27 GIUGNO A ROMA: YARMOUK E’ PALESTINA!

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Venerdì 27 giugno, dalle 18.00 in poi, presso lo spazio sociale occupato Communia, in Viale dello Scalo San Lorenzo n. 33, iniziativa di solidarietà con Yarmouk ed i rifugiati palestinesi.
Presentazione della Campagna di Solidarietà con Yarmouk , dibattito con il videomaker Hakeem Abu Jaleela ed alcuni profughi siro-palestinesi.
Apericena a sottoscrizione libera
Dibattito sul ruolo dell’ Hip Hop nelle lotte sociali e concerto di Mu Abo Hajar ed di un artista di StayRealRoma.

LA GUARDIA BIANCA

Giulietto Wrangel


Seguo la complessa vicenda ucraina con grande difficoltà. Non ho dubbi rispetto al carattere autoritario, oligarchico e corrotto del regime rovesciato dalla rivolta di Maidan, ma non ne ho neanche nei confronti della cosiddetta alternativa prodottasi, almeno sino a questo momento. Mi sembra evidente, infatti, come un’oligarchia ne stia sostituendo un’altra, spesso nella persona di esponenti del vecchio regime che hanno dovuto fare la sola fatica di cambiare camicia, come il neo-presidente Poroshenko, ex ministro in alcuni governi precedenti di orientamento “filorusso”.
L’Ucraina è il crocevia di importanti processi storici e di interessi geopolitici altrettanto grandi. Il rancore nutrito da gran parte della popolazione nei confronti dei “fratelli maggiori” russi affonda le proprie radici in una lunga storia di sopraffazioni e di politiche semicolonialiste, non dissimili da quelle perseguite per secoli da tante democrazie occidentali nei confronti di alcuni territori sottoposti al proprio dominio. L’Ucraina come cortile di casa di Santa Madre Russia, insomma, nonostante la lunga parentesi sovietica.
Non ho intenzione, in questa sede, di addentrarmi nelle vicende storiche che hanno segnato il rapporto fra il panslavismo russo e l’irredentismo ucraino. Sono più interessato a riflettere su quella singolare forma di rigurgito “antifascista” che sta caratterizzando una parte di quel che resta della sinistra del Paese in cui vivo, un Paese in cui (per motivi che ritengo sia superfluo illustrare) l’antifascismo dovrebbe essere una cosa molto seria.
Lo scorso 17 maggio, l’ex parlamentare europeo Giulietto Chiesa ha promosso una manifestazione “a sostegno dell’Ucraina antifascista”, con l’adesione del pulviscolo dei mini-partiti che si definiscono comunisti: il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e la Rete dei Comunisti, insieme ad un certo numero di associazioni collaterali. Fra le adesioni individuali, spiccavano quelle dello storico di orientamento cattolico e conservatore Franco Cardini e di Flavio Pettinari, amministratore della pagina FB “Con l’Ucraina antifascista”, nonché Delegato Ufficiale della Korean Friendship Association per l’Italia, che sarebbe l’associazione di amicizia fra l’Italia e quel modello di democrazia rappresentato dalla Corea del Nord. Dal sito ufficiale dell’associazione, apprendiamo che Pettinari “Nell’ottobre del 2008, a Pyongyang per l’anniversario del Partito del Lavoro di Corea, ha ricevuto dal Comitato per le Relazioni Culturali coi Paesi Esteri del Governo della RPDC il badge di Kim Il Sung, come riconoscimento nei confronti del suo impegno per la promozione dei rapporti con la RPDC. Dal 2008, per un biennio, è stato inoltre agente del’International Korean Business Centre, allo scopo di avviare legami commerciali tra la RPDC e l’Italia”. Complimenti vivissimi.

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I rifugiati palestinesi morti in Siria sono 2.290, di cui 926 nel campo di Yarmouk

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Il Gruppo di Lavoro per i Palestinesi in Siria ha comunicato che, alla fine del mese di maggio 2014, il numero dei Palestinesi morti in Siria ha raggiunto quota 2.290. Nel solo campo di Yarmouk, a Damasco, i decessi sono stati 926, causati principalmente dai bombardamenti, dai cecchini, dall’assedio e dagli scontri.
In dettaglio, 925 Palestinesi sono morti sotto i bombardamenti, 33 in conseguenza di attacchi con armi chimiche, 455 nel corso di scontri armati, 255 vittime di cecchini, 196 a seguito delle torture subite nelle carceri del regime, 149 per fame e mancanza di cure mediche a causa dell’assedio del campo di Yarmouk ed altri per altre ragioni legate al conflitto in corso.

