SABATO 20 MAGGIO A ROMA PER LA PACE, LA DEMOCRAZIA E LA GIUSTIZIA IN SIRIA E IN TUTTO IL VICINO ORIENTE, PER L’ACCOGLIENZA A MIGRANTI E RIFUGIATI, CONTRO IL DECRETO MINNITI-ORLANDO

Sabato 22 aprile si è riunito il comitato promotore della manifestazione in solidarietà con il popolo siriano. La riunione ha affrontato essenzialmente alcuni aspetti organizzativi e logistici, a partire dalla consapevolezza dei tempi molto stretti, ma anche due nodi politici di fondo, quali quello relativo alla chiarezza in merito alle responsabilità della tragedia siriana e quello che riguarda il punto della rivendicazione del diritto all’accoglienza dei profughi e dei rifugiati.
Si è deciso di rinviare la manifestazione di una settimana, a sabato 20 maggio, non essendo disponibili altre date utili, con l’obiettivo di guadagnare tempo per l’organizzazione e la promozione e di lavorare per rendere l’appuntamento ancora più inclusivo e aperto al contributo e alla partecipazione di persone e realtà associative. E’ stata convocata una nuova riunione del comitato promotore, aperta a tutti quelli che vogliano contribuire alla riuscita della manifestazione, per il prossimo 6 maggio, sempre a Roma, in una sede da definire. (altro…)

SIRIA: NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA

IMPORTANTE: LA RIUNIONE PER LA MANIFESTAZIONE SI TERRA’ SABATO 22 APRILE, ALLE 15.00, IN VIA DI PORTA LABICANA N. 56/A (LUNGO LE MURA, DI FRONTE LO SCALO SAN LORENZO). SONO INVITATE TUTTE LE PERSONE E LE ASSOCIAZIONI CHE VOGLIANO CONTRIBUIRE E PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE “SIRIA: NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA”. SI RACCOMANDA LA PUNTUALITA’ PER FACILITARE LA PARTECIPAZIONE DI CHI ARRIVA DA FUORI ROMA.

ADESIONI AGGIORNATE ALLE ORE 17.00 DEL 21.4.2017

I firmatari di questo appello intendono sollecitare le forze civili e politiche del nostro Paese a mobilitarsi in solidarietà del popolo siriano e degli altri popoli che dal 2011 sono in lotta per diritti universali ed inalienabili quali dignità, libertà, autodeterminazione e giustizia sociale e che per questo si trovano ad affrontare guerra, repressione, le mire predatorie di potenze regionali ed internazionali e le infiltrazioni terroristiche, in primis quindi i popoli siriano, egiziano e yemenita, che sono oggi i più esposti a queste aggressioni da più fronti.
Vogliamo mobilitarci per far pressione sulle nostre istituzioni e su quelle internazionali, non per aggiungere bombardamenti a bombardamenti, ma per dimostrare solidarietà e riconoscere nei popoli del Vicino Oriente non solo vittime o combattenti, ma i soggetti dell’agire politico e quindi attivare percorsi di diplomazia dal basso, di sostegno alle iniziative delle società civili e di accoglienza per i rifugiati.
Questo appello alla mobilitazione rappresenta la base di discussione, da arricchire ed integrare, per costruire una piattaforma inclusiva condivisa e per costituire un comitato promotore per un corteo nazionale il prossimo sabato 13 maggio a Roma. Invitiamo quindi tutti a partecipare ad una prima riunione a Roma il prossimo 22 Aprile, in una sede che comunicheremo al più presto, per definire la piattaforma e la logistica del corteo. Seguono l’appello e le prime firme.

