C’E’ UN LIMITE…

yarmouk starvation

Nella mattinata di lunedì 20 gennaio, è apparso sulla mia pagina Facebook un intervento dal titolo “Siria – per sgomberare il campo”. L’autore è un attivista palestinese in Italia che conosco da molti anni.
A me piace discutere, anche aspramente, e penso che la Siria sia uno degli argomenti più appassionanti del momento, specialmente per chi si occupa di Palestina e mondo arabo. La discussione presuppone opinioni diverse, anche per non annoiarsi. Ma c’è un limite.
Il limite da non superare consiste non nella diversa interpretazione dei fatti, ma nella negazione dei fatti stessi. Non si può discutere con chi – vuoi per ignoranza, vuoi per cattiva fede – pretende di negare l’evidenza dei fatti e arriva ad insultare chi misura il proprio ragionamento e forma le proprie opinioni a partire dai fatti.
Lasciamo perdere l’analisi sui “tentativi imperialisti di distruggere lo Stato siriano”, che rientra, per l’appunto, nel campo delle legittime opinioni. Ciò che fuoriesce da questo campo e sconfina nel delirio sono, da un lato, le clamorose negazioni di un’evidenza in grado di palesarsi a chiunque e, dall’altro lato, gli insulti gratuiti e le diffamazioni nei confronti di chi vede le cose in un altro modo. In questo caso, affermare che il campo palestinese di Yarmouk, a Damasco, “si trova, e non come asseriscono alcuni, in aree lontane dall’abitato” è una menzogna. Una menzogna non solo infame, nel suo tentativo di minimizzare il feroce assedio di cui Yarmouk è vittima da più di un anno e mezzo, ma anche profondamente cretina, perché tutti sanno che Yarmouk è praticamente un quartiere di Damasco, profondamente inserito nel contesto urbano, e pure coloro che non sono mai stati nella capitale siriana possono documentarsi sulle mappe satellitari in rete, se non vogliono prestare fede alle descrizioni di chi conosce la Siria e la stessa Damasco.
Affermare, riferendosi ai ribelli siriani, che “Sono proprio loro che impediscono il soccorso della popolazione, sono loro quelli che vogliono un attacco in grande stile dell’esercito siriano contro il campo per la strumentalizzazione della tragedia che conseguirà” è anch’essa una menzogna infame e cretina: è infame, perché vorrebbe negare il fatto che è l’esercito siriano, affiancato dalle milizie collaborazioniste del Fronte Popolare – Comando Generale e di Fatah Intifada (fazioni palestinesi che non attaccano Israele da un quarto di secolo), a stringere Yarmouk in una morsa assassina da più di un anno e mezzo, ed è una menzogna cretina, perché l’attacco in grande stile è in corso da mesi, è quotidiano e vede l’impiego di carri armati, artiglieria pesante ed aviazione. Mancano, in effetti, i bombardamenti navali, ma solo perché Yarmouk e Damasco sono lontani dal mare e fuori dalla portata dei cannoni delle navi di Assad, che sono stati, invece, impiegati nella città costiera di Latakia. (altro…)

L’Hasbara di Assad non è diversa da quella di Israele

radio free syria

18-01-2014 : Nella Palestina occupata esistono molti partiti politici palestinesi, comprese le fazioni estremiste, e molti dei partiti e fazioni sono fortemente in disaccordo tra loro e, a parte lo scopo comune di porre fine all’occupazione israeliana, hanno obiettivi contrastanti.
Nonostante questo, i sostenitori della libertà e della giustizia per i palestinesi vedono, giustamente, il problema principale nell’occupazione israeliana, e nei 66 anni di crimini contro l’umanità perpetrati contro il popolo palestinese. Durante il terribile mese dell’ “Operazione Piombo Fuso”, c’era giustamente poca o nessuna attenzione per il dissenso tra i partiti politici palestinesi. Le uniche persone che hanno cercato di focalizzare l’attenzione sulle divisioni politiche interne palestinesi o su qualsiasi altra questione erano gli agenti dell’hasbara di Israele, i media propagandisti di Tel Aviv.
In Siria, l’Operazione Piombo Fuso di Assad dura ormai più di tre anni, ha ucciso fino ad oggi almeno 150.000, ha distrutt gran parte del paese e deportato metà della sua popolazione, con le Nazioni Unite che ora si rifiutano anche di tenere il conto dei dati sulla mortalità.
In Siria, invece, l’attenzione degli stessi mezzi di comunicazione e anche di molti degli attivisti radicali (sic) che difendono strenuamente il diritto alla libertà e che hanno messo, correttamente, la politica interna palestinese in secondo piano durante il bombardamento israeliano su Gaza, concentrando la loro indignazione verso gli innumerevoli crimini contro l’umanità, si sono concentrati quasi esclusivamente sulle politiche interne dell’opposizione siriana.
Questi atteggiamenti sono selvaggiamente in conflitto non solo con il diritto delle persone alla libertà dai regimi fondati e mantenuti sull’oppressione omicida e l’ingiustizia, e sul continuo massacro genocida internazionalmente riconosciuto, ma sono anche estremamente indicativi circa la vera natura ed il livello minimo di decenza del mondo degli “umanitari”.
Ogni individuo che possa restare tranquillamente a guardare, lasciando che un regime distrugga una nazione, uccida e renda invalidi centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini con aerei da guerra, elicotteri, missili balistici, carri armati, artiglieria pesante, e che faccia morire di fame e deporti milioni di persone, mentre concentra la sua “preoccupazione” sulle differenze politiche tra l’opposizione militare che combatte con pistole e razzi (spesso fatti in casa) contro tale barbarie, non è meno moralmente in bancarotta e non è meno ipocrita degli organismi internazionali, dei dirigenti e dei politici, tutti felicissimi di fare lo stesso.
Alla fine, i sostenitori di Assad, sia palesi che taciti – poiche la “neutralità” è di per sé una forma di silenzio assenso – non sono migliori e non sono diversi dall’hasbara di Israele.

