Solidarietà con i popoli del Kurdistan, della Palestina, della Siria, dell’Iraq e con tutti gli uomini e le donne che lottano per la libertà, la giustizia e il diritto all’autodeterminazione

 

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Aderiamo all’appello SAVE KOBANE per una manifestazione globale il prossimo 1 novembre a sostegno della resistenza dei combattenti del popolo kurdo e dell’Esercito Siriano Libero a Kobane contro la barbarie genocida e nazista del sedicente “Stato Islamico”, meglio conosciuto come Isis.
Esprimiamo una forte e sentita solidarietà con la lotta che i popoli curdo, siriano e iracheno stanno conducendo a Kobane e nel resto del Kurdistan e della Siria contro la macchina di morte dell’Isis.
Siamo al fianco dei popoli che lottano per la libertà, la dignità e l’autodeterminazione, contro le occupazioni militari e coloniali, i regimi tirannici e corrotti, l’ingerenza delle potenze straniere.
Rifiutiamo e combattiamo la campagna razzista e xenofoba che, nel nostro Paese, vuole identificare tutti i musulmani come potenziali terroristi, riproponendo quello “scontro di civiltà” che tanti danni e lutti ha provocato negli anni scorsi.
Scendiamo in piazza, il prossimo 1 novembre, contro i nazisti dell’Isis e per una nuova solidarietà con i popoli del Kurdistan, della Palestina, della Siria, dell’Iraq e con tutti gli uomini e le donne che lottano per la libertà, la giustizia e il diritto all’autodeterminazione.

Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano

L’appello SAVE KOBANE: http://www.retekurdistan.it/2014/10/appello-urgente-manifestazione-globale-contro-isis-per-kobane-per-lumanita-1-novembre-ore-14/#.VE4h_vmG9NE

 

 

Comunicato del Comando Generale dell’YPG su Kobani e la lotta contro l’ISIS

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Comunicato del Comando Generale dell’YPG

Ai media ed all’opinione pubblica

Da 33 giorni la città di Kobane sta combattendo il terrorismo, in giorni ricchi di eventi di resistenza, redenzione, ed enormi sacrifici nella lotta contro gli attacchi terroristici dell’ISIS. Per questa organizzazione, diventata la più grande minaccia per la pace e la stabilità mondiale, la battaglia di Kobane rappresenta una svolta storica. Siamo certi che il risultato di questa battaglia plasmerà il futuro della Siria e della lotta democratica per la libertà e la pace. Vogliamo che si sappia che la vittoria in Kobane è una vittoria per tutta la Siria, e sarà anche una grande sconfitta per l’ISIS e il terrorismo.
La resistenza mostrata da noi, curdi delle Unità di Protezione del Popolo (YPG) e le fazioni dell’Esercito Siriano Libero (FSA), è una garanzia per sconfiggere il terrorismo dell’ISIS nella regione. La lotta al terrorismo e la costruzione di una Siria libera e democratica sono alla base dell’accordo che abbiamo sottoscritto con le fazioni del FSA. Come possiamo vedere, il successo della rivoluzione è soggetto allo sviluppo di questo rapporto tra tutte le fazioni e le forze del bene in questo paese.

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I Comandanti dell’YPG e del FSA ad Afrin

 Noi, come YPG, affermiamo che faremo fronte a tutte le nostre responsabilità nei confronti del Rojava e della Siria in generale. Lavoreremo per consolidare il concetto di vero partenariato per l’amministrazione di questo paese, commisurato alle aspirazioni del popolo siriano in tutte le sue espressioni etniche, religiose e sociali.
Confermiamo, inoltre, l’esistenza di un coordinamento tra noi e fazioni importanti del FSA nelle campagne a nord di Aleppo, Afrin, Kobane, e Jazia. Attualmente, ci sono fazioni e diversi battaglioni del FSA che combattono al nostro fianco contro i terroristi dell’ISIS.

Comando Generale del YPG

 19 Ottobre 2014

Fonte: http://syriafreedomforever.wordpress.com/2014/10/20/statement-of-ypg-general-command-on-kobani-and-fight-against-isis 

IO STO CON LA SPOSA. CON I PALESTINESI E CON I SIRIANI.

