CRONACHE DEL MARTIRIO INFINITO DI YARMOUK

Campo profughi palestinese di Yarmouk, Damasco, 29-12-2013: i bambini cantano l’inno nazionale palestinese ‘Ya Biladi’ (‘Patria mia’) durante una protesta nel campo, nella mattina di oggi, contro l’assedio del regime, che dura ormai da oltre cinque mesi.
Venticinque residenti di Yarmouk, molti dei quali bambini, sono finora morti per fame o per malattie legate alla malnutrizione causata dall’assedio. Altri sette residenti del campo profughi di Yarmouk sono morti oggi per fame o malattie legate alla malnutrizione, mentre un ottavo residente del campo è stato colpito a morte da un cecchino del regime mentre tentava di uscire dal campo.
I martiri uccisi dalla fame e dalla malnutrizione sono:

1. Adnan Ahmed Al Nadar
2. Ibrahim Khalil Baibi
3. Mohammed Ahmed Abu Nasser
4. Rabiya Saud Al Maadi
5. Bashar Ajan
6. Qassem Mohammed Khairat 
7. Mirat Tawfiq Khanbiraji 

Il residente ucciso dal cecchino del regime si chiamava Abdou Mohammed Abdullah.
Tutti i martiri erano civili.

Fonte: https://www.facebook.com/pages/Palestinian-camps-network-news-union/227152164084488

CINQUE PALESTINESI MUOIONO PER FAME A YARMOUK ASSEDIATO

Proponiamo di seguito la traduzione dell’articolo pubblicato ieri dall’agenzia palestinese Ma’an sulla morta per fame di cinque rifugiati palestinesi del campo di Yarmouk, alla periferia di Damasco, assediato da un anno dalle truppe del regime di Assad e dai miliziani collaborazionisti del Fronte Popolare – Comando Generale e di Fatah Intifada. I nomi dei Palestinesi deceduti sono Huwaida Ahmed Al Hamawi, Zuhair Sinan, Ahmed Rashid Hamid, Fayyez Saadiya e Ahmed Adwan. Qui sotto, il filmato pubblicato dalla pagina Facebook “Palestinians in syrian situation”.

ONG: Cinque palestinesi muoiono per fame a Yarmouk assediato

27.12.2013

BEIRUT ( AFP ) – Un gruppo di monitoraggio ha comunicato venerdì che cinque persone, tra cui un uomo anziano, una donna e un disabile, sono morte per fame nel campo profughi palestinese assediato a sud di Damasco.
Diverse aree ribelli intorno alla capitale sono state isolate – alcune da più di un anno – dalle truppe del presidente siriano Bashar al – Assad, e il peggioramento delle condizioni dei cittadini, l’esaurimento delle scorte di cibo e carburante sta suscitando il timore di una catastrofe umanitaria.
“Cinque persone, tra le quali un uomo anziano, un disabile ed una donna sono morte a causa della malnutrizione e della mancanza di cure necessarie”, ha comunicato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo basato in Gran Bretagna, citando fonti interne al Paese dilaniato dalla guerra.
La loro morte è “il risultato dell’assedio imposto dalle truppe del regime” sul campo profughi di Yarmouk, si legge nel comunicato.
L’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi) e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno invitato il regime siriano a togliere l’assedio di Yarmouk, e chiesto sia all’esercito che ai ribelli di consentire l’entrata di aiuti nel campo.
La scorsa settimana, il capo dell’UNRWA, Filippo Grandi, aveva avvertito: “La situazione è progressivamente peggiorata: 20.000 Palestinesi sono rimasti intrappolati all’interno Yarmouk …. se questa situazione non viene affrontata con urgenza, potrebbe essere troppo tardi per salvare la vita di migliaia di persone, tra cui i bambini”.
L’esercito siriano ha posto sotto assedio diverse aree ribelli, tra cui Moadamiyet al- Sham, a sud-ovest della capitale, dove è stato riferito che diverse persone sono morte per fame.
L’estrema scarsità di cibo aVEVA indotto i ribelli in città a proclamare una tregua con il regime a partire da mercoledì, a condizione che fosse permesso l’arrivo di generi alimentari, ma il cessate il fuoco è stato infranto già il giorno dopo.
Venerdì scorso, il locale consiglio dell’opposizione aveva detto che mentre “nessun aiuto alimentare ha ancora raggiunto la città …. le parti rimangono impegnate per l’accordo di tregua”. In una dichiarazione, il consiglio ha anche affermato che i parenti delle persone intrappolate nell’assedio si erano incontrate con i rappresentanti del regime nell’hotel Dama Rosa, nel cuore della capitale. “Non è stata ancora fornita alcuna spiegazione per il ritardo nell’arrivo degli aiuti umanitari”, ha comunicato, infine, il consiglio.
Da quando i ribelli hanno preso il controllo di Yarmouk, nel dicembre del 2012 , il campo è stato coinvolto nel conflitto armato che investe tutta la Siria e si è trovato sotto il pesante assalto delle forze del regime, che alla fine hanno circondato il campo e nel mese di luglio hanno imposto l’assedio al campo, portando ad un rapido deterioramento delle condizioni di vita .
A metà ottobre, il leader di Fatah Abbas Zaki aveva detto a Ma’an che, dopo due anni e mezzo di conflitto in Siria, la popolazione di Yarmouk si era ridotta da 250.000 residenti a 18.000. Si stima che quasi tre anni di guerra civile in Siria abbiano provocato 126.000 vittime e milioni di sfollati.

