La rivolta popolare siriana e la crisi del pacifismo

E’ un intervento molto lungo, questo lavoro di Lorenzo Galbiati, pubblicato in tre puntate su www.pressenza.com. Lo riportiamo qui integralmente perché affronta con rigore e lucidità quella crisi di valori del pacifismo nostrano che ha portato molti attivisti a chiudere occhi, orecchie e bocca sulla tragedia che sta vivendo il popolo siriano, per non parlare degli scellerati che si sono fatti vessilliferi – spesso insieme ai fascisti – della propaganda del regime criminale del clan Assad. Buona lettura.

La rivolta popolare siriana e la crisi del pacifismo – parte I

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la prima parte di questa analisi di Lorenzo Galbiati.

 

Chi parla oggi della “rivoluzione siriana”? Nessuno, se non per dire che è stata tradita, da laica sarebbe diventata fondamentalista: questo ha detto, in sostanza, il giornalista Domenico Quirico1 appena rientrato in Italia. Ma c’è chi dice2 che la rivoluzione siriana più che tradita è stata dimenticata in Occidente, dove non si sono viste negli ultimi mesi grandi reazioni agli oltre 100 000 morti né di recente si è visto alcuno sdegno per il migliaio di persone gassate nella Ghouta. C’è voluto lo spettro di un intervento USA per vedere mobilitati i politici e il Papa, che con la sua iniziativa ha risvegliato i pacifisti, molti dei quali aspettano da due anni di potersi attivare contro l’ennesimo attacco imperialista americano, e in assenza di questo non sanno che fare, anche perché non sanno decifrare quel che succede in Siria, così come non hanno saputo cogliere quel che è stata, e ancora è, la rivolta popolare siriana.

Facciamo quindi un passo indietro, per cercare di capire perché la rivolta siriana ha evidenziato la profonda crisi, forse irreversibile, del pacifismo nonviolento italiano, se non europeo.

La rivolta popolare contro il regime di al-Asad è sorta quando era ancora in atto la guerra della Nato alla Libia. Tutto il mondo ha capito subito che la repressione che il regime siriano aveva messo in atto contro i manifestanti pacifici superava per violenza ed efferatezza quella del regime libico di Gheddafi contro i suoi oppositori. Tutto il mondo ha capito anche che in Siria, a differenza della Libia, la Nato non interveniva perché c’era il rischio di creare una guerra in tutto il Medio Oriente, se non una guerra mondiale. Poco interesse ha destato invece la peculiarità della rivolta siriana in sé, infatti quello che ancora oggi ignora la maggior parte della gente, compresi i pacifisti nonviolenti, è che in Siria c’è stata la più grande rivolta popolare nonviolenta mai avvenuta nel mondo arabo – forse una vera rivoluzione, sarà la storia a dirlo.

Gran parte delle associazioni pacifiste e nonviolente si sono unicamente preoccupate di evitare un’altra guerra della Nato in un paese arabo, evocando quanto avvenuto in Libia. I motivi per fare un parallelismo tra la Siria e la Libia in effetti non mancavano. In entrambi i casi, i principali media arabi, ossia le tv Al Jazeera (del Qatar) e Al Arabiya (dell’Arabia Saudita), erano schierati con i media occidentali nell’accentuare i crimini degli eserciti di Gheddafi e al-Asad e nello sminuire le violenze degli insorti (che comunque in Siria, si noti bene, sono avvenute circa 7-8 mesi dopo la sanguinosa repressione governativa di migliaia di attivisti pacifici). I principali media hanno cioè fomentato in entrambi i casi un intervento armato sotto l’egida dell’ONU che fermasse la repressione messa in atto dai due dittatori. Un altro dato presente sia nello scenario libico che in quello siriano riguarda l’agire delle petromonarchie e dei fondamentalisti islamici, che ben presto si sono messi in moto per dare alle due insurrezioni un carattere islamico che, seppure non gradito all’Occidente, converge(va) con l’interesse degli Stati Uniti di liberarsi di due dittatori ostili, oltre che nemici di Israele – e, nel caso della Siria, di liberarsi di un dittatore alleato della Russia e dell’Iran: dopo la Libia, la Siria sarebbe stato il primo passo per la guerra all’Iran, già in agenda nel governo israeliano.

Queste analogie sui casi Libia e Siria, unite a pregiudizi di natura ideologica antimperialista, hanno impedito a molti pacifisti di vedere quanto fossero differenti le rivolte arabe avvenute in Libia e in Siria, e le reazioni ad esse da parte dell’Occidente. Per questi pacifisti c’era, e spesso c’è ancora, un’unica preoccupazione: smentire le notizie sui crimini delle dittature (basti leggere quanto riporta il sito sibialiria da mesi: arriva financo a dire che “la stragrande maggioranza del popolo siriano […] sembra schierata a fianco di Assad”3 ), che sarebbero tutta opera dei media che spingono per una guerra ONU, e attivarsi contro l’America che fremerebbe per intervenire. Da due anni infatti, molti ambienti pacifisti (in particolare la Rete No War di Roma, i comunisti del PdCI) negano di fatto che in Siria sia avvenuta una rivolta popolare spontanea e pacifica, sostenendo che è stata fin dall’inizio (o quasi) diretta dall’America e dalle petromonarchie, e paventano un intervento armato degli USA, che hanno dato per imminente varie volte, e contro il quale hanno manifestato in passato sotto le ambasciate americane. Con il passare del tempo, non potendo continuare ad opporsi a un intervento armato immaginario, anziché rivedere le proprie posizioni hanno preferito affermare che la guerra civile siriana sarebbe una guerra che sta conducendo l’America imperialista “per procura”. Ora, da un certo punto di vista, questi pacifisti hanno tratto una effimera quanto illusoria conferma della loro lettura della realtà da parte della recente volontà di Obama di attaccare, sebbene in modo alquanto limitato, la Siria per l’uso su grande scala di armi chimiche che il regime avrebbe compiuto nella Ghouta (che pare peraltro sia effettivamente avvenuto, come affermano Human Rights Watch e le prime indiscrezioni sul rapporto degli ispettori ONU4 ; e del resto è da molti mesi che si hanno notizie, video, testimonianze anche di medici riguardo all’uso da parte del regime di armi non convenzionali). Il fatto che in pratica tutta l’Europa è contraria a una guerra della Nato, e che Obama sia in minoranza anche nel Parlamento americano, tanto che ora si dichiara disponibile ad accettare la via diplomatica per il controllo delle armi chimiche proposta dalla Russia, dovrebbe indicare a tutti i pacifisti quanto l’Occidente sia sempre stato restio a intervenire in Siria.

