PRESIDENT EVIL

assad & giorgio

La lenta riabilitazione di Bashar Assad da parte della comunità internazionale e il ruolo del governo italiano. E i 5 Stelle stanno a guardare…

Non è un mistero che da molti mesi siano in atto movimenti politici e diplomatici tesi a definire un diverso atteggiamento nei confronti del regime di Assad, e proprio l’Italia e il governo di Matteo Renzi appaiono, ultimamente, in prima fila nella gestione di queste dinamiche. Già nella prima metà del 2013 era stato segnalato un incontro a Damasco fra Gerard Schindler, capo del BND (il servizio segreto tedesco) e il suo omologo siriano Ali Mamlouk, capo dell’intelligence militare. Come ebbi modo di scrivere all’epoca, “L’obiettivo della visita dello 007 tedesco (dunque, di un Paese membro della NATO) era l’acquisizione di informazioni sulla presenza in Siria, nelle file dei ribelli, di combattenti europei. Per lo stesso obiettivo, a Damasco sono giunti rappresentanti dei servizi segreti dallo Yemen, dagli Emirati Arabi e dall’Italia, altro membro NATO, se non andiamo errati.
Ma il sig. Schindler (e, forse, non solo lui) aveva anche un altro incarico: raggiungere un accordo attraverso il quale Israele avrebbe permesso ad Hezbollah di entrare in Siria per difendere il regime, in quanto questo “non colpisce gli interessi di Israele”. In quegli stessi giorni, la stampa tedesca pubblicava un rapporto del BND in cui si affermava che – contrariamente a quanto sostenuto nei rapporti precedenti – il regime di Assad era più in sella che mai e in grado di sferrare offensive decisive contro i ribelli. In effetti, grazie all’appoggio determinante degli Hezbollah libanesi sul terreno ed ai massicci rifornimenti militari russi, l’esercito e le milizie di Assad stavano riguadagnando terreno e non apparivano più sull’orlo del collasso.
Dal 2013, sembra proprio che siano stati fatti altri passi sulla via di Damasco, specialmente dopo l’irruzione sulla scena del Califfato. Nel dicembre scorso, la stampa tedesca (la Bild, in questo caso) rendeva noto che non solo il BND stava cooperando con i colleghi siriani, ma che intendeva stabilire una stazione fissa a Damasco, ipotizzando persino la riapertura dell’ambasciata di Berlino nella capitale siriana. Da notare che la Bild, nel suo articolo in inglese, poneva esplicitamente e polemicamente la domanda: “Collaborare con questi torturatori? Deve essere così?”.
Poche settimane fa, abbiamo appreso che Alberto Manenti, il capo dell’Aise (servizi segreti italiani per l’estero), il 7 luglio ha incontrato a Damasco, dove era arrivato via Beirut,  il generale siriano Mohammed Dib Zaitoun, capo dell’intelligence siriana, con l’obiettivo di “ricucire i rapporti diplomatici”. La visita sarebbe avvenuta a seguito di altri incontri, avvenuti a Roma e a Damasco, fra gli uomini di Assad e una delegazione internazionale, composta da dirigenti dei servizi segreti di Germania, Belgio, Spagna e Italia. Naturalmente, non sono mancate le voci di una possibile riapertura dell’ambasciata siriana a Roma, chiusa dalla primavera del 2012, riapertura sollecitata esplicitamente dal Movimento 5 Stelle con un’interrogazione parlamentare (primo firmatario Manlio Di Stefano) presentata 1l 1 luglio 2015 e con una successiva risoluzione del 16 settembre dello stesso anno, avanzata  dai parlamentari 5 Stelle Di Stefano, Del Grosso, Di Battista, Grande, Scagliusi, Sibilia e Spadoni.
Siamo nel campo della diplomazia parallela, di ciò che non viene detto o confermato da fonti ufficiali, ma è anche vero che le notizie di questi movimenti – che violano le sanzioni comunitarie disposte nei confronti degli esponenti del regime siriano – non siano state mai smentite e che, anzi, i media del regime di Damasco gli abbiano dato il massimo risalto. E’, dunque, molto probabile che le cancellerie europee – con l’esclusione della Francia, sembra di capire – stiano lavorando alla normalizzazione delle relazioni con il regime siriano e, a questo punto, la domanda posta dai giornalisti della Bild lo scorso dicembre risulta più attuale che mai: collaborare con dei torturatori?  Peggio: stabilire relazioni amichevoli con dei torturatori e con un regime nazista, perché non c’è altra definizione per rappresentare quello di Bashar Assad? Conosciamo la risposta: la priorità è quella di combattere il terrorismo di Daesh e, piaccia o meno, l’esercito e l’intelligence siriani sono obiettivamente nostri alleati in questa guerra.

