GRETA, VANESSA, L’ITALIA RIPUGNANTE E GLI ANTICORPI

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La vicenda del sequestro in Siria di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo è stata affrontata da molti in termini stomachevoli, offrendo davvero l’immagine di un’Italia ripugnante, permeata di grettezza, incarognita e imbarbarita. A costruire questa immagine hanno offerto il loro valido contributo politicanti a caccia di voti, giornalisti ignari della più elementare deontologia e privi di scrupoli e dignità, ma anche semplici cittadini, che hanno rovesciato sui social network migliaia di espressioni volgari, razziste, sessiste, confermando la triste constatazione che non esiste una società civile “buona” contrapposta ad un ceto politico “cattivo”, perché abbiamo visto anche – e per fortuna – esponenti politici coraggiosi e consci del proprio ruolo pubblico, che non può essere quello di vellicare gli istinti più bassi o di speculare sui pregiudizi più retrivi.

FASCISTI E BUGIARDI

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L’ennesimo oltraggio si consuma nella notte fra il 19 ed il 20 gennaio, quando i neofascisti di Forza Nuova affiggono due striscioni in prossimità delle abitazioni di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Sugli striscioni è scritto: “Volevano aiutare i terroristi e l’hanno fatto: 12 milioni! Forza Nuova è con Assad!”. Un quotidiano varesino riporta che, nel comunicato stampa che rivendica l’iniziativa, Forza Nuova ribadisce la necessità di sostenere chi veramente combatte il terrorismo islamico e cioè l’esercito siriano del presidente Assad, togliendo copertura e appoggio alle sedicenti “organizzazioni umanitarie”, definite “vere centrali di logistica terrorista islamista”.
Gli striscioni di Forza Nuova si inseriscono nel paranoico clima di linciaggio che tutta la destra italiana, da quella estrema a quella più “rispettabile”, ha scatenato non appena si è diffusa la notizia della liberazione delle due ragazze, dopo i lunghi mesi trascorsi in Siria, nelle mani di uno o più gruppi di sequestratori. Il via alla campagna denigratoria lo da il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, nelle ore immediatamente successive alla conferma, da parte del governo italiano, dell’avvenuto rilascio di Greta e Vanessa: basandosi su rumours privi di alcun riscontro, il leader padano tuona contro l’eventualità che sia stato pagato un riscatto per la liberazione delle ragazze, definendola “uno schifo”. A ruota, nei giorni seguenti, segue una slavina di dichiarazioni, prese di posizione, servizi ed articoli infuocati, particolarmente sui due quotidiani già distintisi all’epoca dell’assassinio di Vittorio Arrigoni, “Libero” e “il Giornale”. L’abisso dell’abiezione lo tocca il Vicepresidente del Senato, il berlusconiano Maurizio Gasparri, che twitta garrulamente “Vanessa e Greta sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo. Forza Italia”, riprendendo la bufala diffusa da un sito semisconosciuto.
Sui social network e sul web in generale, poi, è letteralmente uno tsunami di fango: gli articoli ed i post su Facebook sono migliaia, con decine di migliaia di condivisioni, il tutto ruotante attorno alle stesse questioni: le ragazze sono delle imbecilli che sono andate a cercare guai, oppure delle complici del terrorismo jihadista che, grazie al lauto riscatto, potrà rafforzarsi e compiere nuovi crimini. Non manca, naturalmente, una rinnovata campagna terroristica (questa, davvero) contro quella che viene definita “invasione degli immigrati”, che sarebbe portatrice di interi battaglioni di jihadisti nel nostro Paese, come non mancano gli insulti e le oscenità verso le due giovani donne.
A fornire benzina al motore del delirio ci pensa Angela Camuso, giornalista del “Fatto quotidiano”, che interpreta con una certa fantasia alcune intercettazioni dei Carabinieri e confeziona articoli in cui si tratteggia la collaborazione di Greta e Vanessa con elementi jihadisti e con una sorta di organizzazione dedita al sostegno dell’immigrazione clandestina, tirando in ballo esponenti della comunità siriana in Italia e del volontariato. La nota della Procura di Roma, che smentisce seccamente l’iscrizione nel registro degli indagati di soggetti “indicati in alcuni quotidiani” arriva quando, ormai, mandrie di bufale impazzano sui social network e sui siti web, non solo di destra. La Camuso si guarda bene dall’informare i lettori delle precisazioni della magistratura e, anche a giorni di distanza, continua a postare sulla sua pagina Facebook il suo falso scoop ed articoli di altri che lo riprendono.
Sin dagli inizi della crisi siriana, quando la protesta contro la dittatura del clan Assad si esprimeva con iniziative sostanzialmente pacifiche, nonostante la brutalità della repressione, si è registrata una singolare convergenza fra gruppi di estrema destra e formazioni di “sinistra” e “pacifiste” nella delegittimazione della rivolta popolare e nel sostegno al regime di Damasco. L’innaturale connubio è stato ampiamente analizzato e documentato, ma non per questo ha smesso di prosperare, trovando nell’orgia di insulti rivolti a Greta e Vanessa un nuovo terreno di attivismo comune.