In ogni caso, ad alimentare questa vera e propria paranoia complottista di alcuni ambienti pacifisti, secondo cui in Siria è in atto fin dall’inizio della rivolta popolare una guerra imperialista “per procura”5, è stata la campagna mediatica che nel 2011-12 tv e giornali hanno condotto a favore di un intervento armato contro il regime di al-Asad, con tanto di propaganda racconta-bufale in stile Libia. Occorre infatti dare atto agli ambienti pacifisti cui ci stiamo riferendo di essere stati i primi ad aver denunciato (in particolare su Peacelink) che i media occidentali e arabi raccontavano grandi bufale sui crimini di al-Asad, menzogne enormi cui l’opinione pubblica italiana e occidentale credeva senza riflettere. Basti pensare alla bufala del febbraio 2012 secondo cui l’esercito siriano avrebbe fatto stragi di civili a Homs con il gas nervino6, o a quella sui bambini che sarebbero stati uccisi nelle incubatrici degli ospedali7. Ed è sempre merito di alcuni pacifisti l’aver denunciato sul sorgere le prime rappresaglie armate degli insorti siriani contro i militari, insorti che fino a un anno dopo l’inizio della rivolta venivano chiamati da tutti i media mainstream “attivisti”, e descritti come persone che lottavano a “mani nude” contro il regime tanto che fino al 2012 nella conta dei morti stampa e tv non precisavano mai che circa un quarto, se non un terzo, degli uccisi erano militari dell’esercito regolare, evidentemente ammazzati da alcuni gruppi di rivoltosi, i quali dall’inizio del 2012 hanno iniziato a commettere anche crimini verso i civili, che di recente sono diventati sempre più frequenti e su larga scala.

Da un anno e mezzo circa, ossia da quando la guerra civile è diventata una realtà talmente evidente e diffusa sul territorio siriano da non essere più occultabile, i media hanno cominciato a prendere le distanza dagli insorti e a chiamarli allo stesso modo di quanto facevano per gli insorti libici: “ribelli” o, appunto, “insorti”. Bisogna comunque tenere fermo il punto sul fatto che i crimini del regime sono stati e continuano a essere di entità molto maggiore di quelli degli insorti: l’esercito bombarda a tutto spiano sulle città da molti mesi e insieme agli shebbiha, i corpi scelti fedeli al regime, che agiscono alla stregua degli squadroni della morte, è il primo responsabile di quasi tutte le più grandi stragi finora commesse. In altre parole: mentre per la Libia c’è stato bisogno di una propaganda mediatica racconta-bufale (il presunto ritrovamento di migliaia fosse comuni) per fornire un eclatante casus belli (fermi restando i gravi crimini commessi da Gheddafi), nel caso della Siria non ce ne sarebbe bisogno, basterebbe la realtà a fornirlo, anche senza considerare l’uso delle armi chimiche. Purtroppo, di tutto questo gli ambienti pacifisti suddetti non si sono resi conto – o non si vogliono rendere conto -, infatti dopo aver smascherato alcune bufale vere sui crimini del regime sono diventati faziosi a tal punto di considerare bufala pressoché ogni notizia di strage che vanga attribuita al regime, anche se a dirlo sono praticamente tutti gli organi di informazione e di difesa dei diritti umani mondiali. In pratica, non può essere il regime a compiere i crimini in Siria: questo andrebbe contro il teorema del “cui prodest” di Marinella Correggia8, secondo cui al regime di al-Asad non converrebbe uccidere civili, perché così facendo correrebbe il rischio di un attacco militare della Nato – quando invece la storia di questi ultimi due anni ha dimostrato il contrario: nonostante il regime abbia ucciso decine di migliaia di civili con armi di ogni tipo, l’Occidente ha paura a compiere contro la Siria il benché minimo atto militare. È chiaro che interpretando la realtà secondo un simile, inconsistente teorema, ci si trovi schierati a priori a difesa del regime di al-Asad, che sarebbe né più né meno che vittima degli insorti armati, ossia dei terroristi al soldo di America e petromonarchie, da cui si difenderebbe con il sostegno della “stragrande maggioranza del popolo siriano”: è questa è esattamente la solfa che ripete da due anni la propaganda del regime di Damasco.

FONTI:

  1. http://qn.quotidiano.net/esteri/2013/09/09/947225-liberato-quirico-giornalista-subite-2-finte-esecuzioni.shtml
  2. http://www.europaquotidiano.it/2013/09/11/siria-una-strana-storia-uno-strano-lieto-fine/
  3. http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1624
  4. http://www.hrw.org/news/2013/09/10/syria-government-likely-culprit-chemical-attack;http://thecable.foreignpolicy.com/posts/2013/09/11/un_report_will_finger_assad_for_massive_chemical_attack
  5. http://www.sibialiria.org/wordpress/?page_id=803
  6. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-14/ufficiale-siriano-passato-lopposzione-124106.shtml?uuid=AaGH8crE
  7. http://247.libero.it/focus/20882999/5/siria-attivisti-20-bambini-morti-in-incubatrici-a-homs-damasco-nega/
  8. https://www.google.it/search?q=correggia+cui+prodest&rlz=1C1RNCN_enIT333IT333&oq=correggia+cui+prodest&aqs=chrome..69i57.3809j0&sourceid=chrome&ie=UTF-8

La rivolta popolare siriana e la crisi del pacifismo – parte II

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di Lorenzo Galbiati

Nota della redazione: come ci pare ovvio e legittimo le opinioni di Lorenzo Galbiati hanno suscitato un notevole dibattito e reazioni di ogni genere giunte anche alla Redazione Italiana di Pressenza; in questo senso la Redazione precisa che Pressenza è la casa per le opinioni di tutti i pacifisti di ogni tendenza e che non censurerà nessuna opinione né ora né mai. Ospiterà volentieri qualunque altra opinione voglia rispondere, confutare o obiettare alle analisi qui esposte. Questo in una applicazione profonda della libertà di Pensiero e di Parola che Pressenza porta avanti con forza.

Nota ulteriore del 29 settembre: in seguito alle proteste di Francesco Santoianni su inesattezze nella formulazione dell’Autore sugli eventi in cui Santoianni è coinvolto abbiamo chiesto all’Autore di riformulare le sue considerazioni in modo meno personalistico e più documentato. Cosa che Lorenzo Galbiati ha fatto e di cui lo ringraziamo. Di conseguenza abbiamo corretto l’articolo che appare come qui sotto.

Al tempo stesso ribadiamo che Pressenza ospita opinioni e non aderisce alle medesime. E che ha pregato Galbiati e pregherà tutti coloro che scriveranno su questa Agenzia di evitare le polemiche personali che sicuramente nuocciono alla causa comune del pacifismo.