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Che il sito “Forum Palestina” non abbia più – ormai, da anni – nulla a che spartire con la rete che, dal 2001 in poi, aveva saputo costruire imponenti mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese ed anche produrre analisi e riflessioni, non è una novità. Non è una novità nemmeno che il tutto si sia ridotto ad un sito che, al novanta per cento, è un copia-incolla dall’agenzia Nena News. Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, ma abbassarsi a ripubblicare un intervento imbarazzante come quello scritto da Francesco Santoianni per il sito pro-Assad “Sibialiria”, è la conferma del vecchio adagio che ammonisce come al peggio non ci sia mai fine.
L’intervento (http://www.forumpalestina.org/news/2014/Ottobre14/18-10-14_Sposa-Siriani.htm)  vorrebbe essere una stroncatura del film “Io sto con la sposa”, racconto di una storia vera di disobbedienza a leggi ingiuste ed immorali. La realizzazione del film è stata resa possibile dalle donazioni di migliaia di persone, attraverso un crowdfunding che ha raccolto quasi centomila euro, grazie alle sottoscrizioni di singoli cittadini ed associazioni. Un’iniziativa simile a quella, promossa dalla Freedom Flotilla Italia, che ha portato alla realizzazione di un asilo nella Striscia di Gaza, intitolato a Vittorio Arrigoni: a parte la differenza degli obiettivi, le due iniziative hanno in comune la caratteristica di aver puntato esclusivamente sulla solidarietà della società civile, senza chiedere contributi pubblici o istituzionali. Iniziative dal basso, entrambe coronate dal successo, perché l’asilo “Vittorio Arrigoni” ha aperto i battenti per 125 bambine e bambini lo scorso 14 settembre, nel campo profughi di Al Burej, mentre “Io sto con la sposa” sta riempiendo tutte le sale in cui viene proiettato.
A Francesco Santoianni il film non è piaciuto, e questo è normale: non si può – e, secondo me, non si deve – piacere a tutti. Dove il commento di Santoianni diventa imbarazzante è quando arriva a sostenere che il film propugna la guerra alla Siria e quando lo stesso Santoianni afferma che per confondere le idee, nel film ci si schiaffa anche un palestinese, che in fondo “fa tanto di sinistra”, il tutto condito dall’insinuazione che, in realtà, il denaro per la realizzazione del film potrebbe non essere arrivato tanto dalla sottoscrizione popolare, quanto da sponsor provenienti dall’Arabia Saudita o da Israele. Anche questa non è una novità: in questo Paese, c’è gente che da anni accusa la Freedom Flotilla di essere segretamente finanziata dal ricchissimo emiro del Qatar, dall’Arabia Saudita e persino da Israele, naturalmente senza mai fornire uno straccio di elemento concreto a sostegno di questa bizzarra tesi, salvo improbabili elucubrazioni che non spiegano la tenacia con cui Israele, dopo averle finanziate, aggredisce e sequestra le navi che tentano di rompere l’assedio della Striscia di Gaza.
Il fondo Santoianni lo tocca proprio quando ironizza sul Palestinese “schiaffato” nel film perché “fa tanto di sinistra”, e qui i casi sono due: o il buon Santoianni il film non lo ha proprio visto (in questo caso, però, dovrebbe astenersi dal criticare qualcosa che non conosce), oppure è profondamente in malafede. Nel film, infatti, non si vede un Palestinese schiaffato lì perché “fa tanto di sinistra”: i Palestinesi sono i protagonisti del film, tanto che al Festival di Venezia i protagonisti-interpreti del film hanno salutato la proiezione sventolando la bandiera palestinese: http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cultura/2014/09/04/veneziacorteo-nuziale-e-applausiio-sto-con-la-sposa-e-caso_8d2326de-6ca3-4222-83ff-7301a6f5d499.html?idPhoto=1 .

io sto con la sposa
Il problema, per il povero Santoianni e quelli come lui, è che quei Palestinesi non dovrebbero esistere o, almeno, non dovrebbero essere mostrati in pubblico, perché sono i rifugiati di Yarmouk e degli altri campi in Siria, assediati e bombardati non da Israele, ma dal regime del dittatore Assad: assedi e bombardamenti che, insieme alle torture, ne hanno uccisi più di 2.500 e costretti ad un nuovo esilio altre decine di migliaia, fra i quali i protagonisti di “Io sto con la sposa”. Sono i Palestinesi che, insieme a centinaia di Siriani, nell’ottobre del 2013, per fuggire dall’orrore della guerra in Siria avevano affrontato il viaggio sui barconi della speranza, e moltissimi dei quali hanno trovato la morte in fondo al Mediterraneo, mentre le marine italiana e maltese cavillavano su chi dovesse soccorrerli. Quei Palestinesi sono doppiamente vittime: cacciati dalla loro terra dal colonialismo israeliano e poi costretti nuovamente all’esodo da un brutale dittatore… anzi, ora sono vittime una terza volta, perché, nel loro piccolo, anche i vari Santoianni e Forum Palestina vorrebbero che della loro tragedia – e, quindi, delle loro vite – non si sapesse nulla, per tutelare l’immagine di un macellaio che a loro, a differenza del bellissimo film di Gabriele Del Grande, piace tantissimo.
A proposito del film, ovviamente, non dirò nulla, pur avendolo visto ed avendo voglia di rivederlo. Non dico nulla per non rovinare le emozioni che proverete quando andrete a vederlo.

