VENERDI’ 11 OTTOBRE, A ROMA, SI PARLA DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO SIRIANO ED I RIFUGIATI PALESTINESI IN SIRIA

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Il Comitato di Solidarietà con il Popolo Siriano promuove a Roma una giornata di solidarietà con il popolo siriano per il prossimo venerdì 11 ottobre. Sarà l’occasione per ascoltare voci diverse dal coro di quelle che si sono fatte sentire solo in occasione della guerra immaginaria degli USA, mentre tacciono sulla guerra vera che il regime di Assad ha scatenato contro il suo stesso popolo. L’iniziativa è promossa in solidarietà con il popolo siriano, per la libertà e l’autodeterminazione, contro la dittatura di Assad, qualunque intervento militare e il terrorismo, per l’ accoglienza per i profughi provenienti dalla Siria e per la protezione internazionale per i rifugiati palestinesi in Siria e l’immediata liberazione di tutti i Palestinesi detenuti nelle prigioni del regime.
Il programma dell’iniziativa – che si terrà presso la Casa della Comune, in via di Porta  Labicana 56/a (a San Lorenzo, all’altezza di Viale dello Scalo San Lorenzo) – prevede alle 17.30 un incontro-dibattito con il giornalista italo-siriano Fouad Roueiha, Mamadou Ly di Utopia Socialista, Germano Monti  del Comitato di Solidarietà con il Popolo Siriano, la giornalista e attivista siriana Asmae Dachan e il free lance Gabriele del Grande, appena tornato dalla Siria, dove ha realizzato una serie di reportage per la rivista Internazionale.   L’incontro sarà coordinato da  Renato Scarola, del Comitato di Solidarietà con  il Popolo Siriano.
Alle 20.30, la giornalista di RaiNews 24 Laura Tangherlini presenterà il suo libro “Siria in fuga” (Poiesis editrice), vincitore del Premio Fiuggi Storia 2013 Opera Prima.
Dalle 21.30, la serata proseguirà con la musica del rapper siriano Abou Hajar, video e poesie con Monica Maggi. Sarà possibile gustare specialità siriane a cura di Salim Mokiyes nella cena solidale di autofinanziamento del Comitato.

La morte sotto tortura in Siria: gli orrori ignorati dai pacifisti

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di Budour Hassan
Attivista palestinese anarchica e curatrice del blog Random Shelling: http://budourhassan.wordpress.com

15 settembre 2013

Uno degli aspetti probabilmente più crudeli della guerra del regime siriano contro la popolazione siriana è il successo che ha avuto nel normalizzare la morte e nell’assuefare il mondo ai suoi atroci massacri. Ciò che manca dal bilancio a sei cifre delle vittime sono i volti carbonizzati e le innumerevoli storie dei martiri e delle sofferenze inflitte ai cari che si lasciano alle spalle. Per dirla con un attivista siriano: « Una cosa che non potrò mai perdonare a Bashar al-Assad è l’averci negatola possibilità di soffrire per i nostri amici morti da martiri». In effetti, nel momento in cui l’omicidio di massa si trasforma in un evento spaventosamente frequente che si protrae da due anni e mezzo, il lutto per i caduti è diventato un lusso che la maggior parte dei siriani non può permettersi.

Disumanizzare i siriani

La disumanizzazione dei siriani è stata dolorosamente illustrata nel dibattito che seguì l’attacco con armi chimiche del 21 agosto nella campagna di Damasco. Le vittime sono state trattate come semplici note a piè di pagina dalla comunità internazionale, i media mainstream e il campo contro la guerra. Per i governi occidentali che disegnano una « linea rossa » per l’uso di armi chimiche – e per gli interessi di Israele – il sangue rosso dei bambini siriani massacrati con le armi convenzionali dal regime e dalle sue milizie non è abbastanza scandaloso.Tutto il dibattito, come afferma lo scrittore siriano ed ex prigioniero politico Yassin al-Haj Saleh, è sulle armi chimiche e non sul criminale che le ha usate, sulle persone che hanno ucciso, o sul numero di persone ancora maggiore uccise con armi da fuoco.
Nei media mainstream, il popolo siriano viene privato della sua voce e della sua rappresentanza, e la rivoluzione siriana è descritta invece come una « guerra civile » tra due mali: un dittatore laico contro islamisti carnivori e barbuti.Non si è visto o sentito da nessuna parte l’ostinazione stupefacente e la solidarietà comune che ha mantenuto viva la rivoluzione nonostante tutte le avversità; la lotta coraggiosa contro l’ oppressivo « Stato islamico di Iraq e Siria » che controlla gran parte delle zone « liberate » nel nord della Siria; e le continue iniziative popolari e le proteste contro il regime così come contro gli estremisti islamici.
Nel frattempo, per la maggior parte delle coalizioni contro la guerra : « la guerra è la pace e l’ignoranza è forza ». Sventolano fatti banali e false dicotomie per sostenere che tutti i ribelli sono terroristi e che Assad in questo momento non solo sta effettivamente lottando contro imperialismo, ma anche contro il terrorismo. Che Assad abbia condotto negli ultimi 30 mesi una guerra settaria e a tutto campo contro i civili siriani poco importa. Che il suo regime abbia sistematicamente arrestato gli attivisti pacifici e laici, mentre rilasciava i terroristi appartenenti ad al-Qaeda importa meno. E che migliaia di imprigionati siriani, compresi lavoratori, bambini, manifestanti disarmati e organizzatori di comunità sono stati torturati a morte dalle forze del regime fin dall’inizio della rivolta non importa niente. (altro…)

