SCHIZOFRENIA A 5 STELLE

Schizofrenia

A Strasburgo, gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle condannano il regime di Assad e promuovono la mostra delle fotografie di “Caesar”, che denunciano la ferocia del regime. A Roma, i parlamentari grillini vogliono la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime siriano e stipendiano il direttore del sito che tenta di smentire le foto di “Caesar”.

La politica italiana degli ultimi anni non ha mai brillato per la coerenza politica e morale degli esponenti che esprime. I cambi di casacca, i trasformismi e la doppiezza sono un tratto distintivo del Paese dove i più fieri sostenitori della famiglia tradizionale di famiglie ne hanno almeno tre e dove, fra un severo richiamo alla legalità e l’altro, mafie e camorre gestiscono gli appalti e i servizi pubblici nelle città più importanti. Eppure, la vicenda di cui scriviamo rappresenta qualcosa di “oltre” anche per la nostra allegra classe politica, perché non si tratta né di trasformismo, né di incoerenza, ma di schizofrenia vera e propria.
Nell’agosto del 2013, un fotografo della polizia militare del regime siriano diserta e porta fuori dal paese alcune decine di migliaia di fotografie, scattate da lui stesso e che riprendono i corpi di migliaia di oppositori torturati e assassinati nelle carceri e nei centri di detenzione delle milizie di Bashar Assad.
Il disertore è conosciuto con il nome in codice di “Caesar” e le sue foto, meticolosamente catalogate, rappresentano un capo d’accusa pesantissimo contro il regime siriano. Una selezione di queste immagini è stata presentata, fra l’altro, al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York e nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo. Una giornalista francese, Garance De Caisne, è riuscita ad incontrare Caesar e dai loro colloqui è nato un libro, recentemente pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo “La macchina della morte”. Sulla base delle informazioni e delle fotografie fornite da Caesar, la magistratura francese ha aperto un fascicolo per crimini contro l’umanità nei confronti del regime siriano. Giova dire che la Corte Penale Internazionale non si sta occupando della vicenda perché, non essendo la Siria firmataria del relativo trattato internazionale, la corte stessa ha bisogno, per istruire l’inchiesta, dell’avallo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, avallo che – richiesto dalla Francia – non è stato possibile ottenere, nonostante tredici voti a favore su quindici, a causa del veto messo da Russia e Cina.
Nel luglio scorso, la mostra delle foto di Caesar è approdata al parlamento Europeo, su iniziativa dei parlamentari Alyn Smith(Verdi/ALE), Anna Maria Corazza Bildt (PPE), Marietje Schaake (ALDE), Vincent Peillon, Ana Gomes(S&D), Antonio Panzeri (S&D) e dei due esponenti del Movimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo e Ignazio Corrao, membri del gruppo parlamentare europeo EFDD. L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con l’associazione “Non c’è pace senza giustizia”, la Syrian Association for Missing and Conscience Detainees, l’Euro-Syrian Democratic Forum e la National Coalition of Syrian Revolution and Opposition Forces. Sul canale Youtube del M5S europeo, dove hanno postato un video della mostra, Castaldo e Corrao scrivono “Non è stato facile portare al Parlamento europeo la mostra “The Caesar Exhibition: a Record of Syrian Authorities” ma era doveroso farlo per sbattere in faccia la realtà a questa Europa fin troppo complice.
Una mostra per prendere piena coscienza di quello che succede nelle carceri siriane di Bashar al Assad.
Tutto l’orrore del mondo si trova in queste macabre, terrificanti fotografie di un ex poliziotto militare dell’esercito siriano – conosciuto con lo pseudonimo di “Caesar” – che aveva proprio avuto il compito di fotografare e documentare i corpi senza vita dei detenuti
”. Leggi l’articolo intero »

SIRIA: BASTA BOMBE!

AGGIORNAMENTO: ADESIONI AL 11 GENNAIO 2016 IN FONDO AL TESTO

aleppo

Lettera aperta ai movimenti italiani per la pace, il disarmo e la solidarietà.

Il conflitto in corso in Siria dall’inizio del 2011 ha provocato più di 250.000 vittime, oltre 10 milioni di persone (la metà della popolazione!) sono state costrette ad abbandonare le loro case, centinaia di migliaia di donne e uomini sono stati arrestati, torturati e fatti sparire, mentre altri 650.000 esseri umani vivono in aree sotto assedio, senza accesso garantito ad acqua, cibo e medicinali.
Nonostante il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con la Risoluzione n. 2139, abbia chiesto all’unanimità sin dal febbraio 2014 la cessazione dei bombardamenti sulla popolazione civile, questi sono continuati, e a quelli operati dal regime – anche con l’utilizzo dei famigerati barili bomba – si sono aggiunti quelli delle “coalizioni internazionali” che dovrebbero combattere i terroristi del sedicente Stato Islamico, ma che, a tutt’oggi, hanno colpito prevalentemente i civili, non risparmiando nemmeno scuole ed ospedali. Nel 2015 oltre il 73% delle vittimi civili pesano sulla coscienza delle forze governative, seguite da ISIS con l’8%, il 6% per le opposizioni armate ed in soli tre mesi l’aviazione russa ha raggiunto il 5% del bilancio annuale delle vittime. L’ ingresso diretto nel conflitto da parte della Russia – che già sosteneva e armava il regime del clan Assad, insieme all’Iran e ai miliziani di Hezbollah – non ha fatto che peggiorare una situazione già disperata: a tre mesi dai primi bombardamenti degli aerei di Putin, risulta che meno del 20% degli stessi abbia colpito obiettivi legati all’ISIS, mentre la stragrande maggioranza delle bombe sono state sganciate su altri obiettivi, senza alcun riguardo per la popolazione civile.
Sono stati colpiti ospedali e scuole, forni e abitazioni civili, aggiungendo altro sangue a quello già copiosamente versato negli ultimi cinque anni. Secondo l’organizzazione non governativa Syrian Network for Human Rights, che ha recentemente pubblicato un dettagliato rapporto, fra l’ 85 e il 90% dei bombardamenti russi hanno colpito aree controllate da gruppi dell’opposizione al regime del clan Assad e su zone densamente popolate, colpendo – fra l’altro – 16 scuole, 10 ospedali o strutture sanitarie, 10 mercati, 5 forni per il pane, 2 cimiteri archeologici e 1 ponte. Leggi l’articolo intero »