Lo staff di Ma’an contribuito a questo articolo

Fonti: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=660709 e https://www.facebook.com/pages/Palestinians-in-syrian-situation/309385155817477?fref=ts

Il comunicato dell’UNRWA: http://www.unrwa.org/newsroom/official-statements/statement-commissioner-general-palestine-refugees-trapped-inside

A proposito dei barili esplosivi…

azmi-bshara

Un test di realtà per gli ammiratori di Assad. Il grande scrittore e analista palestinese Azmi Bishara, che ha sostenuto la rivoluzione siriana per la libertà e la dignità fin dall’inizio, dice le cose come stanno, come sempre. 

1 . Le bombe-barile esplosive utilizzate dal regime di Assad contro città e villaggi densamente popolati, distruggendo innumerevoli case con gli occupanti al loro interno, sono il simbolo sia della barbarie primitiva del regime che dell’ipocrisia degli “Amici della Siria”. Tutto questo è ben noto. Quello su cui vorrei richiamare l’attenzione è il fatto che, nonostante la brutalità degli attacchi omicidi e devastanti del regime sulle aree liberate, le sue forze non sono ancora riuscite a fare progressi seri. Il regime di Assad, pienamente consapevole di non essere in grado di raggiungere la vittoria, ora vuole semplicemente sterminare il popolo siriano e distruggere la nazione.

2 . Non c’è dubbio che la creazione del Fronte islamico e di altri gruppi di resistenza che combattono intorno a Damasco, così come altri gruppi come l’ISIS ed altri, abbiano cambiato l’equilibrio sul terreno contro il regime. Il Ministero della Difesa di un governo ad interim dovrebbe lavorare in questo periodo per costruire il nucleo di un esercito nazionale che impedisca che la situazione degeneri in uno scontro fra le forze rivoluzionarie. E ‘impensabile che le forze ribelli siano in lotta tra di loro, invece di elaborare una strategia collettiva basata sul rovesciamento del regime .

3 . I combattenti rivoluzionari sul campo hanno dimostrato senza ombra di dubbio che si trovano in una posizione in cui il regime, nonostante le sue alleanze regionali e internazionali, non è in grado di sconfiggerli, nonostante la fragilità dell’organizzazione e delle alleanze dei ribelli. Chiunque può immaginare quanto i combattenti ribelli potrebbero raggiungere se solo fossero coordinati più strettamente e lavorassero insieme. (altro…)

SIRIA: chi sono i fascisti sostenitori di Assad?

Di Leila Shrooms

I rapporti fra il regime di Assad e i movimenti nazifascisti sono ormai oggetto di osservazione e di dibattito in tutta Europa. Si moltiplicano le analisi e gli articoli, dove viene evidenziato il ruolo del “Fronte Europeo di Solidarietà con la Siria”, l’organizzazione che voleva manifestare in piazza a Roma lo scorso 15 giugno e che venne fermata dagli appelli alla mobilitazione dei rivoluzionari siriani in esilio e di alcuni antifascisti… non tutti, perché qualcuno preferì restare in vergognoso silenzio, forse per l’imbarazzo di trovarsi a condividere le stesse parole d’ordine dei nazifascisti.
L’autrice dell’articolo, Leila Shrooms, di origini siriane, ha lavorato per anni come attivista per i diritti umani in Siria. È co-fondatrice di Tahrir-ICN, un network per la costruzione di connessioni tra i movimenti anti-autoritari in Medio Oriente, Nord Africa ed Europa. Lo scorso 15 ottobre, Leila Shrooms ha partecipato come relatrice all’incontro “Rivoluzione in Siria – Prospettive anti-autoritarie”, tenutosi presso il presidio NO TAV di Venaus.