 

Da oltre sei anni la Siria è teatro di violenze e orrori indicibili. Le pacifiche manifestazioni popolari che, sull’onda di quanto stava avvenendo negli altri Paesi arabi, chiedevano riforme, democrazia e giustizia sociale sono state represse con inaudita ferocia dal regime del clan Assad, che nulla ha risparmiato al popolo siriano in termini di crudeltà. Ad oggi, i morti si contano a centinaia di migliaia e gli sfollati, in patria e all’estero, a milioni, mentre incalcolabili sono le distruzioni.
Il bombardamento con armi chimiche avvenuto a Khan Sheikhun, nel distretto di Idlib, in cui sono stati uccisi decine di civili innocenti, fra i quali moltissimi bambini, è stato l’ennesima dimostrazione della natura criminale del regime del clan Assad, già responsabile di altri attacchi con armi proibite dal Diritto Internazionale, come hanno fatto anche i suoi alleati russi e iraniani. Il regime di Assad è anche il principale responsabile della nascita e dello sviluppo del terrorismo di Daesh e delle altre organizzazioni estremiste che contribuiscono alla guerra ed alle sofferenze dei Siriani. (altro…)

ROSSOBRUNI ALLA CIOCIARA

 

La collusione fra estrema destra ed elementi “di sinistra” o “pacifisti” nel sostegno al dittatore siriano Bashar Assad non è una novità, ma si arricchisce costantemente di nuove conferme.
Il prossimo 26 marzo, in provincia di Frosinone, si terrà un incontro sulla Siria cui parteciperà, in qualità di relatore, Ouday Ramadan, instancabile propagandista del regime siriano e in ottimi rapporti sia con l’ex Partito dei Comunisti Italiani, ora PCI (di cui è stato anche consigliere comunale a Cascina, grosso centro in provincia di Pisa), sia con i neofascisti, in particolare Casapound. Insieme a Ramadan, dibatteranno di Siria due esponenti del comitato “No guerra, No Nato”, fondato dal giornalista Giulietto Chiesa, anche lui habitué delle frequentazioni trasversali fra estrema destra e “sinistra”. I due esponenti in questione sono Oreste Della Posta, presentato nel manifesto di convocazione dell’iniziativa a nome dell’Associazione No guerra No Nato, e il Prof. Biagio Cacciola, indicato come rappresentante del Coordinamento No guerra No Nato, presumibilmente in quanto componente del coordinamento nazionale del movimento.
Di Oreste Della Posta si sa che, dal settembre dello scorso anno, è il segretario provinciale di Frosinone del PCI, l’ultima versione del partito che fu di Oliviero Diliberto. Molto più interessante la biografia politica del Prof. Biagio Cacciola, nei primi anni 70 leader della sezione romana del FUAN, l’organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano e nel 1977 componente della segreteria nazionale del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del partito di Giorgio Almirante. Negli anni successivi, Cacciola aderisce al Fronte Nazionale di Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie (entrambi ex leader di Avanguardia Nazionale, il movimento neofascista messo fuori legge nel 1976), per poi approdare a La Destra di Francesco Storace, partito del quale diventa dirigente della federazione di Frosinone nel 2012.


