1948 – 2014: LA NAKBA DI IERI E QUELLA DI OGGI

yarmouk unrwa

GIOVEDI’ 15 MAGGIO, ALLE 16.30, a Roma. allo spazio occupato COMMUNIA, in Viale dello Scalo San Lorenzo n. 33,

DIBATTITO PUBBLICO

“LA NAKBA DEL XXI SECOLO. YARMOUK E’PALESTINA!”

Intervengono:

Cinzia NACHIRA – Rivista “Jura Gentium”

Domenico CHIRICO – Un ponte per…

Iyad HAFEZ – Presidente della Comunità Araba di Perugia

Ali – Rifugiato palestinese da Yarmouk

Germano MONTI – Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano

Renato SCAROLA – Comune Umanista Socialista

Coordina Fouad Roueiha

Proiezione del video realizzato dai rifugiati di Yarmouk appositamente per questa iniziativa

A seguire, dalle 20.30, cena siriana-palestinese a sottoscrizione in Via di Porta Labicana n. 56a

 

Quello di Yarmouk, a Damasco, è il più grande campo dei rifugiati palestinesi, quelli che la pulizia etnica israeliana costrinse ad abbandonare le proprie case e la propria terra in quella che i Palestinesi definiscono la “Nakba”, la “Catastrofe”, vale a dire la nascita dello Stato di Israele su un territorio di gran lunga superiore a quello che prevedeva la Risoluzione 181 delle Nazioni Unite.
La storia dei rifugiati palestinesi è costellata di episodi di violenza, persecuzione e veri e propri massacri ad opera non solo delle forze israeliane, ma anche da parte di quei regimi arabi che si sono sempre venduti l’immagine di sostenitori della causa palestinese, dal “Settembre Nero” in Giordania alle stragi di Tall El Zaatar e della “Guerra dei Campi” in Libano, ad opera di milizie libanesi palestinesi alle dipendenze del regime del clan Assad, tuttora al potere in Siria.
Dall’inizio della rivoluzione in Siria, più di tre anni fa, i rifugiati palestinesi sono stati solidali e partecipi con la lotta dei loro fratelli del popolo siriano. Per questo motivo,  il regime di Assad, che ha risposto con la guerra alle manifestazioni pacifiche della popolazione nel 2011, dopo aver perso il controllo del campo di Yarmouk, lo ha trasformato in terreno di battaglia, come tutte le città ed i villaggi siriani, stringendolo in un assedio sempre più feroce, fino a sigillarlo completamente nel luglio dello scorso anno.
I Palestinesi assassinati in Siria dalle forze del regime sono ormai più di 2.200 (circa sei volte quelli uccisi dagli Israeliani nello stesso lasso di tempo), più della metà dei quali residenti a Yarmouk. Da quando il regime, lo scorso dicembre, ha imposto anche il blocco all’ingresso nel campo dei generi alimentari, a Yarmouk sono morti per fame e disidratazione più di 200 rifugiati palestinesi.

***

La situazione a Yarmouk e negli altri campi palestinesi in Siria è talmente drammatica che non è esagerato parlare di una seconda “Nakba”. La popolazione di Yarmouk si è ridotta da 150.000 residenti a meno di 30.000 e si calcola che gli sfollati dai campi siano più della metà dei circa 500.000 Palestinesi precedentemente residenti in Siria: solo in Europa, alla fine dello scorso anno, erano arrivati almeno 30.000 rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria, mentre altre decine di migliaia sono andati a cercare scampo in Turchia, Libano, Giordania, Egitto e persino nella Striscia di Gaza.
A fronte di questa tragedia, l’iniziativa da parte dei movimenti di solidarietà con il popolo palestinese è stata del tutto assente, salvo eccezioni tanto lodevoli, quanto rare. La complessità della crisi siriana e la persistenza di pregiudizi ideologici accecanti hanno indotto molti al silenzio, quando non all’aperta complicità con il regime siriano, considerato – contro ogni evidenza -“antimperialista” e addirittura “socialista”.
Questo silenzio è inaccettabile. Questo silenzio è una ferita nel corpo del movimento di solidarietà con il popolo palestinese. Questo silenzio deve finire.
Come soggetti impegnati nella solidarietà con il popolo siriano, il popolo palestinese e con tutti i popoli in lotta per la libertà e la dignità, invitiamo tutte e tutti gli amici della Palestina, della pace e della giustizia a parlare di Yarmouk, dei rifugiati palestinesi e della necessità di costruire insieme sostegno e solidarietà. Perché anche Yarmouk è Palestina. 

Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano

 

 

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