Infine, per completezza di informazione, riportiamo in calce a quest’articolo una precisazione di Francesco Santoianni su fatti citati; precisazione che pubblichiamo ben volentieri dato che l’avevamo più volte sollecitata.

Come descritto nella prima parte dell’articolo, molti ambienti pacifisti e nonviolenti non si sono accorti che in Siria è avvenuta per mesi una grande sollevazione popolare spontanea e nonviolenta, fino a che alcuni manifestanti, spinti dalla sanguinosa repressione del regime, hanno cominciato a prendere le armi, prima per difendersi, e poi per organizzarsi in bande armate (il Libero Esercito Siriano) con l’obiettivo di rovesciare il regime. Persone appartenenti alla Rete No War, a partiti come il PdCI e Per il Bene comune, sono attive da tempo nelle piazze, su siti internet come sibialiria.org e nelle mailing list di Peacelink e del Movimento Nonviolento con presidi, comunicati e petizioni che di fatto hanno negato e negano la natura spontanea della rivolta nonviolenta siriana, che secondo questi attivisti altro non è stata se non una insurrezione etero-diretta ben presto diventata violenta e condotta da milizie straniere. L’assolutizzazione di un dato, ossia della presenza tra gli insorti armati siriani di infiltrati arabi (compresi i jihadisti), tra cui milizie libiche, ha indotto molti pacifisti a considerare l’insurrezione armata siriana opera dei fondamentalisti islamici, in sinergia con l’azione dell’intelligence statunitense e delle petromonarchie (in particolare del Qatar). Questa interpretazione riduzionistica sia della rivolta popolare nonviolenta sia dell’insurrezione armata, delle quali si nega fin dall’inizio la caratterizzazione nazionale, trova la sua ragione d’essere in una visione ideologica antimperialista a senso unico (antiamericano) che commette l’errore di dare una spiegazione in termini strettamente geopolitici di quella che in realtà è stata una sollevazione popolare di massa, laica e trasversale sia in termini sociali che religiosi.

È in questo scenario che la Rete No War di Roma si è fatta promotrice di un appello, a luglio 2012, chiamato “Giù le mani dalla Siria”1 , dove si è addebitata la colpa della maggior parte dei crimini agli insorti (“…le forze che si oppongono alla leadership di Assad vedono prevalere le componenti armate e settarie, un dato che si evidenzia nei massacri e attentati che vengono acriticamente e sistematicamente addossati alle truppe siriane mentre più fonti rivelano che così non è.”) e si è dato credito alle elezioni-farsa di al-Assad fino a sostenere che in Siria era in atto un processo di democratizzazione (“…la leadership di Bashar El Assad ha conosciuto due fasi: una prima in cui ha prevalso la consuetudine autoritaria, una seconda in cui è cresciuto il peso politico delle forze che spingono verso la democratizzazione.”). Primi firmatari dell’appello: Rete Disarmiamoli, Militant, Rete dei comunisti, PdCI, e poi anche vari centri sociali, comitati filo-palestinesi, la FGCI e il movimento Alternativa di Giulietto Chiesa. E questo appello assolutamente irricevibile è stato lanciato quando la guerra civile già imperversava, con il regime che lanciava bombe sui quartieri residenziali delle sue più importanti città.

Non è un caso che, prima di questo appello, con la sigla “Giù le mani dalla Siria” ci siano stati, da Milano a Roma, vari presidi fin dal 2011, spesso organizzati da siriani pro-al-Asad, e poi nel 2012 presidi e anche convegni in alcuni dei quali si è riscontrata la contemporanea presenza di comunisti, o post-comunisti, e gruppi fascisti o para-fascisti di nuova creazione, talvolta con inquietanti connotati ibridi tra estrema destra ed estrema sinistra, i cosiddetti “rossobruni”. In pratica, tutti i presidi, gli appelli, i cortei che hanno visto schierati pacifisti con posizioni antimperialiste si sono nei fatti espressi con il motto “Giù le mani dalla Siria” e hanno negato esplicitamente, o implicitamente e inconsapevolmente, molti crimini del regime di al-Asad. In alcuni casi questa incoscienza (volendo credere alla buona fede fino a prova contraria) è arrivata al punto di considerare normale, in nome del dialogo e del confronto, manifestare al fianco di siriani che prendevano la parola per sostenere il regime di al-Asad e sbandieravano bandiere della Siria con la faccia del suo dittatore.

Mi limito a fare alcuni esempi.

Il 10 marzo 2012, due ex iscritti al PdCI, l’ex senatore Fenando Rossi (ora della Lista per il Bene Comune), attivissimo nelle mailing list pacifiste, e Ouday Ramadan detto “Soso”, “comunista siriano”, hanno parlato a un convegno di Stato e Potenza2 sulla Siria di al-Asad intesa come baluardo dell’antimperialismo (i due sono stati di recente ricevuti in Siria da esponenti del regime di al-Asad insieme a una delegazione comprendente vari esponenti di casa Pound3). Nel giugno 2012 Francesco Santoianni, della Rete No War di Napoli (ora amministratore del sito sibialiria.org), segnalava sulla mailing list “Pace” di Peacelink una manifestazione per la Siria (svoltasi il 16 giugno 2012), per la quale era stata creata la pagina facebook https://www.facebook.com/events/272803262817318/, poi il testo di “un nostro appello di autonoma adesione alla manifestazione”4a che aveva creato all’indirizzohttps://www.facebook.com/events/244174155688165/ . Nel primo di questi link di facebook si legge che la manifestazione era “…a DIFESA dello stato siriano, del suo popolo e del suo Presidente. CONTRO le ingerenze straniere, it terrorismo e l’imperialismo!”.  Dopo un lungo dibattito, che ha registrato nella mailing list numerosi consensi verso l’iniziativa, il presidente di Peacelink si dissociò dall’iniziativa facendo notare che: “Il volantino che convoca la manifestazione (l’appello su facebook fa riferimento a unvolantino che si conclude con lo slogan “Dio, Siria, Bashar e basta!!!”.

Poco prima di quell’evento, il 31 maggio, sempre a Roma, esponenti della Rete no war partecipavano a un altro evento bipartisan filo-Assad e prendevano la parola, davanti a un tripudio di sostenitori del regime sventolanti foto di al-Assad5, per lodare la Siria in quanto stato antimperialista e difensore dei popoli del Medio Oriente. I pacifisti (non tutti, per carità), in pratica sono diventati la caricatura che ne facevano di loro i guerrafondai al tempo della guerra all’Iraq: sostenitori – volenti o nolenti – dei dittatori.

