentato di accaparrarselo tutto. Ciò è’stato particolarmente imprudente, perché il regime dei Fratelli era seduto vicino ad un coccodrillo, che sembrava dormisse, come spesso accade con i coccodrilli .
All’inizio del suo regno, Morsi mise da parte i vecchi generali che avevano servito sotto Hosni Mubarak e venne applaudito. Ma il risultato, semplicemente, è stato quello di sostituire il coccodrillo vecchio e stanco con uno giovane e pieno di appetito.
E ‘difficile indovinare cosa stesse succedendo nella mente dei militari in quel momento. I generali avevano sacrificato Mubarak, che era uno di loro, per proteggere se stessi. Essi divennero gli idoli della gente, soprattutto dei giovani, dei laici e dei liberali: “L’esercito e il popolo sono una cosa sola!”. Come è bello. Come è ingenuo. Come è insensato.
E ‘chiaro ora che durante i mesi di Morsi, i generali erano in attesa di questa opportunità . Quando Morsi ha commesso i suoi errori fatali e ha annunciato di voler modificare la Costituzione, hanno colpito . Tutte le giunte militari amano presentarsi, all’inizio, come i salvatori della democrazia.
Abd al – Fatah al – Sissi non ha alcuna ideologia attraente, come quella che aveva Gamal Abd al- Nasser, quando fece il suo colpo di stato nel 1952, senza spargimento di sangue (il panarabismo). Non ha una visione come Anwar al- Sadat, il dittatore che ha ereditato il potere (la pace). Non è stato l’erede designato del suo predecessore, impegnato a continuare la sua visione, come è stato Hosni Mubarak. Questo è un dittatore militare puro e semplice (o meglio, non così puro né così semplice).
Noi israeliani, è colpa nostra? Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan lo ha detto. Tutto questo è opera di Israele. Abbiamo orchestrato il colpo di stato egiziano. E ‘ molto lusinghiero ma, temo, un po’ esagerato.
E ‘vero, i circoli dirigenti israeliani hanno paura di un mondo arabo islamico. Odiano i Fratelli Musulmani, il genitore di Hamas e di altri movimenti islamici impegnati nella lotta contro Israele. Hanno buoni rapporti con l’esercito egiziano. Se i generali egiziani hanno chiesto consigli ai colleghi e amici israeliani circa il colpo di stato, gli israeliani gli avranno promesso il loro appoggio entusiasta. Ma essi non sarebbero stati in grado di fare molto in questo senso. Tranne che per una cosa: è Israele che per decenni ha garantito all’esercito egiziano una considerevole assistenza finanziaria annuale da parte degli Stati Uniti. Usando il suo potere sul Congresso degli Stati Uniti, Israele ha evitato per anni che venisse messa fine a questa sovvenzione. In questo momento la grande macchina del potere israeliano negli Stati Uniti sta lavorando per garantire il proseguimento degli aiuti americani ai generali per circa 1,3 miliardi di dollari. Ma questo non è cruciale, in quanto le oligarchie arabe del Golfo sono disposte a finanziare i generali senza alcun limite.
Quello che è fondamentale per i generali è il sostegno politico e militare degli Stati Uniti. Non ci può essere alcun dubbio che prima di agire i generali abbiano chiesto l’autorizzazione agli americani e che questo sostegno sia stato dato subito.
Il presidente degli Stati Uniti, in realtà, non dirige la politica degli Stati Uniti. Lui può fare dei bei discorsi, elevare la democrazia ad una condizione divina, ma non può fare molto in questo senso. La politica è fatta da un complesso politico – economico – militare di cui lui è solo l’ uomo di paglia. Questo complesso non ha nulla a che vedere con i “valori americani”. Serve gli interessi americani (ed i suoi). Una dittatura militare in Egitto serve questi interessi, in quanto serve quelli che si ritengono essere gli interessi di Israele.
Servirà veramente? Nel breve termine, forse. Ma una lunga guerra civile – aperta o sotterranea – rovinerà l’incerta economia dell’Egitto e allontanerà gli investitori ed i turisti di cui ha disperatamente bisogno. Le dittature militari sono amministrazioni notoriamente incompetenti. In pochi mesi o anni questa dittatura crollerà, come tutte le altre dittature militari nel mondo .
Fino a quel giorno, piangerò per l’Egitto .

Tradotto da http://www.france-palestine.org/

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