L’ANZIANA COPPIA

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Nella nobile gara a chi le spara più grosse e volgari, emerge l’ottuagenario Fulvio Grimaldi, un tempo ormai lontano giornalista coraggioso e controcorrente, ora ridotto a macchinetta del fango contro chiunque non abbia in simpatia i regimi ed i dittatori di cui si è senilmente innamorato. Ecco un piccolo florilegio delle eleganti definizioni appioppate da Grimaldi a Greta e Vanessa: all’interno di un logorroico intervento in cui se la prende con Giuliana Sgrena, “ex-ostaggio emerito e martire in servizio permanente effettivo”, le ragazze vengono dipinte come “due lombarde alla loro prima crociata”, “ancelle del terrorismo anti-siriano”, “cooperanti collaborazioniste fasciate nella bandiera della gang terrorista in Siria” (che poi è la bandiera della Siria libera e indipendente), “attiviste fiancheggiatrici” e, dulcis in fundo, “dichiarate sodali dei mercenari Al Nusra”. L’associazione di cui le due ragazze fanno parte, Horryaty, viene sobriamente descritta come “Ong-fantasma di tre marpioni pro-stermini in Medioriente”. Al termine del suo articolo, l’anziano pensionato della RAI immagina la foto delle due volontarie “appesa nella cabina di comando della portaerei Charles De Gaulle”, in quello che appare come un preoccupante indizio di incipiente demenza senile, di cui le allucinazioni sono uno dei sintomi più comuni.
A sostegno delle tesi esposte da Grimaldi, non poteva non accorrere un altro “grande vecchio” del giornalismo, Giulietto Chiesa, ex parlamentare europeo dall’incerta collocazione[1]. In un post su Facebook su Greta e Vanessa, Chiesa afferma di “avere seguito la parte finale della loro vicenda con pena e disgusto”, rallegrandosi che abbiano scampato la pelle e, per il resto, affidandosi alle “migliori definizioni usate da Fulvio Grimaldi per qualificare le due lombarde alla prima crociata“, non dimenticando di ringraziare il canuto collega anche per gli apprezzamenti espressi su Giuliana Sgrena. Grimaldi, in un suo commento, ringrazierà cerimoniosamente Chiesa, dichiarandosi onorato per la citazione.

