AVVISO IMPORTANTE

La riunione preparatoria per la manifestazione del 20 maggio si terrà sabato 6 maggio, alle 11.00, a Roma, in Via di Porta Labicana n. 56/a (Scalo San Lorenzo, lungo le Mura Aureliane). Sono invitati a partecipare gli individui e le organizzazioni che hanno sottoscritto l’appello e tutti quelli che intendano contribuire alla riuscita dell’iniziativa.

Le adesioni vanno inviate a aromaperlasiria@libero.it 

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I GIOVANI PALESTINESI D’ITALIA ALLA MANIFESTAZIONE DEL 20 MAGGIO A ROMA

I Giovani Palestinesi d’Italia, in questo periodo impegnati nel sostegno allo sciopero della fame intrapreso dai prigionieri palestinesi, hanno comunicato la loro adesione alla manifestazione del prossimo 20 maggio a Roma. Si tratta di un contributo particolarmente significativo, in quanto rappresentativo della solidarietà che storicamente unisce il popolo palestinese a quello siriano ed agli altri popoli arabi in lotta contro guerre, dittature, terrorismo e occupazioni. Ricordiamo che la mail per inviare le adesioni alla manifestazione è aromaperlasiria@libero.it e pubblichiamo un intervento di autopresentazione, a cura degli stessi Giovani Palestinesi, già apparso lo scorso marzo su Infopal.

Giovani Palestinesi d’Italia, una causa e un futuro in comune

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia

Il GPI nasce come esigenza dei giovani palestinesi di riunirsi in un’entità dove si possa lavorare per la Palestina. I giovani palestinesi hanno una patria comune, una causa comune, un futuro, che sotto certi aspetti, è comune.
Siamo presenti per fare la differenza. In Italia, lo vogliamo o no, rappresentiamo la Palestina, anche se molti di noi sono nati qui o son venuti da piccoli.
Rappresentare la Palestina è una grande responsabilità, e si tratta di portare ai piani alti la nostra voce, farci sentire, essere presenti, nella società, nel mondo lavorativo, nell’ambiente accademico.
La nostra è una patria diversa da tutte le altre, una patria assediata, priva di tante libertà, ma se non fosse per la resistenza soprattutto dei giovani, forse anche quel poco di terra che ci è rimasto non ci sarebbe più.
Quindi crediamo che il nostro ruolo non sia importante, ma fondamentale per contribuire a far rialzare il nostro paese, ognuno nel proprio campo, ognuno nel proprio settore, ognuno con le proprie capacità e possibilità.
I saggi ci hanno trasmesso molto, dall’amor di patria fino al riconoscimento del diritto al ritorno. A loro dobbiamo molto e non ci dimentichiamo che loro ci stanno lasciando in mano una grande eredità, quella della causa palestinese.
A loro chiediamo sostegno nelle nostre attività, e che ci lascino spazio libero per le nostre attività fungendo però da scudo protettivo.
Noi giovani palestinesi d’Italia siamo disponibili a dialogare e a collaborare con la comunità internazionale per quanto riguarda la questione palestinese; ci auguriamo di poter essere un punto di riferimento per chiunque voglia approfondire la tematica.

La pagina Facebook dei Giovani Palestinesi d’Italia è all’indirizzo https://www.facebook.com/giovanipalestinesi.italia/?fref=ts 

LA MOSTRA DI CAESAR A FIRENZE

Con il patrocinio del Comune di Firenze

 

In collaborazione tra

Comunità araba Siriana e

Harmoon Center for Contemporary Studies

Biblioteca Oblate, Firenze

Via dell’ Oriuolo, 24

Primo giorno

Gioverdì 04/05/2017

  • Ore 16.00: Apertura della mostra Nome in codice codice Caesar.
    • Intervento della Comunità araba siriana
    • Intervento del Comune di Firenze (da confermare)
  • Ore 17.00-19.00: Donne nella rivoluzione siriana. Dibattito con Lina Mouhamade e Mariam Hayed
  • Rowaida Kanaan: Giornalista e attivista nella Syrian Woman Network e nella Syrian Comission for Detenees. E’ stata detenuta 4 volte dal 2011 a causa del suo attivismo informativo e civile. Ha lavorato con la Radio Rozana sulla causa dei detenuti, di cui ha coperto circa 150 storie e testimonianze di detenzione. Vive a Parigi e collabora con la Syrian Comission for Detenees sulla documentazione delle violezioni dei diritti umani.
  • Lina Mouhamade: attivista per i diritti umani, ha partecipato alle proteste di massa del 2011, detenuta varie volte per il suo attivismo, ha svolto attività nelle zone assediate prima di lasciare definitivamente la Siria. Ha fatto parte di un programma critico sugli aspetti socio-politici in Siria trasmesso tramite la radio. Ora vive a Parigi e fa parte dell’associazione Siria Libertà, che si occupa delle cause politiche e socio-culturali della Siria.

