DICHIARAZIONE POLITICA DEL FRONTE POPOLARE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

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Pubblichiamo volentieri la traduzione in italiano della prima Dichiarazione Politica diffusa lo scorso 2 febbraio dal nuovo Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, la più importante organizzazione della sinistra palestinese. Si tratta di un documento importante, perché – oltre a delegittimare gli sterili negoziati in corso fra ANP e Israele – prende posizione sull’assedio cui è sottoposto il campo palestinese di Yarmouk a Damasco e condanna tutti i regimi arabi “per l’incapacità o la mancanza di volontà di realizzare la democrazia nei loro Paesi”, ribadendo l’opposizione alle interferenze imperialiste.

FPLP – Ufficio Politico: il piano Kerry tenta di liquidare la causa palestinese e il diritto al ritorno

Dichiarazione politica rilasciata dall’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

Nella sua prima riunione successiva alla conclusione della VII Conferenza Nazionale, l’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha affrontato gli sviluppi politici a livello regionale palestinesi e arabi e le implicazioni internazionali degli eventi esplosivi del nostro tempo.
L’Ufficio Politico ha dichiarato che continuare il percorso dei negoziati con l’occupazione, nonostante il fallimento e i danni prodotti da tali negoziati da Oslo a oggi, è sinonimo di consolidamento dell’occupazione. I negoziati possono portare solo ad ulteriori concessioni palestinesi a spese dei diritti nazionali palestinesi. Il piano Kerry è solo la prova della futilità dei negoziati e degli obiettivi americani e israeliani nel continuare questo processo. Esso indica ancora una volta la profondità della convergenza tra “Israele” e gli Stati Uniti nella loro visione per risolvere il conflitto, e mostra ancora una volta il vero volto degli Stati Uniti come un nemico del popolo palestinese, nel momento in cui sostengono la richiesta di Israele di riconoscere la cosiddetta “ebraicità dello Stato”.
Questo riconoscimento formale da parte degli Stati Uniti dello “Stato ebraico” implica chiaramente il potenziale rischio della deportazione del nostro popolo nella Palestina del ’48 al di fuori dei confini del presunto “Stato ebraico”. Inoltre, questa proposta tenta di creare le basi politiche, giuridiche e storiche per dichiarare che la terra di Palestina è lo “Stato degli Ebrei”, non lo Stato o la nazione del popolo palestinese .
Il piano Kerry mira a liquidare il diritto al ritorno ed a sostituirlo con fondi di compensazione e singole “soluzioni” umanitarie, esponendo i rifugiati palestinesi al rischio di deportazione e di re insediamento (fuori dalla Palestina, n.d.t.), come accade già oggi, attraverso l’emigrazione forzata.
Il piano Kerry non si limita a questo, ma mette in questione anche scambi di territorio – compresa la città di Gerusalemme, capitale della Palestina – e di popolazione per modificare la situazione geografica e demografica a favore del nemico sionista.
Il silenzio arabo e l’aperto sostegno da parte di alcuni regimi verso questo pericoloso percorso di negoziati e verso il piano Kerry, basato su tali negoziati, e il loro coinvolgimento nel tentativo di fare pressione sui Palestinesi per fare concessioni è parte integrante della cospirazione contro i diritti del popolo palestinese. Inoltre, non è accettabile alcun referendum su questi temi: non è possibile nessun referendum sui diritti inalienabili del popolo palestinese.
L’amministrazione degli Stati Uniti, “Israele” e questi regimi arabi sono compatti nel loro approccio e pensano che la situazione attuale sia il momento ottimale per promuovere questo progetto liquidatorio, a causa della preoccupazione sulla scena araba causate dai problemi interni, sia a livello governativo che a livello popolare.
Il FPLP ritiene che la leadership che monopolizza l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina abbia violato le decisioni del Comitato Esecutivo e del Consiglio Centrale, che respingono la ripresa dei negoziati alla luce della continua espansione degli insediamenti, che divora sistematicamente e gradualmente quel che resta della terra palestinese, isolando i Palestinesi ed un  qualunque Stato palestinese da Gerusalemme, la sua capitale, mentre “Israele” tenta di giudaizzare del tutto la terra di Palestina .
Il FPLP chiede che questa leadership ponga fine al suo coinvolgimento in questi negoziati assurdi e dannosi, che minacciano il progetto nazionale palestinese, e invece esiga che l’ONU dia piena attuazione alle sue risoluzioni sulla questione palestinese. Qualsiasi meccanismo sponsorizzato o supervisionato dagli Stati Uniti non è ” imparziale” o un riferimento pera risolvere il conflitto, ma è un partner a pieno titolo dell’entità sionista nell’oppressione del movimento nazionale palestinese.
Inoltre, la divisione interna palestinese ha causato la debolezza del movimento palestinese e perpetuare questa situazione serve solo gli obiettivi del sionismo nel minare il consenso palestinese, manomettere l’unità del popolo e la volontà nazionale. Il FPLP chiede che si ponga fine a questa situazione dannosa, mediante l’attuazione di tutti gli accordi tra i partiti palestinesi che sono stati raggiunti attraverso il dialogo nazionale, tra cui la creazione di un calendario per porre fine a questa situazione di stallo e l’indizione di nuove elezioni del Consiglio nazionale palestinese e di tutti gli altri organismi, per ricostruire le forze nazionali e per affrontare questi progetti che mirano a liquidare la causa palestinese.
L’Ufficio Politico ha inoltre esaminato la situazione araba e le sue ripercussioni sulla situazione palestinese, in particolare la crisi dei campi profughi in Siria e del campo di Yarmouk in primo luogo. Yarmouk è di fronte alla distruzione, al sabotaggio, alla fame ed alla deportazione, e la soluzione deve essere quella di rendere neutrale il campo rispetto al conflitto violento, l’ingresso immediato di cibo e di aiuti, la fine dell’assedio e il ritorno sicuro della gente del campo e dei suoi abitanti palestinesi e siriani alle loro case e proprietà, con il ritorno del campo al suo stato precedente di zona sicura senza armi e militanti.
L’attuale situazione araba è esposta a seri rischi di frammentazione del popolo arabo e della nazione araba, per l’incapacità o la mancanza di volontà dei regimi arabi di realizzare la democrazia nei loro Paesi, combinata con l’interferenza e l’intervento delle potenze occidentali, degli Stati Uniti e dei loro alleati nella regione, che hanno aperto la strada per imporre e incoraggiare un carattere settario ai conflitti nella regione .

Ufficio politico

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

1 febbraio 2014

Fonte: http://pflp.ps/english/2014/02/pflp-political-bureau-kerry-plan-attempts-to-liquidate-palestinian-cause-right-of-return/

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