AUSCHWITZ A DAMASCO

Auschwitz, Damasco

Il dossier “Caesar”

“Voi potete prendere fotografie da chiunque e dire che si tratta di tortura. Non c’è alcuna verifica di queste prove, quindi sono tutte accuse senza prove”

Bashar Assad alla rivista Foreign Affairs, 20 gennaio 2015

Non è dato sapere quante persone, in Italia, siano informate a proposito della vicenda di “Caesar” e delle sue fotografie. In sintesi, “Caesar” è lo pseudonimo di un disertore dell’esercito siriano, un fotografo militare che, per circa due  anni, dall’inizio della rivolta contro il regime della dinastia Assad fino al 2013, era incaricato di documentare – fotografandoli – i corpi degli oppositori morti nei centri di detenzione di Damasco. Nell’estate di quell’anno, “Caesar” riesce ad uscire dalla Siria, portando con sé le copie delle immagini di decine di migliaia di cadaveri di vittime dei carnefici del regime siriano.

Ad oggi, a non tutte le immagini è stato possibile attribuire con sicurezza un’identità accertata, ma ce n’è quanto basta per parlare di una Auschwitz del XXI secolo. Recentemente, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha eseguito un’analisi delle immagini e delle informazioni fornite da Caesar, pubblicando poi un dettagliato rapporto (in inglese, francese, spagnolo, arabo, tedesco, giapponese, cinese e russo) che costituisce un atto d’accusa semplicemente sconvolgente, intitolato Se i morti potessero parlare – Uccisioni e torture di massa nelle strutture di detenzione in Siria. Le foto di “Caesar” sono state consegnate a HRW dal Movimento Nazionale Siriano e l’organizzazione umanitaria si è concentrata su 28.707 immagini che, sulla base di tutte le informazioni disponibili, mostrano almeno 6.786 persone morte in carcere o dopo essere stati trasferiti dal carcere in un ospedale militare, come il n. 601 di Mezze, Damasco. “Le foto rimanenti – scrive HRW – sono di attacchi a luoghi o di corpi identificati dal nome come appartenenti a soldati governativi, altri combattenti armati o a civili uccisi in attacchi, esplosioni o attentati”.

Le foto di “Caesar” hanno fatto il giro del mondo: sono state esposte in una mostra al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York e al Parlamento Europeo di Strasburgo, a Londra e a Parigi. In Francia, la giornalista Garance Le Caisne ha raccolto il racconto di “Caesar” in un libro – “Opèration Cèsar” (Stock editore) – uscito lo scorso ottobre e la magistratura francese ha avviato un’inchiesta nei confronti del regime di Assad per crimini contro l’umanità, sulla base dell’art. 40 del Codice di Procedura Penale, che obbliga ogni autorità pubblica a trasmettere alla giustizia le informazioni in suo possesso se è venuta a conoscenza di un crimine o di un delitto. Gran parte della segnalazione inviata dal Ministero degli Esteri di Parigi alla magistratura si basa sulla testimonianza di “Caesar”.

In Italia, la vicenda di “Caesar” appare largamente sottovalutata, se non oggetto di una censura strisciante che lascia spazio alla propaganda dei sostenitori locali del dittatore siriano, molto numerosi a destra – dove contano sul sostegno di formazioni come la Lega Nord, Fratelli d’Italia e tutti i gruppi dell’estremismo nero, da Forza Nuova a CasaPound – ma presenti anche a “sinistra”, nei partiti di ascendenza stalinista, come i Comunisti Italiani o il PC di Marco Rizzo, o nei vari movimenti sedicenti “antimperialisti”. Quello che fa la vera differenza rispetto ad altri Paesi europei, probabilmente, è il sostegno garantito alla dittatura siriana da ampi settori del Vaticano, un sostegno esplicito nel caso degli esponenti della Chiesa Melchita, la cui sede romana (la Basilica di Santa Maria in Cosmedin, in Piazza della Bocca della Verità) è l’ambasciata de facto del regime siriano, dopo l’espulsione dell’ambasciatore e la chiusura dell’ambasciata di Damasco in Italia, avvenuta nel 2012. Leggi l’articolo intero »