Venti, dieci anni fa si chiedeva Giù le mani dall’Iraq, ora si chiede Giù le mani dalla Siria. Ma nell’Iraq attaccato e bombardato dalla Nato non c’era stata una rivolta di massa contro Saddam Hussein, e non c’era stata una strage di civili a opera del regime, e soprattutto: durante quella guerra (reale) dell’Occidente contro l’Iraq i pacifisti non manifestavano insieme ai fascisti per difendere lo stato sovrano dell’Iraq e il suo presidente (dittatore); manifestavano per chiedere la fine della guerra, la fine di ogni violenza. Ora invece per cosa manifestano alcuni pacifisti da due anni? Per impedire una guerra immaginaria, ma considerata sempre imminente, dell’Occidente verso la Siria, e non per la fine della guerra civile siriana; manifestano per la fine dell’insurrezione armata chiedendo il blocco del traffico d’armi agli insorti ma non al regime di al-Asad, che secondo loro sarebbe in fase di democratizzazione e avrebbe il consenso di gran parte della popolazione. Ma come si può manifestare dicendo: Giù le mani dalla Siria, difendiamo lo stato sovrano dalle ingerenze esterne, e il suo presidente, se in Siria il popolo si è ribellato in massa, prima in modo nonviolento, poi armato, al suo dittatore? La Siria è il suo regime, dispotico familistico mafioso in mano da generazioni agli al-Asad, o è il suo popolo? I pacifisti nonviolenti vogliono distinguersi per il sostegno che danno a un  regime dittatoriale, che identificano con lo stato se non addirittura con il popolo, o a chi vi si ribella in modo nonviolento? O vogliono parlare soltanto in modo ingenuamente apolitico per dire: No a ogni guerra, come se la pace fosse solo l’assenza di guerra e non di ogni oppressione e privazione dei diritti umani?

Gli ambienti pacifisti di sinistra, di matrice marxista, hanno visto quindi al loro interno una drammatica lacerazione: da una parte esponenti ed ex-esponenti del PdCI, artefici di queste iniziative a favore di una presunta Siria laica, antimperialista e socialista, dall’altra i partiti trozkisti, come il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e Sinistra Critica (SC), difensori della lotta del popolo siriano contro il regime oppressore – con Rifondazione Comunista (RC) divisa al suo interno su quale linea tenere. La stessa lacerazione è avvenuta all’interno della miriade di associazioni dell’universo pacifista e nonviolento, e in particolar modo di quello filopalestinese. Di tutto questo è stato specchio fedele il sito storico della controinformazione pacifista italiana, Peacelink, e il giornale storico della sinistra radicale e alternativa, “Il Manifesto”, che hanno ospitato sulle loro pagine vari controversi articoli di Marinella Correggia (che ha poi aperto il sito sibialiria.org), che talvolta citava come fonte la suora Marie Agnes de la Croix, legata ad ambienti integralisti e dichiarata sostenitrice del regime di al-Asad (non è un caso che il sito Syrian Free Press, che svolge propaganda per il regime di al-Asad, abbia pubblicato vari articoli a firma Marinella Correggia). Il Manifesto ha ospitato anche la suddetta petizione “Giù le mani dalla Siria” e un dibattito con interventi di autori di opinioni spesso contrastanti, che hanno evidenziato questo scontro all’interno della cultura pacifista di sinistra.

Molti accademici, studiosi e giornalisti arabisti di fronte a questa discutibile controinformazione già nel maggio del 2012 avevano sentito il dovere di intervenire per contrastare questa degenerazione del fronte pacifista e di alcune realtà di sinistra pubblicando l’appello “Siria. Basta col sostegno alla repressione”6con il quale si rimarcava il ruolo primario del regime nei crimini in Siria e la spontaneità della sollevazione popolare nonviolenta e armata, in risposta alla repressione di al-Asad. Ma questo appello, che pure difettava per la sua unilateralità, non considerando nel dovuto modo la campagna mediatica per un intervento armato e i crimini degli insorti in Siria, non è servito a scuotere più di tanto il giornalismo italiano (il Manifesto si è rifiutato di pubblicarlo) e gli attivisti politici e nonviolenti impegnati nella loro campagna antimperialista.

L’unica cosa che è cambiata è che dall’estate del 2012 gli ambienti vicini alla Rete dei comunisti e alla Rete no war hanno iniziato a partecipare o ad organizzare presidi evitando la contemporanea presenza dei fascisti. Il 20 settembre 2012, per esempio, il Comitato contro la guerra di Milano, legato al PdCI, ha organizzato un presidio, sostenuto anche da Peacelink, sempre con lo slogan Giù le mani dalla Siria7 , in cui erano presenti solo comunisti o attivisti per la pace. Contemporaneamente, a Roma, Ouday Ramadan organizzava un presidio bipartisan, fascio-comunista, all’insegna della difesa del regime di al-Asad.  In entrambi i presidi hanno preso la parola siriani sostenitori del regime di al-Asad.

Il 2012, con la crisi siriana, ha quindi sancito la grave crisi di identità e di visione politica in cui versa l’universo pacifista-nonviolento. Non si può infatti sostenere un regime dittatoriale come quello siriano perché in Siria è in corso una guerra civile con connotati islamisti. E non si può farlo, a maggior ragione, per paura di un intervento armato americano. Non si può, non si deve mai sostenere una dittatura sanguinaria. Si può riconoscere che nell’ultimo anno l’insurrezione armata siriana si è caratterizzata per le infiltrazioni straniere di fondamentalisti islamici e salafiti, e che USA, Turchia, Qatar, Arabia e altri stati vendono armi e forniscono supporto logistico agli insorti, e lottare contro questo stato delle cose. Ma non si deve dimenticare le stragi di regime, e il supporto che ad esso danno Russia, Iran e Libano. Non si può condannare in massa l’Occidente senza fare distinguo. A quali insorti vende armi l’America? Ai siriani che si sono ribellati al regime o ai fondamentalisti islamici provenienti dall’Iraq? E queste armi, questo supporto logistico, di quale entità sono? Sono massicci e sono serviti a ribaltare il regime di al-Asad o sono utili giusto ad alimentare una lunga guerra civile, logorante per tutta la nazione siriana? Le risposte a queste domande non sono difficili da ottenere, se ci si attiene ai fatti che avvengono sul campo. Si potrebbe iniziare osservando che il regime ancora resiste, e che le bande di islamisti in molti casi stanno rappresentando di fatto una controrivoluzione, dato che hanno alimentato la guerra civile e smorzato il ruolo degli attivisti nonviolenti dei Comitati locali, che in alcuni casi sono stati loro vittime. Ma è altrettanto vero che la gran parte degli insorti siriani armati all’inizio erano civili e militari disertori che hanno preso le armi per impedire al regime di uccidere gli attivisti pacifici, e per lottare per i propri diritti (partigiani, insomma), e non perché ipnotizzati da una subliminale campagna di intelligence della CIA. È il regime, con la sua sanguinosa repressione, che ha fatto scaturire la guerra civile in atto in Siria, su questo non ci possono essere dubbi: ma molti pacifisti hanno perso di vista questa semplice e basilare verità di fatto – e di principio: è l’oppressore il responsabile morale della rivolta violenta dell’oppresso.