Seguire le evoluzioni del vulcanico professore non è impresa facile. In quanto fondatore e animatore del movimento “Socialismo Tricolore”, il Prof. Cacciola negli ultimi anni si è dato da fare con il nuovo Partito Socialista Italiano (il cui segretario nazionale è il senatore Riccardo Nencini, viceministro dei Trasporti nei governi Renzi e Gentiloni), oltre ad essere stato candidato alle elezioni regionali del 2010 nella lista “Alleanza di Centro” nella circoscrizione di Frosinone ed essere stato nel 2015 aspirante candidato sindaco di Aprilia, in provincia di Latina, in un movimento collegato al leader leghista Matteo Salvini. Le ultime notizie lo danno come partecipante della lista “A difesa del territorio” per le elezioni provinciali di Frosinone dello scorso gennaio, lista formata dal “Socialismo Tricolore” dello stesso Cacciola, dai Socialisti, nonché da SEL, Sinistra Italiana e “Possibile”, il movimento fondato da Pippo Civati. Questo bizzarro e disinvolto agglomerato ruota attorno a Gianfranco Schietroma, figlio del più noto Dante, storico dirigente del PSDI, senatore per ben sei legislature e per dieci volte al governo. Schietroma figlio, dopo essere stato consigliere regionale del PSDI e poi segretario nazionale dei nuovi Socialisti, è stato a sua volta sottosegretario di Stato alle Finanze nel primo governo D’Alema e all’Interno nel secondo governo Amato, per essere oggi uno dei politici più importanti della Ciociaria.
Nella scoppiettante biografia del Prof. Cacciola troviamo anche un paio di rivelazioni tanto clamorose, quanto scarsamente credibili. La prima risale al 1977, quando affermò che lui ed i suoi camerati del FUAN avevano attivamente partecipato alla cacciata di Lama dall’Università di Roma a fianco degli “autonomi” e degli “indiani metropolitani” e la seconda al luglio 2001, quando sostenne di aver portato a Genova, alle manifestazioni contro il G8, circa 3.000 camerati.
L’ultima crociata del professore rossobruno  (in fondo, coerente epigone del “fascismo di sinistra” dei sansepolcristi e successivi sviluppi “nazimaoisti”) è la battaglia a sostegno del regime di Bashar Assad, dove – anche qui, in perfetta coerenza – ha incrociato i “comunisti italiani” e il movimento di Giulietto Chiesa. Da Damasco, torturatori e assassini calorosamente ringraziano.

L’IMPORTANZA  DEL VIAGGIO DI CAESAR

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Nei prossimi giorni, la mostra delle fotografie scattate da Caesar, ex fotografo della polizia militare del regime di Damasco, sarà esposta in diverse città italiane, a partire da Udine. In Italia, le immagini atroci dei corpi dei prigionieri assassinati, sfigurati dalle torture, sono già state esposte nell’ottobre ed a dicembre dello scorso anno, rispettivamente al MAXXI di Roma ed a Castel dell’Ovo a Napoli, in quest’ultimo caso con il significativo patrocinio del Comune e dell’Università Orientale.
L’iniziativa è promossa su scala nazionale da Amnesty International, dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), dalla Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV), da Articolo 21, Coordinamento delle Università del Mediterraneo (UNIMED) e da Un ponte per…, con la collaborazione delle realtà territoriali che intendono offrire il loro contributo per diffondere la consapevolezza dell’entità e dei livelli di ferocia raggiunti dal regime del clan Assad.
La mostra di Caesar è arrivata in Italia con molto ritardo rispetto ad altri Paesi, quali gli Stati Uniti, il Canada, la Francia, l’Irlanda e il Regno Unito ed oltre un anno dopo essere stata esposta al Parlamento Europeo, e questo a causa dell’ostilità della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che si è opposta all’esposizione delle immagini nelle sale istituzionali con il pretesto della loro crudezza, che avrebbe potuto turbare le scolaresche in visita. Analogo l’atteggiamento del suo omologo al Senato, Pietro Grasso, che dichiarò che Palazzo Madama non dispone di sale adatte ad esposizioni. Dunque, è solo grazie all’impegno di alcuni ostinati e delle associazioni umanitarie e della società civile se anche nel nostro Paese è possibile confrontarsi con un evento di tale portata, che non solo sta coinvolgendo e sconvolgendo l’opinione pubblica internazionale, ma si sta anche rivelando fondamentale per tenere aperta la speranza che, un giorno o l’altro, Bashar al-Assad e i suoi complici siano chiamati a rispondere dei loro crimini. E’ di questi giorni, infatti, la notizia che la magistratura spagnola ha aperto un procedimento contro i membri del governo del presidente siriano Bashar al-Assad, e che questo procedimento si basa sul riconoscimento del corpo, martoriato dalle torture, del fratello di una cittadina spagnola, effettuato proprio grazie alle fotografie di Caesar.
Naturalmente, la seconda e la terza carica dello Stato non sono stati i soli ad avversare l’arrivo in Italia della mostra di Caesar. A Roma, i fascisti di Forza Nuova hanno effettuato un mini blitz nei locali del MAXXI, inalberando uno striscione con la scritta “Con Putin e Assad fino alla vittoria” e spiegando che “ (…) il legittimo presidente Assad e il presidente russo Putin vengono dipinti come i cattivi, in realtà unici veri pacificatori nella regione, unici a combattere il terrorismo dell’Isis e a difendere l’Italia e l’Europa dall’immigrazione e dalle bombe”.