AMNESTY INTERNATIONAL: VERGOGNOSO IL DINIEGO DELLA RUSSIA DI RICONOSCERE LE UCCISIONI DI CIVILI IN SIRIA

Rapporto di Amnesty International sulle uccisioni di civili in Siria da parte delle forze armate russe con il pretesto di combattere il terrorismo

23 dicembre 2015

Gli attacchi aerei russi in Siria hanno ucciso centinaia di civili e hanno causato distruzione massicce nelle zone residenziali, colpendo case, una moschea e un affollato mercato, così come strutture mediche, in un modello di attacchi che mostrano prove di violazioni del diritto internazionale umanitario, ha affermato Amnesty International in un nuovo rapporto pubblicato oggi.
“Beni di carattere civile non sono stati danneggiati”: le dichiarazioni della Russia sui suoi attacchi in Siria sono state smascherate dall’evidenza dell’alto prezzo pagato dai civili per i sospetti attacchi russi in tutto il paese. La relazione si concentra su sei attacchi a Homs, Idlib e Aleppo avvenuti tra settembre e novembre 2015, che hanno ucciso almeno 200 civili e circa una dozzina di combattenti. Il rapporto comprende prove che suggeriscono che le autorità russe abbiano mentito per coprire i danni ai civili provocati dagli attacchi aerei a una moschea in un caso e ad un ospedale da campo in un altro. Inoltre i documenti forniscono prove che suggeriscono l’utilizzo da parte della Russia di munizioni a grappolo (cluster bombs, n.d.t.), vietate a livello internazionale, e di bombe a caduta libera in aree residenziali densamente popolate.
“Alcuni attacchi aerei russi sembrano avere mirato direttamente civili e proprietà civili, colpendo zone residenziali senza alcun evidente obiettivo militare e anche strutture mediche, causando morti e feriti civili. Tali attacchi possono costituire crimini di guerra”, ha dichiarato Philip Luther, Direttore del Programma di Amnesty International per il Medio Oriente e Nord Africa. “E’ fondamentale che vi sia un’indagine indipendente e imparziale sulle sospette violazioni”.
Le autorità russe hanno affermato che le loro forze armate stanno colpendo solo obiettivi “terroristi”. Dopo alcuni attacchi, hanno risposto alle segnalazioni di morti civili negando di aver ucciso civili; dopo altri, sono semplicemente rimaste in silenzio.
Amnesty International ha intervistato testimoni oculari e sopravvissuti agli attacchi, così come ha esaminato prove video e immagini che mostrano le conseguenze degli attacchi, con l’aiuto dell’analisi di esperti di armi. Gli attacchi sono stati identificati come sospetti raid aerei russi incrociando i dettagli di ogni attacco con le dichiarazioni del Ministero della Difesa russo che annunciavano di aver colpito obiettivi “terroristici”, o dai dettagli sulla natura dell’attacco riferiti da testimoni.
La ricerca dell’organizzazione in merito a questi attacchi indica che non vi erano obiettivi militari o combattenti nelle immediate vicinanze delle aree colpite. Questo suggerisce che gli attacchi possano avere violato il diritto internazionale umanitario e possano, in alcuni casi, costituire crimini di guerra.
In uno degli attacchi più mortali documentati nel rapporto, tre missili sono stati sparati su un affollato mercato nel centro di Ariha, nel governatorato di Idlib, uccidendo 49 civili. I testimoni hanno descritto come in pochi secondi il vivace mercato domenicale si sia trasformato nella scena di una carneficina.

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Danni alla zona del mercato Ariha dopo l’attacco aereo del 29 novembre 2015 

“Nel giro di pochi istanti, la gente gridava, l’odore di bruciato riempiva l’aria e c’era solo il caos. C’era una scuola elementare vicina, e i bambini correvano fuori assolutamente terrorizzati … c’erano corpi ovunque, decapitati e mutilati “, ha detto Mohammed al-Ghazal Qurabi, un mediattivista locale.
Ha visto una donna seduta che piangeva accanto a 40 corpi allineati in fila. Aveva perso il marito e tre figli. “I suoi figli erano letteralmente nei sacchi. Fino ad oggi, non riesco a riprendermi”, ha aggiunto. Leggi l’articolo intero »

IL VIDEO DELL’INCONTRO FRA IL COMITATO “KHALED BAKRAWI” E L’ON.LE MANLIO DI STEFANO

Dopo diciassette giorni dall’incontro, nella giornata di mercoledì 9 dicembre, l’Onorevole Manlio Di Stefano ha pubblicato il video relativo all’incontro stesso. La pubblicazione è stata accompagnata da un commento stizzito nei confronti del Comitato “Khaled Bakrawi”, che avrebbe promosso una “campagna diffamatoria” (addirittura!) verso lo stesso Di Stefano. Non sembra una polemica interessante, meglio concentrarsi sulla visione del documento.