Lorenzo Galbiati

FONTI:

1)     http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7977/

2) http://www.statopotenza.eu/2464/siria-baluardo-dellantimperialismo-o-stato-canaglia-il-10-marzo-a-milano

3) https://vicinoriente.wordpress.com/2013/09/04/fascisti-e-comunisti-italiani-a-damasco-per-assad/#more-863

4a) http://lists.peacelink.it/pace/2012/06/msg00015.html ehttp://lists.peacelink.it/pace/2012/06/msg00041.html

5) http://www.youtube.com/watch?v=RdH-76hd_vo

6) http://appellosiria.wordpress.com/

7) http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/2499-milano-20-settembre-contro-la-guerra-sempre-giu-le-mani-dalla-siria.html e http://www.contropiano.org/news-politica/item/11313 ehttp://www.contropiano.org/component/k2/item/11245

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 Precisazione di Francesco Santoianni

“In risposta alle surrettizie accuse di “rossobrunismo” che mi vengono formulate anche in questa nuova versione dell’articolo (supinamente accettato dalla redazione di Pressenza), invito a leggere quanto da me scritto nel gruppo Facebook;

https://www.facebook.com/events/244174155688165

Per il 16 giugno la comunità dei Siriani in Italia ha indetto a Roma una manifestazione contro l’imminente guerra. Una manifestazione che, verosimilmente, sarà anche a sostegno del governo Assad; un governo certamente lontano dai nostri valori ma al cui fianco è oggi schierato il popolo siriano, che non vuole fare la fine del popolo iracheno o libico. Una manifestazione che, così come dichiarato su Facebook dai promotori, non potrà vedere alcuna insegna di organizzazioni e, meno che mai, quelle di organizzazioni fasciste o “rossobrune”.

La rivolta popolare siriana e la crisi del pacifismo – parte III

Di Lorenzo Galbiati

Il nome dell’abbaglio che stanno prendendo molti pacifisti italiani si chiama Marie Agnes (o Agnes-Mariam) de la Croix, libanese di origine ma siriana di adozione, 61 anni, suora. È lei la principale fonte della controinformazione “pacifista” che, grazie al lavoro inizialmente di Marinella Correggia e poi di molti altri volontari, ha riempito il web, dal Manifesto a vari siti e mailing list pacifisti, con notizie di massacri di civili compiuti invariabilmente dai ribelli e mai dal regime siriano. E’ lei la principale voce siriana che ha avuto audience in Europa nello screditare i media che denunciavano i crimini di al-Asad, e parliamo non solo dei media occidentali e arabi, ma in pratica di tutto il mondo, agenzie per i diritti umani (Amnesty International, Human Rights Watcch) e ONU compresi. Tutto un complotto, tutta una guerra mediatica per una guerra imperialista alla Siria, questo è il messaggio veicolato dai pronunciamenti di de la Croix, condito in Italia dagli slogan delle varie petizioni, manifestazioni, presidi rossobruni (di cui ho già parlato nel pezzo precedente) che si fanno megafono della “suora di Assad”.

Nei suoi viaggi promozionali in Europa (Francia, Italia) e Israele, de la Croix ha potuto compiere appieno la sua campagna di propaganda. Ecco come ha parlato, secondo don Curzio Nitoglia, nella sua conferenza a Roma1 :

“«In Siria, spiega la suora carmelitana, non è il Regime che sostiene la Società civile, ma è la Società che sostiene, in massima parte, il Regime di Assad». Insomma la maggior parte del popolo sta con l’Autorità siriana. Mentre i “mass media” occidentali lo avversano e mentono, poiché sono al servizio del Mondialismo e non possono scrivere la realtà così come è, ma come deve apparire agli occhi del mondo “libero” e “democratico” occidentale.  Il Mondialismo vuole «imporre un solo ‘pensiero’ per creare un solo mondo omologato».Da questa premessa nasce l’aggressione alla Siria e ai Paesi che non vogliono essere “americanizzati”.«In Siria vi è stata sempre un’intesa e una pace pratica, in temporalibus, tra cristiani e musulmani. Certamente vi sono enormi diversità di Fede e dottrinali tra loro, ma la vita civile è trascorsa pacificamente. Invece gli attuali ‘liberatori’ sono qaidisti, prezzolati e diretti dagli Usa contro la Società civile siriana». Essa deve crollare per dar luogo ad un “Nuovo Ordine Mondiale”, in cui dominano i tre veri integralismi: l’Americanismo fondamentalista calvinista-ebraico-massonico, il Giudaismo talmudico e l’islamismo waabita farisaico….”

Uno dei principali frutti di questo complotto mediatico internazionale riguarderebbe, secondo de la Croix, il massacro di Homs del febbraio 2012:

“«Per quanto riguarda il massacro di Homs attribuito all’Esercito governativo, io stessa ho constatato con i miei occhi un centinaio di cadaveri all’obitorio. Erano civili sgozzati dai ribelli per distruggere la vita sociale della Siria. Ho contattato e incontrato i loro familiari, che in parte conoscevo, essi erano cristiani e musulmani baathisti. Ho capito che il fine dei rivoltosi è la distruzione della Siria così come è stata sino ad ora.”

Ora, Homs è stata vittima di una serie di massacri, di una guerra civile durata mesi, condotta con armi pesanti da parte dell’esercito siriano che ha bombardato con l’aviazione gli edifici civili, e con kalashnikov e anticarro Rpg da parte degli insorti. Il massacro forse più terribile si è compiuto all’inizio di febbraio del 2012 e secondo quasi tutti i media mondiali la principale responsabilità  spetta al regime. Così si è espressa Amnesty International il 9 febbraio 2012 nel comunicato: “La Siria deve fermare immediatamente i bombardamenti su Homs”2: “Amnesty International ha sollecitato la Russia e altri paesi che possono esercitare influenza sulla Siria ad agire per porre immediatamente fine ai bombardamenti sulla città di Homs. Dal 3 febbraio, oltre 200 persone, per lo più civili privi di armi, sono state uccise a seguito dei bombardamenti o dei colpi dei cecchini. L’offensiva militare contro Homs è proseguita senza sosta ed è persino aumentata d’intensità durante la visita a Damasco del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che il 7 febbraio ha incontrato il presidente siriano Bashar al-Assad. Amnesty International ha chiesto alla Russia di dire in modo chiaro, in forma pubblica o privata, al governo siriano che gli attacchi contro Homs devono cessare immediatamente.”

