CHI HA PAURA DI CAESAR?

MILAN, ITALY - JULY 15:  Chamber of Deputies President Laura Boldrini attends congress on feminicide at the Camera del Lavoro on July 15, 2013 in Milan, Italy. Data from EU.R.E.S (European Economic and Social Researches) reports that between 2000 and 2011, of the 2,061 total women in Italy who had died, 1,459 died as a result of domestic violence.  (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

La domanda corretta sarebbe: “Chi ha paura delle immagini delle vittime delle torture degli aguzzini di Bashar Al Assad trafugate dalla Siria e divulgate all’estero da un ex fotografo della polizia militare del regime?”. Troppo lunga per un titolo.
Ai lettori del Corriere della Sera e del Fatto Quotidiano la vicenda è già nota da tempo: la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha impedito l’esposizione nelle sale di Monte Citorio della mostra comprendente una selezione delle fotografie scattate da “Caesar”, impiegato della polizia militare siriana, incaricato di fotografare i corpi delle vittime decedute – dopo essere state atrocemente torturate – nelle carceri del regime di Assad. Una trentina di immagini, scelte fra le migliaia scattate da Caesar fra il 2011 e il 2013, già esposte al Palazzo di Vetro dell’ONU, al Parlamento Europeo, al parlamento inglese e in molte università.
Il pretesto con cui la Boldrini ha opposto un rifiuto all’esposizione della mostra, curata dall’associazione “Non c’è pace senza giustizia”, appare francamente improbabile: le immagini sarebbero troppo crude e potrebbero turbare gli alunni delle scolaresche che visitano quotidianamente i locali della Camera e del Senato. Che si tratti di un pretesto, lo dimostra il fatto che, come si è detto, le stesse immagini sono state mostrate nelle sedi istituzionali di New York, Londra e Strasburgo, oltre che in alcune università. Per non parlare del fatto che, se la crudezza di certe immagini andasse veramente risparmiata alle scolaresche, bisognerebbe interrompere le visite organizzate per gli studenti ad Auschwitz e negli altri lager e, magari, proibire che i testi di storia ne pubblichino le fotografie… a meno che il problema non sia il fatto che le immagini dei lager di Hitler sono perlopiù in bianco e nero, mentre quelle dei lager di Assad sono a colori.

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Proviamo ad andare oltre l’evidente pretestuosità del diniego opposto da Laura Boldrini all’esposizione delle fotografie di Caesar, anche se è difficile non osservare come offenda l’intelligenza dei cittadini italiani. L’esistenza in Italia di una forte e trasversale lobby che potremmo definire “filo Assad” è cosa nota, come è noto che tale lobby comprenda non solo attivisti sia di estrema destra che di “sinistra”, ma anche – e soprattutto – potenti settori del Vaticano, segnatamente quelli più reazionari, nonché la schiera di ammiratori italiani del presidente russo Vladimir Putin, schiera anch’essa forte e trasversale, comprendendo la Lega di Salvini, tutte le formazioni della destra post missina (da Fratelli d’Italia della Meloni alla Destra di Storace) e quelle della destra più radicale, CasaPound e Forza Nuova incluse. A “sinistra”, invece, le ragioni del dittatore siriano sono validamente sostenute da alcuni personaggi che godono di una certa notorietà (come il giornalista Giulietto Chiesa), da tutta la galassia di partitini più o meno “comunisti” e da alcuni settori che si definiscono “pacifisti”. Dulcis in fundo, nell’armata italiana che difende la trincea di Assad si è arruolato anche il Movimento 5 Stelle, che ha chiesto la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Damasco e la riapertura dell’ambasciata della Siria a Roma, chiusa nella primavera del 2012 dal governo italiano, dopo l’ennesima strage di civili operata dalle truppe del dittatore.
E’ possibile che la pressione di queste forze abbia influito in maniera decisiva sulla scelta di Laura Boldrini di oscurare le immagini di Caesar? Solo in parte. Probabilmente, la motivazione di una scelta tanto umiliante per la dignità dell’istituzione che rappresenta risiede nella volontà di non creare difficoltà alla politica estera del governo Renzi, basata sulla spasmodica ricerca di consensi e di sostegno “a prescindere”, che si tratti dei monarchi sauditi o del Pinochet del Cairo, il generale golpista il cui regime è responsabile di crimini quantitativamente lontani da quelli commessi da Assad, ma qualitativamente non meno feroci, come ha tristemente dimostrato a tutti la vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano sequestrato, torturato e assassinato al Cairo da una delle tante squadracce delle forze di sicurezza di Al Sisi.
Il servilismo di Renzi in politica estera è perlomeno pari alla sua spocchiosa arroganza in politica interna, aldilà delle cartucce a salve sparacchiate contro l’Europa dei burocrati, a beneficio del tentativo di rosicchiare qualche voto nell’area crescente dell’antipolitica (che, più correttamente, dovremmo definire con il termine storico di qualunquismo). La signora Boldrini non ha fatto altro che accodarsi al corteo dei cortigiani del nuovo “uomo forte” della politica italiana, ben deciso a tenersi buoni i vari Al Sisi, Rouhani, Al Saoud – con annessi Rolex in omaggio – ed anche Putin, probabilmente senza nemmeno rendersi conto che questi giochini somigliano più ai baciamano di Berlusconi a Gheddafi che alle sottigliezze diplomatiche di Andreotti. E la signora Boldrini, nella carica che ricopre, si è mostrata molto più simile a Irene Pivetti che a Nilde Iotti.