***

A confermare l’eventualità di un’imminente normalizzazione dei rapporti con il regime di Assad (eventualità cui è impensabile siano estranei gli U.S.A.), c’è anche la risposta data dal governo italiano alla suddetta interrogazione dei parlamentari 5 Stelle, risposta molto ben ponderata, visto che è stata pubblicata solo lo scorso 8 aprile. Attraverso il Sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, il governo italiano fa sapere che Pur avendo sospeso ufficialmente il dialogo politico con il regime siriano, l’Italia mantiene ancora un Incaricato d’affari formalmente accreditato a Damasco per seguire gli affari correnti, che è stato ridispiegato a Beirut da luglio 2012 per ragioni di sicurezza. Quanto all’eventuale riavvio delle attività dell’ambasciata d’Italia a Damasco, il Governo si riserva di valutarne tempi e modi in coordinamento con i principali partner europei e internazionali. Tale decisione dovrà tuttavia tenere conto dell’evoluzione del quadro sicurezza in Siria, che allo stato rimane proibitivo, nonché degli esiti e delle prospettive dell’iniziativa diplomatica avviata negli ultimi mesi per promuovere una soluzione politica del conflitto in corso”. Traducendo dal politichese, questo significa che le relazioni diplomatiche con il regime non sono mai state interrotte del tutto e che adesso si stanno valutando tempi e modi del loro eventuale riavvio. Il tutto – si badi bene – non in relazione a questioni di dettaglio come la fine delle torture e degli assassinii, ma sulla base di ben più solidi e pragmatici elementi, quali “l’evoluzione del quadro di sicurezza”.
Alla luce di tutto quanto stiamo vedendo, anche il rifiuto opposto dalla terza carica dello Stato,  Laura Boldrini (membro del gruppo parlamentare Sinistra Italiana – Sinistra, Ecologia e Libertà), all’esposizione nei locali del Parlamento delle fotografie scattate da “Caesar”, assume l’aspetto inconfondibile della volontà di non danneggiare l’immagine di un regime con cui i rapporti sono in piena evoluzione.
Ora – a parte il fatto che decenza vorrebbe che il nostro governo avesse il coraggio di esplicitare questo orientamento – ci sarebbe da discutere a lungo sull’intelligenza e la lungimiranza di un rapprochement con un regime che è stato la causa scatenante del disastro sotto i nostri occhi, Daesh compreso. Se i governi occidentali, e quello italiano in particolare, decideranno di normalizzare le relazioni con Assad, è bene che l’opinione pubblica sia consapevole del significato di questa scelta e che al governo stesso venga posta la domanda della Bild: collaborare con questi macellai? Legittimarli? Stendere loro il tappeto rosso e, magari, riassegnare a Bashar Assad quell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana” concessagli da Giorgio Napolitano nel marzo 2010 e dallo stesso Napolitano revocatagli per indegnità con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 31 ottobre 2012?

Germano Monti

Quello che segue è il testo integrale della risposta del governo italiano all’interrogazione presentata da Manlio Di Stefano ed altri sulla normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime siriano.

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Venerdì 8 aprile 2016
nell’allegato B della seduta n. 604
4-09641
presentata da
DI STEFANO Manlio