Fonte: Quds Press

 

PARTE LA CAMPAGNA DI SOLIDARIETA’ CON YARMOUK ED I RIFUGIATI PALESTINESI

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S.O.S. YARMOUK

Nel campo di Yarmouk, una volta il più grande campo palestinese in Siria, la lunga durata dell’assedio imposto dal luglio 2013 ha finora portato alla tragica morte di 154 persone a causa di fame, malnutrizione, mancanza di medicine e forniture mediche. Nonostante lo spostamento di migliaia di abitanti, ci sono ancora fra i 25.000 ed i 30.000 civili intrappolati all’interno del campo, che sperimentano quotidianamente quella che può essere descritta solo come una delle peggiori tragedie umanitarie in Siria. Il campo di Yarmouk è ora un simbolo di distruzione per la comunità palestinese”. Con queste parole, inizia un appello della Jafra Foundation, una delle principali ONG operanti a Yarmouk e negli altri campi dei rifugiati palestinesi in Siria. L’appello, rivolto a tutte le organizzazioni, agenzie internazionali e individui, si conclude con l’affermazione che “Qualsiasi donazione, di qualunque tipo, è benvenuta e fornirà assistenza, salvezza e sollievo ad una comunità che vive da troppo tempo in condizioni terribili. La vita di 30.000 persone nel campo di Yarmouk dipende dal vostro sostegno e dalla vostra azione”.
La drammatica situazione dei rifugiati palestinesi in Siria li ha costretti anche ad un nuovo esodo, dopo quello impostogli dall’occupazione israeliana della loro terra. Sono decine di migliaia i rifugiati palestinesi che, dalla Siria, sono approdati in Europa, ed alcuni di loro hanno chiesto asilo politico o umanitario nel nostro Paese.
Non possiamo e non vogliamo rimanere inerti di fronte alla richiesta di aiuto e solidarietà che arriva dai rifugiati palestinesi. Aderendo all’appello della Jafra Foundation, ci impegniamo a sostenere i rifugiati palestinesi nei campi siriani e quelli che sono giunti nel nostro Paese. Facciamo a nostra volta appello al movimento di solidarietà con il popolo palestinese, al mondo dell’associazionismo, alle forze politiche democratiche, alle organizzazioni sindacali ed a tutti gli uomini e le donne che amano la pace, la giustizia ed i diritti umani affinché promuovano iniziative e sottoscrizioni per i rifugiati palestinesi di Yarmouk e degli altri campi in Siria e per quelli che sono giunti nel nostro Paese, sostenendoli nella loro richiesta di asilo politico ed umanitario.

Per info e adesioni: yarmouk2014@libero.it

 

Primi firmatari:

Comitato di sostegno al popolo siriano (Roma) – Comitato di sostegno al popolo siriano (Bologna) – Communia (Roma) – Cinzia Nachira (rivista Jura Gentium)

Le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico bancario sul conto 5000 1000 65881 di Banca Prossima S.p.A. intestato a “Associazione Dima”
IBAN  IT83 Q033 5901 6001 0000 0065 881 – Specificare “Yarmouk” nella causale del versamento. A donazione effettuata, si prega di darne comunicazione – indicando il donatore (persona o organizzazione), la città e l’importo – a
yarmouk2014@libero.it . Tutte le donazioni ricevute verranno documentate su questo sito, fatta salva esplicita richiesta in senso contrario del donatore.

I Palestinesi in Palestina ancora in maniera schiacciante contro Assad

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Di Talal Alyan

4 Giugno 2014

Per quanto Assad abbia optato per una modesta vittoria 88,7 % per il suo terzo mandato, l’ultimo sondaggio del Pew Research Center’s Global Attitudes Project ribadisce che l’auto-designatosi liberatore della Palestina continua ad essere decisamente respinto dai Palestinesi in Palestina. L’indagine ha rilevato che l’83 % dei Palestinesi sotto occupazione si dichiara nei confronti di Bashar Al Assad “sfavorevole”, con il 65 %  che si dichiara “molto sfavorevole”.
L’indagine conferma il disprezzo prevalente verso Assad, ribadendo ciò che le indagini degli anni precedenti avevano già indicato.
Qualcuno potrebbe considerare sospetto il sondaggio Pew. Essi sono liberi di rivisitare i dati dei sondaggi del Palestinian Center for Policy and Survey Research, che arrivano alla stessa conclusione. Ci saranno anche coloro che cercheranno di suggerire che condividono il disprezzo palestinese per Assad, ma che lui continua ad essere il minore dei mali e deve rimanere sul suo trono. I Palestinesi sotto occupazione non sono d’accordo. La stessa indagine ha rilevato che il 72 % dei Palestinesi in Palestina pensa che Bashar al Assad dovrebbe dimettersi, mostrando così il loro rifiuto di adottare la logica sbagliata del “male minore” e le conclusioni spesso fuorvianti a cui porta.
Le persone sono libere di cogliere o meno le indicazioni politiche che provengono dai Palestinesi. Ma farebbero bene, in primo luogo, ad accertarsi di aver compreso pienamente l’opinione palestinese.

Talal Alyan è uno scrittore palestinese – americano che risiede a Brooklyn

Fonte: http://beyondcompromise.com/2014/06/04/palestinians-in-palestine-still-overwhelmingly-against-assad