 

SABATO 13 FEBBRAIO A ROMA: VERITA’ E GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI E TUTTE LE VITTIME DELLA DITTATURA EGIZIANA – PIAZZA SS. APOSTOLI ALLE ORE 17.00

 

Giulio-Regeni

 

In morte di Giulio Regeni.

Rapito dalla polizia segreta.

Torturato.

Ucciso.

Gettato in una fossa alla periferia del Cairo

Le orecchie mozzate.

Le unghie di mani e piedi strappate.

Il corpo tumefatto.

Bruciature ed escoriazioni.

Fratture multiple in diverse parti del corpo.

Vertebre cervicali spezzate.

Questi alcuni degli atroci dettagli emersi dall’autopsia.

Sono oltre 1.700 i desaparecidos che il regime egiziano ha seminato per strada negli ultimi 2 anni, Giulio è solo la punta del l’iceberg.

Chiediamo che venga onorata la sua morte e che venga fatta giustizia.

Chiediamo al nostro governo di fare chiarezza e prodigarsi affinché gli assassini di Giulio vengano individuati.

Giulio era un ricercatore, un attivista, un giornalista, avremmo potuto fare la sua stessa fine.

Che la sua opera non venga persa, che il suo sacrificio non sia inutile, fermiamo il regime.

Questo sabato 13 febbraio scendiamo in piazza per Giulio, per la libertà di parola, per la giustizia.

Appuntamento a Piazza SS. Apostoli alle ore 17.00

 

Comitato per la Libertà e la Democrazia in Egitto

Adesioni aggiornate alle 9.00 del 13.2.2016

Aderiscono le seguenti sigle:

Coalizione internazionale degli egiziani all’estero
Comitato Khaled Bakrawi
FLAICA – Roma
Associazione Rose di Damasco
Amici del Baobab – “Baobab experience”
Un ponte per…
Comitato permanente per la Rivoluzione Siriana
Studenti Unior pro Rivoluzione Siriana
Comitato in appoggio ai popoli arabi “Karama-Napoli”
Associazione Solidarité Nord Sud – ONLUS
Comitato per la difesa di Yaya Cissé e la giustizia
ADIF – Associazione Diritti e Frontiere
Redazione di Frontiere News
OsservatorioIraq
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Associazione Articolo 21, liberi di…
Occupazioni Precari Studenti – Castelli Romani
Collettivo Clash City Workers
Gabriella Guido

Info e adesioni: giuliounodinoi@libero.it