Pensieri irriverenti su una certa “solidarietà”

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di Fouad Roueiha

Continuo a vedere foto e video provenienti dalla Siria spacciati per prove delle atrocità compiute dagli israeliani in Palestina… ma con tutto quello che fanno i sionisti che bisogno c’è di ricorrere a queste falsificazioni?
Oltretutto vedo queste immagini su pagine di gente che per oltre 3 anni se ne è fregata di quel che succedeva in Siria, quando non ha addirittura parteggiato per il criminale Asad ed i suoi schifosi alleati.
Di fronte alle stesse immagini (con l’unica differenza nella didascalia, che indica come palestinesi le vittime e come israeliani i carnefici) c’è chi oggi “strilla” la sua protesta ed indignazione sui social network mentre vedendole in 3 anni non ha fatto altro che ripetere che la situazione era “troppo complessa per prendere posizione”, o che “Assad non è uno stinco di santo, ma almeno è laico” (come se Hamas, che magari oggi riceve sostegno in quanto legittima resistenza, fosse un movimento laico).

L’ultimo esempio? Questo filmato in cui soldati di Asad torturano un poveraccio continuando a ripetergli in arabo, con evidente inflessione alawita, “Vuoi la libertà?”… frase tristemente nota tra gli attivisti siriani.
Ma gli esempi non mancano, nei giorni scorsi ho visto il (per noi siriani) famoso video del bimbo profugo siriano bastonato da un bimbo libanese su incitamento dai suoi familiari, anche questo video spacciato per” bimbo israeliano che percuote bimbo palestinese in Cisgiordania”.. quando l’ho fatto notare, il sapietone di turno (che dal profilo vanta origini Iraqene e posta in continuazione il corano con traslitterazioni e traduzioni) ha risposto “In effetti il dialetto sembra libanese, ma posso assicurarti che in Israele succede anche di peggio”…. insomma, uno che non sà che in Israele si parla ebraico e non arabo che si bulla di riconoscere i dialetti dell’arabo, quando peraltro tra nord della Palestina e sud del Libano la distinzione è piuttosto sottile a un orecchio non allenato.

Se la solidarietà tra noi ed il popolo palestinese non fosse scritta nella nostra storia, nella nostra anima e nella nostra cultura,questi schifosi propagandisti che umiliano di nuovo i nostri morti sfruttandone la memoria per i loro scopi sarebbero riusciti a recidere i nostri legami.
Per fortuna non ci riusciranno, ma il movimento pro-palestinese, di cui per decenni mi sono sentito parte, mi appare sempre più come un simulacro, una tradizione. Il sostegno alla Palestina è una posizione trendy indispensabile nei circoli di “sinistra”, inclusa quella nostalgica dello stalinismo, e più che riguardare un vero desiderio di solidarietà e sostegno PER i palestinesi è un movimento CONTRO Israele e gli Stati Uniti (per carità, le loro politiche fanno senso anche a me) in maniera aprioristica e non limitato ad un sano anti-sionismo o anti-capitalismo.

Parlando con i palestinesi residenti in patria e non legati ai movimenti politici (e quindi esclusi dalle elite di Ramallah o di Gaza) la reciprocità della solidarietà tra noi siriani e loro è più che evidente, oltre alle ragioni storiche ci unisce anche la profonda comprensione reciproca delle nostre sofferenze. Intanto però all’estero parlano sopratutto i palestinesi vicini a quelle elite, quelli che non accettano la messa in discussione degli accordi di Oslo o dell’ ANP, e guarda caso questi signori sostengono Asad e non parlano mai dei palestinesi perseguitati in Siria o dell’assedio di Yarmouk.
Oltretutto i “pro-pal” che tifano Asad sono in genere gli stessi che scandiscono “Palestina Libera, Palestina Rossa” nelle piazze, trascurando il fatto che perchè la Palestina sia libera dovranno esserre i palestinesi a decidere se dovrà essere rossa o gialla o viola o altro… altrimenti facciamo come i governi che abbiamo criticato quando hanno isolato il “governo” palestinese all’indomani delle elezioni che Hamas vinse regolarmente, a quei tempi dicevamo: “Hamas non ci piace, ma la democrazia non può valere solo se a vincere sono quelli che ci piacciono”