A chi hanno creduto i pacifisti? A una suora che non vede i bombardamenti aerei che il regime compie da quasi due anni sulle città siriane e che sostiene che i morti siano stati tutti sgozzati dai terroristi o ad Amnesty International, che descrive una guerra civile impari quanto ad artiglieria e che ha visto il regime principale responsabile del massacro? Molti hanno preferito credere alla “suora di Assad”: lo so per certo, avendo letto le mailing list di Peacelink e del Movimento Nonviolento, e vari siti che sono collegati alle battaglie pacifiste.

Ecco quindi la triste realtà: da due anni a questa parte, a ogni notizia di strage di civili in Siria alcuni pacifisti sono alla disperata ricerca di una fonte, di una qualsiasi fonte, non ha importanza se credibile o meno, che dica che sono stati gli insorti a commetterla e non il regime. La fonte che lo sosterrà sarà decretata “controinformazione”, accettata senza grande spirito critico e diffusa in rete; tutte le altre saranno giudicate più o meno inattendibili a prescindere perché facenti parte della guerra mediatica creata dal complotto internazionale che vuole fare la guerra alla Siria. L’effetto che ha avuto (e sta avendo) l’agire di questi pacifisti nel web è stato enorme nel microcosmo pacifista. Ed è così che, dopo Homs, nel giugno 2012 si sono susseguite nel web le notizie secondo cui la strage di Hula sarebbe stata commessa dagli insorti e non dal regime. Gli osservatori ONU avevano già stabilito che era stata il frutto di artiglieria pesante (oltre che di esecuzioni da parte degli Shabiha, gli squadroni della morte al servizio del regime), di missili di carri armati, che possiede solo l’esercito, e il Consiglio di Sicurezza aveva duramente condannato il regime per la strage, ma… Amnesty International era dello stesso avviso, corroborato da suoi testimoni sul campo e dalla dinamica della strage, simile ad altre compiute dal regime, ma…3. Proprio perché tutti i media incolpavano l’esercito siriano, DOVEVANO essere stati gli insorti. Ecco allora la soddisfazione, su vari siti pacifisti – compresa, Pressenza, in quel caso – per l’articolo del giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, che attribuiva la strage ai ribelli, che è stato diffuso a piene mani nel web per cercare di “correggere” le informazioni mainstream. Come si legge nell’articolo di John Rosenthal4, “Madre Agnes-Mariam aveva già precedentemente messo in guardia contro il riconfezionamento, da parte dei media sia arabi che occidentali, dei reportage delle atrocità dei ribelli come atrocità del regime.” In quel periodo, la suora aveva rilasciato una intervista al sito del rossobruno francese Thierry Meyssan5, personaggio che è diventato famoso in tutto il mondo per le sue teorie complottiste sull’11 settembre, e il cui sito ha ospitato anche articoli di storici negazionisti della Shoah. Del resto, a divulgare le interviste e gli interventi della religiosa in Occidente sono spesso siti rossobruni o siti religiosi di stampo integralista. Ma nonostante queste frequentazioni e la sua visione complottista in cui sembrerebbe incluso anche Israele, Marie Agnes de la Croix durante il suo recente viaggio in Israele si è sorprendentemente dichiarata, oltre che sostenitrice del regime di al-Asad, amante dello stato di Israele, tanto da sostenere che gli ebrei dovrebbero rappresentare una luce per le nazioni (“she loved Israel and that the Jews should serve as a light unto the nations”, si veda l’intervista ad Haaretz citata sotto).

Tornando alla strage di Hula, credo sia chiaro ora perché poco seguito ha avuto nei siti pacifisti un articolo di un altro giornale tedesco, lo Spiegel6, molto più serio e documentato di quello del Frankfurter: attribuiva la strage al regime. Troppo allineato, poca controinformazione. Meglio la suora, meglio Meyssan.

Cosa pensa dunque de la Croix della rivolta popolare siriana? Come ha fatto a garantirsi la fiducia dei pacifisti?

Le opinioni di Marie Agnes de la Croix sono molto chiare.

Secondo la suora, il regime di al-Asad nel marzo 2012 “è già caduto, dato che il multipartitismo è già in vigore in Siria. I giovani hanno domandato che nuovi  partiti fossero fondati e si può dare la propria opinione senza esser repressi. Perché il presidente Bachar el Assad è spinto ad operare aperture verso la democrazia”7. Ecco perché un mese fa, andando in Israele, nella lunga intervista che ha rilasciato ad Haaretz8, de la Croix ha sostenuto che il governo di al-Asad sarebbe l’unico agente in campo che possa salvare la Siria da Al-Qaeda, e sarebbe sostenuto dalla maggior parte della popolazione siriana. Il grande supporto popolare di cui godrebbe il regime è per lei il principale motivo per cui il destino della Siria di al-Asad è stato diverso da quello dell’Egitto di Mubarak. Fin dal 2011 è convinta che le opposizioni politiche al regime non si sono impegnate per una riforma democratica e che la ribellione allo stesso è stata lanciata da infiltrati stranieri.

In pratica, de la Croix nega che in Siria vi sia stata una rivolta popolare nonviolenta repressa nel sangue dal regime, e nega che vi sia stata una insurrezione armata siriana come reazione alla repressione. E’ di fatto una negazionista. Non mi interessa accusarla di malafede, non faccio processi alle intenzioni: forse dal suo osservatorio personale ha visto solo quello che è riuscita a vedere in base al suo orientamento ideologico. In ogni caso, la sua narrazione della storia della Siria degli ultimi due anni e mezzo presenta solo due attori in campo:  il regime, baluardo della pacifica convivenza e della sicurezza nazionale, e i guerriglieri stranieri islamisti al soldo di America e petromonarchie, responsabili delle stragi di civili. E gli attivisti dei comitati locali che hanno manifestato per due anni pacificamente sotto i colpi dei cecchini del regime? Una illusione ottica, dato che il regime avrebbe concesso le riforme che chiedevano. E i partiti dell’opposizione siriana, interna ed esterna, che hanno boicottato le elezioni del 2012 e che hanno innumerevoli dissidenti imprigionati o esiliati? Non esistono, o se esistono non sono nemmeno da considerare come alternativa al regime, dato che il regime è già democratico.