ANCORA PER GAZA

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Anche quest’anno, per la Palestina occupata non saranno Buone Feste. La Striscia di Gaza sempre soffocata nella morsa dell’assedio israeliano ed egiziano, Gerusalemme e la West Bank investite da aggressioni feroci da parte dell’esercito di occupazione e dei coloni sionisti, il tutto – naturalmente – nel silenzio complice della sedicente comunità internazionale. In questo quadro a tinte fosche, in questi ultimi anni siamo riusciti a sostenere il lavoro di chi non si arrende e continua a costruire la Palestina del futuro. Grazie alle donazioni di centinaia di persone e piccole associazioni, nella Striscia di Gaza sono stati realizzati due asili – scuole materne, interamente finanziati dalla solidarietà popolare, senza un solo centesimo di denaro pubblico e/o proveniente da istituzioni.
L’associazione educativa palestinese “Ghassan Kanafani” ha così potuto aprire nel 2014 l’asilo “Vittorio Arrigoni” nel campo profughi di Al Birej e nel 2015 l’asilo “Stay Human” a Khan Younis e sta lavorando all’apertura di un centro per le donne, dove si avvieranno progetti formativi e di lavoro in cooperativa. Per noi, anche questa è Resistenza.
Vogliamo provare a regalare alle bambine ed ai bambini del “Vittorio Arrigoni” e dello “Stay Human” un po’ di serenità, perché anche questo è un loro diritto. Lanciamo, quindi, una sottoscrizione straordinaria per l’acquisto di giocattoli, dolci e qualunque altra cosa gli operatori dell’associazione “Ghassan Kanafani” potranno distribuire ai bambini ed alle loro famiglie. Venerdì 11 dicembre, a Roma, in collaborazione con il cineforum “Oltre il giardino” e gli amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, ci sarà una serata per raccogliere fondi, con la proiezione del film “Jerusalem – The East Side story” di Mohamed Alatar ed una cena palestinese. L’appuntamento è a partire dalle 19.30 in Via Baldassarre Orero n. 61, nel quartiere di Casalbertone. Ci auguriamo che ci siano altre iniziative del genere e, per chi volesse comunque contribuire, è possibile farlo sul conto corrente bancario 5000 1000 65881 di Banca Prossima S.p.A. intestato a “Associazione Dima”, IBAN  IT83 Q033 5901 6001 0000 0065 881, oppure on line con carta di credito da questo sito (icona DONATE nella colonna a destra). A donazione effettuata, potete inviare una mail a roma@freedomflotilla.it per essere aggiunti alla lista dei donatori. Per poter inviare le donazioni in tempo utile per il nuovo anno, chiediamo a tutte e tutti di effettuare i versamenti entro e non oltre il 24 dicembre.  

www.freedomflotilla.it

REPORT DELL’INCONTRO DEL 23.11.2015 FRA IL COMITATO “KHAKLED BAKRAWI” E L’ON.LE MANLIO DI STEFANO DEL MOVIMENTO 5 STELLE

This citizen journalism image provided by Aleppo Media Center AMC which has been authenticated based on its contents and other AP reporting, shows damaged buildings due to heavy fighting between government forces and Free Syrian Army fighters in Aleppo, Syria, Thursday, Sept. 19, 2013. A Syrian activist group says al-Qaida-linked gunmen have captured a town near the Turkish border after heavy fighting with a rebel group. (AP Photo/Aleppo Media Center, AMC)

This citizen journalism image provided by Aleppo Media Center AMC which has been authenticated based on its contents and other AP reporting, shows damaged buildings due to heavy fighting between government forces and Free Syrian Army fighters in Aleppo, Syria, Thursday, Sept. 19, 2013. A Syrian activist group says al-Qaida-linked gunmen have captured a town near the Turkish border after heavy fighting with a rebel group. (AP Photo/Aleppo Media Center, AMC)

All’incontro con l’On.le Manlio Di Stefano e i suoi collaboratori, svoltosi negli uffici parlamentari del movimento, hanno partecipato, per il Comitato “Khaled Bakrawi”, Fouad Roueiha e Germano Monti.

L’incontro è durato poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati forniti a Di Stefano alcuni elementi di informazione in merito alla sua proposta di riattivare le relazioni diplomatiche fra l’Italia e il regime di Assad. In particolare, sono stati prodotti diversi rapporti di Amnesty International relativi allo sviluppo delle prime fasi della rivolta in Siria, caratterizzate, da un lato, dal carattere sostanzialmente riformista e pacifico delle manifestazioni e, dall’altro, dall’inaudita brutalità della risposta repressiva del regime. A questo proposito, è stato consegnato a Di Stefano anche un documento dell’archeologo Alberto Savioli, contenente la ricostruzione dettagliata delle biografie di alcuni attivisti democratici e non violenti torturati e assassinati dalle forze di sicurezza del regime, la cui sorte è stata documentata anche dalle fotografie dei cadaveri scattate da “Caesar”, il militare siriano che ha disertato ed è riparato all’estero con la documentazione fotografica di circa 11.000 persone torturate e assassinate nelle carceri del regime.

Altri argomenti illustrati a Di Stefano sono stati la situazione dei rifugiati palestinesi in Siria, in riferimento all’assedio del campo di Yarmouk e non solo, nonché quella della presunta “legittimità” dell’attuale governo siriano, non riconosciuto da circa 120 Paesi ed espulso da anni dalla stessa Lega Araba. E’ stato anche sottolineato che la riapertura dell’ambasciata siriana in Italia in funzione della necessità di identificare i rifugiati siriani e poterne verificare l’autenticità dei passaporti (opzione sostenuta dall’On.le Luigi Di Maio in una nota trasmissione televisiva) è assolutamente priva di senso, in quanto l’ultimo posto dove i rifugiati siriani andrebbero a farsi identificare sono proprio le ambasciate del regime da cui sono fuggiti, posto che un buon 90% degli esuli dichiara di avere abbandonato la Siria a causa della violenza del regime.