BUFFALO BILL

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L’anziana coppia Grimaldi – Chiesa può vantare una discreta schiera di epigoni, meno noti al grande pubblico, ma molto attivi sulla rete. Il più conosciuto è il napoletano Francesco Santoianni, già frequentatore del salotto televisivo di Maria De Filippi ed attualmente attivista della Rete No War. La specialità di Santoianni consiste nello smascherare le bufale, le false notizie, con particolare, anzi, maniacale dedizione verso tutto quello che potrebbe instillare nelle menti il sospetto che Bashar Assad sia un dittatore a capo di un regime mafioso e sanguinario. Notevoli alcuni suoi “scoop”, fra i quali la ferma negazione dell’esistenza e – quindi – dell’utilizzo, da parte del regime siriano, dei cosiddetti “barrel bombs”, i barili-bomba, armi piuttosto rudimentali ma dalla devastante efficacia terroristica, poiché vengono sganciati dagli aerei o dagli elicotteri del regime su aree densamente popolate, al solo scopo di fare quanti più danni e quante più vittime possibili fra la popolazione civile. In un suo articolo del 1 gennaio 2014 sul sito “Sibialiria”, titolato significativamente L’assurda bufala dei “barili esplosivi”, l’autore sciorina una lunga serie di motivazioni e prove inconfutabili a dimostrazione dell’inesistenza di quelle armi terribili, denunciando le sordide manovre degli inventori di fakes al servizio dell’imperialismo. Peccato che, anche a non voler prestare fede alle immagini ed ai video provenienti dalle zone colpite, negli stessi giorni in cui Santoianni si affannava a smentire l’esistenza dei barili-bomba, sulle loro pagine Facebook i sostenitori di Assad se ne dichiaravano entusiasti ed invitavano spiritosamente il dittatore ad impiegarne di ancora più potenti, per esempio delle cisterne-bomba.
Ad un solido esperto di demistificazione delle menzogne e dei complotti dell’imperialismo, quale è senza dubbio Santoianni, non poteva sfuggire la vicenda di Greta e Vanessa, che, infatti, affronta – sempre su Sibialiria –  con ben tre articoli. Il primo articolo è del 7 agosto 2014, subito dopo la diffusione della notizia del sequestro delle due volontarie, ed anticipa le argomentazioni che saranno poi fatte proprie da molti, a partire dal leader leghista Matteo Salvini, vaticinando che le due ragazze (in realtà, sostenitrici dell’opposizione armata siriana) “saranno liberate dopo un ennesimo pagamento ad una delle tante bande di “ribelli” già finanziati – insieme alla UE e alla NATO – dal nostro governo”.
Il secondo ed il terzo articolo vengono sparati in sequenza, il 15 ed il 17 gennaio 2015, dopo la liberazione delle due volontarie. Nell’articolo del 15 gennaio, Santoianni si dispera per i soldi del riscatto, che “dalle tasche dei contribuenti italiani certamente sono già volati nelle casse di qualche banda di tagliagole dove serviranno a comprare bombe e armi per continuare la Primavera araba in Siria…” e, per rendere più acuto il suo grido di dolore, eleva la cifra che sarebbe stata versata ai sequestratori a “quattordici milioni di euro o forse di più”, aggiungendo disinvoltamente tre o quattro milioni alla più alta delle cifre ipotizzate – senza alcun riscontro, si badi bene – dalle fonti arabe che per prime avevano parlato di un riscatto pagato dal governo italiano, fonti che ipotizzavano la cifra di dodici milioni di dollari, non di euro.
Ma l’articolo dove l’astuto Santoianni offre il meglio di sé, è quello del 17 gennaio, dall’ironico titolo “Ma, in fondo, cosa facevano di “illegale” Greta Ramelli e Vanessa Marzullo?”. In realtà, l’articolo non va oltre la riproposizione dello “scoop” di Angela Camuso sul Fatto quotidiano, ma Santoianni avverte il bisogno di comunicare che esistono conferme da parte di altre “inchieste giornalistiche”, anche se il link a queste altre inchieste conduce solo ad un articolo di Alessandro Lattanzio sul suo blog “Aurora”, dall’intrigante titolo “Takfiri d’Italia”[2].
Alessandro Lattanzio è uno scrittore e redattore della rivista “Eurasia”, diretta da Claudio Mutti, personaggio tanto interessante, quanto ben conosciuto, la cui biografia, quindi, non dovrebbe essere sconosciuta all’occhiuto Santoianni. Eccone un breve sunto, apparso su Gnosis, la rivista dell’AISI, l’agenzia italiana delegata alla sicurezza interna: “Nato a Parma il 23/5/46, vicino a Franco Freda, coinvolto nelle inchieste per gli attentati rivendicati da Ordine Nero, poi per quelli compiuti a Roma dal Movimento Rivoluzionario Popolare negli anni ‘70 e, nell’agosto del1980, per la strage di Bologna. Fondatore e direttore, dagli anni ‘70, della casa editrice Edizioni del Veltro di Parma, seguace di Thiriart, del nazionalboscevismo, ha militato in Lotta di Popolo, si converte all’Islam nell’85”. Nel 1973 Mutti divenne presidente di un’associazione Italia-Libia costituita a Ferrara (associazione che secondo il giudice D’Ambrosio era “diretta a propagandare idee politiche tipiche del gruppo Freda” ) e che, secondo l’ex giudice Carlo Palermo, “aveva ufficialmente lo scopo di sviluppare i rapporti culturali e di amicizia tra il popolo italiano e il popolo libico”; nello stesso periodo collaborava alla rivista Ordine Pubblico con articoli “volti a celebrare il socialismo libico”[3].
Nell’articolo che è tanto piaciuto a Santoianni, Lattanzio pubblica una fotografia di Vanessa Marzullo insieme ad altre persone, scattata ad una manifestazione in solidarietà con il popolo siriano tenutasi a Roma il 15 marzo 2014. Nella foto, vicino al gruppo in cui è presente Vanessa (cerchiata in rosso), si intravede un uomo con un berretto che gli copre la testa, intento a parlare al telefonino (anche lui cerchiato in rosso).

