AUSCHWITZ A DAMASCO

Auschwitz, Damasco

Il dossier “Caesar”

“Voi potete prendere fotografie da chiunque e dire che si tratta di tortura. Non c’è alcuna verifica di queste prove, quindi sono tutte accuse senza prove”

Bashar Assad alla rivista Foreign Affairs, 20 gennaio 2015

Non è dato sapere quante persone, in Italia, siano informate a proposito della vicenda di “Caesar” e delle sue fotografie. In sintesi, “Caesar” è lo pseudonimo di un disertore dell’esercito siriano, un fotografo militare che, per circa due  anni, dall’inizio della rivolta contro il regime della dinastia Assad fino al 2013, era incaricato di documentare – fotografandoli – i corpi degli oppositori morti nei centri di detenzione di Damasco. Nell’estate di quell’anno, “Caesar” riesce ad uscire dalla Siria, portando con sé le copie delle immagini di decine di migliaia di cadaveri di vittime dei carnefici del regime siriano.

Ad oggi, a non tutte le immagini è stato possibile attribuire con sicurezza un’identità accertata, ma ce n’è quanto basta per parlare di una Auschwitz del XXI secolo. Recentemente, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha eseguito un’analisi delle immagini e delle informazioni fornite da Caesar, pubblicando poi un dettagliato rapporto (in inglese, francese, spagnolo, arabo, tedesco, giapponese, cinese e russo) che costituisce un atto d’accusa semplicemente sconvolgente, intitolato Se i morti potessero parlare – Uccisioni e torture di massa nelle strutture di detenzione in Siria. Le foto di “Caesar” sono state consegnate a HRW dal Movimento Nazionale Siriano e l’organizzazione umanitaria si è concentrata su 28.707 immagini che, sulla base di tutte le informazioni disponibili, mostrano almeno 6.786 persone morte in carcere o dopo essere stati trasferiti dal carcere in un ospedale militare, come il n. 601 di Mezze, Damasco. “Le foto rimanenti – scrive HRW – sono di attacchi a luoghi o di corpi identificati dal nome come appartenenti a soldati governativi, altri combattenti armati o a civili uccisi in attacchi, esplosioni o attentati”.

Le foto di “Caesar” hanno fatto il giro del mondo: sono state esposte in una mostra al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York e al Parlamento Europeo di Strasburgo, a Londra e a Parigi. In Francia, la giornalista Garance Le Caisne ha raccolto il racconto di “Caesar” in un libro – “Opèration Cèsar” (Stock editore) – uscito lo scorso ottobre e la magistratura francese ha avviato un’inchiesta nei confronti del regime di Assad per crimini contro l’umanità, sulla base dell’art. 40 del Codice di Procedura Penale, che obbliga ogni autorità pubblica a trasmettere alla giustizia le informazioni in suo possesso se è venuta a conoscenza di un crimine o di un delitto. Gran parte della segnalazione inviata dal Ministero degli Esteri di Parigi alla magistratura si basa sulla testimonianza di “Caesar”.

In Italia, la vicenda di “Caesar” appare largamente sottovalutata, se non oggetto di una censura strisciante che lascia spazio alla propaganda dei sostenitori locali del dittatore siriano, molto numerosi a destra – dove contano sul sostegno di formazioni come la Lega Nord, Fratelli d’Italia e tutti i gruppi dell’estremismo nero, da Forza Nuova a CasaPound – ma presenti anche a “sinistra”, nei partiti di ascendenza stalinista, come i Comunisti Italiani o il PC di Marco Rizzo, o nei vari movimenti sedicenti “antimperialisti”. Quello che fa la vera differenza rispetto ad altri Paesi europei, probabilmente, è il sostegno garantito alla dittatura siriana da ampi settori del Vaticano, un sostegno esplicito nel caso degli esponenti della Chiesa Melchita, la cui sede romana (la Basilica di Santa Maria in Cosmedin, in Piazza della Bocca della Verità) è l’ambasciata de facto del regime siriano, dopo l’espulsione dell’ambasciatore e la chiusura dell’ambasciata di Damasco in Italia, avvenuta nel 2012.