Dal punto di vista dei contenuti, non si è andati molto oltre il muro contro muro: Di Stefano ha ribadito le proprie posizioni, favorevoli alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche con la Siria, manifestando al tempo stesso la volontà di proseguire il confronto e chiedendo ulteriore materiale informativo, che i rappresentanti del Comitato si sono impegnati a fornire in brevissimo tempo. In particolare, nei prossimi giorni verranno inviati a Di Stefano rapporti di Amnesty International relativi ai desaparecidos nelle carceri del regime, ai crimini contro l’umanità commessi nell’assedio del campo palestinese di Yarmouk ed anche alle operazioni di pulizia etnica attribuiti alle milizie curde dello YPG, insieme alle statistiche aggiornate dall’Action Group for Palestinians in Syria sui Palestinesi assassinati (ad oggi, risultano essere 3.067) e su quelli spariti o torturati dalle forze del regime, accompagnate da un dossier – sempre a cura dell’AGPS – contenente nomi, biografie e foto degli scomparsi. Oltre a questi materiali, saranno inviati documenti relativi ai rapporti fra il regime di Assad e l’Isis, a partire dalla vendita di petrolio dal Califfato al regime di Damasco e dalla collaborazione fra l’Isis e le truppe di Assad sul terreno contro i ribelli e le forze dell’opposizione siriana. Nei prossimi giorni, dunque, si vedrà se esistono possibilità di confronto, a partire dal fatto che nessuno potrà dire di non essere a conoscenza della situazione reale in Siria.

Infine, va detto che l’incontro è stato videoregistrato e sarà integralmente messo in rete a cura del Movimento 5 Stelle, come necessario elemento di trasparenza nei confronti dei firmatari della “lettera aperta”, degli iscritti e simpatizzanti del Movimento e dell’opinione pubblica tutta.

Comitato “Khaled Bakrawi”

Al Movimento 5 Stelle: lettera aperta su un criminale

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Lo scorso luglio, l’On.le Manlio Di Stefano –  deputato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in III Commissione Affari Esteri e Comunitari e delegato italiano presso il Consiglio d’Europa – insieme ai colleghi Del Grosso, Di Battista, Grande, Scagliusi, Sibilia e Spadoni, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo italiano quali iniziative intenda adottare “per il ripristino delle relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana”.
A sostegno della loro mozione, i deputati 5 Stelle affermano che “ la Siria dal 15 marzo 2011 vive una terribile guerra per procura alimentata da terroristi provenienti da 89 Paesi dove, finora, sono morte più di 220.000 persone tra civili e militari”. A seguito di questa e di altre considerazioni, gli onorevoli 5 Stelle formulano la loro richiesta di ripristino delle relazioni diplomatiche con la Siria, o meglio, con il regime siriano del clan Assad, relazioni interrotte da circa tre anni a seguito dei crimini contro l’umanità commessi dal regime stesso.
Nell’intervento dell’On.le Di Stefano e dei suoi colleghi, manca il sia pur minimo riferimento alla ferocia della dittatura esercitata sulla Siria dalla dinastia Assad, ferocia che nel febbraio-marzo 2011 non portò all’inizio di “una terribile guerra per procura”, ma all’esplosione di un movimento di protesta che riempì le strade e le piazze delle città e dei villaggi siriani di milioni di persone che chiedevano riforme democratiche. La risposta del regime alle manifestazioni pacifiche ed agli scioperi fu di una violenza inaudita, ben superiore a quella esercitata, in quello stesso periodo, da altri regimi arabi investiti da contestazioni e manifestazioni popolari.
Quella violenza inaudita è stata la causa della trasformazione della rivolta siriana in conflitto armato, con il conseguente ingresso sulla scena di altri attori, potenze locali e globali, che hanno condotto la Siria al disastro attuale. Fra questi attori internazionali, l’interrogazione dell’On.le Di Stefano e dei suoi colleghi omette di citare la Russia, che ha rifornito le forze armate del regime di Assad con ogni tipo di armamenti; l’Iran, che ha dispiegato al fianco dell’esercito del regime migliaia di suoi combattenti; la milizia libanese di Hezbollah, che ha anch’essa schierato in Siria altre migliaia di combattenti. Questa omissione appare particolarmente grave e strumentale, nel momento in cui si tenta di far apparire il regime siriano come una sorta di eroico Davide che combatte con le sue sole forze contro un Golia internazionale, composto dalle potenze occidentali, da Israele e dalle potenze locali come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia.
La decisione del governo italiano di chiudere l’ambasciata siriana a Roma è stata una delle poche iniziative serie della nostra politica estera. Di fronte ai crimini commessi dal regime siriano – denunciati e documentati dalle agenzie dell’O.N.U., da Amnesty International, da Human Rights Watch e da innumerevoli altre organizzazioni per i diritti umani – la scelta di interrompere le relazioni diplomatiche appare come giusta e necessaria, e vale la pena di ricordare che la stessa Lega Araba sin da novembre 2011 ha espulso la rappresentanza del regime siriano, riconoscendo l’opposizione siriana come legittimo rappresentante del popolo.
Nessuno di noi si nasconde la complessità della situazione siriana e la sua pericolosità, in un contesto che vede gran parte del Vicino Oriente in preda a tensioni violente, con l’espansione di un fenomeno terroristico di proporzioni mai viste e che va sotto il nome di “Stato Islamico”. Anche a questo proposito, tuttavia, giova ricordare che l’affermazione di questo fenomeno mostruoso in Siria è stata ampiamente favorita dal regime di Assad, che ne ha prima liberato molti dirigenti e militanti detenuti (mentre massacrava i democratici, gli intellettuali e gli attivisti per i diritti umani) per poi collaborarvi sul terreno militare per oltre un anno, a cavallo fra il 2013 e il 2014, con il comune obiettivo di annientare le forze democratiche e rivoluzionarie siriane.
Di tutti questi elementi e di molti altri, nell’interrogazione dell’On.le Di Stefano e dei suoi colleghi non vi è la minima traccia. Il fatto che il Movimento 5 Stelle sia la formazione politica più votata alle ultime elezioni e che si proponga legittimamente come forza di governo del nostro Paese non può che indurci alla più grande preoccupazione, alla luce del sostegno che sembra voler offrire ad una dittatura sanguinaria come quella del clan Assad, responsabile del disastro del suo stesso popolo e, fra l’altro, della persecuzione dei rifugiati palestinesi in Siria, oltre 3.000 dei quali sono stati assassinati e decine di migliaia costretti ad un secondo esilio, dopo quello subito alla nascita dello Stato di Israele.
Per questi motivi, ci sembra importante sollecitare un confronto con il Movimento 5 Stelle nel suo complesso, perché siamo convinti che i milioni di persone che lo hanno votato (compresi alcuni dei firmatari di questo documento) non si riconoscano affatto nell’opzione del sostegno ad un tiranno ed ai suoi complici, opzione non a caso fortemente sostenuta dall’estrema destra neonazista in Italia e in tutta Europa.

