SOLIDARIETA’ VUOL DIRE ANCHE LOTTA CONTRO IL DECRETO MINNITI – ORLANDO

 

Germano Monti

La manifestazione promossa per il prossimo 20 maggio a Roma in solidarietà con il popolo siriano e gli altri popoli del Vicino Oriente vittime di dittature, guerre e terrorismo vede, fra i suoi punti fondamentali, un aspetto molto particolare, vale a dire la denuncia del decreto “Minniti-Orlando”, il cui oggetto non è la politica estera del nostro Paese, ma una questione a lei strettamente connessa, quale l’immigrazione.
Il rapporto fra guerre e flussi migratori non è una novità di questi anni. Da che mondo è mondo, la gente cerca di sfuggire alla morte e alla distruzione, elementi costituenti di ogni guerra. La novità è che il fenomeno ha assunto dimensioni massicce in casa nostra, nella Fortezza Europa, e per questo motivo ha fatto irruzione nell’agenda politica dei governi occidentali. I milioni di disperati che cercano scampo spostandosi da un Paese povero dell’Africa ad un altro Paese povero dell’Africa non hanno mai interessato più di tanto le nostre cancellerie e – diciamocelo – nemmeno le nostre coscienze, ma, ora che i “rifugiati” non sono più soltanto quelli palestinesi esiliati in Libano o quelli del Darfur riversatisi nel Ciad, ma quelli che arrivano sulle coste greche e italiane, si comincia a capire che il mondo non è poi così grande e che quello che avviene sull’altra sponda del Mediterraneo è qualcosa che ci riguarda e ci colpisce direttamente.
In Siria, è in corso da più di sei anni un conflitto di proporzioni inaudite, la cui causa scatenante è stata la ferocia della repressione della dittatura del clan Assad contro le pacifiche manifestazioni dei primi mesi del 2011, quando le persone scese in piazza non chiedevano altro che riforme democratiche e rispetto dei diritti umani. La militarizzazione di quel conflitto, voluta e imposta scientificamente dal regime, ha spalancato le porte della Siria all’intervento di potenze straniere, ognuna portatrice di propri interessi, nessuno dei quali coincide con gli obiettivi fondanti della rivoluzione popolare siriana. L’emigrazione di massa dalla Siria è stata ed è conseguenza diretta di questa situazione, così come quelle dall’Eritrea, dall’Iraq o dall’Afghanistan lo sono di situazioni simili. Di fronte a questa realtà, una parte della politica italiana ed europea ha scelto cinicamente di cavalcare i timori suscitati dalla pressione sui nostri confini di milioni di disperati, che viene definita come se fosse un’invasione militare, addirittura pianificata da centrali occulte (e qui la fantasia complottista ha partorito un florilegio di dichiarazioni contro la massoneria, il gruppo Bilderberg, la Trilateral, il Mossad, la C.I.A., l’immancabile Open Society del finanziere George Soros… mancano solo la Spectre e il Club di Topolino). Stiamo parlando dei partiti e movimenti di destra e di estrema destra, ma anche di spezzoni di “sinistra” arruolatisi nelle milizie sovraniste.
Le forze centriste e riformiste, al governo dei Paesi più importanti, sulla questione dell’immigrazione hanno optato scelleratamente per l’inseguimento delle destre sul loro stesso terreno, sfornando provvedimenti che non si discostano molto da quelli invocati dai vari Le Pen e Salvini, come testimoniano gli apprezzamenti ricevuti da destra dal decreto Minniti – Orlando, definito “condivisibile” dai Presidenti della Lombardia (il leghista Maroni) e della Liguria (il forzista Toti), “Un segnale di cambiamento” da quello del Veneto (il leghista Zaia) e benedetto anche dal capo della Polizia Franco Gabrielli, che ne ha elogiato le “diverse cose positive”, condividendone, soprattutto, “la filosofia”.