PALESTINESI IN SIRIA: LA “BREAKING THE SILENCE CAMPAIGN”

Un mese fa, attivisti palestinesi e siriani hanno lanciato la Breaking the Silence Campaign”, allo scopo di denunciare e combattere l’assedio imposto dal regime di Damasco ai campi dei rifugiati palestinesi in Siria. In questo aggiornamento, si parla dei bombardamenti ancora in corso, della tortura e dell’assassinio del militante palestinese Khaled Bakhrawi e, nella nota finale, si sottolinea l’indisponibilità alla collaborazione con i sionisti, perché “La nazione dell’ingiustizia è una sola, e il suo nome è autoritarismo e sionismo”


Aggiornamento da ‘ Steadfast Yarmouk ‘ e una nota

13 Settembre 2013

Più di un mese è passato da quando sono iniziate le azioni (della “Breaking the Silence Campaign” n.d.t.) nei campi palestinesi in Siria, e l’assedio del campo di Yarmouk Camp è ancora in corso …
Oggi, 13 settembre 2013 , nonostante il paralizzante assedio imposto dal regime al campo di Yarmouk, a Damasco, le persone del campo sono uscite in strada e hanno protestato dopo le preghiere del mezzogiorno di venerdì. Hanno iniziato davanti alla Moschea “Palestine” e hanno marciato per tutto il campo.

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Donne , uomini e bambini di Yarmouk nella manifestazione di oggi (13/9, n.d.t.)

Nella loro protesta, i residenti hanno sottolineato l’unità palestinese – siriana in tutto il conflitto in corso, invitando l’opposizione armata ad avanzare e rompere l’assedio. Attraverso la “Breaking the Silence Campaign” hanno anche invitato più volte i Palestinesi della diaspora ad aiutarli, operando per togliere l’assedio al campo ed alla parte meridionale di Damasco.

Video della protesta di oggi (13/9, n.d.t.) nel campo di Yarmouk

Dopo la protesta, Yarmouk è stato bombardato con razzi, come avviene quotidianamente nell’assedio in corso imposto al Campo.
La gente di Yarmouk è uscita in strada ed ha protestato dopo aver ricevuto la notizia straziante, due giorni fa, della morte di un attivista molto amato: Khaled Bakrawi. Khaled Bakrawi aveva 24 anni ed era un attivista del campo di Yarmouk, nato e cresciuto in Siria, ma originario di Lubya, nella Palestina etnicamente ripulita nel 1948 .

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Il Martire Khaled Bakrawi

Khaled Bakrawi ha giocato un ruolo fondamentale nel mobilitare le masse nella lotta per la giustizia. E’ stato uno dei fondatori della Fondazione Jafra ed era estremamente attivo nel Movimento Giovanile Palestinese. Durante la commemorazione della Naksa nel 2011, Khaled venne ferito quando le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco sui manifestanti. Nonostante le ferite , ha continuato la sua lotta per gli “sfollati interni” di Yarmouk .
Khaled Bakrawi era scomparso, e si pensava che fosse nelle carceri di Assad, dal 19 gennaio 2013. Questo è stato confermato l’11 settembre 2013, quando è improvvisamente arrivata la notizia del suo martirio: era stato torturato a morte. Khaled ci lascia un’eredità di Resistenza e solidarietà, una vita che ogni rivoluzionario che lotti nel mondo contro la tirannia deve sperare di emulare. Riposa in Pace, Martire.