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SOLIDARIETA’ VUOL DIRE ANCHE LOTTA CONTRO IL DECRETO MINNITI – ORLANDO

 

Germano Monti

La manifestazione promossa per il prossimo 20 maggio a Roma in solidarietà con il popolo siriano e gli altri popoli del Vicino Oriente vittime di dittature, guerre e terrorismo vede, fra i suoi punti fondamentali, un aspetto molto particolare, vale a dire la denuncia del decreto “Minniti-Orlando”, il cui oggetto non è la politica estera del nostro Paese, ma una questione a lei strettamente connessa, quale l’immigrazione.
Il rapporto fra guerre e flussi migratori non è una novità di questi anni. Da che mondo è mondo, la gente cerca di sfuggire alla morte e alla distruzione, elementi costituenti di ogni guerra. La novità è che il fenomeno ha assunto dimensioni massicce in casa nostra, nella Fortezza Europa, e per questo motivo ha fatto irruzione nell’agenda politica dei governi occidentali. I milioni di disperati che cercano scampo spostandosi da un Paese povero dell’Africa ad un altro Paese povero dell’Africa non hanno mai interessato più di tanto le nostre cancellerie e – diciamocelo – nemmeno le nostre coscienze, ma, ora che i “rifugiati” non sono più soltanto quelli palestinesi esiliati in Libano o quelli del Darfur riversatisi nel Ciad, ma quelli che arrivano sulle coste greche e italiane, si comincia a capire che il mondo non è poi così grande e che quello che avviene sull’altra sponda del Mediterraneo è qualcosa che ci riguarda e ci colpisce direttamente. Leggi l’articolo intero »

ATTENZIONE: ERRATA CORRIGE

LA MAIL PER INVIARE LE ADESIONI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 20 MAGGIO E’ aromaperlasiria@libero.it

SABATO 20 MAGGIO A ROMA PER LA PACE, LA DEMOCRAZIA E LA GIUSTIZIA IN SIRIA E IN TUTTO IL VICINO ORIENTE, PER L’ACCOGLIENZA A MIGRANTI E RIFUGIATI, CONTRO IL DECRETO MINNITI-ORLANDO

Sabato 22 aprile si è riunito il comitato promotore della manifestazione in solidarietà con il popolo siriano. La riunione ha affrontato essenzialmente alcuni aspetti organizzativi e logistici, a partire dalla consapevolezza dei tempi molto stretti, ma anche due nodi politici di fondo, quali quello relativo alla chiarezza in merito alle responsabilità della tragedia siriana e quello che riguarda il punto della rivendicazione del diritto all’accoglienza dei profughi e dei rifugiati.
Si è deciso di rinviare la manifestazione di una settimana, a sabato 20 maggio, non essendo disponibili altre date utili, con l’obiettivo di guadagnare tempo per l’organizzazione e la promozione e di lavorare per rendere l’appuntamento ancora più inclusivo e aperto al contributo e alla partecipazione di persone e realtà associative. E’ stata convocata una nuova riunione del comitato promotore, aperta a tutti quelli che vogliano contribuire alla riuscita della manifestazione, per il prossimo 6 maggio, sempre a Roma, in una sede da definire. Leggi l’articolo intero »

SIRIA: NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA

IMPORTANTE: LA RIUNIONE PER LA MANIFESTAZIONE SI TERRA’ SABATO 22 APRILE, ALLE 15.00, IN VIA DI PORTA LABICANA N. 56/A (LUNGO LE MURA, DI FRONTE LO SCALO SAN LORENZO). SONO INVITATE TUTTE LE PERSONE E LE ASSOCIAZIONI CHE VOGLIANO CONTRIBUIRE E PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE “SIRIA: NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA”. SI RACCOMANDA LA PUNTUALITA’ PER FACILITARE LA PARTECIPAZIONE DI CHI ARRIVA DA FUORI ROMA.

ADESIONI AGGIORNATE ALLE ORE 17.00 DEL 21.4.2017

I firmatari di questo appello intendono sollecitare le forze civili e politiche del nostro Paese a mobilitarsi in solidarietà del popolo siriano e degli altri popoli che dal 2011 sono in lotta per diritti universali ed inalienabili quali dignità, libertà, autodeterminazione e giustizia sociale e che per questo si trovano ad affrontare guerra, repressione, le mire predatorie di potenze regionali ed internazionali e le infiltrazioni terroristiche, in primis quindi i popoli siriano, egiziano e yemenita, che sono oggi i più esposti a queste aggressioni da più fronti.
Vogliamo mobilitarci per far pressione sulle nostre istituzioni e su quelle internazionali, non per aggiungere bombardamenti a bombardamenti, ma per dimostrare solidarietà e riconoscere nei popoli del Vicino Oriente non solo vittime o combattenti, ma i soggetti dell’agire politico e quindi attivare percorsi di diplomazia dal basso, di sostegno alle iniziative delle società civili e di accoglienza per i rifugiati.
Questo appello alla mobilitazione rappresenta la base di discussione, da arricchire ed integrare, per costruire una piattaforma inclusiva condivisa e per costituire un comitato promotore per un corteo nazionale il prossimo sabato 13 maggio a Roma. Invitiamo quindi tutti a partecipare ad una prima riunione a Roma il prossimo 22 Aprile, in una sede che comunicheremo al più presto, per definire la piattaforma e la logistica del corteo. Seguono l’appello e le prime firme.

 

Da oltre sei anni la Siria è teatro di violenze e orrori indicibili. Le pacifiche manifestazioni popolari che, sull’onda di quanto stava avvenendo negli altri Paesi arabi, chiedevano riforme, democrazia e giustizia sociale sono state represse con inaudita ferocia dal regime del clan Assad, che nulla ha risparmiato al popolo siriano in termini di crudeltà. Ad oggi, i morti si contano a centinaia di migliaia e gli sfollati, in patria e all’estero, a milioni, mentre incalcolabili sono le distruzioni.
Il bombardamento con armi chimiche avvenuto a Khan Sheikhun, nel distretto di Idlib, in cui sono stati uccisi decine di civili innocenti, fra i quali moltissimi bambini, è stato l’ennesima dimostrazione della natura criminale del regime del clan Assad, già responsabile di altri attacchi con armi proibite dal Diritto Internazionale, come hanno fatto anche i suoi alleati russi e iraniani. Il regime di Assad è anche il principale responsabile della nascita e dello sviluppo del terrorismo di Daesh e delle altre organizzazioni estremiste che contribuiscono alla guerra ed alle sofferenze dei Siriani. Leggi l’articolo intero »

ROSSOBRUNI ALLA CIOCIARA

 

La collusione fra estrema destra ed elementi “di sinistra” o “pacifisti” nel sostegno al dittatore siriano Bashar Assad non è una novità, ma si arricchisce costantemente di nuove conferme.
Il prossimo 26 marzo, in provincia di Frosinone, si terrà un incontro sulla Siria cui parteciperà, in qualità di relatore, Ouday Ramadan, instancabile propagandista del regime siriano e in ottimi rapporti sia con l’ex Partito dei Comunisti Italiani, ora PCI (di cui è stato anche consigliere comunale a Cascina, grosso centro in provincia di Pisa), sia con i neofascisti, in particolare Casapound. Insieme a Ramadan, dibatteranno di Siria due esponenti del comitato “No guerra, No Nato”, fondato dal giornalista Giulietto Chiesa, anche lui habitué delle frequentazioni trasversali fra estrema destra e “sinistra”. I due esponenti in questione sono Oreste Della Posta, presentato nel manifesto di convocazione dell’iniziativa a nome dell’Associazione No guerra No Nato, e il Prof. Biagio Cacciola, indicato come rappresentante del Coordinamento No guerra No Nato, presumibilmente in quanto componente del coordinamento nazionale del movimento.
Di Oreste Della Posta si sa che, dal settembre dello scorso anno, è il segretario provinciale di Frosinone del PCI, l’ultima versione del partito che fu di Oliviero Diliberto. Molto più interessante la biografia politica del Prof. Biagio Cacciola, nei primi anni 70 leader della sezione romana del FUAN, l’organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano e nel 1977 componente della segreteria nazionale del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile del partito di Giorgio Almirante. Negli anni successivi, Cacciola aderisce al Fronte Nazionale di Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie (entrambi ex leader di Avanguardia Nazionale, il movimento neofascista messo fuori legge nel 1976), per poi approdare a La Destra di Francesco Storace, partito del quale diventa dirigente della federazione di Frosinone nel 2012.


Seguire le evoluzioni del vulcanico professore non è impresa facile. In quanto fondatore e animatore del movimento “Socialismo Tricolore”, il Prof. Cacciola negli ultimi anni si è dato da fare con il nuovo Partito Socialista Italiano (il cui segretario nazionale è il senatore Riccardo Nencini, viceministro dei Trasporti nei governi Renzi e Gentiloni), oltre ad essere stato candidato alle elezioni regionali del 2010 nella lista “Alleanza di Centro” nella circoscrizione di Frosinone ed essere stato nel 2015 aspirante candidato sindaco di Aprilia, in provincia di Latina, in un movimento collegato al leader leghista Matteo Salvini. Le ultime notizie lo danno come partecipante della lista “A difesa del territorio” per le elezioni provinciali di Frosinone dello scorso gennaio, lista formata dal “Socialismo Tricolore” dello stesso Cacciola, dai Socialisti, nonché da SEL, Sinistra Italiana e “Possibile”, il movimento fondato da Pippo Civati. Questo bizzarro e disinvolto agglomerato ruota attorno a Gianfranco Schietroma, figlio del più noto Dante, storico dirigente del PSDI, senatore per ben sei legislature e per dieci volte al governo. Schietroma figlio, dopo essere stato consigliere regionale del PSDI e poi segretario nazionale dei nuovi Socialisti, è stato a sua volta sottosegretario di Stato alle Finanze nel primo governo D’Alema e all’Interno nel secondo governo Amato, per essere oggi uno dei politici più importanti della Ciociaria.
Nella scoppiettante biografia del Prof. Cacciola troviamo anche un paio di rivelazioni tanto clamorose, quanto scarsamente credibili. La prima risale al 1977, quando affermò che lui ed i suoi camerati del FUAN avevano attivamente partecipato alla cacciata di Lama dall’Università di Roma a fianco degli “autonomi” e degli “indiani metropolitani” e la seconda al luglio 2001, quando sostenne di aver portato a Genova, alle manifestazioni contro il G8, circa 3.000 camerati.
L’ultima crociata del professore rossobruno  (in fondo, coerente epigone del “fascismo di sinistra” dei sansepolcristi e successivi sviluppi “nazimaoisti”) è la battaglia a sostegno del regime di Bashar Assad, dove – anche qui, in perfetta coerenza – ha incrociato i “comunisti italiani” e il movimento di Giulietto Chiesa. Da Damasco, torturatori e assassini calorosamente ringraziano.

L’IMPORTANZA  DEL VIAGGIO DI CAESAR

mostra-caesar

Nei prossimi giorni, la mostra delle fotografie scattate da Caesar, ex fotografo della polizia militare del regime di Damasco, sarà esposta in diverse città italiane, a partire da Udine. In Italia, le immagini atroci dei corpi dei prigionieri assassinati, sfigurati dalle torture, sono già state esposte nell’ottobre ed a dicembre dello scorso anno, rispettivamente al MAXXI di Roma ed a Castel dell’Ovo a Napoli, in quest’ultimo caso con il significativo patrocinio del Comune e dell’Università Orientale.
L’iniziativa è promossa su scala nazionale da Amnesty International, dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), dalla Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV), da Articolo 21, Coordinamento delle Università del Mediterraneo (UNIMED) e da Un ponte per…, con la collaborazione delle realtà territoriali che intendono offrire il loro contributo per diffondere la consapevolezza dell’entità e dei livelli di ferocia raggiunti dal regime del clan Assad.
La mostra di Caesar è arrivata in Italia con molto ritardo rispetto ad altri Paesi, quali gli Stati Uniti, il Canada, la Francia, l’Irlanda e il Regno Unito ed oltre un anno dopo essere stata esposta al Parlamento Europeo, e questo a causa dell’ostilità della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che si è opposta all’esposizione delle immagini nelle sale istituzionali con il pretesto della loro crudezza, che avrebbe potuto turbare le scolaresche in visita. Analogo l’atteggiamento del suo omologo al Senato, Pietro Grasso, che dichiarò che Palazzo Madama non dispone di sale adatte ad esposizioni. Dunque, è solo grazie all’impegno di alcuni ostinati e delle associazioni umanitarie e della società civile se anche nel nostro Paese è possibile confrontarsi con un evento di tale portata, che non solo sta coinvolgendo e sconvolgendo l’opinione pubblica internazionale, ma si sta anche rivelando fondamentale per tenere aperta la speranza che, un giorno o l’altro, Bashar al-Assad e i suoi complici siano chiamati a rispondere dei loro crimini. E’ di questi giorni, infatti, la notizia che la magistratura spagnola ha aperto un procedimento contro i membri del governo del presidente siriano Bashar al-Assad, e che questo procedimento si basa sul riconoscimento del corpo, martoriato dalle torture, del fratello di una cittadina spagnola, effettuato proprio grazie alle fotografie di Caesar.
Naturalmente, la seconda e la terza carica dello Stato non sono stati i soli ad avversare l’arrivo in Italia della mostra di Caesar. A Roma, i fascisti di Forza Nuova hanno effettuato un mini blitz nei locali del MAXXI, inalberando uno striscione con la scritta “Con Putin e Assad fino alla vittoria” e spiegando che “ (…) il legittimo presidente Assad e il presidente russo Putin vengono dipinti come i cattivi, in realtà unici veri pacificatori nella regione, unici a combattere il terrorismo dell’Isis e a difendere l’Italia e l’Europa dall’immigrazione e dalle bombe”.