Risposta. — A seguito dello scoppio della crisi siriana e della repressione sistematicamente attuata dal Governo di Damasco contro l’opposizione. L’Unione europea ha adottato, fin dal gennaio 2012, un articolato corpus normativo (regolamento n. 136/2012) contenente misure sanzionatorie contro le persone fisiche e giuridiche associate al regime siriano e le attività a vario titolo connesse al finanziamento o alle repressioni compiute da quest’ultimo.
Alla luce dell’aggravarsi della crisi sul piano politico e militare, il Governo italiano ha innanzitutto richiamato, il 13 marzo 2012, tutto il personale diplomatico accreditato a Damasco e la maggior parte del personale di ruolo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e, successivamente, provveduto a dichiarare, il 29 maggio 2012, l’ambasciatore siriano a Roma persona non grata e, con esso, quasi tutto lo staff della sede diplomatica. Tale decisione è stata peraltro assunta in stretto coordinamento con i principali partner europei (tra cui, Francia, Germania e Regno Unito) che hanno adottato posizioni analoghe. Da parte siriana si è pertanto proceduto alla chiusura dell’ambasciata a Roma e al ritiro di tutto il personale, dichiarando al contempo persona non grata tutto il personale diplomatico italiano richiamato a Roma.
Pur avendo sospeso ufficialmente il dialogo politico con il regime siriano, l’Italia mantiene ancora un Incaricato d’affari formalmente accreditato a Damasco per seguire gli affari correnti, che è stato ridispiegato a Beirut da luglio 2012 per ragioni di sicurezza. Quanto all’eventuale riavvio delle attività dell’ambasciata d’Italia a Damasco, il Governo si riserva di valutarne tempi e modi in coordinamento con i principali partnereuropei e internazionali. Tale decisione dovrà tuttavia tenere conto dell’evoluzione del quadro sicurezza in Siria, che allo stato rimane proibitivo, nonché degli esiti e delle prospettive dell’iniziativa diplomatica avviata negli ultimi mesi per promuovere una soluzione politica del conflitto in corso.
In tale contesto, come evidenziato dal Ministro Gentiloni nel question time in aula Camera il 24 febbraio 2016, la recente proposta di Russia e Stati Uniti per un cessate il fuoco rappresenta un passo importante verso la cessazione delle ostilità nel Paese e il superamento della crisi umanitaria, che l’Italia ha fortemente sostenuto e incoraggiato nell’ambito del «Gruppo di Supporto internazionale per la Siria» ISSG – detto anche «processo di Vienna» – di cui siamo parte. Il nostro Paese ha sempre mantenuto un approccio costruttivo e realistico all’interno dell’Issg che ha permesso di definire importanti obiettivi di breve e medio termine per il raggiungimento di una soluzione politica al sanguinoso conflitto siriano, obiettivi fissati – come noto – all’interno della risoluzione del consiglio di sicurezza 2254 del dicembre 2015.
Il Governo italiano è ora fortemente impegnato – in raccordo con l’inviato speciale dell’ONU De Mistura, con i partner regionali e internazionali, e con diversi interlocutori siriani (non del regime) – al fine di incoraggiare le parti siriane a dare immediata attuazione alle intese raggiunte alla ministeriale Issg di Monaco (11 febbraio 2016), con riferimento sia all’invio di aiuti alla popolazione siriana che alla cessazione immediata delle ostilità, senza avanzare precondizioni che rischierebbero di bloccare l’intero processo. Si tratta di un’opportunità importante da cogliere, che potrebbe consentire il riavvio dei colloqui a Ginevra tra le diverse parti per una transizione politica in Siria che porti alla pace. Da parte italiana si continuerà pertanto ad assicurare pieno e costante sostegno all’azione dell’inviato speciale De Mistura, al quale il Consiglio di sicurezza ha affidato il difficile compito di mediare tra le parti siriane, al fine di raggiungere quanto prima tale obiettivo.
Per quanto concerne l’azione di contrasto al terrorismo e all’estremismo violento, l’impegno dell’Italia si colloca nel quadro di una mobilitazione globale, stimolata anche dalle iniziative assunte in ambito Onu. Le pertinenti risoluzioni n. 2170 e 2178, adottate nel 2014 dal consiglio di sicurezza dell’Onu, mirano a far emergere un consenso molto ampio sulla crescente gravità della minaccia (con un riferimento in primisall’Isil, ma anche a Jabhat al Nusra e ad altri gruppi della galassia Al Qaeda,) e sulla necessità di contrastarla. Le risoluzioni incoraggiano infatti tutta la membership dell’Onu a rafforzare gli strumenti sia preventivi che repressivi per contrastare l’estremismo violento, soprattutto sul piano «ideologico» e del finanziamento. In particolare, la 2178 è completamente dedicata al contrasto del fenomeno dei «foreign terrorist fighters» (FTF), a testimonianza del crescente grado di allarme che tale questione desta a livello globale.
Preme sottolineare, al riguardo, gli ingenti sforzi profusi dal nostro Paese ai fini dell’attuazione sul piano interno delle predette risoluzioni, in particolare della 2178 sui «foreign fighters», attraverso il decreto-legge n. 7 del 18 febbraio 2015, contenente «misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale». Tali misure sono volte, tra l’altro, a punire chi organizza, finanzia e propaganda viaggi per commettere condotte terroristiche, i reclutati e chi si «auto-addestra» alle tecniche terroristiche, prevedendo altresì aggravamenti delle pene per i delitti di apologia e di istigazione al terrorismo commessi attraverso strumenti telematici. Rilevante anche l’attribuzione al Procuratore nazionale antimafia di funzioni di coordinamento, su scala nazionale, delle indagini relative a procedimenti in materia di terrorismo. Queste rafforzate attività di indagine e monitoraggio sono destinate ad avere ricadute positive nel quadro delle relazioni diplomatiche e di cooperazione giudiziaria con i Paesi membri dell’Onu, inclusi quelli citati dall’onorevole interrogante.
Quanto al contrasto delle fonti di finanziamento di Isil/Daesh, di Jabhat al Nusra e degli altri gruppi della galassia Al Qaeda, si ricordano le ulteriori risoluzioni n. 2199 e 2253 del Consiglio sicurezza dell’Onu, adottate rispettivamente il 12 febbraio e il 17 dicembre 2015. L’Italia è in primo piano nella loro attuazione, anche nell’ambito della coalizione internazionale anti-Daesh, e più precisamente nella sua veste di co-chair del gruppo di lavoro sul contrasto al finanziamento del Daesh. L’Italia contribuisce attivamente all’azione di contrasto a Daesh anche in altri settori (counternarrative, sostegno militare alle forze irachene e curde, emergenza umanitaria), nel quadro della collaborazione rafforzata avviata fin dal settembre 2014 dalla coalizione anti-Daesh.
Su queste basi e in questa cornice giuridica multilaterale, l’Italia sostiene gli sforzi portati avanti sia dalle Nazioni Unite che dall’Unione europea volti ad assistere e ad incoraggiare i Paesi più interessati dal fenomeno terroristico, in particolare in Medio Oriente e Nord Africa, affinché essi adottino le necessarie misure per assicurare la rapida attuazione delle citate risoluzioni Onu sempre nel pieno rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. 
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Benedetto Della Vedova.

Advertisements
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: