YPG: La sconfitta a Kobanê è l’inizio della fine per ISIS

Il Comando Generale YPG ringrazia tutto il popolo curdo, i peshmerga, le forze Burkan Al Firat e l’Esercito Siriano Libero che li hanno sostenuti in questa battaglia. Venerdì 30 gennaio, a Roma, festa per la liberazione di Kobane.

YPG: La sconfitta a Kobanê è l’inizio della fine per ISIS

Il Comando Generale YPG ha rilasciato una dichiarazione sulla scia della vittoria raggiunta a Kobanê dopo 133 giorni di resistenza alle bande ISIS.
“Questa è la vittoria della linea della libertà sull’oscuro ISIS”, ha detto il Comando generale YPG, estendendo il suo ringraziamento a tutto il popolo curdo, quello del Kurdistan del Nord in primo luogo, i peshmerga, le forze Burkan Al Firat e FSA che li hanno sostenuti in questa battaglia.
Il Comando Generale YPG ha osservato che i combattenti delle YPG/YPJ, giovani uomini e donne del Kurdistan, e i volontari che li hanno raggiunti da tutto il Kurdistan e da altri paesi, si sono battuti intensamente e hanno opposto una grande resistenza al terrore ISIS per 133 giorni.
La dichiarazione ha sottolineato che: “La città di Kobanê del Rojava Kurdistan è stata interamente liberata dalle bande ISIS oggi. Le nostre forze non hanno deluso le aspettative del nostro popolo e dell’umanità, conducendo una lotta epica contro il terrore ISIS per 133 giorni. Le nostre forze hanno mantenuto la loro promessa di vittoria. Questa vittoria è il frutto della rivoluzione del Rojava, il prodotto della Siria democratica, la realizzazione dell’umanità e il trionfo della linea della libertà sul crudele e oscuro ISIS”.
YPG ha dichiarato che una moltitudine di preziosi combattenti, ragazze e ragazzi del Kurdistan, sono caduti nel martirio, e che sono stati lo spirito e la volontà dei martiri a raggiungere la vittoria.
La dichiarazione ha affermato che le YPG hanno dimostrato ancora una volta che nessuno sarà mai in grado di rovesciare la rivoluzione del Rojava e si è rivelato come la vera forza di difesa del popolo curdo e degli altri popoli nella regione.
“La battaglia condotta a Kobanê non è stata solo una lotta tra le YPG e l’ISIS. Questa è stata una battaglia tra l’umanità e la barbarie, tra la libertà e la crudeltà e tra i valori comuni dell’umanità e i nemici dell’umanità. È la correttezza, lo spirito di libertà e il libero volere dei popoli e dell’umanità, che hanno vinto questa battaglia”, ha sottolineato il Comando Generale YPG.
Secondo il Comando Generale YPG, la battaglia di Kobanê è stato il luogo del destino di ISIS, e la sconfitta di ISIS è allo stesso tempo l’inizio della sua fine. “La sconfitta di ISIS non rimarrà limitata alla sola Kobanê poiché ciò significherebbe un crollo psicologico e spirituale di fronte alla volontà dei popoli. Noi crediamo che la vittoria a Kobanê sarà seguita da ulteriori successi contro l’ISIS. Presto verrà data qualche altra buona notizia”, ha dichiarato il Comando Generale YPG.
Ricordando che con la liberazione di Kobanê i combattenti YPG/YPJ hanno adempiuto la promessa fatta ai curdi e agli altri popoli della regione, YPG ha affermato che questo risultato può essere consacrato ai popoli di Rojava, Siria e tutto il Kurdistan.
YPG ha proseguito la sua dichiarazione estendendo il suo ringraziamento a ogni singola persona che li ha sostenuti e ha combattuto al loro fianco, in particolare al popolo del Kurdistan del Nord che ha fatto propria questa lotta, alle forze della coalizione internazionale che hanno fornito sostegno attivo con attacchi aerei contro ISIS, a Burkan Al Firat e all’Esercito Siriano Libero e ai peshmerga che hanno combattuto al loro fianco.
“Noi come YPG siamo consapevoli del fatto che il nostro dovere non è concluso. Davanti a noi abbiamo il processo di liberazione di Kobanê nel suo complesso. Promettiamo di adempiere a questo nostro dovere con successo”, ha sottolineato la dichiarazione.
Il Comando Generale YPG ha ribadito la promessa di vittoria davanti a centinaia di combattenti coraggiosi a nome di Diyar Bagok, Erîş, Zozan, Arîn, Dilgêş e Kendal che hanno sacrificato la propria vita, e ha promesso di proseguire nel suo percorso.