Questi personaggi parlano di interessi internazionali, equilibri regionali, mercato energetico, aree di influenza, sovranità nazionale… mai una volta che li si sentisse parlare di sovranità popolare, di volontà della gente, dei motivi che spingono le masse arabe ad offrire il petto alle pallottole.
Si presuppone che questa gente che riempie le piazze non abbia una propria volontà, dei motivi personali, ma segua piuttosto i disegni o gli interessi che manovrano come dei demiurghi ogni accadimento, con la mirabile capacità di controllare fin nel dettaglio dinamiche complesse in cui il numero di variabili è pressochè incalcolabile e tra di esse c’è l’illogicità dell’agire umano che le scienze sociali si azzardano a prevedere solo in senso probabilistico, sbagliando regolarmente ogni previsione.

C’è un sottile (ma neanche troppo) razzismo nell’incredulità di coloro che non riconoscono ai popoli arabi il desiderio di libertà e dignità, desideri che evidentemente possono nascere solo da società mature come quelle occidentali, quelle nazioni che hanno raggiunto la democrazia nonostante fino 3 giorni prima di piazzale Loreto inneggiavano al Duce o abbiano eletto democraticamente Hitler.
Quelle arabe sono società primordiali e tribali, abituate ad un perenne stato di conflitto e fataliste al punto di non dar valore alle vite dei singoli individui. Società permeate da superstizione ed una religiosità invasiva, popoli che necessitano di una guida forte per evitare che si autodistruggano avvitandosi in una spirale di barbarie fatta di gole tagliate, decapitazioni, lapidazioni, flaggellazione ed infibulazione.
Che le dittature (illuminate?) siano lo strumento migliore per preparare una società ad una evoluzione democratiche evidentemente và da sè…
Non molto differente il razzismo di chi sostiene come fossero angeli i popoli del medioriente: gli arabi sono i rivouzionari senza paura, incorruttibili e votati al martirio pur di difendere la loro causa e la loro terra. La cultura araba è quella dell’ ospitalità, della tolleranza e dell’amicizia, non ancora esposta alla tara del capitalismo e del materialismo.

Signori, potrà sembrarvi strano ma gli arabi sono semplicemente persone, che soffrono per i loro morti e che piangono come bambini quando sanno che saranno torturati. Tra loro ci sono quelli che approfittano dei vuoti di potere dovuti ad una rivoluzione per crearsi piccoli imperi o per il loro tornaconto. Ci sono nobili eroi e feccia umana, fini pensatori e bigotti senza speranza. Come tra i partigiani della resistenza antifascista si annidarono dei criminali, come ci fù chi si lasciò andare a vendette personali, razzie e chi approfittò della situazione, allo stesso modo ce ne sono tra di noi. Così come c’è chi ha sacrificato la propria vita, chi divide anche le briciole con i vicini e persino con i nemici, ci sono fulgidi esempi tra i rivoluzionari ma ci sono anche tra le fila dei sostenitori del ba’ath persone per bene che non condividono i crimini di Asad pur preferendo il suo regime ad alternative incerte che rischiano di essere il califfato di Baghdadi… il mondo in bianco e nero non esiste, il tifo da stadio lasciamolo allo stadio.

Vogliamo fare attivismo? Facciamolo per i diritti umani, per l’autodeterminazione dei popoli, facciamolo ascoltando la gente e non chi dice di rappresentarla, facciamolo ponendoci domande senza pretendere di avere le risposte facili, definitive o complete, lasciando il beneficio del dubbio a chiunque. Facciamolo con umiltà e senza paternalismo o senza idolatrare chi sosteniamo.

Ringraziamo Fouad di averci permesso di pubblicare questo suo post apparso sul suo profilo fb

Da www.communianet.org 

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