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A Napoli, invece, sono stati esponenti del movimento “No war” a tentare di impedire l’esposizione a Castel dell’Ovo delle immagini di Caesar, intimando al sindaco De Magistris e ai vertici dell’Università Orientale di ritirare il patrocinio, minacciando “mobilitazioni” contro “una mostra per alimentare la guerra alla Siria”. Come era facilmente prevedibile, né Luigi De Magistris, né il rettorato dell’Università Orientale si sono minimamente curati delle intimazioni e, quanto alla “mobilitazione” minacciata, non se ne è vista nemmeno l’ombra.
Dal canto suo, anche il parlamentare dei 5 Stelle Manlio Di Stefano, fiero sostenitore dei regimi russo e siriano, ha voluto mettere in piedi una sorta di controcanto, convocando – lo stesso giorno dell’inaugurazione della mostra al MAXXI – una conferenza stampa alla Camera dei Deputati con il vescovo maronita di Aleppo, Joseph Tobij. L’effetto di questa iniziativa nei confronti della mostra è stato nullo, ma è interessante notare come gli argomenti esposti da Di Stefano siano esattamente gli stessi di Forza Nuova e dei “No war”, compreso il ritornello contro “l’informazione prestabilita dalle corporazioni dei mezzi di comunicazione”. (altro…)

PRESTO A ROMA LA MOSTRA DI “CAESAR”

Manca poco più di un mese all’inaugurazione della mostra delle fotografie scattate da “Caesar” alle vittime della repressione e della tortura del regime di Bashar Assad. Si tratta di un evento importante per molte ragioni, la prima delle quali è, forse, proprio il fatto che questa mostra è stata oggetto di varie forme di censura, a partire dal pretestuoso rifiuto della signora Laura Boldrini di ospitarla nelle sale della Camera dei Deputati, dopo che era già stata esposta in sedi quali il Palazzo di Vetro dell’ONU o il Parlamento Europeo di Strasburgo.
La mostra di “Caesar” arriva in Italia grazie all’impegno di alcuni attivisti e giornalisti e alla promozione di associazioni come Amnesty International (che ha sempre puntualmente denunciato le violazioni dei diritti umani da parte del regime siriano), la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, UniMed (il coordinamento delle Università del Mediterraneo), la FOCSIV, Articolo 21 ed altre che si stanno aggiungendo. L’inaugurazione avverrà a Roma il prossimo 5 ottobre.
Rompere la cappa di censura attorno alla mostra di “Caesar” non ha solo il significato di un’operazione di democrazia e trasparenza, ma vuole anche essere un potente contributo alla crescita della consapevolezza delle motivazioni all’origine dell’immane tragedia cui assistiamo ormai da anni, in un clima segnato da superficialità, pregiudizi, mistificazioni e inaccettabili ipocrisie, quali quelle di un movimento sedicente pacifista che non proferisce parola nemmeno di fronte ai feroci bombardamenti russi e del regime su Aleppo e sulle altre città siriane, così come ha taciuto sui massacri commessi dal regime nei confronti dei rifugiati palestinesi.