Adesioni – aggiornamento 21.11 ore 12.00

Lorenzo Declich (esperto di cultura islamica, collaboratore di Limes)

Germano Monti (educatore e attivista per la Palestina)

Fouad Roueiha (giornalista italo-siriano)

Estella Carpi (ricercatrice)

Lorenzo Trombetta (giornalista, ricercatore)

Giacomo Longhi (traduttore)

Andrea Glioti (giornalista, ricercatore)

Shady Hamadi (scrittore)

Feisal Al Mohammad (Associazione Siria Libera e Democratica)

Abdul Ghani Ahmad (Associazione Siria Libera e Democratica)

Aya Homsi (attivista italo-siriana)

Aboulkheir Breigheche

Souheir Katkhouda

Ghazal Afshar

Dott. Amer Dachan (presidente Onsur)

Caterina Pinto (traduttrice, docente)

Alberto Savioli (archeologo)

Marinella Fiaschi (giornalista ANSA)

Gianluca Solera (scrittore e attivista)

Karim Metref (educatore e blogger italo-algerino)

Chiara Comito (blogger ed esperta di letteratura araba)

Sergio Basso (regista)

Sami Haddad (lettore Università Orientale di Napoli)

Federica Pistone (arabista, traduttrice)

Donatella Della Ratta (ricercatrice)

Enea Discepoli (regista)

Cecilia Dalla Negra (giornalista)

Stefano Nanni (giornalista e cooperante)

Martina Pignatti Morano (Presidente di Un ponte per…)

Zanko El Arabe Blanco ( musicista)

Mjriam Abu Samra

Bassma Al Mohamad (Associazione Siria Libera e Democratica)

Comunità Araba Siriana in Italia

Associazione Siria Libera e Democratica

Associazione Rose di Damasco di Asso (Co)

Comitato “Khaled Bakrawi” (Roma)

Comitato in appoggio ai popoli arabi Karama (Napoli)

Comitato di Sostegno al Popolo Siriano – Milano

Associazione Giovani Iraniani in Italia

Unior pro Rivoluzione siriana (Napoli)

ONSUR Italia

Mustafa Taffche (del movimento “La Siria del Futuro”)

Enrico Vandini (Presidente We Are Onlus – Bologna)

Patrizia Mancini (capo redattrice  del sito Tunisia in Red)

Debora Del Pistoia (giornalista e cooperante)

Tytty Cherasien (cooperante)

Samantha Falciatori (volontaria Onsur)

Smsmieh Mutaz (Comunità Araba Siriana in Italia)

Dr. Alhakam Afandi  ( Comunità Araba Siriana in Italia)

Ahmad Sadiddin (Comunità Araba Siriana in Italia)

Muhammad Muhammad ( Comunita Araba Siriana in Italia, Presidente dell’Unione degli Studenti Siriani in Italia)

Damiano Aliprandi (giornalista)

Mary Rizzo traduttrice

Federica Pistono (arabista e traduttrice letteraria)

Mauro Destefano (arabista, traduttore)

Massimiliano Melley (giornalista – Milano)

Salah Methnani (giornalista)

Roberto Del Ciello (Capogruppo SEL Consiglio Comunale di Monterotondo)

Raffaella Piazzi (Comitato Karama per la solidarietà con il popolo siriano – Bologna)

Roberto Dati (Associazione Retour)

Franco Ragusa (curatore di riforme.net)

Arturo Monaco

Savina Tessitore

Franco Casagrande

Fiore Haneen Sarti (Napoli)

Veronica Bellintani

Lisanna Genuardi (Palermo)

Caterina Zanin – Romentino (NO)

Camilla Boldrin

Johannes Waardenburg

Loretta Facchinetti (Roma)

