DUE ANNI CON VICINO ORIENTE


GramsciVittorio

Sono passati due anni dall’apparizione di “Vicino Oriente”. Due anni in cui questo piccolo e dilettantesco spazio di informazione si è trovato ad essere quasi l’unico media dove sia stato possibile leggere quanto stava avvenendo in Siria, con una particolare attenzione alle vicende dei rifugiati palestinesi. Da qui, inoltre, è sono partite la controinformazione e l’approfondimento sui rapporti fra il regime del clan Assad ed i movimenti neofascisti e neonazisti, elemento inquietante che solo recentemente ha trovato attenzione presso l’informazione mainstream.
In realtà, la mission iniziale del blog era molto più ambiziosa. L’idea era quella di approntare uno strumento di informazione e di analisi che fosse in grado di spaziare su tutto quello che avviene sulle altre sponde di quel grande lago che ci ostiniamo a chiamare Mare Mediterraneo, registrando le onde telluriche provocate dai sommovimenti in atto nel mondo arabo, dal Marocco all’Iraq, lo sciame sismico partito dalla Tunisia e noto come “Primavera Araba”. Non ci si è riusciti, e non poteva essere diversamente, per almeno un paio di motivi.
In primo luogo, un’ambizione di quel genere presupponeva capacità e disponibilità non alla nostra portata. In secondo luogo, l’immane tragedia siriana ha finito per assorbire tutte le energie, facendo di questo blog una sorta di trincea della ricerca della verità, costretta a respingere i quotidiani assalti della disinformazione e della manipolazione.
Per quanto riguarda la prima questione, poco male. Esistono fonti di informazione serie ed affidabili, a disposizione di chi voglia conoscere ed approfondire gli avvenimenti al di fuori delle logiche propagandistiche e mistificanti che avvelenano gran parte dei media, compresi quelli ideologicamente e presuntuosamente collocati a “sinistra”. So di far torto a molti, ma mi sento di citare, come esempi di informazione puntuale e credibile, il portale “Islametro” di Lorenzo Declich e il sito “SiriaLibano” di Lorenzo Trombetta, senza dimenticare l’ottimo Osservatorio Iraq e Il Mondo di Annibale, blog del giornalista Riccardo Cristiano. Naturalmente, mi riferisco al web in italiano, perché chi, anche senza conoscere l’arabo, ha la fortuna di conoscere l’inglese e il francese, trova in rete e sui social network tutte le informazioni utili per frasi un’opinione ragionata sugli eventi in atto.
In secondo luogo, il genocidio in atto in Siria e le sue ripercussioni sui movimenti di solidarietà in Italia hanno assunto una dimensione preminente, direi quasi paradigmatica, senza per questo voler minimizzare quanto avviene negli altri teatri della regione, dalla Palestina occupata all’Egitto o dalla Tunisia all’Iraq.
Se le prime ondate della Primavera Araba avevano iniziato a mostrare gli elementi di arretratezza che sono all’origine della crisi dei movimenti internazionalisti e pacifisti nel nostro Paese, quello che sta accadendo in Siria ha squadernato spietatamente questi elementi, provocando una frattura – tanto netta, quanto salutare – fra il campo di chi tenta di comprendere le nuove coordinate culturali e politiche dei popoli e delle società civili e chi, sul versante opposto, preferisce rimanere incastonato nell’alveo di certezze anacronistiche ed anche un tantino ignobili.