Una nota

Nonostante l’assedio , i bombardamenti, la morte e il carcere, i nostri fratelli e sorelle palestinesi hanno resistito insieme ai Siriani ed alla Rivoluzione. Hanno sopportato la brutalità del regime di Assad per tutto il tempo e non hanno vacillato. E anche noi dobbiamo sostenerli senza esitazioni, così come è un dovere dei Siriani nella diaspora dire “NO” alla normalizzazione ed alla collaborazione con i sionisti, anche per la presunta causa della Rivoluzione. E’ nostro dovere di Siriani essere contro i regimi che hanno perpetuato il dolore dei nostri fratelli e sorelle palestinesi, rifiutare ” l’aiuto” che arriverebbe al costo della loro libertà e delle loro vite. E’ nostro dovere non sporcare la nostra causa con la macchia della collaborazione, perché la nostra libertà e la nostra dignità non arriveranno sul sangue e il dolore della Palestina .
E per non dimenticare: “La nazione dell’ingiustizia è una sola, e il suo nome è autoritarismo e sionismo”.
Libertà per tutti i nostri detenuti nelle carceri sioniste ed assadiste. Viva il popolo .

Da www.saqet.wordpress.com

PDCI: CHI E’ IGNOBILE?

MUSSOLINO

Con qualche giorno di ritardo, apprendiamo dell’esistenza di un comunicato del Dipartimento Esteri del PdCI che – pur senza nominarlo esplicitamente – definisce “ignobile” l’articolo in cui abbiamo dato conto di una delegazione italiana recatasi in Siria nei giorni scorsi, delegazione composta sia da elementi dichiaratamente di estrema destra che da personaggi sedicenti “comunisti” o addirittura “anarchici”, come il noto cantante Giuseppe “Joe” Fallisi.
Il comunicato (che potete leggere integralmente in calce) ci illumina, finalmente, su alcune questioni angoscianti. Innanzitutto, apprendiamo che Ouday Ramadan non è più iscritto “da tempo” al PdCI, e questa è una notizia, ancorché piuttosto parziale e reticente. Non è una notizia, invece, l’allontanamento dallo stesso partito dell’ex senatore Fernando Rossi, effettivamente avvenuto sette anni fa, perché aveva fatto una cosa giusta, e cioè votare contro la manovra finanziaria dell’allora governo Prodi. Pochi mesi dopo, nel febbraio 2007, Rossi fece un’altra cosa giusta – votare contro il rifinanziamento delle missioni militari all’estero – il che gli costò, fra l’altro, un’aggressione da parte di un altro dirigente del PdCI, la cui vocazione pacifista all’epoca era molto meno entusiasta di oggi, forse perché quando si è al governo è lecito bombardare (l’Afghanistan, in quel caso).
Il comunicato, inoltre, riafferma la sua “irrinunciabile pregiudiziale antifascista e antirazzista”, cosa indubbiamente molto bella.
Prendendo atto del comunicato, poniamo alcune innocenti riflessioni.
E’ possibile precisare cosa significhi che Ramadan non è iscritto “da tempo” al PdCI? Da quanto tempo? Nel giugno del 2012 – cioè, lo scorso anno – Ramadan era iscritto al PdCI. Almeno, così afferma lui stesso nel video seguente, riferito ad un’iniziativa dal titolo “Dalla Libia alla Siria”, tenutasi a Pisa in quei giorni (apprezzabile la precisazione “sono un compagno di questo partito a tutti gli effetti”). Indovinate un po’ chi presenziava a quell’iniziativa, insieme al (solo ora) reprobo Ramadan? Ma dai… proprio Maurizio Musolino, del Dipartimento Esteri del PdCI, lo stesso Dipartimento che – per pudore, probabilmente – non ci dice che Ramadan è stato sicuramente iscritto al PdCI fino allo scorso dicembre, mentre continuava imperterrito a partecipare a manifestazioni con fascisti di ogni ordine e grado. Se negli ultimi mesi Ramadan non è più iscritto al PdCI, sarà perché lo ha deciso lui, non certo perché quel partito abbia ritenuto doveroso espellerlo.

Lo scorso giovedì 8 agosto – quindi, solo un mese fa – Ouday Ramadan ha preso parte ad un dibattito, dal titolo “Siria, aldilà dei luoghi comuni”, nell’ambito della festa regionale del PRC toscano, tenutasi a Rosignano. Con lui, un “membro dell’ambasciata siriana” ed un “membro del Dipartimento Esteri del PdCI”, come potete leggere nel programma della festa riprodotto qui sotto. Può essere interessante rammentare che il buon Ramadan era reduce dalle fatiche di un tour che lo aveva portato nelle sezioni di CasaPound di mezza Italia per promuovere la manifestazione fascista europea per Assad dello scorso 15 giugno a Roma, manifestazione che poi si svolse – con la partecipazione dello stesso Ramadan – in uno spazio occupato da CasaPound, dopo che la Questura ed il nuovo sindaco di Roma avevano negato la piazza.