È toccato a lei, spiega sempre ad Haaretz, dopo aver girato gli ospedali e le case di cittadini di varie città martoriate dalla guerra civile, fondare il ramo internazionale di una organizzazione per la riconciliazione della Siria, la famosa Musalaha, sostenuta in Italia individualmente da molti attivisti nonviolenti appartenenti alle principali associazioni pacifiste, dal Movimento Nonviolento a Peacelink, da Assopace di Luisa Morgantini alle varie associazioni umaniste – e all’estero dal premio Nobel per la pace Mairead Maguire.

Ma se secondo de la Croix il popolo sta col regime ed è vittima di guerriglieri stranieri, mi sembra evidente che la famosa riconciliazione, la sigla Musalaha, significa per lei riportare la Siria sotto il controllo del regime di al-Asad. Non è un caso che il regime abbia aperto di recente un ministero apposito per la riconciliazione, gestito da un fedelissimo del dittatore. E nel frattempo, mentre proclamava la Musalaha, che faceva il regime? Gassava gli abitanti della Ghouta, Damasco. Ma questo secondo il rapporto ONU, che pur non dicendolo espressamente lo sosteneva in modo implicito. Cosa ne pensa invece Marie Agnes de la Croix, portavoce internazionale di Musalaha? Beh, provate a indovinare, è facile. Come si affretta a dire il sito sibialiria.org9, “ci occupiamo del Rapporto “The chemical attacks on east Ghouta to justify military right to protect intervention in Syria” realizzato da ISTEAMS International Support Team for Mussalaha in Syria”. Cosa si legge nel rapporto, il cui titolo dice già tutto? Innanzi tutto aprendo il pdf del rapporto10 si legge il nome “Mother Agnes Mariam of the Cross, President of the ISTEAMS”, posto in alto, ancora prima del titolo.  Madre Agnes, presidente della Musalaha, si erge da subito a garante di un rapporto che vorrebbe, in modo dilettantesco, screditare le testimonianze video delle vittime del gas sganciato nella Ghouta. Il gas l’avrebbero lanciato i ribelli per fare scattare un intervento armato in Siria. Ovviamente. Ma tutte le evidenze dimostrano il contrario. Questo è ciò che firma Musalaha. I pacifisti vogliono continuare a sostenerla?

Ora, non voglio dire che Musalaha sia tutta qui. Musalaha vive di contraddizioni interne e forse anche per questo è difficile per noi decifrarla dall’Italia – e se possibile ne riparlerò in modo più approfondito per Pressenza. Per esempio, è certo che non è nata su iniziativa individuale di de la Croix: è anzi sorta “dal basso” e comprende cittadini siriani in buonafede, che operano per una pacificazione;  formalmente Musalaha ha anche chiesto al regime riforme in senso democratico. Ma i suoi dirigenti sono quasi tutti cristiani che temono che ad al-Asad subentri l’islamismo, e pertanto sono allineati col regime al pari di de la Croix, che di certo ricopre in Siria e nel mondo il ruolo di principale referente di Musalaha. Cosa possiamo aspettarci da una associazione di cui la presidente del ramo internazionale è una così smaccata negazionista del movimento di rivolta popolare nonché sostenitrice del regime sanguinario degli al-Asad? Il regime vive di propaganda, di promesse di riforme mai realizzate e ha tutto da guadagnare quanto a immagine internazionale e nazionale nel presentarsi ai suoi cittadini come sostenitore della riconciliazione. Riconciliazione, fine della guerra civile, pace. Ma la pace non è assenza di guerra! Nel caso della Siria questa riconciliazione significherebbe tornare sotto il controllo del regime dittatoriale e oppressivo di al-Asad. Questo regime ha già ucciso la maggior parte delle vittime di questa guerra civile, ossia decine di migliaia di persone11 tra civili, attivisti, disertori, insorti siriani e guerriglieri infiltrati dall’estero, e continua a farlo sia con armi convenzionali sia con barrel bombs, cluster bombs, ordigni al fosforo e ordigni chimici, come dimostrerebbero da svariati mesi numerose testimonianze personali, video e documentali reperibili nel web – ma non sono a conoscenza di nessun sito pacifista che ne parli, neanche quelli che si occupano di disarmo e fanno campagne contro queste armi. Dell’uso di armi chimiche sono responsabili, verosimilmente, anche alcune formazioni islamiste – e di questo alcuni siti pacifisti parlano molto – , ma finora non in larga scala come è successo nella Ghouta. I combattenti contro il regime, dai disertori dell’esercito alle frange jihadiste infiltrate, nel loro insieme hanno ucciso decine di migliaia di militari, e con ogni probabilità svariate migliaia di civili.

Alla resa dei conti, la rivolta popolare siriana è stata ed è la cartina tornasole della crisi del movimento pacifista e nonviolento in Italia, e forse in tutto l’Occidente. Il paradigma con il quale l’universo pacifista-nonviolento decodifica e interpreta la realtà del presente si sta rivelando inadeguato, come appare in modo del tutto evidente quando prende posizione sulla cosiddette primavere arabe, che restano un fenomeno unico, dalla Tunisia alla Siria (passando anche da Gaza, come ci testimoniava Vittorio Arrigoni) pur nella loro diversità specifica. Nel caso della Siria, un paese con un regime dispotico familistico di stile mafioso, e con un capillare controllo della polizia segreta su tutte le attività dei suoi cittadini, la difficoltà nel reperire informazioni attendibili (come ho già detto il paese è chiuso ai giornalisti: in pochi vi entrano clandestinamente al seguito degli insorti, la maggior parte entra con il visto e va considerata embedded con il regime, che ne segue i movimenti), in parte giustifica gli errori di valutazione, delle interpretazioni e delle prese di posizione dei molti pacifisti che hanno addebitato le responsabilità penali e morali della guerra civile siriana più ai ribelli (siriani e non), o all’America, che al regime di al-Asad. Ma ciò che non è giustificabile è la miopia per la quale la maggior parte dei pacifisti non ha realizzato che in Siria si è svolta la più grande rivolta popolare nonviolenta – ripeto: forse una vera rivoluzione – che vi sia stata nel mondo arabo. A questo proposito segnalo che, nel microcosmo pacifista, vanno riconosciuti a Pressenza il pluralismo con il quale, nel complesso, ha cercato di rappresentare l’informazione sulla Siria, e al Movimento Nonviolento, invece,  la prudenza con la quale si è posto verso l’informazione sulla Siria e soprattutto la consapevolezza che in Siria vi sia stata una rivolta soffocata nel sangue; in un recente comunicato12, infatti, il MN afferma che: “La Siria è piombata in una guerra “civile” (si fa per dire) a causa di una ventennale dittatura (accettata, tollerata, sostenuta dalle grandi potenze) che non ha acconsentito ad alcuna riforma, ma ha fatto precipitare il paese in una escalation di violenza”. Resta il fatto che, nel suo insieme, il movimento pacifista non ha saputo “vedere” e agire in positivo, al massimo si è limitato a sostenere iniziative come minimo ambigue di riconciliazione come Musalaha. Non sono a conoscenza, infatti, di nessuna presa di posizione netta, da parte di una qualsivoglia associazione pacifista, a favore degli attivisti siriani, che da più di due anni manifestano in modo nonviolento contro il regime, e dei partiti siriani che cercano di rappresentarli.

