IO STO CON LA SPOSA. CON I PALESTINESI E CON I SIRIANI.

IO STO CON LA SPOSA2

Che il sito “Forum Palestina” non abbia più – ormai, da anni – nulla a che spartire con la rete che, dal 2001 in poi, aveva saputo costruire imponenti mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese ed anche produrre analisi e riflessioni, non è una novità. Non è una novità nemmeno che il tutto si sia ridotto ad un sito che, al novanta per cento, è un copia-incolla dall’agenzia Nena News. Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, ma abbassarsi a ripubblicare un intervento imbarazzante come quello scritto da Francesco Santoianni per il sito pro-Assad “Sibialiria”, è la conferma del vecchio adagio che ammonisce come al peggio non ci sia mai fine.
L’intervento (http://www.forumpalestina.org/news/2014/Ottobre14/18-10-14_Sposa-Siriani.htm)  vorrebbe essere una stroncatura del film “Io sto con la sposa”, racconto di una storia vera di disobbedienza a leggi ingiuste ed immorali. La realizzazione del film è stata resa possibile dalle donazioni di migliaia di persone, attraverso un crowdfunding che ha raccolto quasi centomila euro, grazie alle sottoscrizioni di singoli cittadini ed associazioni. Un’iniziativa simile a quella, promossa dalla Freedom Flotilla Italia, che ha portato alla realizzazione di un asilo nella Striscia di Gaza, intitolato a Vittorio Arrigoni: a parte la differenza degli obiettivi, le due iniziative hanno in comune la caratteristica di aver puntato esclusivamente sulla solidarietà della società civile, senza chiedere contributi pubblici o istituzionali. Iniziative dal basso, entrambe coronate dal successo, perché l’asilo “Vittorio Arrigoni” ha aperto i battenti per 125 bambine e bambini lo scorso 14 settembre, nel campo profughi di Al Burej, mentre “Io sto con la sposa” sta riempiendo tutte le sale in cui viene proiettato.
A Francesco Santoianni il film non è piaciuto, e questo è normale: non si può – e, secondo me, non si deve – piacere a tutti. Dove il commento di Santoianni diventa imbarazzante è quando arriva a sostenere che il film propugna la guerra alla Siria e quando lo stesso Santoianni afferma che per confondere le idee, nel film ci si schiaffa anche un palestinese, che in fondo “fa tanto di sinistra”, il tutto condito dall’insinuazione che, in realtà, il denaro per la realizzazione del film potrebbe non essere arrivato tanto dalla sottoscrizione popolare, quanto da sponsor provenienti dall’Arabia Saudita o da Israele. Anche questa non è una novità: in questo Paese, c’è gente che da anni accusa la Freedom Flotilla di essere segretamente finanziata dal ricchissimo emiro del Qatar, dall’Arabia Saudita e persino da Israele, naturalmente senza mai fornire uno straccio di elemento concreto a sostegno di questa bizzarra tesi, salvo improbabili elucubrazioni che non spiegano la tenacia con cui Israele, dopo averle finanziate, aggredisce e sequestra le navi che tentano di rompere l’assedio della Striscia di Gaza.
Il fondo Santoianni lo tocca proprio quando ironizza sul Palestinese “schiaffato” nel film perché “fa tanto di sinistra”, e qui i casi sono due: o il buon Santoianni il film non lo ha proprio visto (in questo caso, però, dovrebbe astenersi dal criticare qualcosa che non conosce), oppure è profondamente in malafede. Nel film, infatti, non si vede un Palestinese schiaffato lì perché “fa tanto di sinistra”: i Palestinesi sono i protagonisti del film, tanto che al Festival di Venezia i protagonisti-interpreti del film hanno salutato la proiezione sventolando la bandiera palestinese: http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cultura/2014/09/04/veneziacorteo-nuziale-e-applausiio-sto-con-la-sposa-e-caso_8d2326de-6ca3-4222-83ff-7301a6f5d499.html?idPhoto=1 .

io sto con la sposa
Il problema, per il povero Santoianni e quelli come lui, è che quei Palestinesi non dovrebbero esistere o, almeno, non dovrebbero essere mostrati in pubblico, perché sono i rifugiati di Yarmouk e degli altri campi in Siria, assediati e bombardati non da Israele, ma dal regime del dittatore Assad: assedi e bombardamenti che, insieme alle torture, ne hanno uccisi più di 2.500 e costretti ad un nuovo esilio altre decine di migliaia, fra i quali i protagonisti di “Io sto con la sposa”. Sono i Palestinesi che, insieme a centinaia di Siriani, nell’ottobre del 2013, per fuggire dall’orrore della guerra in Siria avevano affrontato il viaggio sui barconi della speranza, e moltissimi dei quali hanno trovato la morte in fondo al Mediterraneo, mentre le marine italiana e maltese cavillavano su chi dovesse soccorrerli. Quei Palestinesi sono doppiamente vittime: cacciati dalla loro terra dal colonialismo israeliano e poi costretti nuovamente all’esodo da un brutale dittatore… anzi, ora sono vittime una terza volta, perché, nel loro piccolo, anche i vari Santoianni e Forum Palestina vorrebbero che della loro tragedia – e, quindi, delle loro vite – non si sapesse nulla, per tutelare l’immagine di un macellaio che a loro, a differenza del bellissimo film di Gabriele Del Grande, piace tantissimo.
A proposito del film, ovviamente, non dirò nulla, pur avendolo visto ed avendo voglia di rivederlo. Non dico nulla per non rovinare le emozioni che proverete quando andrete a vederlo.

Germano Monti

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