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Allora, entriamo, sia pure sinteticamente, in quella “filosofia” del Decreto Minniti – Orlando che tanto piace al capo della nostra Polizia di Stato. Per introdurre il ragionamento, voglio citare le parole di Filippo Miraglia, vicepresidente dell’ARCI, parole che hanno il pregio della chiarezza:     “Una riforma legislativa in materia d’immigrazione e asilo ancora una volta con il segno meno: meno diritti, meno garanzie per migranti e richiedenti asilo. Un passo indietro pesante per la civiltà giuridica del nostro Paese che cancella in un solo colpo ogni garanzia giurisdizionale per i richiedenti asilo che ottengono un diniego dalle commissioni ministeriali”. Anche Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, è esplicito: “E’ un decreto pessimo che istituisce il diritto ‘etnico’: solo i richiedenti asilo non avranno diritto all’appello. E’ un colpo all’idea di giustizia nel Paese. Il centrosinistra assume i vizi della destra trattando l’immigrazione come un fenomeno emergenziale e non come un dato strutturale”. Ovviamente, non vale la pena di riportare qui gli elogi al decreto profusi dagli esponenti del partito sedicente democratico, mentre può essere interessante osservare che il gruppo del Movimento 5 Stelle della Camera si è espresso convintamente contro e con motivazioni estremamente valide, che contraddicono non poco certe dichiarazioni dei suoi esponenti più in vista, da Di Maio allo stesso Grillo, dichiarazioni che starebbero benissimo in bocca a Salvini o alla camerata Meloni.
L’obiettivo più chiaro del decreto Minniti – Orlando è quello di sveltire i tempi della decisione in merito alle risposte alle domande dei richiedenti asilo. Per sveltire questi tempi, si è avuta la brillante idea di “tagliare” un grado di giudizio per chi volesse ricorrere contro un’eventuale risposta negativa delle commissioni ministeriali, abolendo la possibilità di ricorrere in appello e lasciando solo quella di farlo in Cassazione, dove – si badi bene – le corti non si pronunciano nel merito delle questioni, ma possono farlo soltanto sugli aspetti procedurali e formali del caso. Se a questo si aggiunge il fatto che verranno create apposite sezioni “specializzate” nei tribunali e che le udienze si effettueranno con il rito camerale, che non prevede la comparizione delle parti (a mano che il giudice lo ritenga indispensabile), non si può non condividere Filippo Miraglia, quando afferma che “Se si fosse davvero voluto intervenire per ridurre i tempi d’attesa dei richiedenti asilo, lo si sarebbe potuto fare migliorando il sistema di prima accoglienza o magari potenziando gli uffici giudiziari. La negazione del diritto al giusto processo non può essere la soluzione” o con la parlamentare del M5S Fabiana Dadone, quando motiva il voto contrario dicendo che “Questo testo introduce il concetto di una giustizia speciale, di un diritto che non è uguale per tutti, ma che fa delle distinzioni tra categorie di persone e che ad alcuni soggetti rende praticamente impossibile farsi ascoltare da un giudice, e che solo ad alcuni sottrae un grado di giudizio (…) Parlo di giustizia speciale perché è questa la direzione che si è voluta prendere con forza, dal momento che il richiedente asilo che vorrà ricorrere nei confronti della decisione delle commissioni territoriali, non avrà la possibilità concreta di essere ascoltato dal giudice al quale farà ricorso, ma avrà solo la possibilità di ricorre in Cassazione (…) Che dire poi della norma che costringe il giudice a decidere su una controversia solo guardando una videoregistrazione di un paio di ore. Il richiedente asilo non è un turista che arriva in aeroporto dopo aver viaggiato in business class. Non scende da una nave da crociera a Civitavecchia o a Savona. Si tratta di un soggetto debole e in difficoltà”.
La gravità del decreto Minniti – Orlando è evidente. Si tratta di un provvedimento fortemente lesivo di diritti sanciti dalla nostra Costituzione, a partire dall’eguaglianza di tutti davanti alla legge. E’ per questo motivo che un’iniziativa in solidarietà con chi è vittima di dittatura, guerra e terrorismo e con chi da questi orrori cerca scampo non può omettere la denuncia e la battaglia contro un provvedimento vergognosamente razzista e antidemocratico. L’auspicio, quindi, è che i tanti che si sono pronunciati con forza contro quel decreto diano seguito alle parole: la manifestazione del 20 maggio a Roma è una buona occasione per farlo.

A partire da questo primo intervento, ci proponiamo di sollecitare l’apertura di un dibattito intorno ai temi della manifestazione del prossimo 20 maggio a Roma. Le persone, le associazioni e i movimenti che vogliano inviare il loro contributo, possono farlo presso la stessa mail dove si raccolgono le adesioni alla manifestazione: aromaperlasiria@libero.it

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