Va detto che, in una prima fase, il primo campo ha visto la presenza più di individui che di realtà collettive ed organizzate. Singoli militanti, intellettuali e semplici cittadini che guardavano con curiosità e passione agli eventi siriani hanno dovuto fare i conti con il frenetico attivismo di un piccolo ma agguerrito contingente di negazionisti, intendendo, con questo termine, tutti coloro che si sono adoperati per negare l’evidenza di una coraggiosa rivolta popolare contro uno dei regimi più sanguinari e corrotti della storia recente. Già alla fine del 2011 – quando la trasformazione della rivolta pacifica siriana in lotta armata era appena iniziata – Lorenzo Trombetta scriveva su SiriaLibano: “Preti, monaci, diplomatici, lettori di arabo nelle università, accademici, presidi di facoltà, giornalisti, segretari di partito, deputati. In Italia un vero esercito di insospettabili sostiene a spada tratta la tesi del Complotto ai danni del regime di Damasco, finendo colpevolmente a sostenere la repressione in atto in Siria da oltre otto mesi e che ha causato finora l’uccisione documentata di oltre 4.000 persone. La loro tesi è che la Siria in rivolta non esiste. Esiste un popolo in ostaggio di uno scenario reale (il regime degli al-Asad in piedi da 41 anni) e di due potenziali minacce: l’invasione della Nato e la conseguente occupazione americano-sionista o l’avvento di un emirato salafita oscurantista anti-tutto. Il compito di questa legione di sostenitori italiani di al-Asad – tra cui spiccano numerosi esponenti più o meno noti del fronte antagonista trasversale tra destra e sinistra – è delegittimare la rivolta in corso. Descriverla come una montatura delle due principali tv satellitari arabe (al-Jazira e al-Arabiya), parte di un complotto americano per contrastare l’ipotetico fronte irano-russo-cinese, simbolo per loro della Resistenza al Male”.
A due anni e mezzo di distanza, quell’analisi conserva intatta la sua validità, avendo trovato conferme in centinaia di interventi, dibattiti a senso unico e manifestazioni, anche recentissime, in cui fascisti ed esponenti di “sinistra” hanno espresso (spesso, fianco a fianco) il loro sostegno al regime del clan Assad, nonostante l’evidenza del fatto che non ci sia stata alcuna invasione della NATO, nessuna occupazione americano-sionista e che i più ferventi sostenitori di un emirato salafita-oscurantista siano, in realtà, i migliori alleati sul campo delle truppe di Assad. Per non parlare, poi, dei jihadisti di stampo sciita schierati con l’esercito del regime, a cominciare da quel “Partito di Dio” libanese (Hezbollah) che da otto anni non spara un colpo contro il “nemico sionista” – al quale, anzi, invia rassicurazioni – mentre impegna migliaia dei suoi miliziani contro altri Arabi, alimentando una spirale di violenza settaria e confessionale che potrebbe travolgere anche il Libano ed altri Paesi arabi, con grande soddisfazione proprio di quel “nemico sionista” che dice di voler combattere.
La radicata convinzione che la Siria di Assad costituisse un cardine della resistenza contro Israele, nonché un elemento a sostegno della lotta di liberazione palestinese, ha indotto molti attivisti a chiudere gli occhi su quanto stava avvenendo e ad abboccare alla propaganda “antimperialista” dei già citati negazionisti, paralizzando a lungo ogni iniziativa, non solo pacifista o internazionalista, ma anche semplicemente di aiuto umanitario verso un popolo vittima di una violenza inaudita, tanto feroce da rendere quasi impossibile una sua descrizione. Per tutto questo tempo, a poco è servito cercare di imbastire una discussione, di aprire un dibattito, magari facendo notare che il regime dinastico degli Assad è quello che ha costantemente aggredito l’autonomia politica dei Palestinesi, da Tall El Zaatar alla “guerra dei campi” in Libano, lo stesso regime che nel 1991 inviò in Iraq, a fianco della coalizione a guida U.S.A., il contingente militare più numeroso dopo quello agli ordini del generale Schwarkopf. Inutile ricordare la prontezza del regime siriano (come di altri regimi arabi) a fare il lavoro sporco per conto degli U,S,A, nella loro “guerra preventiva al terrorismo”, mettendo gentilmente a disposizione della C.I.A. le proprie galere ed i propri esperti torturatori per “occuparsi” di prigionieri con mezzi che nemmeno l’amministrazione Bush poteva impiegare. Tempo perso, infine, osservare che, aldilà della roboante retorica del regime, la linea armistiziale sul Golan occupato è stata, nei fatti, il confine più tranquillo e sicuro che Israele abbia mai avuto negli ultimi quaranta anni.
Questo piccolo blog si è sforzato di dare voce alla rivoluzione siriana, agli attivisti per i diritti umani spariti nelle galere del regime, ai giovani che rischiavano la vita per girare un video con il telefonino ed anche a chi, costretto dalla violenza bestiale della repressione del regime, ha scelto la strada della lotta armata, come, da ultimo, hanno fatto i militanti della Corrente della Sinistra Rivoluzionaria in Siria. Questo blog ha denunciato le complicità del regime siriano con i nazisti europei ben prima che se ne accorgesse il blasonato Corriere della Sera. Poco a poco, questo lavoro ha cominciato a dare i suoi frutti.