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A Napoli, invece, sono stati esponenti del movimento “No war” a tentare di impedire l’esposizione a Castel dell’Ovo delle immagini di Caesar, intimando al sindaco De Magistris e ai vertici dell’Università Orientale di ritirare il patrocinio, minacciando “mobilitazioni” contro “una mostra per alimentare la guerra alla Siria”. Come era facilmente prevedibile, né Luigi De Magistris, né il rettorato dell’Università Orientale si sono minimamente curati delle intimazioni e, quanto alla “mobilitazione” minacciata, non se ne è vista nemmeno l’ombra.
Dal canto suo, anche il parlamentare dei 5 Stelle Manlio Di Stefano, fiero sostenitore dei regimi russo e siriano, ha voluto mettere in piedi una sorta di controcanto, convocando – lo stesso giorno dell’inaugurazione della mostra al MAXXI – una conferenza stampa alla Camera dei Deputati con il vescovo maronita di Aleppo, Joseph Tobij. L’effetto di questa iniziativa nei confronti della mostra è stato nullo, ma è interessante notare come gli argomenti esposti da Di Stefano siano esattamente gli stessi di Forza Nuova e dei “No war”, compreso il ritornello contro “l’informazione prestabilita dalle corporazioni dei mezzi di comunicazione”. Leggi l’articolo intero »

PRESTO A ROMA LA MOSTRA DI “CAESAR”

Manca poco più di un mese all’inaugurazione della mostra delle fotografie scattate da “Caesar” alle vittime della repressione e della tortura del regime di Bashar Assad. Si tratta di un evento importante per molte ragioni, la prima delle quali è, forse, proprio il fatto che questa mostra è stata oggetto di varie forme di censura, a partire dal pretestuoso rifiuto della signora Laura Boldrini di ospitarla nelle sale della Camera dei Deputati, dopo che era già stata esposta in sedi quali il Palazzo di Vetro dell’ONU o il Parlamento Europeo di Strasburgo.
La mostra di “Caesar” arriva in Italia grazie all’impegno di alcuni attivisti e giornalisti e alla promozione di associazioni come Amnesty International (che ha sempre puntualmente denunciato le violazioni dei diritti umani da parte del regime siriano), la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, UniMed (il coordinamento delle Università del Mediterraneo), la FOCSIV, Articolo 21 ed altre che si stanno aggiungendo. L’inaugurazione avverrà a Roma il prossimo 5 ottobre.
Rompere la cappa di censura attorno alla mostra di “Caesar” non ha solo il significato di un’operazione di democrazia e trasparenza, ma vuole anche essere un potente contributo alla crescita della consapevolezza delle motivazioni all’origine dell’immane tragedia cui assistiamo ormai da anni, in un clima segnato da superficialità, pregiudizi, mistificazioni e inaccettabili ipocrisie, quali quelle di un movimento sedicente pacifista che non proferisce parola nemmeno di fronte ai feroci bombardamenti russi e del regime su Aleppo e sulle altre città siriane, così come ha taciuto sui massacri commessi dal regime nei confronti dei rifugiati palestinesi.

Per contribuire a sostenere le spese della mostra, è stata lanciata una campagna di crowdfunding: https://www.generosity.com/volunteer-fundraising/obiettivo-caesar-s-photos-in-italy

E’ stato aperto anche un evento Facebook per diffondere l’iniziativa: https://www.facebook.com/events/626143444214697/?active_tab=posts