nazi grecia

Dal blog di “Black Lily”, dovrebbe essere una manifestazione in Grecia

Il regime di Assad ha guadagnato il sostegno di partiti ed organizzazioni fascisti attraverso l’Europa. Fra questi, il Front National (Francia), Forza Nuova e CasaPound (Italia), Alba Dorata e Black Lily (“Giglio Nero”, Grecia), British National Party (Regno Unito), il Partito della Rinascita Nazionale della Polonia e, sempre in Polonia, Falanga (“Falange”) e All Polish Youth (“Tutti i Giovani Polacchi”).
Questo sostegno può essere attribuito a: sentimento anti-imperialista/anti-globalismo con una forte attenzione agli Stati nazionali (loro ritengono che il regime di Assad protegga lo Stato siriano contro l’imperialismo USA), islamofobia (loro ritengono che il regime di Assad combatta gli estremisi islamici), antisemitismo (loro ritengono che il regime di Assad agisca come resistenza ad Israele). Tutte queste convinzioni riposano su presupposti fallaci e sulla acritica perpetuazione delle narrative del regime. [1] Si tratta di posizioni condivise anche (pur senza l’elemento razzista) da settori della sinistra. Un’altra ragione è, probabilmente, la preoccupazione per l’aumento delle migrazioni arabe verso l’Europa, dove in molti Paesi i fascisti hanno organizzato proteste ed aggressioni contro i rifugiati siriani.[2]
Alcuni di questi gruppi hanno una storia di sostegno al regime di Assad, ma recentemente il sostegno è diventato più visibile. Gruppi fascisti hanno viaggiato dall’Europa alla Siria in solidarietà con il tiranno siriano e per svolgere quelle che chiamano “missioni di fact-finding” (“ricerca dei fatti” n.d.t.). Nel giugno 2013, una delegazione di politici europei di estrema destra e nazionalisti ha effettuato a una visita sponsorizzata ufficialmente a Damasco. Nick Griffin, leader del British National Party (BNP), era uno dei membri di quella delegazione che ha trovato la vita a Damasco “normale”, a parte alcune “occasionali esplosioni”. Griffin ha anche elogiato il gruppo militante, settario e jihadista Hezbollah per il suo ruolo nel sostegno al regime.[3] La politica del BNP prevede: la reintroduzione delle pene corporali e della pena capitale per certi crimini, l’abolizione delle leggi anti-discriminazione, un accordo con il mondo musulmano “per riprendersi indietro la sua popolazione in eccesso che sta ora colonizzando questo Paese [il Regno Unito]”, la deportazione di tutti gli immigrati illegali e di tutti quelli che commettono reati, se non sono di nazionalità britannica, e il respingimento di tutti i richiedenti asilo che abbiano attraversato Paesi sicuri prima di arrivare in Gran Bretagna.[4] I militanti del BNP hanno partecipato a violente proteste anti-musulmane e ad attacchi razzisti.[5] Della delegazione facevano parte anche parlamentari ed europarlamentari dalla Polonia, dalla Russia e dal Belgio.[6] (altro…)

IL SOSTEGNO DELLA SIRIA DI ASSAD AI PALESTINESI: SPARI E GAS CONTRO I MANIFESTANTI DI YARMOUK CHE CHIEDEVANO LA FINE DELL’ASSEDIO

Dopo la preghiera del venerdì, lo scorso 6 dicembre i rifugiati palestinesi del campo di Yarmouk sono scesi in strada per manifestare contro l’assedio delle truppe del regime siriano, assedio che dura da mesi ed ha ridotto allo stremo la popolazione. I militari siriani, spalleggiati dai palestinesi collaborazionisti del Fronte Popolare – Comando Generale e di Fatah Intifada, hanno aperto il fuoco sulla folla. Tre Palestinesi sono stati uccisi: i loro nomi erano Saeed Tarawi, Khaled Mahmoud e Saleh Al Kilani. I Palestinesi del campo ritengono che uno dei tre martiri sia deceduto in seguito all’utilizzo dei gas tossici contenuti nelle granate sparate dall’esercito e dai collaborazionisti contro i manifestanti.