Per contribuire a sostenere le spese della mostra, è stata lanciata una campagna di crowdfunding: https://www.generosity.com/volunteer-fundraising/obiettivo-caesar-s-photos-in-italy

E’ stato aperto anche un evento Facebook per diffondere l’iniziativa: https://www.facebook.com/events/626143444214697/?active_tab=posts

PRESIDENT EVIL

assad & giorgio

La lenta riabilitazione di Bashar Assad da parte della comunità internazionale e il ruolo del governo italiano. E i 5 Stelle stanno a guardare…

Non è un mistero che da molti mesi siano in atto movimenti politici e diplomatici tesi a definire un diverso atteggiamento nei confronti del regime di Assad, e proprio l’Italia e il governo di Matteo Renzi appaiono, ultimamente, in prima fila nella gestione di queste dinamiche. Già nella prima metà del 2013 era stato segnalato un incontro a Damasco fra Gerard Schindler, capo del BND (il servizio segreto tedesco) e il suo omologo siriano Ali Mamlouk, capo dell’intelligence militare. Come ebbi modo di scrivere all’epoca, “L’obiettivo della visita dello 007 tedesco (dunque, di un Paese membro della NATO) era l’acquisizione di informazioni sulla presenza in Siria, nelle file dei ribelli, di combattenti europei. Per lo stesso obiettivo, a Damasco sono giunti rappresentanti dei servizi segreti dallo Yemen, dagli Emirati Arabi e dall’Italia, altro membro NATO, se non andiamo errati.
Ma il sig. Schindler (e, forse, non solo lui) aveva anche un altro incarico: raggiungere un accordo attraverso il quale Israele avrebbe permesso ad Hezbollah di entrare in Siria per difendere il regime, in quanto questo “non colpisce gli interessi di Israele”. In quegli stessi giorni, la stampa tedesca pubblicava un rapporto del BND in cui si affermava che – contrariamente a quanto sostenuto nei rapporti precedenti – il regime di Assad era più in sella che mai e in grado di sferrare offensive decisive contro i ribelli. In effetti, grazie all’appoggio determinante degli Hezbollah libanesi sul terreno ed ai massicci rifornimenti militari russi, l’esercito e le milizie di Assad stavano riguadagnando terreno e non apparivano più sull’orlo del collasso.
Dal 2013, sembra proprio che siano stati fatti altri passi sulla via di Damasco, specialmente dopo l’irruzione sulla scena del Califfato. Nel dicembre scorso, la stampa tedesca (la Bild, in questo caso) rendeva noto che non solo il BND stava cooperando con i colleghi siriani, ma che intendeva stabilire una stazione fissa a Damasco, ipotizzando persino la riapertura dell’ambasciata di Berlino nella capitale siriana. Da notare che la Bild, nel suo articolo in inglese, poneva esplicitamente e polemicamente la domanda: “Collaborare con questi torturatori? Deve essere così?”.
Poche settimane fa, abbiamo appreso che Alberto Manenti, il capo dell’Aise (servizi segreti italiani per l’estero), il 7 luglio ha incontrato a Damasco, dove era arrivato via Beirut,  il generale siriano Mohammed Dib Zaitoun, capo dell’intelligence siriana, con l’obiettivo di “ricucire i rapporti diplomatici”. La visita sarebbe avvenuta a seguito di altri incontri, avvenuti a Roma e a Damasco, fra gli uomini di Assad e una delegazione internazionale, composta da dirigenti dei servizi segreti di Germania, Belgio, Spagna e Italia. Naturalmente, non sono mancate le voci di una possibile riapertura dell’ambasciata siriana a Roma, chiusa dalla primavera del 2012, riapertura sollecitata esplicitamente dal Movimento 5 Stelle con un’interrogazione parlamentare (primo firmatario Manlio Di Stefano) presentata 1l 1 luglio 2015 e con una successiva risoluzione del 16 settembre dello stesso anno, avanzata  dai parlamentari 5 Stelle Di Stefano, Del Grosso, Di Battista, Grande, Scagliusi, Sibilia e Spadoni. (altro…)

IN PRINCIPIO FU UNA PAPERA…

Giant Yellow Duck installation in China

Quando, nell’ormai lontano dicembre del 2011, scrissi e pubblicai sul sito della Freedom Flotilla Italia “La papera di Damasco”, il mio primo intervento sulla rivoluzione siriana, questa era già in atto da più di nove mesi e soltanto da qualche settimana aveva assunto anche le forme di una rivolta armata. In altre parole, per lunghissimi mesi le città e i villaggi siriani erano stati teatro di manifestazioni pacifiche, sistematicamente represse con una ferocia inaudita da parte delle forze di sicurezza e delle milizie del governo di Bashar Assad, lo stesso governo cui quelle manifestazioni, inizialmente, chiedevano di riformare il Paese.
Rileggendo quell’articolo a più di cinque anni di distanza, devo dire che, dalle nostre parti, molte cose sono cambiate in peggio, come – peraltro – temevo. Quel che resta dei movimenti pacifisti più importanti ha scelto la strada del silenzio omertoso, mantenuto anche di fronte alle violenze più crudeli, come i bombardamenti stragisti da parte del regime e dei suoi alleati sulle aree residenziali o la persecuzione dei rifugiati palestinesi, drammaticamente simboleggiata dall’assedio del campo di Yarmouk a Damasco, ormai praticamente spopolato e distrutto. I settori che si definiscono “antimperialisti” si sono schierati, più o meno compattamente, con il regime, incuranti anche dell’evidenza del sostegno incondizionato – e graziosamente ricambiato – di cui questo gode da parte dei movimenti nazifascisti europei, accreditati e ricevuti in pompa magna sin dal 2011 dal governo di Damasco.

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Gli effetti di queste scelte scellerate – sia che si tratti della complicità con il regime, sia che si tratti dell’omertà – sono sotto gli occhi di tutti, come, in qualche modo, paventavo nel mio intervento di oltre cinque anni fa. (altro…)

PACIFISTI IMMAGINARI

Osservazioni stimolate dall’articolo di Francesca Borri “Perchè i pacifisti in Occidente non manifestano contro Assad”.

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Ma davvero, come ha scritto tempo fa su Internazionale Francesca Borri, i pacifisti italiani stanno con Assad? Certo, l’indifferenza mostrata dai “movimenti” e da quelle che un tempo avremmo definito “avanguardie” nei confronti del cataclisma siriano ha dell’incomprensibile. L’entità della tragedia non trova riscontri in altri eventi sanguinosi accaduti nell’area mediterranea dopo il secondo conflitto mondiale: oltre mezzo milione di morti, intere città rase al suolo, centinaia di migliaia di esseri umani divorati dalla fame e dalle malattie, persino gli ospedali diventati obiettivi militari e colpiti deliberatamente e sistematicamente… eppure – e su questo Francesca Borri ha ragione da vendere – in Italia non si è assistito ad alcuno slancio di indignazione o di solidarietà paragonabile a quelli che hanno caratterizzato altri momenti storici recenti, dalle diverse guerre contro l’Iraq alle guerre nell’ex Jugoslavia, per non parlare delle mobilitazioni che hanno segnato la vicinanza con la causa palestinese dall’inizio del millennio.

Al giorno d’oggi, sembra che la sola situazione che scaldi i cuori e attivi le menti della solidarietà e dell’internazionalismo nel nostro Paese sia quella dei Curdi, come rileva – anche qui, a ragione – Francesca Borri. Eppure, aldilà dell’ideologia professata e fissata nella “costituzione del Rojava”, appare evidente come quella situazione sia estremamente contraddittoria e come sia necessaria una buona dose di ipocrisia e di cecità per non guardarla con occhio quantomeno critico. In primo luogo, andrebbe rilevato che proprio i Curdi del PYD e dei suoi bracci armati sono portatori effettivi degli elementi che hanno determinato prima sospetto e poi rifiuto verso i rivoluzionari siriani. (altro…)

CHI HA PAURA DI CAESAR?

