ROSSOBRUNI ALLA CIOCIARA

 

La collusione fra estrema destra ed elementi “di sinistra” o “pacifisti” nel sostegno al dittatore siriano Bashar Assad non è una novità, ma si arricchisce costantemente di nuove conferme.
Il prossimo 26 marzo, in provincia di Frosinone, si terrà un incontro sulla Siria cui parteciperà, in qualità di relatore, Ouday Ramadan, instancabile propagandista del regime siriano e in ottimi rapporti sia con l’ex Partito dei Comunisti Italiani, ora PCI (di cui è stato anche consigliere comunale a Cascina, grosso centro in provincia di Pisa), sia con i neofascisti, in particolare Casapound. Insieme a Ramadan, dibatteranno di Siria due esponenti del comitato “No guerra, No Nato”, fondato dal giornalista Giulietto Chiesa, anche lui habitué delle frequentazioni trasversali fra estrema destra e “sinistra”. I due esponenti in questione sono Oreste Della Posta, presentato nel manifesto di convocazione dell’iniziativa a nome dell’Associazione No guerra No Nato, e il Prof. Biagio Cacciola, indicato come rappresentante del Coordinamento No guerra No Nato, presumibilmente in quanto componente del coordinamento nazionale del movimento.
Di Oreste Della Posta si sa che, dal settembre dello scorso anno, è il segretario provinciale di Frosinone del PCI, l’ultima versione del partito che fu di Oliviero Diliberto. Molto più interessante la biografia politica del Prof. Biagio Cacciola, nei primi anni 70 leader della sezione romana del FUAN, l’organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano e nel 1977 componente della segreteria nazionale del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del partito di Giorgio Almirante. Negli anni successivi, Cacciola aderisce al Fronte Nazionale di Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie (entrambi ex leader di Avanguardia Nazionale, il movimento neofascista messo fuori legge nel 1976), per poi approdare a La Destra di Francesco Storace, partito del quale diventa dirigente della federazione di Frosinone nel 2012.


Seguire le evoluzioni del vulcanico professore non è impresa facile. In quanto fondatore e animatore del movimento “Socialismo Tricolore”, il Prof. Cacciola negli ultimi anni si è dato da fare con il nuovo Partito Socialista Italiano (il cui segretario nazionale è il senatore Riccardo Nencini, viceministro dei Trasporti nei governi Renzi e Gentiloni), oltre ad essere stato candidato alle elezioni regionali del 2010 nella lista “Alleanza di Centro” nella circoscrizione di Frosinone ed essere stato nel 2015 aspirante candidato sindaco di Aprilia, in provincia di Latina, in un movimento collegato al leader leghista Matteo Salvini. Le ultime notizie lo danno come partecipante della lista “A difesa del territorio” per le elezioni provinciali di Frosinone dello scorso gennaio, lista formata dal “Socialismo Tricolore” dello stesso Cacciola, dai Socialisti, nonché da SEL, Sinistra Italiana e “Possibile”, il movimento fondato da Pippo Civati. Questo bizzarro e disinvolto agglomerato ruota attorno a Gianfranco Schietroma, figlio del più noto Dante, storico dirigente del PSDI, senatore per ben sei legislature e per dieci volte al governo. Schietroma figlio, dopo essere stato consigliere regionale del PSDI e poi segretario nazionale dei nuovi Socialisti, è stato a sua volta sottosegretario di Stato alle Finanze nel primo governo D’Alema e all’Interno nel secondo governo Amato, per essere oggi uno dei politici più importanti della Ciociaria.
Nella scoppiettante biografia del Prof. Cacciola troviamo anche un paio di rivelazioni tanto clamorose, quanto scarsamente credibili. La prima risale al 1977, quando affermò che lui ed i suoi camerati del FUAN avevano attivamente partecipato alla cacciata di Lama dall’Università di Roma a fianco degli “autonomi” e degli “indiani metropolitani” e la seconda al luglio 2001, quando sostenne di aver portato a Genova, alle manifestazioni contro il G8, circa 3.000 camerati.
L’ultima crociata del professore rossobruno  (in fondo, coerente epigone del “fascismo di sinistra” dei sansepolcristi e successivi sviluppi “nazimaoisti”) è la battaglia a sostegno del regime di Bashar Assad, dove – anche qui, in perfetta coerenza – ha incrociato i “comunisti italiani” e il movimento di Giulietto Chiesa. Da Damasco, torturatori e assassini calorosamente ringraziano.

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