Il pacifismo nonviolento, se è tale, nel caso della Siria non può limitarsi a condannare l’insurrezione armata senza valutare la posizione morale dell’oppressore e dell’oppresso. Non può dire “No alla guerra ONU/Nato e alla vendita delle armi agli insorti” (e ancor meno “Giù le mani dalla Siria”: di chi è la Siria, del regime criminale di al-Asad o del suo popolo in rivolta?) senza gridare prima il suo “No alla repressione sanguinaria del regime che ha portato alla guerra civile e alla vendita di armi alla Siria”. Non può invocare la riconciliazione e la pace senza proporre un percorso nonviolento che porti a una soluzione politica, alla pace come frutto della giustizia. Altrimenti succede, come è successo, che i nonviolenti occidentali non riconoscono nei numerosi attivisti del popolo siriano che manifesta pacificamente affrontando il martirio, che boicotta le elezioni-farsa del regime, che si organizza in Comitati locali e in Coordinamenti nazionali, i loro corrispettivi nonviolenti.

Ossamah Al Tawel, dissidente siriano europeo del Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico (National Coordination Body for Democratic Change, NCB), una formazione di oppositori al regime nonviolenta e progressista, eletta democraticamente in Siria, ha dichiarato che la rivolta (lui la chiama rivoluzione) siriana sta avvenendo contro tutto il mondo, perché nessuno sostiene gli attivisti nonviolenti: né l’Occidente né il mondo arabo né la Russia o la Cina, e forse per questo è la più importante rivolta popolare del mondo arabo a tutt’oggi. Il risultato di tutto questo è che ora il popolo siriano è oppresso da una parte dal regime e dall’altra dai fondamentalisti islamici, e non si vede via di uscita dalla presente guerra civile, che rischia di diventare non solo una catastrofe umanitaria ma anche un genocidio, avendo già superato i 100 000 morti (dati dell’ONU) tra civili, militari dell’esercito e combattenti contro il regime di vario tipo13.

I pacifisti nonviolenti non sono certo i primi responsabili di questa guerra civile, ma in coscienza si dovranno chiedere, in futuro, se sono stati, nei fatti, sostenitori, spettatori passivi o addirittura oppositori delle rivolta siriana nonviolenta. Dovranno chiedersi se si sono attivati per dare un sostegno solo di tipo umanitario al popolo siriano, o di tipo politico. E se hanno dato un sostegno politico, dovranno chiedersi se è stato verso associazioni funzionali al regime come Musalaha o verso gli oppositori del regime democratici e nonviolenti, come gli attivisti dei Comitati locali o come i politici dei partiti siriani che si sono riuniti alla Comunità di sant’Egidio nel 201214 (i cui leader peraltro sono quasi tutti in esilio: i pochi che sono rimasti in Siria hanno subito il carcere o altre vessazioni). Perché una cosa è certa, Gandhi non si è mai sottratto dal prendere posizione e dall’agire in modo politico.

FONTI:

http://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/07/29/madre-maria-agnese-a-roma-conferenza-sulla-siria/

http://www.amnesty.it/siria-deve-fermare-subito-bombardamenti-su-homs

http://www.ilpost.it/2012/05/28/lonu-condanna-la-siria-per-il-massacro-di-hula/ ehttps://www.pressenza.com/it/2012/06/xamnesty-indagax-in-siria-come-ovunquex-su-tutte-le-violazioni-dei-diritti-umanix-da-qualunque-parte-esse-avvenganox/

http://www.pressenza.com/it/2012/06/siria-il-massacro-di-hulax-un-riesame/

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/09_Settembre/11/montefiori.shtml

http://lists.peacelink.it/pace/2012/07/msg00304.html

http://oraprosiria.blogspot.it/2012/03/mere-agnes-mariam-de-la-croix.html

http://www.haaretz.com/news/features/.premium-1.544616

“She believes the Assad regime is the only thing that can save Syria from a takeover by Al-Qaida, and that most Syrians support the present regime. This, she explains, is why Egyptian President Hosni Mubarak was toppled so quickly and why Assad is still holding his own.”

“In late 2011, she says, she began to understand two things: First, that there was no truth in the reports about a Syrian opposition that was committed to democratic principles; and, second, that the rebellion was being launched primarily by foreigners. At first, she recalls, they were referred to as unidentified forces; however, she points out, their real identity emerged a few months later.”

“In addition, she has visited hospitals and private homes in her efforts to collect evidence for the Mussalaha (Reconciliation) in Syria organization; she is the founder of the organization’s international branch.”

http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1987

10https://www.dropbox.com/s/6jxnfet46aw5uay/STUDY%20THE%20VIDEOS%20THAT%20SPEAKS%20ABOUT%20CHEMICALS.pdf

11  Sulla conta dei morti:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/siria/2013/10/01/Siria-ong-115-000-morti-marzo-2011_9391617.html e http://www.sirialibano.com/siria-i-numeri-della-repressione e

http://www.sirialibano.com/siria-2/guerra-in-siria-fonti-a-confronto.html

Sulle armi non convenzionali:

http://www.sirialibano.com/short-news/siria-la-sottile-linea-rossa.html e

Sulle barrel bombs:

https://www.google.it/search?q=syria+barrel+bombs&rlz=1C1RNCN_enIT333IT333&oq=siria+barrel+&aqs=chrome.1.69i57j0l2j69i64.8027j0j4&sourceid=chrome&espvd=210&es_sm=93&ie=UTF-8

Sulle cluster bombs:

https://www.google.it/search?q=syria+barrel+bombs&rlz=1C1RNCN_enIT333IT333&oq=siria+barrel+&aqs=chrome.1.69i57j0l2j69i64.8027j0j4&sourceid=chrome&espvd=210&es_sm=93&ie=UTF-8

12 http://nonviolenti.org/cms/news/337/238/SULLA-SIRIA-IL-NOSTRO-CHE-FARE/

13 http://www.lastampa.it/2013/07/25/esteri/lonu-in-siria-oltre-mila-morti-mQxhfsQx4PkORhvRZKZA2J/pagina.html

14http://www.santegidio.org/pageID/3/idLng/1062/id/5355/SIRIA_Appello_per_una_soluzione_politica_dalle_opposizioni_riunite_a_Sant_Egidio.html

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