Il 15 dicembre a Roma riunione nazionale per sviluppare la solidarietà con il popolo siriano

bandiera siria libera
Il Comitato di Solidarietà con il popolo siriano di Roma promuove per domenica 15 dicembre un incontro nazionale dei comitati, delle associazioni, delle persone e di tutte le realtà che sono attivamente schierate a fianco del popolo siriano in lotta per la libertà contro la criminale dittatura del regime di Assad. 
Il nostro impegno di solidarietà con il popolo siriano avviene in un contesto di disinformazione e silenzio ed è quindi controcorrente. A maggior ragione, questo richiede un impegno straordinario per sensibilizzare, controinformare e suscitare solidarietà.
Il popolo siriano si trova oggi stretto tra la guerra scatenata da Assad, i propositi e gli intenti reazionari dei gruppi jiadhisti e legati ad Al Qaeda e le manovre diplomatiche, come la Conferenza di Ginevra, funzionali a far arretrare e ricacciare indietro quelle esigenze di libertà e autodeterminazione che sono state alla base della rivoluzione popolare cominciata quasi due anni e mezzo fa.
La nostra solidarietà con il popolo siriano significa, nel concreto, un compito immediato di accoglienza per i profughi che giungono anche nel nostro paese. A questo proposito abbiamo promosso l’appello “Accoglienza per i profughi siriani e per tutti gli immigrati/e. Verità sulla strage dell’11 ottobre” che vi alleghiamo ed invitiamo a firmare e a far circolare. E’ agghiacciante, infatti, il silenzio che è calato sulla strage di 260 persone avvenuta a largo di Lampedusa l’11 ottobre e in quella occasione – come denuncia il settimanale l’Espresso – la Marina italiana, pur avvisata, non è intervenuta per salvare le persone.
Riteniamo che sia necessario cominciare ad unificare gli sforzi di tutte le realtà per sviluppare la solidarietà con il popolo siriano e la riunione del 15 dicembre vuol rappresentare un primo passo in questa direzione.

Domenica 15 dicembre

Alle ore 10,30 riunione nazionale a Roma ai Magazzini Popolari Casalbertone

Via Baldassare Orero 61

Comitato di Solidarietà con il Popolo Siriano – Roma 

Informazioni pratiche: Via B. Orero è facilmente raggiungibile dalla Stazione Tiburtina con il bus 409, che ha lì il capolinea. Scendere alla sesta fermata (Portonaccio/Casalbertone), Via Orero è la prima a destra.

Info: comitatosirialibera@libero.it

QUASI 1.8OO I RIFUGIATI PALESTINESI UCCISI IN SIRIA

Free Syrian Army take position during clashes with regime forces in Bab al-Hadeed

Oltre alle sofferenze inflitte dal regime siriano, il Gruppo di Azione ha riferito che alcuni profughi palestinesi rifugiatisi a Qudsia City sono anche stati esposti a numerose violazioni da parte di diversi gruppi di opposizione. 

Il Gruppo di Azione per I Palestinesi in Siria ha comunicato lunedì che 1.781 rifugiati palestinesi sono stati uccisi in Siria dall’inizio della rivolta.
In una dichiarazione, il Gruppo di Azione ha rivelato che Ayham Othman è stato l’ultimo rifugiato palestinese ad essere ucciso in Siria. Era stato arrestato due mesi fa, torturato e la sua morte è stata annunciata domenica. Secondo la dichiarazione, il campo profughi di Yarmouk a Damasco è sotto assedio da 139 giorni. L’assedio sta causando un “grave disastro umanitario” perché nel campo non ci sono più cibo, medicine e carburante.
La dichiarazione ha anche reso noto che mentre il campo di Khan Al-Sheikh domenica ha registrato una certa calma, i rifugiati erano molto preoccupati ascoltando il rumore di forti esplosioni a causa del bombardamento di un’area vicina. Come in molti altri campi profughi, i rifugiati di Khan Al-Sheikh soffrono la carenza di cibo, medicine e carburante.
Il Gruppo di Azione ha reso noto che nel campo di Daraa, oltre alla carenza di cibo, medicine e carburante, i rifugiati stanno vivendo interruzioni quasi totali dell’elettricità e delle comunicazioni cellulari.
Oltre alle sofferenze inflitte dal regime siriano, il Gruppo di Azione ha riferito che alcuni profughi palestinesi rifugiatisi a Qudsia City sono anche stati esposti a numerose violazioni da parte di diversi gruppi di opposizione. Il Gruppo di azione non ha individuato con precisione quale gruppo di opposizione abbia effettuato tali violazioni, ma ha citato diversi casi di rapimenti, torture e richieste di riscatto.

Articolo originale: https://www.middleeastmonitor.com/news/middle-east/8620-around-1800-palestinians-refugees-killed-in-syria