Se dobbiamo individuare un momento di svolta, una data precisa, li possiamo individuare nella giornata del 15 giugno dello scorso anno. Per quel giorno, i movimenti di estrema destra riuniti sotto l’ombrello del Fronte Europeo per la Siria avevano indetto una manifestazione internazionale a Roma, a sostegno del regime degli Assad. Contrariamente a quanto avviene solitamente in occasione di adunate neofasciste, anche di piccole dimensioni, in quella circostanza il variegato mondo del cosiddetto “antagonismo” rimase singolarmente silente, come se la calata su Roma di fascisti e nazisti da tutta Europa non lo riguardasse. Proprio da questo piccolo blog partì un appello contro quell’adunata, ben presto fatto proprio non solo dai Siriani liberi in Italia, ma da centinaia di attivisti e comuni cittadini democratici, appello a seguito del quale altre realtà presero coscienza della gravità di quello che stava per accadere, provocando il divieto della manifestazione da parte della Questura e del nuovo sindaco di Roma, Ignazio Marino. I sostenitori di Assad furono costretti a ritrovarsi in uno spazio messo loro a disposizione da CasaPound, mentre i Siriani liberi e i loro sostenitori tenevano una manifestazione in piazza a San Lorenzo, quartiere simbolo dell’antifascismo e della sinistra, manifestazione cui presero parte circa duecento persone.
Da quella torrida giornata di giugno, molte cose sono cambiate. L’immagine più evidente del cambiamento avvenuto è rappresentata dalla manifestazione in solidarietà con il popolo siriano e i rifugiati palestinesi che si è tenuta a Roma il 15 marzo. Esattamente otto mesi dopo la coraggiosa ma isolata iniziativa a San Lorenzo, per le strade della capitale è sfilato un corteo di più di 3.000 persone, in un periodo in cui la solidarietà internazionalista sta conoscendo quello che, forse, è il suo momento più basso nella storia recente del nostro Paese. Basti dire che, lo scorso 30 novembre, la manifestazione nazionale a Torino per la Palestina, con Netanyahu in visita in Italia, vide la partecipazione di un migliaio di persone, e quella svoltasi a Roma meno di un centinaio. E non è andata meglio alla manifestazione indetta il 27 marzo davanti all’ambasciata U.S.A. in concomitanza con la visita romana di Barack Obama: un centinaio di partecipanti, duecento scarsi, secondo le stime più benevole, nonostante la pomposa convocazione di PRC, PdCI, Rete dei Comunisti, Rete No War, Cobas, Comitati No Muos, Campagna Stop TTIP, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti, Attac, A Sud, Rete romana solidarietà con la Palestina, Comitato di solidarietà Leonard Peltier, U.S. Citizens for Peace & Justice… insomma, quasi più sigle che persone.
Non si tratta solo di numeri. Per la prima volta – e finalmente! – una manifestazione apertamente schierata contro il regime del clan Assad è stata sostenuta, in vario modo, da un vasto schieramento dei movimenti e dell’associazionismo pacifisti, da Un ponte per…, che ha aderito a pieno titolo, alla Rete della Pace, che ha condiviso i contenuti della mobilitazione. Comprensibile lo scorno dei sostenitori italiani “di sinistra” del dittatore, che hanno avuto l’ammirevole faccia tosta di parlare di “flop” della manifestazione del 15 marzo per ritrovarsi, pochi giorni dopo, in uno sparuto capannello davanti al simbolo dell’imperialismo nordamericano. I fascisti hanno avuto il buon gusto di tacere.
Tutto questo non è stato certo merito di questo piccolo blog, che ha soltanto intercettato l’esigenza di sapere e di capire quello che sta avvenendo a tre ore di volo da Roma, cercando – nei limiti delle sue modeste disponibilità – di trovare risposte a quell’esigenza. In fondo, non abbiamo fatto altro che essere coerenti con la frase di Vittorio Arrigoni che campeggia sulla nostra testata: “Niente trucchi da quattro soldi. Dillo chiaro. Dillo vero. Dillo subito”. Qualcun’altro, in tempi diversi, diceva che “La verità è sempre rivoluzionaria”. Ecco, noi siamo fatti così.

 Germano Monti

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