UN PERCORSO DI CONOSCENZA E APPROFONDIMENTO SUL VICINO ORIENTE

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Dopo un lungo dibattito e superando non poche difficoltà, una consistente aggregazione di realtà solidali, internazionaliste, sindacali e studentesche ha promosso un percorso di iniziative di conoscenza e approfondimento sulla situazione nel Vicino Oriente, percorso che troverà un importante momento di espressione in un convegno nazionale, che si terrà alla fine di marzo all’Università “La Sapienza” di Roma.
Le motivazioni che hanno guidato il lavoro dei promotori sono espresse nell’appello che segue, elaborato e condiviso da un comitato promotore che ha scelto di assumere il nome di Kaled Bakrawi, l’attivista palestinese del campo di Yarmouk assassinato sotto tortura dalle milizie del dittatore siriano Bashar Assad.
Il percorso prevede, fra la fine di gennaio e la terza settimana di marzo, alcuni incontri tematici sulla situazione in Palestina, sulla Siria e sull’informazione che riceviamo (o non riceviamo) sugli eventi del Vicino Oriente. Il primo appuntamento è per domenica 25 gennaio, alle 10.30, per la prima assemblea sulla Freedom Flotilla 3, che si terrà a Roma negli spazi di Communia, in Viale dello Scalo San Lorenzo n. 33.
Il convegno di fine marzo vedrà una prima sessione sulle rivoluzioni arabe, una seconda focalizzata sulla Palestina e le ultime due sessioni dedicate una all’attivismo nei Paesi del Vicino Oriente e l’altra al rapporto – spesso di tipo speculare – fra regimi dittatoriali e terrorismo. I relatori sono stati individuati seguendo criteri di competenza e conoscenza della situazione, e presto verranno resi noti il programma delle due giornate di conferenza e quelli delle iniziative che lo precederanno.

VICINO ORIENTE: POPOLI FRA RIVOLUZIONE, DITTATURA E TERRORISMO

Vogliamo aprire uno spazio alla discussione su quello che sta avvenendo nel Vicino Oriente, attraverso il contributo di esperienze e competenze riconosciute e di comprovata serietà. Una discussione seria sulle rivoluzioni arabe, sulla nuova esperienza del Rojava e, in definitiva, su noi stessi, che ci proclamiamo internazionalisti e solidali, ma ci mostriamo troppo spesso incapaci di sostenere le lotte per la libertà e la dignità dei popoli.
Il fallimento dell’Islam politico in Egitto e il conseguente colpo di Stato militare, la repressione bestiale operata dal regime siriano, la tragedia dei rifugiati palestinesi in Siria e il martirio del campo di Yarmouk, l’occupazione saudita del Bahrein, l’assedio di Gaza e la nuova Intifada che mette a nudo il naufragio degli Accordi di Oslo, la resistenza kurda e dei rivoluzionari siriani contro l’aggressione terrorista del sedicente Stato Islamico, e molto altro ancora, ci restituiscono uno scenario che, dietro l’apparenza del caleidoscopio impazzito, mostra in tutta evidenza il collasso dell’assetto imposto ai popoli del Vicino Oriente dall’accordo conosciuto con i nomi dei ministri britannico e francese Mark Sykes e François Georges-Picot, a cento anni dalla sua firma. Un accordo che, nelle intenzioni delle potenze imperialiste, doveva rimanere segreto, ma che venne svelato al mondo dai rivoluzionari russi, che ne pubblicarono il testo integrale sulla Pravda il 23 novembre 1917.
Le rivolte arabe, provocate dall’insofferenza verso l’autoritarismo e la corruzione dei regimi al potere da decenni, hanno anche messo in discussione l’intero sistema originato dall’accordo Sykes-Picot, un assetto che ha potuto resistere per un secolo solo grazie al sostegno che l’Occidente ha garantito a quei regimi, in cambio dello sfruttamento dei popoli e della sottrazione delle ricchezze e delle risorse del territorio. E’ nel contesto di quell’assetto neocoloniale che si sono collocati la promozione del progetto sionista, l’imposizione con la forza delle armi dello Stato di Israele e quell’oppressione del popolo palestinese che permane tuttora, attraverso una colonizzazione violenta e inarrestabile.
Anche le azioni di fanatici compiute in nome dell’Islam, se da un lato motivano ulteriori strette repressive nella metropoli, dall’altro sono la dimostrazione ulteriore della necessità di affrontare in maniera approfondita le problematiche che attraversano il Vicino Oriente, in cui le potenze occidentali sono pienamente coinvolte. La perpetuazione di politiche aggressive e l’indifferenza verso le cause degli squilibri e delle tensioni non possono che portare ad ulteriori lutti e distruzioni nel mondo arabo ed al dilagare di campagne razziste e xenofobe in Europa, determinando un quadro di rafforzamento dei tratti oppressivi, repressivi e militaristi di Stati e governi, compreso il nostro.
Quello che ci proponiamo di realizzare, dunque, è un ambito di dibattito che, tenendo presente il quadro regionale e quello internazionale, fornisca strumenti utili alla definizione della pratica di un nuovo internazionalismo e di una nuova solidarietà, adeguati alle sfide di questo secolo.
A partire dalle prossime settimane, promuoveremo alcuni incontri tematici sul Vicino Oriente, propedeutici ad un convegno nazionale per la fine di marzo. Un percorso di conoscenza, dibattito e formazione, finalizzato alla definizione di un nuovo internazionalismo e di una rinnovata solidarietà.

Comitato Promotore “Kaled Bakrawi”

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