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Insomma, anche se ultimamente non avrà rinnovato la tessera, sembra proprio che Ramadan rimanga un interlocutore importante per il PdCI, e poco importa che sia culo e camicia con i “fascisti del III Millennio”… ed anche di quelli precedenti, come il buon vecchio nazimaoista Ugo Gaudenzi o il forzanovista Filippo Fortunato Pilato, sfortunatamente al momento latitante, causa incomprensioni con la Procura di Bolzano, a parere della quale sarebbe un protagonista dell’antisemitismo e del razzismo sul web.
Insomma, la pregiudiziale antifascista e antirazzista del PdCI non sembra tanto “irrinunciabile”, almeno quando si parla della Siria del compagno Assad… o Gassad, come qualcuno lo ha rinominato. A questo punto, giriamo la domanda al Dipartimento Esteri del PdCI: chi è ignobile?

Il comunicato del Dipartimento Esteri del PdCI

Comunicato contro un ignobile attacco al PdCI
Comunicato del Dip. Esteri Pdci

In questi giorni sta girando sui social network e nelle mail-list un articolo indegno che addirittura, in merito alla crisi siriana, paventa una sorta di alleanza tra fascisti e “comunisti italiani”. L’articolo è ignobile perché basa tutto su false allusioni e perché arriva in un momento drammatico in cui la priorità di tutti i democratici e gli antifascisti dovrebbe essere quella di scongiurare l’aggressione alla Siria evitando i bombardamenti che Barak Obama si accinge a mettere in atto. Bombe che, come già sappiamo per la Jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia, non saranno affatto “chirurgiche” ed “intelligenti” e che provocheranno danni e distruzione a tutto il popolo siriano.

Ma di questo all’estensore dell’articolo evidentemente non importa nulla, perché preso a gettare fango sul Pdci, probabilmente perché il protagonismo di tanti nostri militanti che in questi giorni sono impegnati nelle tantissime manifestazioni contro la guerra, preoccupa e dà fastidio a chi ha fatto proprio dell’ambiguità la propria bussola politica.contro Semmai fosse necessario ricordiamo, per i distratti ed i poco attenti, che i Comunisti Italiani sono da sempre impegnati a fianco delle lotte dei popoli arabi per la propria emancipazione e contro forme vecchie e nuove di colonialismo. Un impegno coerente, che dalla Palestina all’Iraq, passando per gli altri conflitti, ha sempre sottolineato sia il carattere antimperialista e anticapitalista, sia l’irrinunciabile pregiudiziale antifascista e antirazzista della nostra collocazione in queste lotte. Ricordiamo che Ouday Ramadan non è più iscritto da tempo al nostro partito e che pertanto ogni suo atto o dichiarazione non è ricollegabile in nessun modo al Pdci. Rammentiamo inoltre che Fernando Rossi è uscito dal Partito dei Comunisti italiani da ben 7 anni. Vogliamo sottolineare infine che riteniamo sbagliata la partecipazione ad iniziative collaterali ad ambienti dell’estrema destra, mentre ribadiamo la nostra collocazione progressista ed anti-imperialista e la nostra vicinanza al popolo siriano. La lotta contro la guerra in Siria (e forse proprio questo a dare fastidio e ad attirarci campagne di fango) è un tratto distintivo della nostra militanza politica, come testimonia la presenza al nostro recente Congresso di Ammar Bagdache, segretario del Partito Comunista Siriano.

Pertanto respingiamo al mittente le accuse ignobili formulate dall’articolo in questione, nell’auspicio che i drammatici giorni che ci attendono possano indurre tutti a lavorare per scongiurare l’escalation militarista e aggressivo degli Usa, della Francia di Israele e di altri Paesi della regione verso la Siria, dove al contrario si impone una soluzione politica e diplomatica, come ormai chiede la quasi totalità della comunità e dell’opinione pubblica mondiale.