MILAN, ITALY - JULY 15:  Chamber of Deputies President Laura Boldrini attends congress on feminicide at the Camera del Lavoro on July 15, 2013 in Milan, Italy. Data from EU.R.E.S (European Economic and Social Researches) reports that between 2000 and 2011, of the 2,061 total women in Italy who had died, 1,459 died as a result of domestic violence.  (Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

La domanda corretta sarebbe: “Chi ha paura delle immagini delle vittime delle torture degli aguzzini di Bashar Al Assad trafugate dalla Siria e divulgate all’estero da un ex fotografo della polizia militare del regime?”. Troppo lunga per un titolo.
Ai lettori del Corriere della Sera e del Fatto Quotidiano la vicenda è già nota da tempo: la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha impedito l’esposizione nelle sale di Monte Citorio della mostra comprendente una selezione delle fotografie scattate da “Caesar”, impiegato della polizia militare siriana, incaricato di fotografare i corpi delle vittime decedute – dopo essere state atrocemente torturate – nelle carceri del regime di Assad. Una trentina di immagini, scelte fra le migliaia scattate da Caesar fra il 2011 e il 2013, già esposte al Palazzo di Vetro dell’ONU, al Parlamento Europeo, al parlamento inglese e in molte università.
Il pretesto con cui la Boldrini ha opposto un rifiuto all’esposizione della mostra, curata dall’associazione “Non c’è pace senza giustizia”, appare francamente improbabile: le immagini sarebbero troppo crude e potrebbero turbare gli alunni delle scolaresche che visitano quotidianamente i locali della Camera e del Senato. Che si tratti di un pretesto, lo dimostra il fatto che, come si è detto, le stesse immagini sono state mostrate nelle sedi istituzionali di New York, Londra e Strasburgo, oltre che in alcune università. Per non parlare del fatto che, se la crudezza di certe immagini andasse veramente risparmiata alle scolaresche, bisognerebbe interrompere le visite organizzate per gli studenti ad Auschwitz e negli altri lager e, magari, proibire che i testi di storia ne pubblichino le fotografie… a meno che il problema non sia il fatto che le immagini dei lager di Hitler sono perlopiù in bianco e nero, mentre quelle dei lager di Assad sono a colori.

***

Proviamo ad andare oltre l’evidente pretestuosità del diniego opposto da Laura Boldrini all’esposizione delle fotografie di Caesar, anche se è difficile non osservare come offenda l’intelligenza dei cittadini italiani. L’esistenza in Italia di una forte e trasversale lobby che potremmo definire “filo Assad” è cosa nota, come è noto che tale lobby comprenda non solo attivisti sia di estrema destra che di “sinistra”, ma anche – e soprattutto – potenti settori del Vaticano, segnatamente quelli più reazionari, nonché la schiera di ammiratori italiani del presidente russo Vladimir Putin, schiera anch’essa forte e trasversale, comprendendo la Lega di Salvini, tutte le formazioni della destra post missina (da Fratelli d’Italia della Meloni alla Destra di Storace) e quelle della destra più radicale, CasaPound e Forza Nuova incluse. A “sinistra”, invece, le ragioni del dittatore siriano sono validamente sostenute da alcuni personaggi che godono di una certa notorietà (come il giornalista Giulietto Chiesa), da tutta la galassia di partitini più o meno “comunisti” e da alcuni settori che si definiscono “pacifisti”. Dulcis in fundo, nell’armata italiana che difende la trincea di Assad si è arruolato anche il Movimento 5 Stelle, che ha chiesto la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Damasco e la riapertura dell’ambasciata della Siria a Roma, chiusa nella primavera del 2012 dal governo italiano, dopo l’ennesima strage di civili operata dalle truppe del dittatore.
E’ possibile che la pressione di queste forze abbia influito in maniera decisiva sulla scelta di Laura Boldrini di oscurare le immagini di Caesar? Solo in parte. Probabilmente, la motivazione di una scelta tanto umiliante per la dignità dell’istituzione che rappresenta risiede nella volontà di non creare difficoltà alla politica estera del governo Renzi, basata sulla spasmodica ricerca di consensi e di sostegno “a prescindere”, che si tratti dei monarchi sauditi o del Pinochet del Cairo, il generale golpista il cui regime è responsabile di crimini quantitativamente lontani da quelli commessi da Assad, ma qualitativamente non meno feroci, come ha tristemente dimostrato a tutti la vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano sequestrato, torturato e assassinato al Cairo da una delle tante squadracce delle forze di sicurezza di Al Sisi.
Il servilismo di Renzi in politica estera è perlomeno pari alla sua spocchiosa arroganza in politica interna, aldilà delle cartucce a salve sparacchiate contro l’Europa dei burocrati, a beneficio del tentativo di rosicchiare qualche voto nell’area crescente dell’antipolitica (che, più correttamente, dovremmo definire con il termine storico di qualunquismo). La signora Boldrini non ha fatto altro che accodarsi al corteo dei cortigiani del nuovo “uomo forte” della politica italiana, ben deciso a tenersi buoni i vari Al Sisi, Rouhani, Al Saoud – con annessi Rolex in omaggio – ed anche Putin, probabilmente senza nemmeno rendersi conto che questi giochini somigliano più ai baciamano di Berlusconi a Gheddafi che alle sottigliezze diplomatiche di Andreotti. E la signora Boldrini, nella carica che ricopre, si è mostrata molto più simile a Irene Pivetti che a Nilde Iotti.