Germano Monti

I COMBATTENTI DELL’ESERCITO SIRIANO LIBERO A KOBANI CHIEDONO AIUTO

Anche se i nostri “antimperialisti” non lo dicono, a Kobani circa trecento combattenti dell’Esercito Siriano Libero affiancano le milizie curde dell’YPG nell’eroica resistenza contro i terroristi dell’ISIS. L’appello del generale siriano Abu Ismaeel ed un filmato diffuso dalla Reuters cinque giorni fa.

Il generale Abu Ismaeel della Brigata Thuwwar al-Raqqa, un gruppo dell’Esercito Siriano Libero che combatte contro l’ISIS a Kobani insieme all’YPG, chiede un aiuto immediato agli USA.
Abu Ismaeel avverte che a Kobani è imminente un enorme disastro, a meno che la coalizione internazionale intervenga immediatamente.
“Non capiamo perché gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli USA bombardino basi dei terroristi dell’ISIS vuote, ma non Kobani, dove loro lanciano attacchi feroci”.
Il generale Abu Ismaeel ha detto anche che loro sono scioccati dalla poszione della Turchia rispetto ai combattimenti ai suoi confini, ma finora Ankara non ha preso alcuna iniziativa.

Fonte: http://civiroglu.net/2014/10/04/liwa-thuwwar-al-raqqa-leader-appeals-for-urgent-help 

Corrente della Sinistra Rivoluzionaria in Siria: posizione sui bombardamenti della coalizione internazionale diretta dagli USA

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Aerei americani hanno oggi bombardato alcune posizioni di Daech (conosciuto anche con il nome di Stato Islamico), Jabhat al Nusra ( la branca di Al Qaeda in Siria) e di Ahrar Sham. Questi bombardamenti hanno avuto luogo, secondo alcune fonti, con la partecipazione dei regimi reazionari arabi alleati degli Stati Uniti, che portano avanti la controrivoluzione a livello regionale.
Noi respingiamo questi bombardamenti, nonostante il fatto che abbiamo fatto appello dall’inizio dell’avvento dei gruppi reazionari (Daech, Jabhat al Nusra ed altri) ad opporvisi, perché essi sono ostili alla rivoluzione popolare. Noi abbiamo preso questa ferma posizione, a differenza dei diversi partiti dell’opposizione liberale legati al Consiglio Nazionale Siriano ed alla Coalizione Nazionale delle forze dell’opposizione e della rivoluzione, che, con grande stupidità ed immoralità, considerano questi gruppi reazionari come componenti della rivoluzione.
Noi, dunque, ci opponiamo e condanniamo questi bombardamenti e questo intervento militare imperialista in Siria e facciamo appello ad affrontarlo, a differenza dei diversi partiti dell’opposizione liberale legati al Consiglio Nazionale Siriano ed alla Coalizione Nazionale delle forze dell’opposizione e della rivoluzione, che hanno salutato questi bombardamenti.
La ragione per la quale ci opponiamo a questo intervento imperialista è che il loro obiettivo non è quello di sostenere il popolo siriano nella sua rivoluzione, ma di restaurare una dominazione imperialista dei Paesi della regione dopo che le rivolte popolari, tuttora in corso, hanno scosso questa dominazione.
Daech e le forze jihadiste sono il risultato degli interventi militari imperialisti, della brutalità e della corruzione dei regimi dispotici.
Di fronte alla moltiplicazione dei nemici che agiscono contro la rivoluzione del popolo siriano, pensiamo che solo le masse organizzate e coscienti, dirette da una vera direzione rivoluzionaria, siano capaci di sconfiggere le forze reazionarie ostili lla rivoluzione, di sconfiggere il regime autoritario e di sconfiggere l’intervento imperialista.

No a Washington ed ai suoi alleati

No a Mosca ed ai suoi alleati

No a Daech ed alle forze controrivoluzionarie, no al regime autoritario

Viva l’unità e la lotta dei lavoratori e degli oppressi in tutto il mondo

Tutto il potere e la ricchezza al popolo

Corrente della Sinistra Rivoluzionaria in Siria

23 settembre 2014

Fonte: http://syriafreedomforever.wordpress.com