Festa per la liberazione di Kobanê-Roma

28 gennaio 2015

Il centro socio-culturale curdo Ararat di Roma vi invita Venerdi 30 Gennaio dalle 18.00 alle 23

Danze, cena kurda, çay (thé), e altro ancoraararat

  •  per salutare la liberazione di Kobanê
  • per ricostruire la città
  •  per sostenere la resistenza che continua a Şengal e in tutto il
    Kurdistan

La sottoscrizione andrà a sostenere la ricostruzione di Kobanê

Info: centroararat@hotmail.com

con il supporto della Rete Italiana di solidarietà con il popolo kurdo

Ex mattatoio di Testaccio-Ingresso largo Dino Frisullo-Roma

 

Fonte: www.uikionlus.com e www.retekurdistan.it

 

 

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GRETA, VANESSA, L’ITALIA RIPUGNANTE E GLI ANTICORPI

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La vicenda del sequestro in Siria di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo è stata affrontata da molti in termini stomachevoli, offrendo davvero l’immagine di un’Italia ripugnante, permeata di grettezza, incarognita e imbarbarita. A costruire questa immagine hanno offerto il loro valido contributo politicanti a caccia di voti, giornalisti ignari della più elementare deontologia e privi di scrupoli e dignità, ma anche semplici cittadini, che hanno rovesciato sui social network migliaia di espressioni volgari, razziste, sessiste, confermando la triste constatazione che non esiste una società civile “buona” contrapposta ad un ceto politico “cattivo”, perché abbiamo visto anche – e per fortuna – esponenti politici coraggiosi e consci del proprio ruolo pubblico, che non può essere quello di vellicare gli istinti più bassi o di speculare sui pregiudizi più retrivi.

FASCISTI E BUGIARDI

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L’ennesimo oltraggio si consuma nella notte fra il 19 ed il 20 gennaio, quando i neofascisti di Forza Nuova affiggono due striscioni in prossimità delle abitazioni di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Sugli striscioni è scritto: “Volevano aiutare i terroristi e l’hanno fatto: 12 milioni! Forza Nuova è con Assad!”. Un quotidiano varesino riporta che, nel comunicato stampa che rivendica l’iniziativa, Forza Nuova ribadisce la necessità di sostenere chi veramente combatte il terrorismo islamico e cioè l’esercito siriano del presidente Assad, togliendo copertura e appoggio alle sedicenti “organizzazioni umanitarie”, definite “vere centrali di logistica terrorista islamista”. (altro…)

UN PERCORSO DI CONOSCENZA E APPROFONDIMENTO SUL VICINO ORIENTE

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Dopo un lungo dibattito e superando non poche difficoltà, una consistente aggregazione di realtà solidali, internazionaliste, sindacali e studentesche ha promosso un percorso di iniziative di conoscenza e approfondimento sulla situazione nel Vicino Oriente, percorso che troverà un importante momento di espressione in un convegno nazionale, che si terrà alla fine di marzo all’Università “La Sapienza” di Roma.
Le motivazioni che hanno guidato il lavoro dei promotori sono espresse nell’appello che segue, elaborato e condiviso da un comitato promotore che ha scelto di assumere il nome di Kaled Bakrawi, l’attivista palestinese del campo di Yarmouk assassinato sotto tortura dalle milizie del dittatore siriano Bashar Assad.
Il percorso prevede, fra la fine di gennaio e la terza settimana di marzo, alcuni incontri tematici sulla situazione in Palestina, sulla Siria e sull’informazione che riceviamo (o non riceviamo) sugli eventi del Vicino Oriente. Il primo appuntamento è per domenica 25 gennaio, alle 10.30, per la prima assemblea sulla Freedom Flotilla 3, che si terrà a Roma negli spazi di Communia, in Viale dello Scalo San Lorenzo n. 33.
Il convegno di fine marzo vedrà una prima sessione sulle rivoluzioni arabe, una seconda focalizzata sulla Palestina e le ultime due sessioni dedicate una all’attivismo nei Paesi del Vicino Oriente e l’altra al rapporto – spesso di tipo speculare – fra regimi dittatoriali e terrorismo. I relatori sono stati individuati seguendo criteri di competenza e conoscenza della situazione, e presto verranno resi noti il programma delle due giornate di conferenza e quelli delle iniziative che lo precederanno.

VICINO ORIENTE: POPOLI FRA RIVOLUZIONE, DITTATURA E TERRORISMO

Vogliamo aprire uno spazio alla discussione su quello che sta avvenendo nel Vicino Oriente, attraverso il contributo di esperienze e competenze riconosciute e di comprovata serietà. Una discussione seria sulle rivoluzioni arabe, sulla nuova esperienza del Rojava e, in definitiva, su noi stessi, che ci proclamiamo internazionalisti e solidali, ma ci mostriamo troppo spesso incapaci di sostenere le lotte per la libertà e la dignità dei popoli. (altro…)