 

SABATO 13 FEBBRAIO A ROMA: VERITA’ E GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI E TUTTE LE VITTIME DELLA DITTATURA EGIZIANA – PIAZZA SS. APOSTOLI ALLE ORE 17.00

 

Giulio-Regeni

 

In morte di Giulio Regeni.

Rapito dalla polizia segreta.

Torturato.

Ucciso.

Gettato in una fossa alla periferia del Cairo

Le orecchie mozzate.

Le unghie di mani e piedi strappate.

Il corpo tumefatto.

Bruciature ed escoriazioni.

Fratture multiple in diverse parti del corpo.

Vertebre cervicali spezzate.

Questi alcuni degli atroci dettagli emersi dall’autopsia.

Sono oltre 1.700 i desaparecidos che il regime egiziano ha seminato per strada negli ultimi 2 anni, Giulio è solo la punta del l’iceberg.

Chiediamo che venga onorata la sua morte e che venga fatta giustizia.

Chiediamo al nostro governo di fare chiarezza e prodigarsi affinché gli assassini di Giulio vengano individuati.

Giulio era un ricercatore, un attivista, un giornalista, avremmo potuto fare la sua stessa fine.

Che la sua opera non venga persa, che il suo sacrificio non sia inutile, fermiamo il regime.

Questo sabato 13 febbraio scendiamo in piazza per Giulio, per la libertà di parola, per la giustizia.

Appuntamento a Piazza SS. Apostoli alle ore 17.00

 

Comitato per la Libertà e la Democrazia in Egitto

Adesioni aggiornate alle 9.00 del 13.2.2016

Aderiscono le seguenti sigle:

Coalizione internazionale degli egiziani all’estero
Comitato Khaled Bakrawi
FLAICA – Roma
Associazione Rose di Damasco
Amici del Baobab – “Baobab experience”
Un ponte per…
Comitato permanente per la Rivoluzione Siriana
Studenti Unior pro Rivoluzione Siriana
Comitato in appoggio ai popoli arabi “Karama-Napoli”
Associazione Solidarité Nord Sud – ONLUS
Comitato per la difesa di Yaya Cissé e la giustizia
ADIF – Associazione Diritti e Frontiere
Redazione di Frontiere News
OsservatorioIraq
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Associazione Articolo 21, liberi di…
Occupazioni Precari Studenti – Castelli Romani
Collettivo Clash City Workers
Gabriella Guido

Info e adesioni: giuliounodinoi@libero.it