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La didascalia si chiede, retoricamente, se quell’uomo sia Haisan Saqam, conosciuto anche come Abu Omar, del quale Lattanzio, nel suo articolo, traccia questo profilo: “Nelle manifestazioni è sempre in prima fila, spinge, incoraggia gli altri. Poi prende parte all’assalto all’ambasciata siriana a Roma, nel febbraio 2012. Un video su YouTube lo mostra mentre arringa i compagni. Ed è a quel punto che gli inquirenti iniziano ad interessarsi a lui. Si becca una denuncia, viene condannato all’obbligo di firma. E’ esasperato, sul suo profilo Facebook “Haisam Siria” (ora disattivato), i messaggi si fanno sempre più radicali. (…) All’incirca nella primavera del 2012 parte per la Siria. Probabilmente passa dalla Turchia, via Gaziantep. Poi al campo profughi di Killis. Lo stesso percorso seguito da Giuliano del Nevo, che si è arruolato tra le file di Isis. In un messaggio postato su un’altra pagina Facebook , si legge: «ll nostro fratello Haisam che ha deciso di lasciare Milano per unirsi all’esercito Siriano Libero». Haisam, dunque, sembra essere finito tra le file dei ribelli del Free Syran Army. Quando mette piede in Siria di Isis ancora non si parla. Sulla sua pagina Facebook però inizia a comparire anche la bandiera nera dei gruppi jihadisti nei quali alcuni dei ribelli, stanchi delle sconfitte, stanno confluendo. Più che de Isis, sembra trattarsi di al-Nusra, vicina ad al-Qaida ma meno organizzata e feroce di Isis. Ed è a quel punto che Abu Omar spunta nel video del New York Times. Di lui, poi si perdono le tracce”. Il video cui si riferisce Lattanzio è stato pubblicato dal New York Times nel settembre 2013 e riprende l’esecuzione di un gruppo di soldati siriani da parte di alcuni ribelli, uno dei quali sarebbe proprio Haisan Saqan. Quello che Lattanzio e il segugio Santoianni non dicono è che quel video era già stato trasmesso in Italia dalla Rai il 4 dicembre del 2012, durante la trasmissione “La storia siamo noi”. Il documentario che contiene quelle immagini di un’esecuzione sommaria è stato realizzato da Amedeo Ricucci, inviato del Tg1, e si intitola “Siria 2.0 – Diario di Guerra”.
Ma l’aspetto che riguarda direttamente la vicenda di Greta e Vanessa è un altro: se – come afferma lo stesso Lattanzio – Haisam Saqam è partito per la Siria nella primavera del 2012 e di lui si sono perse le tracce, come faceva ad essere ad una manifestazione pubblica a Roma il 15 marzo 2014? Come è possibile che all’infallibile Buffalo Bill Santoianni sia sfuggita un’incongruenza così marchiana?

***

Fascisti, leghisti e seguaci dei vari Grimaldi-Chiesa-Santoianni sono davvero rappresentativi del cosiddetto “Paese reale”, o della sua maggioranza? Se si prende come riscontro il mondo virtuale del web, la risposta non può che essere si, perché la sproporzione fra lo sproloquio dei diffamatori e le espressioni di buon senso e di solidarietà è evidente. La musica cambia quando ci si imbatte nel mondo reale, nelle persone in carne ed ossa, perché lì si scopre un’Italia diversa, fatta di persone che magari non farebbero le stesse scelte di Greta e Vanessa, ma che queste scelte le rispettano e che, nei confronti di giovani donne che impegnano il loro tempo e la loro vita nella solidarietà verso chi soffre, provano solo ammirazione. Viene da chiedersi se un Grimaldi o un Chiesa avrebbero il coraggio di ripetere quello che hanno scritto su Greta e Vanessa di fronte ad un’assemblea di studenti e studentesse: è molto probabile che nemmeno la loro veneranda età li metterebbe al riparo da serie conseguenze. E questo, come  – su un altro versante – l’indignata protesta di tanti giornalisti per gli squallidi articoli della Camuso, fa ben sperare: è vero, questo Paese è in gran parte incarognito e imbarbarito, ma gli anticorpi ci sono. Anche perché esistono giovani come Greta e Vanessa.

[1] Candidato nel 2004 nella lista “Di Pietro – Occhetto, società civile” ed eletto in sostituzione di Achille Occhetto, che gli lasciò il posto per mantenere il suo seggio al Senato. In seguito, Chiesa si iscrisse al gruppo “Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa”, insieme, fra gli altri, ai radicali filoisraeliani Emma Bonino, Marco Cappato e Marco Pannella, per poi lasciarlo nel 2006 ed aderire al Gruppo Socialista del Parlamento Europeo.

[2] Un takfiri è un Musulmano che accusa un altro Musulmano (o un aderente ad un’altra religione abramitica) di apostasia. L’accusa stessa è chiamata takfir, derivato dalla parola kafir (infedele).
L’atto di accusare gli altri musulmani di essere takfiri è diventato esso stesso un insulto settario, in particolare dopo lo scoppio della guerra civile siriana nel 2011, quando viene utilizzato da gruppi sciiti come Hezbollah per riferirsi indistintamente ai sunniti (da Wikipedia).

[3] Dalla relazione di Claudia Cernigoi al convegno “I falsi amici”, Arezzo, 7 dicembre 2013

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