Roma 6 settembre 2013

Dipartimento Esteri Pdci

FASCISTI E “COMUNISTI” ITALIANI A DAMASCO PER ASSAD

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In questi giorni, è a Damasco una delegazione italiana del “Fronte Europeo per la Siria”, l’organizzazione transnazionale che tentò di organizzare un’adunata internazionale a sostegno del regime siriano a Roma lo scorso 15 giugno. Portavoce del Fronte Europeo per la Siria è Matteo Caponnetti, dell’associazione romana di estrema destra “Zenit”. Grazie alla mobilitazione degli antifascisti romani, del nascente Comitato di Solidarietà con il Popolo Siriano, di intellettuali, comuni cittadini e dell’organizzazione del Gay Pride, la Questura ed il nuovo sindaco Marino negarono la piazza ai sostenitori di Assad, costretti a rifugiarsi in uno spazio occupato da CasaPound, la stessa organizzazione che aveva ospitato diverse iniziative promozionali nelle settimane precedenti. Gli antifascisti e gli amici del popolo siriano, invece, manifestarono in Piazza dell’Immacolata, nello storico quartiere di San Lorenzo.
Ecco i componenti della delegazione rossobruna italiana in Siria a sostegno del dittatore siriano Assad.
Ouday Ramadan, “comunista”, nel senso di Partito dei Comunisti Italiani, di cui è stato anche dirigente in Toscana e consigliere comunale a Cascina, provincia di Pisa. Si ignora se Ramadan sia ancora iscritto al PdCI, ma lo scorso 8 agosto ha partecipato alla Festa Regionale toscana del PRC a Rosignano Solvay, in un dibattito con un membro dell’ambasciata siriana in Italia ed un membro del PdCI, il tutto coordinato da Alessandro Leoni, del Comitato Regionale del PRC toscano. Ramadan, conosciuto anche come “Soso”, è stato protagonista nei mesi scorsi di un tour in diverse sedi di CasaPound per promuovere la manifestazione di nazifascisti europei a Roma a sostegno del regime siriano. Non risultano prese di distanza del PdCI dal suo ex (?) esponente.

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Ramadan, all’inizio del tavolo, nella sede romana di CasaPound , il 3 maggio scorso (altro…)

IL NAPALM DI ASSAD SU UNA SCUOLA DI ALEPPO

Su You Tube il 2 settembre è apparso un nuovo video – sottotitolato in italiano – che mostra gli effetti del bombardamento incendiario effettuato dall’aviazione siriana contro un centro scolastico alcuni giorni fa. La notizia era già stata diffusa, accompagnata da altre immagini, dalla BBC.
La località dove è avvenuto il bombardamento si trova nel distretto settentrionale di Aleppo e il nome del centro scolastico colpito è Urum al-Kubra. Non è chiaro quale sia l’agente incendiario contenuto nella bomba sganciata contro la scuola: si parla di napalm, di termite o di fosforo bianco. Anche il numero delle vittime è incerto: la BBC ha parlato di dieci vittime, fonti siriane hanno riferito di un morto e diversi feriti, nel testo che accompagna il video su You Tube si fa riferimento a sei bambini uccisi.
Quel che appare certo è che un aereo dell’aviazione di Assad, dopo aver sorvolato a lungo la zona, ha colpito con un ordigno incendiario una scuola. Il che si commenta da solo.

ANCORA UN BOMBARDAMENTO SU YARMOUK

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Gaza, Alray – L’esercito del regime siriano ha ripreso sabato il bombardamento del campo profughi di Al-Yarmouk, le bombe hanno colpito luoghi diversi del campo, nessun ferito. Segnalato dal Gruppo d’azione per i palestinesi in Siria.
Il gruppo ha spiegato in un comunicato che i palestinesi dei campi profughi di Al-Yarmouk, Soubeinah, Al-‘aedeen, e Khan Al-Shiekh soffrono condizioni di vita peggiorate.
Il campo profughi palestinese di Al-Yarmouk rimane sotto un regime di blocco quasi completo, che ha portato al deterioramento delle condizioni umanitarie e di vita. Il campo soffre anche di una carenza di forniture mediche e di personale medico.
Più della metà dei 530.000 profughi palestinesi registrati in Siria sono stati sfollati e il 15 per cento sono fuggiti all’estero, tra cui 60.000 nel vicino Libano e più di 7.000 in Giordania.
Nel mese di marzo, il Gruppo di Azione per i palestinesi della Siria, ha comunicato che oltre 1.377 palestinesi erano stati uccisi nel conflitto in corso in Siria, ma si pensa che quel numero sia aumentato notevolmente da allora.

Fonte: http://occupiedpalestine.wordpress.com/2013/09/01/al-yarmouk-camp-shelled-again/