Alessandra Raggi

Emilio Patalocchi (Ascoli Piceno)

Antonio Ronchi (Ferrara)

Diego Brandolin – Milano

Salvatore Maio – Tonnarella di Furnari (ME)

Giovanni Ciccone (sindacalista)

Federico Cuscito (operaio)

Antonio Stefanini (Sinistra Anticapitalista – Livorno)

Antonello Zecca (Sinistra Anticapitalista – Napoli)

Armando Mautone

Lisanna Genuardi (Palermo)

Aia Charaf

Andreina Antongiovanni (Bergamo)

Donata Fada – Treviso

Elena Babetto

Alessandro Liberatoscioli

Francesco Lombardi

Graziella Manfredi

Beatrice Esposito

Marta Giallombardo

Pier Francesco Pandolfi de Rinaldis

Cristiana Di Vico (Reggio Emilia)

Lucia Stella (Salerno)

Giorgio Moneta (Matelica – MC)

Ida Orlando (impiegata)

Donatella Quattrone (blogger)

Riccardo Bella (Milano)

Caterina Besca

Eugenio Dacrema (dottorando presso l’Università di Trento, ricercatore presso l’ISPI di Milano e collaboratore di Corriere della Sera, Il Foglio e Linkiesta)

Per aderire: comitatokhaledbakrawi@gmail.com

IL 10 NOVEMBRE, A ROMA, SI PARLA DI SIRIA E NON SOLO…

NEL LABIRINTO SIRIANO

Un appuntamento fortemente voluto da chi segue da anni le vicende delle rivolte arabe senza vederle attraverso il prisma deformante del megacomplotto, ma osservando da vicino e partecipando alla volontà dei popoli del Vicino Oriente di liberarsi da decenni di occupazione militare e coloniale, di dittature, di subordinazione agli interessi di potenze globali e regionali.
La rivoluzione siriana, trasformata in guerra civile e proxy war dagli interventi, su fronti opposti, delle potenze regionali, della Russia e degli U.S.A., appare come la dimostrazione lampante di quanto tutti gli interessi in competizione convergano nell’obiettivo di annientare la volontà di liberazione espressa dal popolo siriano a partire dal febbraio 2011. In questo appuntamento, dunque, si parlerà di Siria, della nuova Intifada palestinese, di quello che avviene in Iraq, delle evoluzioni della situazione in cui è diviso il popolo curdo, fra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Un’occasione di conoscenza e – auspicabilmente – di crescita della consapevolezza e della solidarietà internazionalista.

LA BUFALA DELL’UFFICIALE ISRAELIANO CATTURATO INSIEME A MEMBRI DELL’ISIS

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Articolo 21, portale dedicato all’informazione, ha pubblicato un mio articolo in merito ad una vicenda che da un paio di settimane sta tenendo banco sul web e sui social network: l’arresto, avvenuto nella zona di Mosul da parte delle “forze popolari irachene” (le milizie sciite sostenute da Teheran), di un colonnello israeliano impegnato in attività insieme a membri dell’Isis. Il sito statunitense Veterans Today, in un articolo a firma di Nahed Al-Husaini, si è spinto fino a pubblicare le “ammissioni” fatte dal “colonnello” (che, secondo il sito U.S.A. sarebbe addirittura un generale della Brigata Golani), così come gliele ha riportate un certo Dr. Haissam Bou-Said, “ambasciatore” e Alto Rapppresentante per gli Affari Esteri U.S. al Parlamento e segretario generale del DESI – European Department for Security and Information. Dopo alcuni giorni dalla sua prima diffusione, la notizia dell’arresto dell’alto ufficiale israeliano – che non era stata oggetto né di conferme, né di interessamento da parte di agenzie professionali – è stata rilanciata in Italia sia dal Televideo che da Rainews, con il risultato di conferirle autenticità e credibilità. Riporto integralmente il mio intervento su Articolo 21, cui faccio seguire qualche ulteriore osservazione (parzialmente già postata sulla mia pagina Facebook)  sull’origine di quella che appare come una colossale bufala, che però impazza come se fosse una verità su siti e social network di mezzo mondo, anche grazie al pressappochismo e alla incompetenza delle redazioni di Televideo e Rainews.

Siria, la guerra si combatte anche sul terreno della propaganda e della disinformazione

Come tutte le guerre, quella che da anni insanguina la Siria si combatte anche sul terreno della propaganda e della disinformazione. Il regime di Assad e i suoi potenti alleati russi e iraniani hanno investito molto su questo terreno.

L’agitprop del regime siriano si manifesta principalmente sul web e sui social network, dove una moltitudine di siti e pagine si incaricano di tradurre e diffondere viralmente le veline dei media di Damasco, Mosca e Teheran. Proprio gli Iraniani sembrano essersi specializzati nella costruzione di false notizie, vere e proprie bufale, che però trovano nel mondo migliaia di megafoni virtuali pronti a rilanciarle, e l’Italia appare come uno dei Paesi più esposti a questo nuovo tipo di black propaganda, dove i boatos rimbalzano in poche ore sulle bacheche e nelle caselle di posta elettronica di milioni di persone. Una delle agenzie più attive nella fabbricazione di notizie false è l’iraniana Fars News, della quale riporto qui alcuni degli scoop più clamorosi.