La complicità trasversale con il regime siriano, arricchita anche dal poderoso sostegno dei tanti amici della Russia di Putin nel nostro Paese (come il propagandista Giulietto Chiesa) ha prodotto, fra l’altro, la scarsa diffusione della storia e delle immagini di “Caesar”, al punto che, se si effettua una ricerca in proposito su Google, si può riscontrare come, fra i primi dieci risultati in italiano, almeno la metà riguardino i siti-spazzatura specializzati nella diffusione della propaganda per Assad e di bufale di vario genere, fra i quali spicca la new entry l’Antidiplomatico, che – oltre a quelli già citati – conta anche sul sostegno di buona parte del Movimento 5 Stelle, il cui gruppo parlamentare ne ha assunto il direttore e proprietario, Alessandro Bianchi – ufficialmente, come collaboratore dell’ufficio legislativo – garantendogli per questa via un buon stipendio per il suo lavoro. Curiosamente, sono stati proprio gli Europarlamentari dei 5 Stelle a Strasburgo ad attivarsi per promuovere l’esposizione delle foto di “Caesar” nella sede del Parlamento Europeo, oltre ad aver sottoscritto, insieme a colleghi di altri gruppi, risoluzioni di netta condanna dell’operato del regime di Assad, proprio nello stesso periodo in cui a Roma Manlio Di Stefano, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Esteri, avanzava (insieme ai colleghi di partito Del Grosso, Di Battista, Grande, Scagliusi, Sibilia e Spadoni) la richiesta della riapertura dell’ambasciata di Assad a Roma, in uno sconcertante caso di schizofrenia politica che vede lo stesso movimento dalla parte delle vittime a Strasburgo e a fianco del carnefice a Roma.

Questo è il video dove Fabio Massimo Castaldo e Ignazio Corrao, portavoci del MoVimento 5 Stelle in Europa, illustrano la loro iniziativa per portare al Parlamento Europeo la mostra “The Caesar Exhibition: a Record of Syrian Authorities”, in cooperazione con Syrian Association for Missing and Conscience Detainees, National Coalition of Syrian Revolution and Opposition Forces, Euro-Syrian Democratic Forum e Non c’è Pace senza Giustizia

E questo è il link al testo della mozione parlamentare del Movimento 5 Stelle per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche e la fine delle sanzioni alla Siria di Assad: http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/138824.

(Piccola notazione dell’autore: conoscendo chi l’ha coniata nel lontano 1935, l’utilizzo da parte di Di Stefano della locuzione “inique sanzioni” in riferimento a quelle decise dall’Unione Europea contro il regime di Assad, suscita qualche preoccupazione.  A quando l’appello del Movimento 5 Stelle per l’oro alla patria?)

Quanto al maggiore azionista del governo italiano, il Partito Democratico di Matteo Renzi, non si può certo dire che esprima una qualche linea politica autonoma. Dopo un iniziale momento di solidarietà con la rivoluzione siriana, soprattutto da parte dell’allora segretario Pier Luigi Bersani, il PD attuale si esprime solo attraverso i suoi rappresentanti istituzionali in Italia e in Europa, vale a dire il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, le cui dichiarazioni non vanno oltre il sostegno formale alle evanescenti iniziative internazionali per tentare di fermare il conflitto. Vale la pena di ricordare che il (breve) momento di solidarietà del PD con la rivoluzione siriana costituì l’occasione per uno dei primi casi di intossicazione via web, quando un sito-spazzatura accusò Pier Luigi Bersani di aver tenuto un comizio a Roma avendo al suo fianco, sul palco, un certo Hasaim “Abu Omar”, definito come “terrorista siriano”. In realtà, sul palco con Bersani c’era Giacomo Filibeck, all’epoca responsabile Affari esteri e Relazioni internazionali del Pd, la cui unica colpa era quella di avere una vaga somiglianza con il “terrorista siriano”. La diffusione a valanga della bufala del sito-spazzatura (“Informare”, gestito dall’ex di Alleanza Nazionale Gianni Fraschetti e tuttora in linea) fu tale da costringere Filibeck a diramare un comunicato-stampa di smentita.

Alla luce della situazione appena descritta, la visione delle fotografie di “Caesar” diffuse da Human Rights Watch può essere utile per rimettere a fuoco la visione della natura della dittatura di Bashar Assad, visione che, specialmente nel nostro Paese, ultimamente appare sfocata, proprio come una vecchia foto di Auschwitz.

Questo è il link all’articolo – in inglese – sul sito di HRW: https://www.hrw.org/report/2015/12/16/if-dead-could-speak/mass-deaths-and-torture-syrias-detention-facilities

Questo, invece, è il link allo stesso articolo in russo, per Giulietto Chiesa, Marinella Correggia, Alessandro Bianchi e tutta la redazione de l’Antidiplomatico: https://www.hrw.org/ru/news/2015/12/16/284519. Su ogni pagina, comunque, sono disponibili i link nelle altre lingue indicate all’inizio di questo articolo.

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