VENERDI’ 11 LUGLIO 2014 ROMA – AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE

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La resistenza determinata dei profughi palestinesi a Yarmouk in questi mesi drammatici, a Shatila a Sabra, ci ricordano che la nostra causa non è solo una lotta per uno stato, ma la lotta di tutti coloro che sognano libertà, che cercano un mondo giusto, privo di oppressioni. 

VENERDI’ 11 LUGLIO 2014 
ROMA- AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE

Venerdì 11 Luglio alle ore 18.00 in Largo Corrado Ricci saremo insiem e a tutti i palestinesi ed arabi in Italia, al mondo dell’associazionismo e ai movimenti di solidarietà per la palestina, a tutti gli amic* e i compagn* che quotidianamente lottano al fianco dei popoli oppressi, per esprimere ancora una volta la solidarietà attiva alla lotta di resistenza in Palestina.

Vogliamo esprimere il nostro SOSTEGNO INCONDIZIONATO ALLA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE, che lotta per la liberazione e il ritorno dei suoi profughi, che lotta per ottenere giustizia dopo oltre 66 anni di soprusi, oppressione, discriminazione e occupazione.
In questi giorni la comunità internazionale assiste vergognosamente silenziosa all’ennesima rappresaglia brutale e violenta delle forze di occupazione sioniste in tutta la Palestina. Centinaia di palestinesi sono stati imprigionati in dentenzione amministrativa, decine di bambini e giovani sono stati feriti. L’efferata politica dell’occupazione si è manifestata ancora una volta con bombardamenti su Gaza, uccisioni indiscriminate di giovani palestinesi in Cisgiordania, investiti per strada da coloni o brutalmente violentati e bruciati come il piccolo martire Mohammad, di soli 16 anni. 
La violenza si è palesata in tutta la sua brutalità anche a Roma dove squadriglie sioniste hanno aggredito ferocemente diversi compagni colpevoli di indossare una kefiah o di voler partecipare alle iniziative di solidarietà organizzate per denunciare i crimini della politica israeliana, mentre minacce ed assalti sono stati rivolti alle sedi diplomatiche palestinesi.
Gli attacchi a tappeto alla popolazione palestinese sono stati giustificati attraverso la strumentalizzazione politica della cattura di 3 coloni israeliani e sostenuti da una disgustosa propaganda mediatica a livello internazionale, una campagna di mistificazione della realtà che si riproduce purtroppo da anni ormai. L’escalation alla quale stiamo assistendo in questi giorni è infatti soltanto l’ennesimo atto di pulizia etnica del progetto sionista al quale il popolo palestinese tenta coraggiosamente di resistere da decenni. Mentre in nostri giovani tentano di sopravvivere e resistere eroicamente alla brutale ferocia sionista a Gaza e in Cisgiordania, i Palestinesi nei territori estirpati nel 48 continuano a contribuire alla lotta del nostro popolo mantenendo vive le radici storiche della Palestina confrontandosi con orgoglio e determinazione con le politiche di apartheid israeliane, resistendo alle continue espropriazioni e discriminazioni, rendendo sempre più forte il legame indissolubile che unisce questo popolo.
Il progetto sionista ha da sempre tentato di estirpare la memoria della Palestina, ha tentato di frammentare il nostro popolo, forte della complicità delle politiche neoimperialiste e neoliberali che caratterizzano la storia contemporanea. Queste politiche coloniali, paradossalmente cristallizzate nei “negoziati di pace” e gli accordi di Oslo, hanno minato la rivoluzione palestinese, ne hanno offuscato gli obiettivi ed hanno volontariamente confuso la lotta di liberazione e giustizia che il nostro popolo persegue con un semplice processo di state-building, un semplice negoziato per confini e pseudo-indipendenza amministrativa, tentando così di estirpare ogni principio di giustizia e mettendo sullo stesso piano il colonizzatore e il colonizzato ignorando volontariamente le dinamiche di egemonia e potere tipici del colonialismo. Questa dinamiche neoimperialiste hanno trasformato il movimento di liberazione in un apparato quasi-statale, dipendente dall’occupante e dai suai alleati, un apparato costretto e a scendere a compromessi con il suo colonizzatore e paradossalmente, costretto a garantirne gli interessi economici e la sicurezza, divenedo così colpevolmente incapace di sostenere la resistenza popolare, in Palestina e tra le comunità in esilio. Queste drammatiche trasformazioni, sono state volute e cercate da chi ci opprime, sono parte di una strategia che ha tentato di rendere la dispersione geografica che l’esilio ci ha imposto in una dispersione politica, in una marginalizzazione dei profughi, sia quelli rinchiusi in campi nei paesi arabi, che quelli in Europa e nel resto del mondo.
Chi quotidianamente lotta al fianco della popolazione palestinese è consapevole di lottare con la dignità di chi resiste per ottenere giustizia e che questa è la lotta di tutti gli oppressi. La resistenza determinata dei profughi palestinesi a Yarmouk in questi mesi drammatici, a Shatila a Sabra, ci ricordano che la nostra causa non è solo una lotta per uno stato, ma la lotta di tutti coloro che sognano libertà, che cercano un mondo giusto, privo di oppressioni.
VOGLIAMO MANIFESTARE insieme AL POPOLO PALESTINESE TUTTO, OVUNQUE ESSO STIA RESISTENDO, ANCHE A ROMA, dove gli attacchi ai/alle solidali testimoniano la dimensione globale del razzismo sionista, e ci ricordano che la liberazione della Palestina, la giustizia per un mondo senza oppressione, è responsabilità di tutti e va costruita anche qui.
Aderiamo e sosteniamo la campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per dare voce alla nostra indignazione contro la politica oppressiva sionista e chiunque la sostenga.
Manifestiamo CONTRO LA politica COLONIALE ISRAELIANA, PER SOSTENERE LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE NELLA SUA INTEREZZA, PER CHIEDERE GIUSTIZIA LIBERAZIONE E RITORNO PER IL POPOLO PALESTINESE E PER TUTTI I POPOLI OPPRESSI.
Giovani Palestinesi

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