Nell’agosto del 2012, si diffonde la notizia agghiacciante di un bambino di un quartiere sciita di Damasco barbaramente assassinato dall’Esercito Siriano Libero, dopo essere stato costretto ad assistere all’uccisione dei genitori. Non contenti, i feroci terroristi dell’ESL hanno diffuso la fotografia del bimbo impiccato. Come è naturale, questa notizia suscitò in Italia reazioni sdegnate, fino a quando l’Osservatorio Italo-Siriano non dimostrò che la fotografia terribile rilanciata dall’agenzia iraniana era quella di un bimbo vittima di un crimine a sfondo sessuale, perdipiù risalente a tre anni prima: “Il primo lancio della foto risale a dicembre 2009, quando l’Esercito Libero, fiero e sostenuto dall’Occidente, neanche sapeva di esistere, e purtroppo si tratterebbe di uno stupro, di un povero piccolo bambino che uno schifoso pedofilo avrebbe violentato e poi impiccato – Dio lo maledica – direi che questo bambino ne ha subiti anche troppi di abusi.. e sarebbe ora di finirla!!”. Qui il link al mio articolo dell’epoca: https://vicinoriente.wordpress.com/2012/08/10/la-bufala-iraniana.

Sempre di matrice iraniana la “notizia”, del febbraio 2013, di un’eroica impresa dell’aviazione siriana, che avrebbe sorvolato con i suoi Mig Tel Aviv e Haifa, lanciando non bombe ma volantini. Non solo falso, ma anche ridicolo, eppure questa “notizia” suscitò l’entusiasmo – sia pure di breve durata – di molti attivisti “antimperialisti”, nonostante fosse veramente incredibile. Qui il link ad uno dei lanci della redazione italiana di IRIB, la radio iraniana, con tanto di filmato sottotitolato: http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/120867-caccia-siria-sorvolano-telaviv-le-immagini-diffuse-dalla-tv-israeliana-video-sottotitoli-in-italiano.

Infine, da ricordare la “notizia” di un F16 isareliano abbattuto nell’ottobre 2013 dalla contraerea di Assad sui cieli siriani, compresa di foto del relitto, poi rivelatasi quella di un F16 dell’aviazione pakistana precipitato – in Pakistan – per un’avaria. Un mese prima, l’aviazione siriana aveva abbattuto addirittura un ultramoderno caccia U.S.A. F22 “Raptor”. Tutte balle, ovviamente, ma non per migliaia di followers più o meno orientati verso il sostegno al regime siriano.

La novità di questi giorni non è rappresentata, dunque, dalla diffusione – ancora una volta, da parte dell’agenzia Fars News – di un’altra “notiziona”, ma dal fatto che, ad una settimana dalla sua comparsa sul web e sui social network, la stessa “notiziona” sia stata rilanciata dal servizio pubblico italiano, precisamente da Televideo e Rainews (http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-70366234-7bfa-4e06-9e67-a46fd27781fc.html).

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Il lancio originale di Fars News pubblicava, oltre al numero di matricola del “colonnello israeliano” (Re34356578765az231434), una sua fotografia, ovviamente ripresa e diffusa ampiamente sul web. Eccola:

La notizia, se vera, sarebbe stata senz’altro dirompente: la prova provata, anzi, la famosa “pistola fumante” a dimostrazione della complicità di U.S.A. e, soprattutto, di Israele nei confronti dei terroristi del sedicente Stato Islamico, con conseguenze politiche e diplomatiche di prima grandezza. Sarebbe stato, quindi, lecito attendersi dalla Rai un minimo di verifica, che invece, in tutta evidenza, non c’è stata.

Eppure, non era difficile capire che si trattava dell’ennesima bufala: anche a colpo d’occhio, si nota la giovane età del militare, incompatibile con il grado di colonnello o, addirittura, generale, come affermato in altri lanci. Inoltre, nei giorni scorsi, in molti avevano notato come il numero di matricola diffuso dall’agenzia iraniana fosse discorde da quelli comunemente utilizzati dall’esercito israeliano (e, quindi, dalla Brigata Golani), composti da sole sette cifre. Infine, avrebbe dovuto costituire motivo di prudenza il fatto che un tale evento – a distanza di una settimana dal primo lancio – non fosse stato minimamente preso in considerazione da alcuna agenzia di una qualche importanza e professionalità.

colonnelloAl sottoscritto sono stati sufficienti cinque minuti per risalire alla vera identità rappresentata nella foto del “colonnello”: si tratta del sergente Oron Shaul, 21 anni, effettivamente appartenente alla Brigata Golani, rimasto ucciso a Gaza nell’operazione “Protective Edge” del luglio 2014. Qui il link al sito – in italiano! – che riporta l’elenco dei caduti israeliani, con foto e breve biografia:http://www.conqueritalia.com/Ic/caduti.htm. E questo è il link al lancio effettuato proprio da Rainews all’epoca dei fatti: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/crisi-di-gaza-israele-rende-noto-il-nome-del-soldato-disperso-oron-shaul-sergente-hamas-rivendicato-rapimento-21-anni-45ba9b84-cb6f-4bda-8757-5e33879da75e.html. Evidentemente, oggi nelle redazioni di Televideo e Rainews non c’è nessuno che abbia cinque minuti di tempo da dedicare alla verifica di una notizia di questa portata, prima di darla in pasto al pubblico.

3 novembre 2015

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