Fonte: https://www.facebook.com/RadioFreeSyria?fref=ts

I Palestinesi detenuti nelle carceri israeliane sottoscrivono per i Palestinesi che Bashar Al Assad fa morire di fame nel campo profughi di Yarmouk

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Il Club dei prigionieri palestinesi ha annunciato la decisione dei prigionieri palestinesi del carcre di Gilboa di partecipare alla campagna di aiuti per la popolazione del campo profughi di Yarmouk in Siria, sottoscrivendo dalla loro retribuzione la somma di 500 shekel israeliani, pari a circa 140 dollari.
Il Club dei prigionieri ha comunicato che i prigionieri di Gilboa renderanno nota nei prossimi giorni la lista dei prigionieri che hanno deciso di destinare una parte della loro retribuzione mensile ai palestinesi del campo di Yarmouk.
Il prigioniero “Mou’ayed Jarradat”, ha dichiarato che la decisione dei prigionieri conferma che il movimento dei prigionieri è parte integrante del popolo palestinese e che loro soffrono per ciò che accade nel campo di Yarmouk e sono interessati a tutte le questioni riguardanti i Palestinese, ovunque si trovino. (altro…)

1.873 RIFUGIATI PALESTINESI UCCISI IN SIRIA ALLA FINE DEL 2013

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Il Gruppo di Azione per i Palestinesi in Siria ha riferito che i profughi palestinesi uccisi in Siria dall’inizio del conflitto alla fine del 2013 sono 1.873.
Nella sua relazione annuale, il Gruppo di Azione ha affermato che 1.842 rifugiati palestinesi sono stati uccisi in Siria e altri 31 sono stati uccisi fuori della Siria, mentre cercavano di scappare dagli eventi sanguinosi.
Approssimativamente, 1.270 profughi palestinesi sono stati uccisi nei campi profughi palestinesi, mentre 572 rifugiati sono stati uccisi al di fuori dei campi in Siria, aggiunge il rapporto.
Secondo il rapporto del gruppo di azione, 956 rifugiati palestinesi sono stati uccisi nella città di Damasco, 433 nella campagna di Damasco, mentre altri 196 sono stati martirizzati a Dara’a, 87 rifugiati sono stati uccisi ad Aleppo, 58 vittime sono state segnalate a Homs, 27 a Kenitra, 24 a Hama, 22 a Latakia, 19 a Idlib e 20 martiri palestinesi sono stati segnalati nelle zone di confine della Siria e nelle province . 31 rifugiati palestinesi sono morti nel tentativo di raggiungere le coste europee per fuggire la tragica situazione in Siria, altri 15 morti in Egitto, ed altri 16 sono morti in Grecia, Malta, Italia, Turchia e Libia.
La relazione ha chiarito che 719 rifugiati palestinesi sono stati uccisi nel campo profughi di Yarmouk , 151 martiri palestinesi sono stati segnalati nel campo di Dar’a e 95 martiri nel campo di Husseiniyeh, oltre a 58 martiri nel campo profughi di Sbeina. 58 palestinesi sono stati uccisi nel campo profughi di Khan al- Shih e 39 in quello di Sayeda Zeinab, mentre 36 martiri sono stati riportati a Neirab, 29 ad al – Aidin (campo profughi di Homs) e 27 rifugiati martirizzati nel campo di Handarat ad Aleppo.
Il rapporto ha documentato anche 16 martiri palestinesi nel campo profughi di al- Aidin a Hama, 13 martiri nel campo di Jaramana, 9 vittime nel campo di Raml a Latakia, 7 nel campo di Khan Dannoun, sei martiri nel campo profughi Dayabia, altri 6 a Muzeireeb (campo profughi di Daraa) e 3 vittime a Rukn al-Din, a Damasco.
Secondo il rapporto annuale, 753 rifugiati palestinesi sono stati uccisi a causa dei continui bombardamenti, 441 sono rimastii uccisi durante scontri armati, 129 sono stati martirizzati sotto tortura, mentre 222 sono stati vittime del fuoco dei cecchini; 79 martiri sono stati documentati senza ulteriori dettagli , 63 altri rifugiati sono stati giustiziati, e 48 rifugiati sono stati sgozzati, assassinati o bruciati vivi; 33 rifugiati palestinesi sono stati uccisi nel corso di bombardamenti, mentre altri 33 rifugiati sono stati uccisi dopo essere stati colpiti con armi chimiche, 27 sono stati uccisi dal fuoco israeliano, 26 profughi sono annegati e 19 sono morti per fame a causa del blocco imposto ai campi palestinesi.

Fonte: http://ufree-p.net/index.php/site/index/news/349/1

ABUNA PAOLO

Di Pietro Dall’Oglio